30 aprile 2013

Nuovo video per la ilSecco Production!

Non mi ricordo se vi ho mai parlato della ilSecco Production. Probabilmente no, altrimenti avrei trovato il tag.
Bene, forse alcuni di voi si ricorderanno di questo post. Altri no, ma fa lo stesso.

Sono orgoglioso di affermare che la ilSecco Production, casa produttrice di capolavori quali Secco's Dance e The Hakuna Boys, è tornata.
Dopo 3 anni di silenzio, il nuovo capolavoro è Super Size It, film che prende a piene mani dal passato fantozziano della cinematografia italiana per esplodere nella tarantinianità tipica del suo fondatore e autore.

BUONA VISIONE!




Ora è solo da vedere quanto tempo trascorrerà prima di arrivare al prossimo video.


E.

23 aprile 2013

Renato Zero - Triangolo

Di questi tempi ti metti a pensare, anche senza volerlo, alla situazione politica italiana... e ti accorgi, combattuto tra le risa e le lacrime, che è tutto un incredibile triangolo.



«Mi aspettavo lo sai, un rapporto un po' più normale, 
quale eventualità, trovarmi una collocazione, 
ora spiegami dai, l'atteggiamento che dovrò adottare... wooooh!
mentre io rischierei di trovarmi al buio, 
tra le braccia lui...mmm mmm mmm... non è il mio tipo!

Il triangolo no, non l'avevo considerato,
d'accordo ci proverò, la geometria non è un reato,
garantisci per lui, per questo amore un po' articolato...
mentre io rischierei, ma il triangolo io lo rifarei....
perché no? Lo rifarei...»

(Renato Zero, Il triangolo)


E.

18 aprile 2013

Giovanni Zenone: un suino al Quirinale... sì, ma quale?

sottofondo: Alice Cooper - I Just Wanna Be God


Devo ammetterlo, con il suo articolo pubblicato in data 13 aprile, Giovanni Zenone è riuscito a spiazzarmi.
Non parlo certo del contenuto in sé dell'articolo, su cui ci sarebbe comunque da discutere. Ma andiamo con ordine, e per fare i pignoli citiamo pure la seconda metà del testo, quella più saliente:
«Speriamo che in questa confusione emerga un uomo forte, che faccia piazza pulita di tutti i mangioni e ristabilisca l'Ordine. Metodi rudi, licenziamenti dei fannulloni statali a occhi chiusi, esilio dei magistrati, chiusura delle università zavorra per lo stato, selezione dei docenti in base a moralità e retta dottrina, serrata di quasi tutti i giornali, ripristino della pena di morte per crimini di sangue incluso l'aborto da parte di medici e mammane, espulsione immediata degli stranieri criminali, chiusura di tutte le moschee, uscita immediata dall'euro. Io propongo me stesso come presidente della repubblica, col programma suddetto. Oppure propongo Totò Riina, che ha dimostrato sul campo di saper governare meglio di qualunque altro in Italia dalla nascita della repubblica delle banane ad ora.»
Fin qui, tutto bene. Si tratta comunque dei soliti deliri del caro Zenone, a cui siamo abituati noi poveri ex studenti (sopravvissuti) del veronese, passati sotto i suoi ferri arrugginiti da antico e moderno cavaliere crociato.
Quello, però, che mi ha colpito più di tutto è il titolo della sua deliranza: Un suino al Quirinale?. In un primo momento l'ho liquidato molto in fretta, ma dopo la lettura dell'articolo, mi è venuto un dubbio: ma con la parola "suino" si sta riferendo alla sua persona o a qualcun altro?
Niente insulti, solo innocenti dubbi che vengono a coloro i quali hanno avuto il piacere di assistere per tre interminabili anni alle sue "lezioni cattoliche".


E.

12 aprile 2013

52 Words of Art
32. Habit

Diciassette settimane senza mandare una foto. Mi dovrei vergognare. Tuttavia il bello del progetto 52 Words of Art è questo: non è vincolante, ogni foto deve essere scatto, sia per l'atto in sé che per il momento in cui ti viene in mente come adattare la parola della settimana.
Questa settimana si parla di Abitudine.



Parlando di ABITUDINE e libri, i nostri cinque sensi vengono d'aiuto.
Il tatto, lieve carezza sulla copertina e mano che apre il libro per la prima volta.
L'olfatto, profumo di carta e inchiostro.
La vista, caratteri che si avvicendano l'un l'altro.
Il gusto, paragrafi e paesaggi assaporati come la più dolce delle torte.
L'udito, voci e suoni che la mente rende reali.

Talkin' about HABIT and books, our five senses can help us.
Touch, soft caress on the cover and hand that opens the book for the first time.
Olfaction, smell of paper and ink.
Sight, characters which take it in turns with each other.
Taste, paragraphs and landscapes flavoured as the sweetest cake.
Hearing, voices and sounds that our mind makes real.


Tutte le info riguardanti il progetto, se non ne foste ancora a conoscenza, potete trovarle sulla pagina Facebook dedicata.
Altri miei scatti, invece, potete trovarli sul mio album Flickr.
A presto!


E.

9 aprile 2013

Qualche, nuovo, libro usato


Una delle cose che adoro più fare è senz'altro andare ai mercatini dell'usato in cerca di libri. Molta gente sembra non capirne il motivo, ma cosa può esserci di meglio di trovarsi davanti a scatoloni o file interminabili di libri polverosi che aspettano solo che qualcuno posi uno sguardo interessato su di loro un'altra volta, come successe prima che venissero abbandonati al loro destino.
Questi libri, oltre alla storia contenuta al loro interno, hanno molto da raccontare. Dalle condizioni in cui versano infatti possono darci un'idea di chi fossero i loro precedenti padroni e delle loro abitudini, nonché del grado di rispetto che portassero nei confronti dei loro libri. A volte al loro interno si possono trovare sottolineature (bene a matita, male a penna) oppure, come mi è capitato, della corrispondenza o delle dediche scritte in occasione di eventi importanti. Ed è proprio qui che il libro assume ancora più importanza, non solo come fatica letteraria dell'autore, ma come parte della vita dell'essere umano.

Otto euro e cinquanta. Ecco quanto ho speso sabato pomeriggio, e sono tutti libri in in condizioni più che ottime.

  1. Anne Rice, Lo schiavo del tempo, TEADUE, 2002, economica, 1 euro;
  2. Giorgio Faletti, Io Uccido, Baldini&Castoldi S.p.A., 2003, economica, 2 euro;
  3. Jack Kerouac, Sulla strada, Mondadori, 1970, cop. rigida, 1 euro;
  4. W. M. Thackeray, Le memorie di Barry Lyndon, Edipem, 1983, cop. rigida, 1,50 euro;
  5. Patrick Louth, La civiltà dei germani e dei vichinghi, Ferni, 1977, cop. rigida, 1 euro;
  6. T. H. Gaster, Le più antiche storie del mondo, Einaudi, 1993, cop. rigida, 2 euro.

Bene, questi i nuovi orfanelli di casa Secco. Sì, ok, messa così fa tanto Oliver Twist, ma il concetto è comunque semplice: perché buttare al macero un libro se può fare la felicità di qualcun altro? Domanda che mi pongo dopo aver fatto qualche anno a partecipare a varie raccolte della carta e dopo aver notato l'enorme quantità di libri che viene buttata via senza scrupolo alcuno.


E.

6 aprile 2013

Subsonica - Piombo


«L'aria è più pesante che mai quando un fantasma ci ruba l'ossigeno
Quando il futuro è solo piombo su queste città
Sotto una cupola che sembra la normalità.
L'aria è più pesante che mai e brucia tanto che manca l'ossigeno
Troppi silenzi in quel cemento che già sanguina
Troppe speranze nel mirino che ora luccica.

Se un sogno non raggiunge neanche il mattino
Se le illusioni sono scorie di umanità
Come fare a coniugare un verbo al futuro
Quando il futuro è solo appalto di tenebra.

Dentro una terra di sole e veleni
C'è un paradiso infestato dai demoni
Spettri temuti con nomi e cognomi
Che tremano solo di fronte alla verità
Quella del coraggio di chi sfida l'oscurità,
Quella di chi scrive denunciando la sua realtà,
Le anime striscianti che proteggono l'incubo
Sotto la scorta di un domani che scotterà.»
(Subsonica, Piombo)


A volte scrivere è proprio questo.
Oppure si scrive per questo.


E.

4 aprile 2013

Libri a 0,99? Sì e no.
Lettera aperta a Luca Bianchini


Caro Luca Bianchini,
ho letto con attenzione l'articolo Perché non comprerò i libri a 0.99 pubblicato sul suo blog PopUp, e devo dire che non posso fare a meno di provare a risponderle con qualche riflessione.
Sono uno studente universitario, Lingue e culture straniere per l'editoria, e non ho problemi con la lettura. Penso però, contrariamente a ciò che dice molta gente, che il corso di studi non influisca sulla mia voglia di leggere, infatti devo ai miei genitori l'abitudine a portare sempre almeno un libro in borsa (senza dimenticare la mia passione per la scrittura). Mio padre e mia madre sono stati i primi, fin da quando ero bambino, a invogliarmi a leggere, insegnandomi a frequentare le biblioteche e, soprattutto, a spiegarmi che solo leggendo si può arrivare a non farsi impecoronare da quel cancro chiamato 'Pensiero comune e accettato dalle masse'.
Ho introdotto così il mio discorso solo per farle capire che non mi faccio problemi ad acquistare un libro a prezzo pieno: se un rilegato mi costa 20 euro e passa, ma ne vale la pena, è anche un piacere comprarlo. Tuttavia sono il primo a non avere a disposizione molti soldi, ed è per questo che mi trovo a prediligere gli acquisti librari in occasione di particolari sconti e iniziative del genere; tenendomi comunque sulle edizioni economiche. Capirà quindi che per me la collana LivE promossa dalla Newton Compton è una sorta di "salvezza" (ho anche pubblicato un articolo a riguardo, dove spiego un po' come la penso sulle edizioni della Newton).
Per come la vedo io, il problema non sono tanto i libri a 0.99, ma il motivo per cui sono stati ideati. Mi spiego: viviamo in un Paese in cui leggere è considerato una perdita di tempo. La scuola e i professori, a volte corresponsabili di questo sfacelo, sono soldatini di piombo inermi se messi a confronto con il principale mezzo d'informazione che tuttora persiste col suo primato: la tv.
Nella televisione italiana la lettura viene snobbata e, se presa in considerazione, rappresentata solo dalle opere dei soliti e noti mostri sacri, dall'ultima boiata prodotta dal comico di turno, o dal tomazzo annuale dell'ormai onnipresente Bruno Vespa (regalo di punta per le feste e soprammobile polveroso presente in quasi tutte le case italiane). Non c'è tempo e voglia per promuovere i giovani esordienti, visti solo come una possibile perdita in denaro piuttosto che una risorsa sulla quale investire denaro, energie, tempo.
A questo punto è giusto dire che tutta la cultura viene snobbata, e alla grande anche. I programmi di cultura sono pochi: a una serata di cultura medievale, greco-romana, contemporanea o fiamminga vengono preferite farfalline, culi, tette e battone occasionali plasticate. Al dialogo si preferisce la litigata, e solo per una questione di audience (quindi soldoni). Si preferisce rincretinire il pubblico, offrendo un'informazione bella e confezionata, pronta per essere incamerata dalle nostre sinapsi e per la quale il nostro cervello non deve fare il minimo sforzo. È ormai radicata l'idea che formare un proprio pensiero costa fatica (ed è vero), e in quanto fatica è meglio evitarla.
E poi mi si viene a dire ancora che certi personaggi (uno a caso) hanno rivoluzionato il modo di fare tv offrendo programmi alla portata di tutti e pregni di cultura... non voglio rispondere a certi elementi, non qui almeno. Ed è anche grazie a questi signorotti (o signorini) che l'apparire è più importante del diventare persone migliori con un senso critico diverso da quello di ogni altro essere umano.
E in tutto ciò, come vengono visti 16-20 euro per un buon libro? Sono una spesa inutile, meglio utilizzarli per un mese di calcio sul digitale o per avere il nuovo iPhone con internet, minuti e chiamate tutto compreso. Siamo sommersi da cose di cui fino a un paio di anni fa non sospettavamo nemmeno avremmo avuto bisogno, mentre il libro è sempre lì da secoli, eppure ce lo siamo dimenticato.
E pensare che siamo il Paese più ricco di cultura d'Europa (se non del mondo). Ma è meglio che non mi perda in questi discorsi triti e ritriti, poiché rischierei di cadere nel banale.
Quindi, è giusto avere libri a 0.99 euro? Purtroppo non vi è solo una risposta.
, perché il libro è davvero alla portata di tutti, e forse è proprio tra coloro i quali lo compreranno solo per arrotondare il conto che potrà nascere un nuovo lettore. Mai sottovalutare la potenza del centesimo sottratto alla cifra tonda.
No, si rischia di compromettere troppo la qualità del prodotto editoriale, come se alcuni orrori prodotti in questi ultimi anni non ci siano serviti a imparare qualcosa. E a rifletterci bene, 0.99 euro è un prezzo davvero troppo basso, e il rischio è proprio quello di affermare che «gli altri editori sono dei ladri». Meglio procedere un abbassamento adeguato, né troppo né troppo poco.
Spero davvero che abbia gradito queste mie riflessioni, e speriamo davvero che un giorno per il settore editoriale le cose comincino ad andare ancora per il verso giusto. Ci sono ancora molti giovani che credono nel libro e nella scrittura come trasmissione ed espressione assoluta della cultura e del pensiero umani.
Per quanto mi riguarda, spero solo di incontrare sempre meno persone, dotate di contante a non finire e ogni comodità offerta dalla tecnologia, ansiose solo di fermarmi a metà frase per chiedermi: -Scusa... ma perché leggi?-
La ringrazio per l'articolo ispiratore e per l'attenzione,

E.

2 aprile 2013

Profumo di donna o Scent of a Woman?

ovvero, Al Pacino o Vittorio Gassman?



L'idea per questo post mi venne l'8 marzo, ma poi per una cosa o per l'altra ho dovuto desistere dal pubblicarlo. L'abbozzo è rimasto nella sezione 'bozze' per un bel po' a quanto pare, e solo oggi ho avuto l'ispirazione giusta per procedere.
Quello che vi propongo è una sorta di confronto tra due pellicole, con lo stesso soggetto e prodotte in due paesi molto distanti tra loro. Sto parlando di Profumo di donna e Scent of a Woman. Il primo, film del 1974, italiano e con un grande Vittorio Gassman nella parte del cieco Capitano Fausto Consolo. Il secondo risale invece al 1992, con un magistrale Al Pacino (doppiato da Giancarlo Giannini) nelle vesti del cieco Tenente Colonnello Frank Slade. Il soggetto è, in entrambi i casi, tratto dal romanzo Il buio e il miele, di Giovanni Arpino (e prima o poi dovrò anche leggerlo).
Se non siete a conoscenza delle pellicole ecco per voi due brevi estratti:



Titolo: Scent of a Woman
Durata: 150 minuti
Regia: Martin Brest
Paese: USA
Anno: 1992
Oscar come migliore attore per Al Pacino (1975)



Titolo: Profumo di donna
Durata: 102 minuti
Regia: Dino Risi
Paese: Italia
Anno: 1974
Migliore interpretazione maschile per Vittorio Gassman (Festival di Cannes, 1975)


Per come la vedo io, entrambi gli attori danno prova di saperci fare, e alla grande anche. Penso che non siano paragonabili, in quanto si tratta comunque di due Maestri del cinema passato e presente; infatti apprezzo molto tutte e due le interpretazioni. Quindi, tornando alla domanda posta sia nel titolo che nel sottotitolo del post, io non ho una risposta.
E voi, cosa ne pensate?


E.