28 marzo 2013

Abecedarium Nordmannicum.
A scuola di rune nell'VIII sec.


Un documento che ci rimanda alle filastrocche che cantavamo da bambini per imparare l'alfabeto, e di cui alcuni precedenti sono stati attestati anche per quanto riguarda gli alfabeti greco, romano, etrusco e venetico.
Quello che vi propongo oggi è l'Abecedarium nordmannicum, testo risalente all'VIII sec. d.C. e facente parte di una miscellanea di contenuto prevalentemente grammaticale. La sua funzione era quella di favorire l'apprendimento delle rune, nella fattispecie la serie da 16 glifi in uso in Scandinavia.
Questo testo è importante perché ci mostra che:
  1. la cultura nordica/germanica non era solo oralità;
  2. si aveva un ordine preciso per le varie rune e si voleva fare in modo di preservarlo, un po' come nel nostro alfabeto (anche se sono varie le testimonianze riportanti ordini diversi);
  3. la scrittura era molto importante, tanto da fornirci questi esempi di apprendimento alfabetico.

Detto questo, a voi il testo:
«feu forman | ur after | thuris thritten <stabu> |
os ist themo <oboro> | rat endi <os uuritan>
chaon thanne <cliuot> hagal naut habet || is
ar endi sol tiu brica endi man <midi> |
laga the leohto yr al bihabet

Feu per primo, quindi Ur, Thuris è il terzo
carattere; Os lo segue; si scrive infine Rat.
Quindi c'è Chaon; Hagal precede Naut. Is, Ar e
ancora Sol. Tiu, Brica e Man con questi. Laguè il luminoso, Yr tutto conclude.»1

Dopo aver letto questo post, il primo che si azzarda a pensare ancora ai germanici come a un popolo di buzzurri ignoranti con la clava e gli elmi cornuti, si becca un calcio dove dico io.
Sperando di aver stuzzicato il vostro interesse,


E.

1. Marcello Meli, Alamannia Runica. Rune e cultura nell'Alto Medioevo, Libreria Universitaria Editrice, Verona, 1988, p. 37

25 marzo 2013

Dietro casa

sottofondo: Ludovico Einaudi - Dietro casa


Ed è con brani come questo che ti trovi a viaggiare.
Sei seduto alla tua scrivania, come sempre. Tuttavia stai viaggiando.
Passato, presente e futuro si fondono in un'unica entità astratta ma vera, tanto che dopo qualche istante la scrivania, il computer, i quaderni, non esistono più.
A volte stai volando, a volte cammini e basta. Altre volte sei semplicemente fermo ad assistere a quella che è stata la tua vita, a quello che vuoi fare delle opportunità che mano a mano ti sono state concesse. Tutto ti sembra raggiungibile, tutto è a portata di mano. Basterebbe solo allungare un po' il braccio e afferrare queste immagini che ti riempiono sempre di più la mente e farle proprie, indossarle come fossero un abito.
Scegli di far durare questo viaggio il più a lungo possibile e ti convinci sempre più che quello che stai vedendo è la realtà in tutta la sua forza. Senti odori, sapori e suoni. Non può che essere reale ciò che hai attorno. Non può esserci altra spiegazione.

Quando ecco che il viaggio si interrompe, veloce come è iniziato.
Ti risvegli e sei ancora alla tua scrivania, con il solito computer, i soliti quaderni, i soliti libri. Gli occhi mettono a fuoco la tua vera esistenza, e solo dopo di essi lo fa anche la mente.
Ti dolgono le gambe. Pare che tu abbia viaggiato per chilometri e chilometri pur rimanendo fermo. Il viso brucia come se il sole l'avesse colpito davvero per ore e ore di lungo cammino.
Vuoi tornare con tutto te stesso a viaggiare, ma non puoi farlo. Ormai l'incanto è spezzato.
E dire che un futuro fatto di soddisfazioni sembrava davvero essere così vicino, così realizzabile. Potevi quasi toccarlo, vero? Sentivi già l'ebrezza derivata da un tuo successo personale, dalla mancanza di preoccupazioni, dal fruttare delle tue passioni. Ma questo è il presente, e stai ancora lottando per fare in modo che tutto quello che sogni si realizzi.
Ti alzi dalla sedia, un po' deluso e amareggiato. Torni alla convinzione che i tuoi propositi per il futuro non si realizzeranno mai. Sembra quasi che il mondo faccia di tutto per metterti i bastoni tra le ruote, ed è proprio così.
Ti infili il pigiama e ti stendi a letto. Leggi qualche pagina di un libro preso a caso dagli scaffali e poi spegni la luce. Speri solo di tornare il più presto possibile ai tuoi sogni, almeno prima che una nuova mattina ti riporti a contatto con la dura realtà. Prima che i tristi compiti che ti sono stati assegnati vadano ad assopire quel barlume di creatività che da sempre ti ha distinto.
Hai paura di affrontare una nuova giornata, convinto come sei che là fuori per te non ci sia niente. Tuttavia devi tenere duro, perché anche il minimo cambiamento, se hai la pazienza di cercarlo senza mai arrenderti, può nascondersi dietro casa.


E.

19 marzo 2013

Roberto Maroni, Il mio Nord.
Questioni di accostamenting...

Ci sono volte in cui non posso fare a meno di pormi qualche domanda, e la maggior parte delle volte avviene, appunto, quando vedo cose del genere:


N. 1: Come ragionano gli addetti ai lavori per dar vita a tale accostamento? No, dico, solo perché mi pare un po' come esporre un esemplare di caccola da cavo anale (altrimenti conosciuto col nome comune di tarzanello) nel reparto carta igienica di un supermercato. Capite che la cosa non ha molto senso.
Forse hanno solo pensato che il colore del titolo stesse bene con la copertina del libro alla sua sinistra.

N. 2: Un editore non dovrebbe scegliere con cura cosa pubblicare? Ah già, ormai il vero scopritore di talenti non esiste più. Il motto è vendere vendere vendere!
No, per una volta non stiamo parlando di Moccia (anche se il pensiero è subito ricaduto su di lui).

N. 3: Che gusto si prova a mettere il proprio nome su un libro di cui, forse, si ha scritto solo la prefazione? Probabilmente le distanze prese dallo storico leader maximo del partito gli hanno consentito di alfabetizzarsi un pelo, ma di qui a scrivere un libro ne passa.

N. 4: Il mio nord? Ma fammi il favore... Avrei potuto accettarlo solo se come sottotitolo ci fosse stato «Quando qualcuno mi fece cadere dal nido del cuculo».

N. 5: WTF? Da una parte un libro sull'Antica Roma e accanto un trattato(?) utile per una tesi in antropologia. Reparto sbagliato (eh già).


Ok, cara Fnac, che sei già pronta a smobilitare dall'Italia e siamo in tempo di crisi, ma anhe la carta igienica dovevi metterti a vendere?
Senza parole...


E.

16 marzo 2013

Newton Compton e i suoi libri a 0,99 €.
Nasce la collana LivE


Gli sconti in materia di libri hanno sempre provocato una strana sensazione dentro di me. Entrare in libreria e vedere gli scaffali coperti di cartellini riportanti le varie percentuali di sconto sul prezzo di copertina può voler dire solo una cosa: l'acquisto selvaggio e incontrollato.
La Newton Compton Editori deve conoscermi bene, infatti dal 7 marzo ha lanciato una collana di tascabili molto appetibile. Si chiama LivE, e i volumi facenti parte della collana costano solo 0,99 € l'uno.
Sì, avete capito bene... 0,99 €. Provate solo a immaginare la faccia che devo aver fatto quando ho appreso la notizia.

I titoli presenti per ora sono 12, già un buon numero. Tuttavia, secondo le comunicazioni reperibili sul sito della casa editrice, dovrebbero uscirne presto molti altri.
I libri sono:
  1. Sigmund Freud, Il sogno e la sua interpretazione
  2. Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby
  3. Lucio Anneo Seneca, L'arte di essere felici
  4. Fëdor M. Dostoevskij, Le notti bianche
  5. Irène Némirovsky, Il ballo
  6. Sun Tzu, L'arte della guerra
  7. Andrea Frediani, Il tiranno di Roma (inedito)
  8. Edgar Allan Poe, Racconti del terrore
  9. William Shakespeare, Amleto
  10. Marcello Simoni, I sotterranei della cattedrale (inedito)
  11. Lisa Jane Smith, Il diario del vampiro. Il risveglio
  12. Jane Austen, Lady Susan

Una buona selezione di titoli, non c'è che dire.
Chi la conosce bene, sa che la Newton ha sempre spinto per offrire prodotti editoriali a basso costo. Questo per non far crollare il mercato e invogliare i lettori e non a frequentare le librerie.

Devo dire che, pur ammirandoli per i prezzi davvero stracciati dei propri prodotti, non sono mai stato un accanito fan della Newton Compton. Semplicemente, aprendo i loro volumi "Mammut" e non solo, rimanevo molto deluso dalla costruzione della pagina: interlinea quasi assente, spaziatura dei caratteri che rasenta i pochi micron, poco rientro di paragrafo, margini ridotti al minimo, carattere minuscolo (tecniche usate proprio per riempire la pagina allo sfinimento e risparmiare così sulla carta).
Poco fa, invece, aprendo uno dei Live, ho notato di come la pagina sia molto più curata, con una buona armonia tra interlinea, dimensione dei caratteri e spaziatura tra essi. Una pagina davvero leggibile, e devo dire che era ora!

Benibenibenibe', miei cari drughi. Siamo arrivati alla fine.
Io ho preso il 4, il 9 e il 10. E voi... che libri comprereste tra questi 12?
A presto, e GO LIVE!


E.

13 marzo 2013

Streets to Remember

sottofondo: Bruce Springsteen - Streets of Philadelphia



«I walked the avenue till my legs felt like stone
I heard the voices of friends vanished and gone
At night I could hear the blood in my veins
Black and whispering as the rain

The night has fallen, Im lyinawake
I can feel myself fading away
So receive me brother with your faithless kiss
Or will we leave each other alone like this»

(Bruce Springsteen, Streets of Philadelphia)



È passato qualche mese dal mio viaggio a Budapest, ma è ancora difficile riuscire a fissare ogni emozione provata in quei giorni. Ogni immagine, ogni suono è come se fosse il tassello di un puzzle ancora da comporre.
Forse è colpa del poco tempo che ho avuto a disposizione. Tre giorni, e belli pieni, forse sono pochi per riuscire a concentrare al loro interno tre anni di vita. E anche per mettere tutto in ordine.
Ogni volta che mi siedo alla scrivania e provo a scrivere qualcosa a riguardo, la penna si blocca e così la mente. Serve sempre uno spunto. Una canzone, un'immagine. Senza non riuscirei a trovare il sentiero giusto da seguire.
Quando riesco a concentrami, a volte può passare anche un'ora, la cosa è semplice. Scrivo senza pause, rileggendo pochissime volte. Posso andare avanti anche due ore di fila senza accusare il minimo sforzo. Ed è bello quando avviene.
Quando avviene, sono io, solo, sperduto per le vie di Budapest...


E.


Altre mie foto potete trovarle nel mio album Flickr.
Per vedere la foto a una risoluzione decente vi consiglio di aprirla (dannato Blogger).

8 marzo 2013

Muse - United States of Eurasia


«You and me are the same
we don’t know or care whose to blame
But we know that whoever holds the reins
Nothing will change our cause has gone insane

And these wars they can’t be won
And these wars they can’t be won
And do you want them to go on, on and on?
Why split these states when there can be only one?

And must we do as we’re told?
And must we do as we’re told?

You and me fall in line
To be punished for unproven crimes
And we know there is no one we can trust
Our ancient heroes they are turning to dust

And these wars they can never be won
Does anyone know or care how they begun?
They just promise to go on, and on and on
But soon we will see there can be only one

United States
United States of
Eurasia»

(Muse, United States of Eurasia)


Chissà se riusciremo mai a smetterla di ammazzarci l'un l'altro.


E.

6 marzo 2013

Sì, sì. Ci sono!


Mannaggia a me quanto tempo non pubblico qualcosa! Dovrei seppellirmi insieme ai vermi o farmi divorare dai fottuti avvoltoi.
Mi scuso con tutti e con il blog per primo, ma gli esami mi hanno tenuto parecchio occupato in queste ultime settimane. Ora, con qualche giorno di pausa, spero davvero di riuscire a ricaricare le pile per ricominciare a dedicarmi a questo mio spazio e per cominciare ancora a studiare (nonché a pensare alla tesi). Senza dimenticare la lettura, lasciata anch'essa un po' da parte.
E si ricomincia anche a scrivere, zio banana!

Quindi eccomi qua. Due paroline solo per dirvi che sono vivo e che il blog è ancora vivo.
A presto!


E.