7 gennaio 2013

Ultimi libri letti nel 2012

Leggere, leggere, leggere. Più che una passione ormai è diventato una regola. È apprendimento, esigenza di conoscere, studio degli stili di scrittura.
Sono ormai anni che, senza la lettura notturna, non riesco nemmeno a dormire. Abitudine, ecco il nome. Essenziale esigenza per continuare a vivere. Quindi, ecco a voi i libri letti nelle ultime due settimane (forse anche meno) dell'appena passato 2012.


John Niven
A volte ritorno
«-Dio sta arrivando... Fate finta di lavorare!-
Così recita l'adesivo sbrindellato appiccicato allo schedario accanto al refrigeratore dell'acqua. Ma oggi c'è poco da ridere: Dio sta arrivando sul serio e la gente ce la mette davvero tutta per far finta di lavorare. Raffaello e Michele sono lì impalati accanto alla boccia gorgogliante dell'acqua con un fascio di scartoffie in mano (caro vecchio trucco da impiegati: come far sembrare affaccendato un fancazzista cronico) e la conversazione - invece della chiacchierata rilassata che i due angeli hanno sciorinato in quel punto esatto per tutta la settimana - è arrancante, frettolosa e pronunciata a mezza bocca, quasi sottovoce, accompagnata da continue occhiate nervose verso il corridoio principale.
-Quand'è che torna il vecchio?- chiede Raffaello.
-Da un momento all'altro. Tarda mattinata, secondo Jeannie,- risponde Michele senza nemmeno alzare lo sguardo. È concentrato sul refrigeratore dell'acqua: tira la levetta con forza e una grossa bolla risale il recipiente di cristallo.
-Porca miseria. Credi che sarà incazzato?-»1
Eretico, irriverente e deliziosamente blasfemo. La descrizione del romanzo di John Niven potrebbe fermarsi qui senza problemi. Aggiungerei che sarebbe il libro adatto alla fallimentare (che sfiga) casa editrice Fede & Cultura.
La storia è molto semplice: Dio, tornato da una vacanza di una settimana (cinque secoli terrestri), presa mentre l'umanità raggiungeva il suo culmine artistico e di pensiero del Rinascimento, si aggiorna sulle novità umane e nota come il mondo sia andato allegramente a puttane. La sua idea è semplice: ci vuole una seconda venuta di Gesù sulla Terra.
Mi fermo qui perché non voglio anticiparvi troppo. Posso solo dirvi che la lettura fila via liscia, anche grazie a un linguaggio semplice, a tratti volgare in modo squisito (come i cari Bill Hicks e George Carlin ci insegnano), e divertente come poche volte mi è capitato di poter leggere in un libro. Giuro, man mano che leggevo mi trovavo a concordare con molte delle supposizioni fatte dall'autore circa il pensiero di Dio verso l'uomo e soprattutto per le sue idee riguardo a omosessualità, marijuana e altre questioncelle tanto care ai nostrani (e non solo) cattolicani-bigottoni-negazionisti-attivisti-pro-life (qualcuno ha per caso nominato la santissima trinità Gibertini-Zenone-Pontifex?!).
Per finire, dico solo che non avrei mai pensato di trovare un libro allineato perfettamente con una mia vecchia lettera a Dio.
Suggerimenti: da accompagnare con la visione di qualche spettacolo di Bill Hicks e George Carlin, senza dimenticare il film Religiolus di Bill Maher.


Charles Bukowski
Post Office
«Cominciò per sbaglio.
Si era sotto Natale ed ero venuto a sapere dall'ubriacone che stava un po' più su, sulla collina, e che a Natale ci provava sempre, che avrebbero assunto più o meno chiunque, e così ci andai, e prima che potessi rendermi conto di quello che stava succedendo ero lì con la sacca di cuoio sulle spalle a girare tutto il giorno in lungo e in largo. Che lavoro, pensai. Facile! Leggero! Ti davano solo un paio di isolati e se finivi prima il postino fisso ti dava un altro isolato, oppure tornavi in ufficio ed era il capo a dartene un altro, ma tu te la prendevi comoda e dovevi solo infilare tutti quei cartoncini di auguri nelle cassette.»2
Il primo romanzo dello zio Buck.
Scritto in meno di un mese.
Un incipit pressoché prefetto.
Il protagonista, Henry Chinaski.
In questo libro lo zio Buk si confronta con il suo passato lavoro alle poste tramite il suo alter ego di sempre, Henry Chinaski.
Semi autobiografico, come sempre, Bukowski si distingue anche qui per la sua asciuttezza di linguaggio che porta al testo una fluidità senza pari. Alcol, donne, corse di cavalli e schifosi turni di lavoro come postino (prima) e impiegato (dopo) vi accompagneranno nell'estremo mondo - ma del tutto verosimile - dello scrittore che, forse, più di altri ha saputo fare a pezzi il mito del sogno americano.
Nient'altro da dire. Solo da leggere.


Richard Matheson
Io sono leggenda
«Nei giorni come quello, in cui il cielo era coperto di nuvole, Robert Neville non era mai sicuro di quanto mancava al tramonto e a volte li trovava già nelle strade, prima di riuscire a rientrare in casa.
Se non avesse avuto tanta avversione per la matematica, avrebbe potuto calcolare l'ora approssimativa del loro arrivo; invece, si atteneva ancora all'antica abitudine di regolarsi sul colore del cielo per stabilire la fine del giorno, e, nei pomeriggi senza sole, quel sistema non funzionava. Perciò, quando il cielo era grigio,, non osava allontanarsi troppo dalla sua abitazione.
Fece il giro della villeta nel cupo grigiore del pomeriggio; dall'angolo delle labbra gli penzolava una sigaretta, che si lasciava dietro una sottile scia di fumo. Controllò ogni finestra per vedere se qualcuna delle tavole era staccata. Dopo gli assalti più violenti, molte assi rimanevano scheggiate o danneggiate in altro modo e bisognava sostituirle. Un lavoro che odiava. Ma quel giorno ne trovò solo una traballante. Davvero una bella fortuna, si disse.»3
«Lo scrittore che mi ha influenzato più di ogni altro.» (Stephen King)
Non so se la citazione kinghiana sia vera o solo un espediente per vendere più copie, certo è che, leggendo il romanzo, si ha davvero l'impressione di leggere un opera firmato Stephen King. La ricerca psicologica del personaggio, il suo passato, le sensazioni e azioni del presente, i suoi pensieri riguardo al futuro sembrano aver fatto davvero da scuola per quello che oggi è considerato il re dell'horror contemporaneo.
Se ve lo siete procurato sperando di leggere la stessa storia vista nel film di recente produzione - 2007 - vi sbagliate di grosso. A parte il mondo popolato da strani vampiri, il virus globale e il nome del personaggio, la pellicola ha mantenuto il nulla rispetto al romanzo da cui è tratto.
Robert Neville non è un medico, non è un eroe solitario post apocalittico. È solo un uomo, e in quanto tale tenta ogni giorno che passa di sopravvivere e di scoprire le cause della sua umana solitudine sulla Terra.
Ve lo giuro: quando avrete finito il libro scoprirete come il titolo abbia finalmente un senso compiuto, ben lontano dagli echi epici ed eroicizzanti donatigli dal film.
Se vi piace il genere, ne rimarrete deliziati. Parola di Secco.



E i vostri ultimi libri, quali sono stati?
Bene, non mi resta che salutarvi e sperare che abbiate gradito queste umilissime quattro righe.
A presto!


E.

1. John Niven, A volte ritorno, Giulio Einaudi editore S.p.A., Torino, 2012, p. 11
2. Charles Bukowski, Post Office, TEA - Tascabili degli Editori S.p.A., Milano, 2012, p. 9
3. Richard Matheson, Io sono leggenda, Fanucci Editore, p. 6

11 commenti:

  1. "A volte ritorno" è piaciuto anche a me, la scrittura è piacevolissima, scorrevole ma senza cadere nel superficiale, un'idea di Dio (e di tutto il resto) direi quasi confortante. Alla fine mi sono detta "magari fosse davvero così".
    Mi incuriosisce "Io sono leggenda", ho visto ovviamente il film e credo che affronterò (con altro animo, come dici tu) il libro.
    Grazie! ciao
    Roberta

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Scusa se ti rispondo ora, ma gli esami mi hanno (e continueranno a farlo) tenuto lontano dal blog per un po'.
      Che dire, leggilo pure. Poi mi piacerebbe sapere anche il tuo parere in merito.

      E.

      Elimina
  2. Ah! Dimenticavo un pezzo...
    Di Bukowski non ho mai letto nulla, vorrei affrontarlo ma non so da dove cominciare (e non rischiare di impantanarmi subito).

    I miei ultimi libri del 2012 sono stati la biografia della Arbus, personaggio di cui ovviamente mi sono innamorata, qualcosa su Letizia Battaglia, una storiella romantica ma scritta bene da Diego de Silva (quelle storie scritte per la domenica pomeriggio) e ho iniziato l'anno con i Diari della Plath. Grande inizio ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. 'Azz. Non ne ho letto neanche uno di quelli che mi dici.
      Se vuoi il mio parere potresti iniziare proprio con Post Office :)
      Fammi sapere!

      E.

      Elimina
  3. Grande il POST OFFICE dello Zio Buk, letto e riletto tanti anni fa. (Lessi anche un'intervista in cui raccontava la nascita dell'incipit. In principio era "Cominciò tutto per sbaglio", poi il grande Buk sottrasse quell'inutile "tutto".
    I miei ultimi tre?
    Salman Rushdie (JOSEPH ANTON)
    Romain Gary (MIO CARO PITONE)
    Paul Auster (DIARIO D'INVERNO).
    Non ci ho messo Quattro soli a motore perché l'ho scritto io e lo conosco a memoria, però mi aspetterei che i miei amici lo leggessero... :-))))

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo trovo in libreria la tua ultima fatica o devo per forza ordinarla via internet? :)

      E.

      Elimina
  4. Oh ma che meraviglia! Libri interessanti! peccato che non ne ho letto nemmeno uno! :(

    comunque mi sono decisa, in questo 2013 voglio in tutti i modi leggere qualcosa di Bukowski

    RispondiElimina
  5. La tua descrizione del libro di Bukowski mi ha proprio preso! vedo di procurarmelo appena possibile.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi fa molto piacere.
      Leggilo! Non te ne pentirai :)

      E.

      Elimina

Cari lettori, ho deciso di aprire i commenti anche agli utenti anonimi però, vi chiedo per favore, firmatevi. Così almeno potrò chiamarvi per nome e non "Anonimo".
Vorrei inoltre ricordare che non siamo qui per insultarci e/o insultare a caso, ma solo per esprimere le nostre opinioni(che non contengano insulti gratuiti ed espliciti riferiti al contenuto dei post). Commenti con insulti al sottoscritto o alle persone che commentano i post verranno sistematicamente cancellati, oppure potrei tenerli ma solo per sfottervi un po'.


E.