27 agosto 2013

Passo ad altro, nel tempo di una sigaretta

Tre mesi senza un articolo.
Nulla.
Zero.

Scrivere queste parole mi sta costando molta fatica.
Era già nell'aria da un po'. Sì.
Voglia di cambiamento. Sì.
Sempre meno tempo da dedicare al blog. Succede a tutti.

Eh sì... mi tocca dedicarmi ad altro.
Il tempo è tiranno, e non ce n'è più abbastanza per scrivere articoli da 200 o 500 parole come niente fosse. I post hanno cominciato a farsi sempre più corti, fino a rispecchiare un mio vecchio progettino.
La mia formazione, sia accademica che scribacchina, esige molto in questi ultimi mesi, quindi mi sono visto costretto a tagliare qualcosa.

Per questo ripasso a Tumblr, e a quel diario minimale che era Il Tempo di una Sigaretta (ne avevo già parlato qui).
Le parole d'ordine saranno velocità e semplicità. Poche righe, giusto il tempo di una sigaretta, per condividere pensieri, musica e altri argomenti che mi stanno a cuore.
Per ora la vedo come una soluzione temporanea, chissà che un domani non trovi il modo (e, ovvio, il tempo) di tornare a utilizzare questo spazio.

Vorrei comunque invitarvi a visitare il "nuovo" spazio e ringraziarvi per il sostegno che mi avete dato in questi tre anni di blog.
Grazie a tutti, davvero.
Alla prossima,


E.




30 maggio 2013

Ciao, Franca...


Io Franca Rame vorrei ricordarla così: il suo autografo, insieme a quello di Dario, in ricordo della fantastica serata durante la quale ho potuto assistere al Mistero Buffo in Arena di Verona.
Emozioni uniche e irripetibili, uno spettacolo che non si può fare a meno di conoscere e amare.
Cosa mi è rimasto più impresso di Franca e Dario nel momento in cui ho stretto la mano a entrambi? La loro semplicità.
Ciao, Franca.


E.

16 maggio 2013

Playlist, lavori in corso

Qualche post fa, più precisamente questo, ho già detto che in questo periodo di grande studio tutto sta girando intorno alla musica che ascolto durante le ore passate a fare esercizi e a farmi il culozzo per laurearmi.
Ieri mi è venuta un'idea: una playlist, o quello che una volta avremmo etichettato con "farsi una cassetta".
Nonostante tutto non è una playlist qualunque, seppur fatta di canzoni sparse e non di album interi (tranne qualche rara eccezione).

Piccolo frammento playlist

Una playlist molto particolare.
Una playlist di "lavori in corso", se così si può chiamare.
Preferisco non anticiparvi nulla, anche perché in questo periodo in cui sto concentrando la maggior parte delle mie energie verso uno scopo ben preciso (laurea) non c'è niente di sicuro.

Titoli, titoli...

Posso solo dire che ieri, tra una pagina e l'altra, sono stato tutto il giorno a segnare titoli e titoli sulla Moleskine.
Canzoni che evocano, irrobustiscono o, semplicemente, accompagnano.
E penso proprio che anche oggi la cosa andrà avanti così.
Prima o poi vi saprò dire.


E.

12 maggio 2013

Newton Compton e i suoi libri a 0,99 €.
Altri 12 volumi!


Chi di voi non sa ormai della collana Live promossa dalla Newton Compton Editori? O, come li chiamo io, i libri a 0,99?
Spero in pochi, altrimenti dovete andare a rileggervi il mio precedente articolo sull'argomento.

Bene, è notizia di questi giorni che altri 12 volumi (tra classici e inediti) andranno a rimpinguare la collana tanto amata da chi, come me, non può permettersi sempre di spendere dai 15 ai 30 euro per un libro.
La selezione di titoli è molto buona anche questa volta, ma vi lascio pure all'elenco delle "nuove" uscite:
  1. Luigi Pirandello, Uno, nessuno, centomila
  2. Johann Wolfgang Goethe, I dolori del giovane Werther
  3. Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes, uno studio in rosso
  4. Massimo Lugli, La lama del rasoio (inedito)
  5. Oscar Wilde, Aforismi
  6. Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé
  7. Lao Tzu, Il libro del tao
  8. Kahlil Gibran, Il Profeta
  9. Franz Kafka, La metamorfosi
  10. Louis Robert Stevenson, Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde
  11. Michail A. Bulgakov, Cuore di cane
  12. Howard P. Lovecraft, La casa stregata

Il prezzo di questi nuovi volumi sarà sempre di 0,99 euro.
Se non ne approfittate, con voi non gioco più.


E.

11 maggio 2013

Altro video per la ilSecco Production!

Ci sono molti modi per definire JURASSIC 'ANO, il nuovo film della ilSecco Production. Bellissimo, fantastico e capolavoro sono solo alcuni, ma quello più veritiero è senz'altro "perdita della dignità da parte dell'attore principale" :)

BUONA VISIONE!




E.

8 maggio 2013

L'Italia agli italiani!
E altre stronzate simili...

sottofondo: Caparezza - Alita Gli Ani


Un ministro con origini del Congo non può comandare per me, che ho la pelle bianca e sono interamente italiano!
Dobbiamo difendere le radici cristiane del nostro paese!
Dobbiamo tenere in vita i valori del cristianesimo, vere colonne della società moderna!
L'Italia agli italiani!
Dobbiamo chiudere le frontiere per fronteggiare l'invasione islamica!
Finiremo nelle riserve come gli indiani!
Che preghino il loro cazzo di dio a casa loro!

E si potrebbe andare avanti per ore citando stronzate simili...

«La mia nazione lascia tutti senza fiato, 
ma quale italia agli italiani? 
L'italia alita gli ani. 
E chi non conosci poi lo chiami capo, 
quale italia agli italiani? 
L'italia alita gli ani.»
(Caparezza, Alita Gli Ani)

E.

5 maggio 2013

Musica e blog, domenica di sole

È un periodo che sul blog mi servo sempre più della musica per creare qualche nuovo post. È una cosa che è venuta così, senza dubbio influenzata dalla mia attività in questi mesi.
Quando cominci a passare giornate interminabili seduto ai tavoli dell'università, leggendo libri su libri e annotando le parti che possono interessare l'argomento della tesi, hai solo una possibilità per non fare in modo che quegli stessi libri finiscano per farti da cuscino: ascoltare musica. Tanta musica, tanta musica. A volte posso farmi anche cinque o sei ore di fila ascoltando discografie intere. E questo si è riversato inevitabilmente sul blog, nel senso che non avendo più tempo per pensare a scrivere, la musica si è inserita come fonte di ispirazione primaria.

Già che ci sono, non voglio spezzare questa abitudine proprio oggi.
Vi presento un brano assolutamente fantastico, più che mai adatto a questa domenica di sole.

BUON ASCOLTO!




E.

3 maggio 2013

Bravo... cane!


Niente mezzi termini: stare dietro al blog è diventato sempre più difficile.
Troppo da fare.
Troppo da dire.
Poco tempo per scrivere un post che sia quanto meno decente.

Tesi, ultimi esami, esercizi di lingua. Poi dovremmo esserci.
Tanta voglia di fare quanto possibile per riuscire, un giorno, ad andarmene via di qua.
Strada dura, ma voglio provarci.
Sì, ma... il blog?
Eh, cazzo.
Deve rimanere un po' indietro rispetto a tutto al resto.
Anche la scrittura sta soffrendo, povera.
Il Duende ormai mi bestemmia dietro ogni volta che mi vede.
E io gli rispondo... cane!

Ma alla fine è il mio lavoro.
Sì, studiare.
Perché?
Problemi?
Pensi io sia uno di quei fancazzisti che (non) fanno di tutto per rimanere dietro a una triennale fino ai quaranta?
Pensi che il tuo lavoro è tutto rispetto al mio?
Pensi di essere l'unico a spaccarti il culo?
Almeno tu, se ce l'hai un lavoro, qualche soldo da spendere alle macchinette, o al bar per ubriacarti con quei beoti dei tuoi amici, alla fine del mese te lo ritrovi.
Io non ho nemmeno una retribuzione (materiale).
Bravo... cane!


E.

30 aprile 2013

Nuovo video per la ilSecco Production!

Non mi ricordo se vi ho mai parlato della ilSecco Production. Probabilmente no, altrimenti avrei trovato il tag.
Bene, forse alcuni di voi si ricorderanno di questo post. Altri no, ma fa lo stesso.

Sono orgoglioso di affermare che la ilSecco Production, casa produttrice di capolavori quali Secco's Dance e The Hakuna Boys, è tornata.
Dopo 3 anni di silenzio, il nuovo capolavoro è Super Size It, film che prende a piene mani dal passato fantozziano della cinematografia italiana per esplodere nella tarantinianità tipica del suo fondatore e autore.

BUONA VISIONE!




Ora è solo da vedere quanto tempo trascorrerà prima di arrivare al prossimo video.


E.

23 aprile 2013

Renato Zero - Triangolo

Di questi tempi ti metti a pensare, anche senza volerlo, alla situazione politica italiana... e ti accorgi, combattuto tra le risa e le lacrime, che è tutto un incredibile triangolo.



«Mi aspettavo lo sai, un rapporto un po' più normale, 
quale eventualità, trovarmi una collocazione, 
ora spiegami dai, l'atteggiamento che dovrò adottare... wooooh!
mentre io rischierei di trovarmi al buio, 
tra le braccia lui...mmm mmm mmm... non è il mio tipo!

Il triangolo no, non l'avevo considerato,
d'accordo ci proverò, la geometria non è un reato,
garantisci per lui, per questo amore un po' articolato...
mentre io rischierei, ma il triangolo io lo rifarei....
perché no? Lo rifarei...»

(Renato Zero, Il triangolo)


E.

18 aprile 2013

Giovanni Zenone: un suino al Quirinale... sì, ma quale?

sottofondo: Alice Cooper - I Just Wanna Be God


Devo ammetterlo, con il suo articolo pubblicato in data 13 aprile, Giovanni Zenone è riuscito a spiazzarmi.
Non parlo certo del contenuto in sé dell'articolo, su cui ci sarebbe comunque da discutere. Ma andiamo con ordine, e per fare i pignoli citiamo pure la seconda metà del testo, quella più saliente:
«Speriamo che in questa confusione emerga un uomo forte, che faccia piazza pulita di tutti i mangioni e ristabilisca l'Ordine. Metodi rudi, licenziamenti dei fannulloni statali a occhi chiusi, esilio dei magistrati, chiusura delle università zavorra per lo stato, selezione dei docenti in base a moralità e retta dottrina, serrata di quasi tutti i giornali, ripristino della pena di morte per crimini di sangue incluso l'aborto da parte di medici e mammane, espulsione immediata degli stranieri criminali, chiusura di tutte le moschee, uscita immediata dall'euro. Io propongo me stesso come presidente della repubblica, col programma suddetto. Oppure propongo Totò Riina, che ha dimostrato sul campo di saper governare meglio di qualunque altro in Italia dalla nascita della repubblica delle banane ad ora.»
Fin qui, tutto bene. Si tratta comunque dei soliti deliri del caro Zenone, a cui siamo abituati noi poveri ex studenti (sopravvissuti) del veronese, passati sotto i suoi ferri arrugginiti da antico e moderno cavaliere crociato.
Quello, però, che mi ha colpito più di tutto è il titolo della sua deliranza: Un suino al Quirinale?. In un primo momento l'ho liquidato molto in fretta, ma dopo la lettura dell'articolo, mi è venuto un dubbio: ma con la parola "suino" si sta riferendo alla sua persona o a qualcun altro?
Niente insulti, solo innocenti dubbi che vengono a coloro i quali hanno avuto il piacere di assistere per tre interminabili anni alle sue "lezioni cattoliche".


E.

12 aprile 2013

52 Words of Art
32. Habit

Diciassette settimane senza mandare una foto. Mi dovrei vergognare. Tuttavia il bello del progetto 52 Words of Art è questo: non è vincolante, ogni foto deve essere scatto, sia per l'atto in sé che per il momento in cui ti viene in mente come adattare la parola della settimana.
Questa settimana si parla di Abitudine.



Parlando di ABITUDINE e libri, i nostri cinque sensi vengono d'aiuto.
Il tatto, lieve carezza sulla copertina e mano che apre il libro per la prima volta.
L'olfatto, profumo di carta e inchiostro.
La vista, caratteri che si avvicendano l'un l'altro.
Il gusto, paragrafi e paesaggi assaporati come la più dolce delle torte.
L'udito, voci e suoni che la mente rende reali.

Talkin' about HABIT and books, our five senses can help us.
Touch, soft caress on the cover and hand that opens the book for the first time.
Olfaction, smell of paper and ink.
Sight, characters which take it in turns with each other.
Taste, paragraphs and landscapes flavoured as the sweetest cake.
Hearing, voices and sounds that our mind makes real.


Tutte le info riguardanti il progetto, se non ne foste ancora a conoscenza, potete trovarle sulla pagina Facebook dedicata.
Altri miei scatti, invece, potete trovarli sul mio album Flickr.
A presto!


E.

9 aprile 2013

Qualche, nuovo, libro usato


Una delle cose che adoro più fare è senz'altro andare ai mercatini dell'usato in cerca di libri. Molta gente sembra non capirne il motivo, ma cosa può esserci di meglio di trovarsi davanti a scatoloni o file interminabili di libri polverosi che aspettano solo che qualcuno posi uno sguardo interessato su di loro un'altra volta, come successe prima che venissero abbandonati al loro destino.
Questi libri, oltre alla storia contenuta al loro interno, hanno molto da raccontare. Dalle condizioni in cui versano infatti possono darci un'idea di chi fossero i loro precedenti padroni e delle loro abitudini, nonché del grado di rispetto che portassero nei confronti dei loro libri. A volte al loro interno si possono trovare sottolineature (bene a matita, male a penna) oppure, come mi è capitato, della corrispondenza o delle dediche scritte in occasione di eventi importanti. Ed è proprio qui che il libro assume ancora più importanza, non solo come fatica letteraria dell'autore, ma come parte della vita dell'essere umano.

Otto euro e cinquanta. Ecco quanto ho speso sabato pomeriggio, e sono tutti libri in in condizioni più che ottime.

  1. Anne Rice, Lo schiavo del tempo, TEADUE, 2002, economica, 1 euro;
  2. Giorgio Faletti, Io Uccido, Baldini&Castoldi S.p.A., 2003, economica, 2 euro;
  3. Jack Kerouac, Sulla strada, Mondadori, 1970, cop. rigida, 1 euro;
  4. W. M. Thackeray, Le memorie di Barry Lyndon, Edipem, 1983, cop. rigida, 1,50 euro;
  5. Patrick Louth, La civiltà dei germani e dei vichinghi, Ferni, 1977, cop. rigida, 1 euro;
  6. T. H. Gaster, Le più antiche storie del mondo, Einaudi, 1993, cop. rigida, 2 euro.

Bene, questi i nuovi orfanelli di casa Secco. Sì, ok, messa così fa tanto Oliver Twist, ma il concetto è comunque semplice: perché buttare al macero un libro se può fare la felicità di qualcun altro? Domanda che mi pongo dopo aver fatto qualche anno a partecipare a varie raccolte della carta e dopo aver notato l'enorme quantità di libri che viene buttata via senza scrupolo alcuno.


E.

6 aprile 2013

Subsonica - Piombo


«L'aria è più pesante che mai quando un fantasma ci ruba l'ossigeno
Quando il futuro è solo piombo su queste città
Sotto una cupola che sembra la normalità.
L'aria è più pesante che mai e brucia tanto che manca l'ossigeno
Troppi silenzi in quel cemento che già sanguina
Troppe speranze nel mirino che ora luccica.

Se un sogno non raggiunge neanche il mattino
Se le illusioni sono scorie di umanità
Come fare a coniugare un verbo al futuro
Quando il futuro è solo appalto di tenebra.

Dentro una terra di sole e veleni
C'è un paradiso infestato dai demoni
Spettri temuti con nomi e cognomi
Che tremano solo di fronte alla verità
Quella del coraggio di chi sfida l'oscurità,
Quella di chi scrive denunciando la sua realtà,
Le anime striscianti che proteggono l'incubo
Sotto la scorta di un domani che scotterà.»
(Subsonica, Piombo)


A volte scrivere è proprio questo.
Oppure si scrive per questo.


E.

4 aprile 2013

Libri a 0,99? Sì e no.
Lettera aperta a Luca Bianchini


Caro Luca Bianchini,
ho letto con attenzione l'articolo Perché non comprerò i libri a 0.99 pubblicato sul suo blog PopUp, e devo dire che non posso fare a meno di provare a risponderle con qualche riflessione.
Sono uno studente universitario, Lingue e culture straniere per l'editoria, e non ho problemi con la lettura. Penso però, contrariamente a ciò che dice molta gente, che il corso di studi non influisca sulla mia voglia di leggere, infatti devo ai miei genitori l'abitudine a portare sempre almeno un libro in borsa (senza dimenticare la mia passione per la scrittura). Mio padre e mia madre sono stati i primi, fin da quando ero bambino, a invogliarmi a leggere, insegnandomi a frequentare le biblioteche e, soprattutto, a spiegarmi che solo leggendo si può arrivare a non farsi impecoronare da quel cancro chiamato 'Pensiero comune e accettato dalle masse'.
Ho introdotto così il mio discorso solo per farle capire che non mi faccio problemi ad acquistare un libro a prezzo pieno: se un rilegato mi costa 20 euro e passa, ma ne vale la pena, è anche un piacere comprarlo. Tuttavia sono il primo a non avere a disposizione molti soldi, ed è per questo che mi trovo a prediligere gli acquisti librari in occasione di particolari sconti e iniziative del genere; tenendomi comunque sulle edizioni economiche. Capirà quindi che per me la collana LivE promossa dalla Newton Compton è una sorta di "salvezza" (ho anche pubblicato un articolo a riguardo, dove spiego un po' come la penso sulle edizioni della Newton).
Per come la vedo io, il problema non sono tanto i libri a 0.99, ma il motivo per cui sono stati ideati. Mi spiego: viviamo in un Paese in cui leggere è considerato una perdita di tempo. La scuola e i professori, a volte corresponsabili di questo sfacelo, sono soldatini di piombo inermi se messi a confronto con il principale mezzo d'informazione che tuttora persiste col suo primato: la tv.
Nella televisione italiana la lettura viene snobbata e, se presa in considerazione, rappresentata solo dalle opere dei soliti e noti mostri sacri, dall'ultima boiata prodotta dal comico di turno, o dal tomazzo annuale dell'ormai onnipresente Bruno Vespa (regalo di punta per le feste e soprammobile polveroso presente in quasi tutte le case italiane). Non c'è tempo e voglia per promuovere i giovani esordienti, visti solo come una possibile perdita in denaro piuttosto che una risorsa sulla quale investire denaro, energie, tempo.
A questo punto è giusto dire che tutta la cultura viene snobbata, e alla grande anche. I programmi di cultura sono pochi: a una serata di cultura medievale, greco-romana, contemporanea o fiamminga vengono preferite farfalline, culi, tette e battone occasionali plasticate. Al dialogo si preferisce la litigata, e solo per una questione di audience (quindi soldoni). Si preferisce rincretinire il pubblico, offrendo un'informazione bella e confezionata, pronta per essere incamerata dalle nostre sinapsi e per la quale il nostro cervello non deve fare il minimo sforzo. È ormai radicata l'idea che formare un proprio pensiero costa fatica (ed è vero), e in quanto fatica è meglio evitarla.
E poi mi si viene a dire ancora che certi personaggi (uno a caso) hanno rivoluzionato il modo di fare tv offrendo programmi alla portata di tutti e pregni di cultura... non voglio rispondere a certi elementi, non qui almeno. Ed è anche grazie a questi signorotti (o signorini) che l'apparire è più importante del diventare persone migliori con un senso critico diverso da quello di ogni altro essere umano.
E in tutto ciò, come vengono visti 16-20 euro per un buon libro? Sono una spesa inutile, meglio utilizzarli per un mese di calcio sul digitale o per avere il nuovo iPhone con internet, minuti e chiamate tutto compreso. Siamo sommersi da cose di cui fino a un paio di anni fa non sospettavamo nemmeno avremmo avuto bisogno, mentre il libro è sempre lì da secoli, eppure ce lo siamo dimenticato.
E pensare che siamo il Paese più ricco di cultura d'Europa (se non del mondo). Ma è meglio che non mi perda in questi discorsi triti e ritriti, poiché rischierei di cadere nel banale.
Quindi, è giusto avere libri a 0.99 euro? Purtroppo non vi è solo una risposta.
, perché il libro è davvero alla portata di tutti, e forse è proprio tra coloro i quali lo compreranno solo per arrotondare il conto che potrà nascere un nuovo lettore. Mai sottovalutare la potenza del centesimo sottratto alla cifra tonda.
No, si rischia di compromettere troppo la qualità del prodotto editoriale, come se alcuni orrori prodotti in questi ultimi anni non ci siano serviti a imparare qualcosa. E a rifletterci bene, 0.99 euro è un prezzo davvero troppo basso, e il rischio è proprio quello di affermare che «gli altri editori sono dei ladri». Meglio procedere un abbassamento adeguato, né troppo né troppo poco.
Spero davvero che abbia gradito queste mie riflessioni, e speriamo davvero che un giorno per il settore editoriale le cose comincino ad andare ancora per il verso giusto. Ci sono ancora molti giovani che credono nel libro e nella scrittura come trasmissione ed espressione assoluta della cultura e del pensiero umani.
Per quanto mi riguarda, spero solo di incontrare sempre meno persone, dotate di contante a non finire e ogni comodità offerta dalla tecnologia, ansiose solo di fermarmi a metà frase per chiedermi: -Scusa... ma perché leggi?-
La ringrazio per l'articolo ispiratore e per l'attenzione,

E.

2 aprile 2013

Profumo di donna o Scent of a Woman?

ovvero, Al Pacino o Vittorio Gassman?



L'idea per questo post mi venne l'8 marzo, ma poi per una cosa o per l'altra ho dovuto desistere dal pubblicarlo. L'abbozzo è rimasto nella sezione 'bozze' per un bel po' a quanto pare, e solo oggi ho avuto l'ispirazione giusta per procedere.
Quello che vi propongo è una sorta di confronto tra due pellicole, con lo stesso soggetto e prodotte in due paesi molto distanti tra loro. Sto parlando di Profumo di donna e Scent of a Woman. Il primo, film del 1974, italiano e con un grande Vittorio Gassman nella parte del cieco Capitano Fausto Consolo. Il secondo risale invece al 1992, con un magistrale Al Pacino (doppiato da Giancarlo Giannini) nelle vesti del cieco Tenente Colonnello Frank Slade. Il soggetto è, in entrambi i casi, tratto dal romanzo Il buio e il miele, di Giovanni Arpino (e prima o poi dovrò anche leggerlo).
Se non siete a conoscenza delle pellicole ecco per voi due brevi estratti:



Titolo: Scent of a Woman
Durata: 150 minuti
Regia: Martin Brest
Paese: USA
Anno: 1992
Oscar come migliore attore per Al Pacino (1975)



Titolo: Profumo di donna
Durata: 102 minuti
Regia: Dino Risi
Paese: Italia
Anno: 1974
Migliore interpretazione maschile per Vittorio Gassman (Festival di Cannes, 1975)


Per come la vedo io, entrambi gli attori danno prova di saperci fare, e alla grande anche. Penso che non siano paragonabili, in quanto si tratta comunque di due Maestri del cinema passato e presente; infatti apprezzo molto tutte e due le interpretazioni. Quindi, tornando alla domanda posta sia nel titolo che nel sottotitolo del post, io non ho una risposta.
E voi, cosa ne pensate?


E.

28 marzo 2013

Abecedarium Nordmannicum.
A scuola di rune nell'VIII sec.


Un documento che ci rimanda alle filastrocche che cantavamo da bambini per imparare l'alfabeto, e di cui alcuni precedenti sono stati attestati anche per quanto riguarda gli alfabeti greco, romano, etrusco e venetico.
Quello che vi propongo oggi è l'Abecedarium nordmannicum, testo risalente all'VIII sec. d.C. e facente parte di una miscellanea di contenuto prevalentemente grammaticale. La sua funzione era quella di favorire l'apprendimento delle rune, nella fattispecie la serie da 16 glifi in uso in Scandinavia.
Questo testo è importante perché ci mostra che:
  1. la cultura nordica/germanica non era solo oralità;
  2. si aveva un ordine preciso per le varie rune e si voleva fare in modo di preservarlo, un po' come nel nostro alfabeto (anche se sono varie le testimonianze riportanti ordini diversi);
  3. la scrittura era molto importante, tanto da fornirci questi esempi di apprendimento alfabetico.

Detto questo, a voi il testo:
«feu forman | ur after | thuris thritten <stabu> |
os ist themo <oboro> | rat endi <os uuritan>
chaon thanne <cliuot> hagal naut habet || is
ar endi sol tiu brica endi man <midi> |
laga the leohto yr al bihabet

Feu per primo, quindi Ur, Thuris è il terzo
carattere; Os lo segue; si scrive infine Rat.
Quindi c'è Chaon; Hagal precede Naut. Is, Ar e
ancora Sol. Tiu, Brica e Man con questi. Laguè il luminoso, Yr tutto conclude.»1

Dopo aver letto questo post, il primo che si azzarda a pensare ancora ai germanici come a un popolo di buzzurri ignoranti con la clava e gli elmi cornuti, si becca un calcio dove dico io.
Sperando di aver stuzzicato il vostro interesse,


E.

1. Marcello Meli, Alamannia Runica. Rune e cultura nell'Alto Medioevo, Libreria Universitaria Editrice, Verona, 1988, p. 37

25 marzo 2013

Dietro casa

sottofondo: Ludovico Einaudi - Dietro casa


Ed è con brani come questo che ti trovi a viaggiare.
Sei seduto alla tua scrivania, come sempre. Tuttavia stai viaggiando.
Passato, presente e futuro si fondono in un'unica entità astratta ma vera, tanto che dopo qualche istante la scrivania, il computer, i quaderni, non esistono più.
A volte stai volando, a volte cammini e basta. Altre volte sei semplicemente fermo ad assistere a quella che è stata la tua vita, a quello che vuoi fare delle opportunità che mano a mano ti sono state concesse. Tutto ti sembra raggiungibile, tutto è a portata di mano. Basterebbe solo allungare un po' il braccio e afferrare queste immagini che ti riempiono sempre di più la mente e farle proprie, indossarle come fossero un abito.
Scegli di far durare questo viaggio il più a lungo possibile e ti convinci sempre più che quello che stai vedendo è la realtà in tutta la sua forza. Senti odori, sapori e suoni. Non può che essere reale ciò che hai attorno. Non può esserci altra spiegazione.

Quando ecco che il viaggio si interrompe, veloce come è iniziato.
Ti risvegli e sei ancora alla tua scrivania, con il solito computer, i soliti quaderni, i soliti libri. Gli occhi mettono a fuoco la tua vera esistenza, e solo dopo di essi lo fa anche la mente.
Ti dolgono le gambe. Pare che tu abbia viaggiato per chilometri e chilometri pur rimanendo fermo. Il viso brucia come se il sole l'avesse colpito davvero per ore e ore di lungo cammino.
Vuoi tornare con tutto te stesso a viaggiare, ma non puoi farlo. Ormai l'incanto è spezzato.
E dire che un futuro fatto di soddisfazioni sembrava davvero essere così vicino, così realizzabile. Potevi quasi toccarlo, vero? Sentivi già l'ebrezza derivata da un tuo successo personale, dalla mancanza di preoccupazioni, dal fruttare delle tue passioni. Ma questo è il presente, e stai ancora lottando per fare in modo che tutto quello che sogni si realizzi.
Ti alzi dalla sedia, un po' deluso e amareggiato. Torni alla convinzione che i tuoi propositi per il futuro non si realizzeranno mai. Sembra quasi che il mondo faccia di tutto per metterti i bastoni tra le ruote, ed è proprio così.
Ti infili il pigiama e ti stendi a letto. Leggi qualche pagina di un libro preso a caso dagli scaffali e poi spegni la luce. Speri solo di tornare il più presto possibile ai tuoi sogni, almeno prima che una nuova mattina ti riporti a contatto con la dura realtà. Prima che i tristi compiti che ti sono stati assegnati vadano ad assopire quel barlume di creatività che da sempre ti ha distinto.
Hai paura di affrontare una nuova giornata, convinto come sei che là fuori per te non ci sia niente. Tuttavia devi tenere duro, perché anche il minimo cambiamento, se hai la pazienza di cercarlo senza mai arrenderti, può nascondersi dietro casa.


E.

19 marzo 2013

Roberto Maroni, Il mio Nord.
Questioni di accostamenting...

Ci sono volte in cui non posso fare a meno di pormi qualche domanda, e la maggior parte delle volte avviene, appunto, quando vedo cose del genere:


N. 1: Come ragionano gli addetti ai lavori per dar vita a tale accostamento? No, dico, solo perché mi pare un po' come esporre un esemplare di caccola da cavo anale (altrimenti conosciuto col nome comune di tarzanello) nel reparto carta igienica di un supermercato. Capite che la cosa non ha molto senso.
Forse hanno solo pensato che il colore del titolo stesse bene con la copertina del libro alla sua sinistra.

N. 2: Un editore non dovrebbe scegliere con cura cosa pubblicare? Ah già, ormai il vero scopritore di talenti non esiste più. Il motto è vendere vendere vendere!
No, per una volta non stiamo parlando di Moccia (anche se il pensiero è subito ricaduto su di lui).

N. 3: Che gusto si prova a mettere il proprio nome su un libro di cui, forse, si ha scritto solo la prefazione? Probabilmente le distanze prese dallo storico leader maximo del partito gli hanno consentito di alfabetizzarsi un pelo, ma di qui a scrivere un libro ne passa.

N. 4: Il mio nord? Ma fammi il favore... Avrei potuto accettarlo solo se come sottotitolo ci fosse stato «Quando qualcuno mi fece cadere dal nido del cuculo».

N. 5: WTF? Da una parte un libro sull'Antica Roma e accanto un trattato(?) utile per una tesi in antropologia. Reparto sbagliato (eh già).


Ok, cara Fnac, che sei già pronta a smobilitare dall'Italia e siamo in tempo di crisi, ma anhe la carta igienica dovevi metterti a vendere?
Senza parole...


E.

16 marzo 2013

Newton Compton e i suoi libri a 0,99 €.
Nasce la collana LivE


Gli sconti in materia di libri hanno sempre provocato una strana sensazione dentro di me. Entrare in libreria e vedere gli scaffali coperti di cartellini riportanti le varie percentuali di sconto sul prezzo di copertina può voler dire solo una cosa: l'acquisto selvaggio e incontrollato.
La Newton Compton Editori deve conoscermi bene, infatti dal 7 marzo ha lanciato una collana di tascabili molto appetibile. Si chiama LivE, e i volumi facenti parte della collana costano solo 0,99 € l'uno.
Sì, avete capito bene... 0,99 €. Provate solo a immaginare la faccia che devo aver fatto quando ho appreso la notizia.

I titoli presenti per ora sono 12, già un buon numero. Tuttavia, secondo le comunicazioni reperibili sul sito della casa editrice, dovrebbero uscirne presto molti altri.
I libri sono:
  1. Sigmund Freud, Il sogno e la sua interpretazione
  2. Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby
  3. Lucio Anneo Seneca, L'arte di essere felici
  4. Fëdor M. Dostoevskij, Le notti bianche
  5. Irène Némirovsky, Il ballo
  6. Sun Tzu, L'arte della guerra
  7. Andrea Frediani, Il tiranno di Roma (inedito)
  8. Edgar Allan Poe, Racconti del terrore
  9. William Shakespeare, Amleto
  10. Marcello Simoni, I sotterranei della cattedrale (inedito)
  11. Lisa Jane Smith, Il diario del vampiro. Il risveglio
  12. Jane Austen, Lady Susan

Una buona selezione di titoli, non c'è che dire.
Chi la conosce bene, sa che la Newton ha sempre spinto per offrire prodotti editoriali a basso costo. Questo per non far crollare il mercato e invogliare i lettori e non a frequentare le librerie.

Devo dire che, pur ammirandoli per i prezzi davvero stracciati dei propri prodotti, non sono mai stato un accanito fan della Newton Compton. Semplicemente, aprendo i loro volumi "Mammut" e non solo, rimanevo molto deluso dalla costruzione della pagina: interlinea quasi assente, spaziatura dei caratteri che rasenta i pochi micron, poco rientro di paragrafo, margini ridotti al minimo, carattere minuscolo (tecniche usate proprio per riempire la pagina allo sfinimento e risparmiare così sulla carta).
Poco fa, invece, aprendo uno dei Live, ho notato di come la pagina sia molto più curata, con una buona armonia tra interlinea, dimensione dei caratteri e spaziatura tra essi. Una pagina davvero leggibile, e devo dire che era ora!

Benibenibenibe', miei cari drughi. Siamo arrivati alla fine.
Io ho preso il 4, il 9 e il 10. E voi... che libri comprereste tra questi 12?
A presto, e GO LIVE!


E.

13 marzo 2013

Streets to Remember

sottofondo: Bruce Springsteen - Streets of Philadelphia



«I walked the avenue till my legs felt like stone
I heard the voices of friends vanished and gone
At night I could hear the blood in my veins
Black and whispering as the rain

The night has fallen, Im lyinawake
I can feel myself fading away
So receive me brother with your faithless kiss
Or will we leave each other alone like this»

(Bruce Springsteen, Streets of Philadelphia)



È passato qualche mese dal mio viaggio a Budapest, ma è ancora difficile riuscire a fissare ogni emozione provata in quei giorni. Ogni immagine, ogni suono è come se fosse il tassello di un puzzle ancora da comporre.
Forse è colpa del poco tempo che ho avuto a disposizione. Tre giorni, e belli pieni, forse sono pochi per riuscire a concentrare al loro interno tre anni di vita. E anche per mettere tutto in ordine.
Ogni volta che mi siedo alla scrivania e provo a scrivere qualcosa a riguardo, la penna si blocca e così la mente. Serve sempre uno spunto. Una canzone, un'immagine. Senza non riuscirei a trovare il sentiero giusto da seguire.
Quando riesco a concentrami, a volte può passare anche un'ora, la cosa è semplice. Scrivo senza pause, rileggendo pochissime volte. Posso andare avanti anche due ore di fila senza accusare il minimo sforzo. Ed è bello quando avviene.
Quando avviene, sono io, solo, sperduto per le vie di Budapest...


E.


Altre mie foto potete trovarle nel mio album Flickr.
Per vedere la foto a una risoluzione decente vi consiglio di aprirla (dannato Blogger).

8 marzo 2013

Muse - United States of Eurasia


«You and me are the same
we don’t know or care whose to blame
But we know that whoever holds the reins
Nothing will change our cause has gone insane

And these wars they can’t be won
And these wars they can’t be won
And do you want them to go on, on and on?
Why split these states when there can be only one?

And must we do as we’re told?
And must we do as we’re told?

You and me fall in line
To be punished for unproven crimes
And we know there is no one we can trust
Our ancient heroes they are turning to dust

And these wars they can never be won
Does anyone know or care how they begun?
They just promise to go on, and on and on
But soon we will see there can be only one

United States
United States of
Eurasia»

(Muse, United States of Eurasia)


Chissà se riusciremo mai a smetterla di ammazzarci l'un l'altro.


E.

6 marzo 2013

Sì, sì. Ci sono!


Mannaggia a me quanto tempo non pubblico qualcosa! Dovrei seppellirmi insieme ai vermi o farmi divorare dai fottuti avvoltoi.
Mi scuso con tutti e con il blog per primo, ma gli esami mi hanno tenuto parecchio occupato in queste ultime settimane. Ora, con qualche giorno di pausa, spero davvero di riuscire a ricaricare le pile per ricominciare a dedicarmi a questo mio spazio e per cominciare ancora a studiare (nonché a pensare alla tesi). Senza dimenticare la lettura, lasciata anch'essa un po' da parte.
E si ricomincia anche a scrivere, zio banana!

Quindi eccomi qua. Due paroline solo per dirvi che sono vivo e che il blog è ancora vivo.
A presto!


E.

14 febbraio 2013

Università di Verona:
attacco neofascista durante l'incontro
"Foibe: tra mito e realtà"


Ebbene sì, avete letto bene.
È successo nel tardo pomeriggio di martedì 12 febbraio, durante l'incontro "Foibe: tra mito e realtà". Ospite dell'incontro e protagonista dell'incontro la storica Alessandra Kersevan, occupata da un vita nello studio della storia controversa, e piena di visioni discordanti, del confine che corre fra Friuli Venezia Giulia e la Slovenia.
Dopo vari disguidi e una partenza in ritardo, verso la fine dell'incontro stesso, i partecipanti hanno subito quella che negli ambienti di estrema destra viene messa sotto la categoria "pacifica contestazione" da parte di esponenti di Blocco Studentesco e CasaPound. Urli, insulti, spray urticanti e tanta paura per chi, in pace, si era recato in università per ascoltare una voce fuori dal coro.

Tutti i dettagli, raccontati dai partecipanti, potete trovarli qui:

Come avrete ben capito, oltre a darvi la notizia in modalità "struca, struca", non sono qui per raccontare l'intero accaduto. Mi piacerebbe, ma dovrei appoggiarmi a testimonianze che non sono mie; quindi l'articolo stesso non lo sentirei come mio (per conoscere i dettagli cliccate pure sui link che ho riportato sopra).
Sono qui per dire qualcosa ai cari e pacifici contestatori.
Sì, proprio a voi, cari esponenti di Blocco studentesco.
Proprio a voi, cari e annoiati figli di papà di CasaPound.
Proprio a voi, cari politicanti nostalgici dell'assolutismo dittatoriale.
Solo pecore, così occupate ad appecoronarsi alla nostalgia di un passato, per fortuna davvero passato, da non accorgersi che il pensiero più profondo che può uscire dalle loro menti è un semplice e squallido slogan. E questi siete voi.
Complimenti, buffoni.

Bella cosa lo squadrismo. Bella, proprio.


E.

11 febbraio 2013

Come fare per annullare il proprio voto alle elezioni
(Leggere con attenzione l'aggiornamento)


Ciao a tutti. Non so voi, ma per le elezioni politiche di quest'anno ho deciso di annullare il mio voto.
Non fate però l'errore di puntarmi il dito contro. Annullare il proprio voto non vuol dire non votare, cosa decisamente sbagliata, ma esprimere il proprio sdegno per la situazione politica del momento. Io la vedo così: è come un voto, ma di protesta.
Non sapendo come fare per essere sicuro, una volta al seggio, di annullare il mio voto, ho cercato su internet qualche informazione. È venuto fuori qualcosa di interessante, che vorrei condividere con voi.



AGGIORNAMENTO!
Sembra che il metodo riportato di seguito sia una bufala bella e buona.
In caso vogliate annullare la scheda, sembra che l'unico metodo certo sia quello di renderla nulla al momento del voto.
Mi spiace per l'inconveniente.



Procedura per annullare il voto:
  1. presentarsi al seggio con documenti e tessera elettorale; 
  2. esercitare il diritto di rifiutare la scheda (dopo vidimata), dicendo: "Rifiuto la scheda per protesta, e chiedo che sia verbalizzato!"; 
  3. pretendere che venga verbalizzato il rifiuto della scheda; 
  4. esercitare il proprio diritto di aggiungere, in calce al verbale, un commento che giustifichi il rifiuto (per esempio (ma ognuno decida il suo motivo): "Nessuno dei politici inseriti nelle liste mi rappresenta").

Se il presidente del seggio, o chi per lui, dovesse tirare in ballo leggi inesistenti o problemi di varia natura, voi citategli il Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n 361 che all'art. 104 dice:
«1. Chiunque concorre all'ammissione al voto di chi non ne ha il diritto o alla esclusione di chi lo ha o concorre a permettere a un elettore non fisicamente impedito di farsi assistere da altri nella votazione e il medico che a tale scopo abbia rilasciato un certificato non conforme al vero, sono puniti con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa sino a lire 2.000.000. Se il reato è commesso da coloro che appartengono all'Ufficio elettorale, i colpevoli sono puniti con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire 4.000.000.»
«5. Il segretario dell'Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000.» 

Il testo della legge l'ho preso dal sito internet della Camera. Se volete leggerlo per intero, cliccate qui.
Comunque, andate a votare, che non farlo vuol dire fregarsene di un diritto molto importante; dopo che sono passati secoli e secoli per vedercelo effettivamente riconosciuto.

Augurandomi che abbiate trovato utile l'articolo, vi saluto.
A presto!


E.

8 febbraio 2013

Passi di libri, passi di vita
Charles Bukowski, Shakespeare non l'ha mai fatto


È passato un po' di tempo dall'ultimo appuntamento con questa rubrica. Scusatemi, ma il daffare non manca mai, anche per uno studente universitario. Questo, ovviamente, non vuol dire che non leggo più, anzi.
Oggi voglio proporvi un altro libro di Bukowski che mi sono trovato tra le mani. Tuttavia non lo farò nel solito modo.
Già, niente mini recensione/descrizione del libro.
Questa volta lascerò che siano i passi che ho scelto per voi a raccontarvi il libro e a invogliarvene la lettura. Pigrizia? No. È solo che non so cosa dire di questo libro, tranne che la sua lettura mi ha aiutato molto per una cosetta che sto scrivendo in questo periodo. Un diario di viaggio, un po' come lo è questo Shakespeare non l'ha mai fatto.

«Ciò che interessa la maggior parte delle persone mi lascia del tutto indifferente. Comprende un elenco di cose come: balli di società, montagne russe, andare allo zoo, picnic, film, planetari, guardare la televisione, le partite di baseball; andare ai funerali, matrimoni, feste, partite di pallacanestro, corse automobilistiche, letture di poesia, musei, rally, dimostrazioni, proteste, giochi da bambini, giochi da adulti... non mi interessano le spiagge, il nuoto, lo sci, il Natale, il Capodanno, il 4 luglio, la musica rock, la storia mondiale, l'esplorazione, i cani da compagnia, il calcio le cattedrali e le grandi opere d'Arte.
Come fa un uomo quasi senza interessi a scrivere di qualcosa, qualunque cosa sia? Be', io ci riesco. Scrivo e scrivo di quel che resta: di un cane randagio che scende lungo la strada, di una moglie che assassina il marito, dei pensieri e delle sensazioni di uno stupratore mentre azzanna un panino con un hamburger; della vita in fabbrica, della vita nelle strade e delle stanze dei poveri, dei mutilati e dei pazzi, di una stronzate simili, scrivo moltissime stronzate così...»1 
«Le persone si agitano perché i conti non tornano e rimangono troppo a lungo a fare lo stesso lavoro ingrato e la sera si rifiutano di scopare con le o gli amanti o picchiano i figli o soffrono di indigestione o di insonnia, di meteorismo o di ulcera sanguinante, odiano l'economia e quelli che comandano, il governo, le superstrade – tutti gli odi ragionevoli e inutili –, gli vengono le contrazioni alle dita dei piedi, gli spasmi alla schiena e gli incubi alla fine dell'insonnia. Perché hanno tenuto gli occhi aperti tutto il santo giorno e hanno visto troppo.»2 
«Eravamo tornati in America e il tassametro ticchettava, e tutto quello che dovevo fare era scriverlo ancora una volta.»3

Non mi resta altro da fare che salutarvi e sperare di avervi stimolato anche un minimo interesse verso questa ulteriore perla del caro zio Buck.

A presto!


E.

1. Charles Bukowski, Shakespeare non l'ha mai fatto, Giacomo Feltrinelli Editore, Milano, 2010, p. 42
2. Ibidem, p. 73
3. Ibidem, p. 97

6 febbraio 2013

I'm coming home...

sottofondo: Folkstone - Respiro Avido


I've seen your face a hundred times
Every day we've been apart
I don't care about the sunshine, yeah
Cause mama, mama I'm coming home...

(Ozzy Osbourne, Mama, I'm Coming Home)


«Arrivo davanti al portellone. Lo stuart, gentile, mi saluta in italiano con un sorriso e un forte accento ungherese. Lo ringrazio nella sua lingua. Non sono sicuro della pronuncia, ma vedo dai suoi occhi e dal suo sorriso che ho fatto centro.
Ancora un passo. Il più pesante di tutti.
Raccolgo tutte le mie forze ed esco dall'aereo. Respiro avido.
Riconosco questo profumo.
Riconosco questo paesaggio.
Sono a casa...» 1


E.


Altre mie foto potete trovarle nel mio album Flickr.
Per vedere la foto a una risoluzione decente vi consiglio di aprirla (dannato Blogger).
1. MOLR1, pp.223-224

4 febbraio 2013

Origini di & e @.
Abbreviazioni e simboli


Buongiorno amico lettore, e benvenuto a un altro post in stile FocusTV!
Solo per te tutte le informazioni che se non sai non ti mancano, ma che se sai ti senti figo, invincibile e onnipotente.

Ti sai mai chiesto che origine avessero i simboli & e @?
Dai, non dirmi che ogni giorno usi tali caratteri senza sapere il perché.
-Eh va be',- dirai tu. -Cosa mi cambierà mai nella vita!-
Purtroppo hai ragione, ma sapere qualcosina in più non fa mai male al nostro caro cervellino.

Ebbene, posso dirti che & e @ hanno origine nell'epoca dei libri manoscritti (e a quanto pare nel nord Europa). In quei tempi, per risparmiare tempo, spazio e pergamena (tale materiale aveva un costo molto importante) era abituale tra gli amanuensi l'utilizzo di abbreviazioni.
La sola differenza con la contemporaneità è il fatto che quella volta, usando le abbreviazioni, si risparmiavano anche dieci minuti buoni di lavoro e qualche foglio di pergamena; e per un copista costretto tutto il giorno a scrivere in gotica penso voglia dire molto. Oggi, che il problema non dovrebbe più sussistere, la generazione SMS-fb continua imperturbabile a usare abbreviazioni su abbreviazioni perché, dice, risparmia del tempo. Sì, risparmia su tempo, nozioni di grammatica e cervello in generale...
Va be', continuiamo.
Tornando a & e @, posso anche dirti che avevano lo stesso significato che gli attribuiamo ora: cioè, rispettivamente, and e at.
C'è anche da dire che, ai principi del loro utilizzo non si presentavano nella forma in cui li conosciamo oggi. Ma chi ha studiato anche solo qualche nozione di storia della scrittura, sa bene di come i caratteri siano soggetti a continui cambi per rispettare le esigenze di utilità e il gusto del tempo in cui vengono adottati.

Ecco, ti è cambiata la vita?
No, vero?
Però scommetto che per qualche minuto lavorerai, studierai o farai quello che ti pare con il sorriso sulle labbra. Se davvero succede, vuol dire che la bellezza della storia ha colpito ancora.
A presto!


E.

1 febbraio 2013

All'Università di Verona la scimmia compila l'etichettona

Forse alcuni di voi ricorderanno il mio post All'Università di Verona l'arte fa da padrona.
Bene. Oggi sono qui per proporvi un'altra di quelle chicche impossibili da non condividere una volta notate.
Vorrei subito ringraziare la mia cara donna, Lola, per avermi fatto notare cotanta bambagia grammaticale.



Che si tratti di qualche professore distratto?
Forse una segretaria svogliata?
Molto più probabilmente una scimmia, come quelle schiavizzate e costrette a redarre ogni possibile orario riguardante lezioni ed esami, che sta imparando l'italiano?
A voi l'ardua sentenza.
Aspetto ancora un intervento di Giacobbo (questa sera a Kazzengeeeeer!) per indagare, senza successo ovviamente, su tale mistero.


E.

29 gennaio 2013

Breve aggiornamento

Quasi due settimane che non scrivo nulla su questo spazio.
Mi scuso con voi, ma il periodo di esami lascia poca scelta.
Mi scuso col blog, non ho scritto nulla per i suoi tre anni.
Mi scuso col post, nemmeno il tempo di trovargli un'immagine decente.

Domani: esame di Storia dell'Illustrazione e esame scritto di competenza spagnola livello B2. Ieri fatto lo scritto del C1 di inglese.
Tra poche settimane: Storia della Fotografia e (se passo il rispettivo cla) Lingua Spagnola II.
Che culo...

Almeno sono tra gli ultimi esami della triennale.
Almeno mi sto decidendo a far di tutto per levare le tende una volta presa la laurea.

A presto!


E.

18 gennaio 2013

Last chance, fancy pants!


Ieri sera.
Tra citazioni a Sergio Leone e autocitazioni dello stesso Quentin ho avuto bisogno di salviette umide per tutta la durata della visione.
Spettacolo!
A caldo un bel 10 (senza lode perché devo riguardarlo).


Andate subito a vederlo!


E.

8 gennaio 2013

Pontilex.org oscurato!
Appello video dai blogger


Nel mentre, siti di informazione&dottrina come ilQuintuplo, Giovanni Zenone, La Voce di don Camillo, lo stesso Pontifex e molti altri rimangono online.
Sono il primo a sostenere la libertà d'espressione, ma quando si sconfina nel criminale ognuno deve prendersi le proprie responsabilità.
Perché sorridere è cattolico (cit.).
Ma andatemi affan...


E.

aggiornamento 09/01/2013, ore 00.07
Vedo che il sito è tornato online. Speriamo bene!

7 gennaio 2013

Ultimi libri letti nel 2012

Leggere, leggere, leggere. Più che una passione ormai è diventato una regola. È apprendimento, esigenza di conoscere, studio degli stili di scrittura.
Sono ormai anni che, senza la lettura notturna, non riesco nemmeno a dormire. Abitudine, ecco il nome. Essenziale esigenza per continuare a vivere. Quindi, ecco a voi i libri letti nelle ultime due settimane (forse anche meno) dell'appena passato 2012.


John Niven
A volte ritorno
«-Dio sta arrivando... Fate finta di lavorare!-
Così recita l'adesivo sbrindellato appiccicato allo schedario accanto al refrigeratore dell'acqua. Ma oggi c'è poco da ridere: Dio sta arrivando sul serio e la gente ce la mette davvero tutta per far finta di lavorare. Raffaello e Michele sono lì impalati accanto alla boccia gorgogliante dell'acqua con un fascio di scartoffie in mano (caro vecchio trucco da impiegati: come far sembrare affaccendato un fancazzista cronico) e la conversazione - invece della chiacchierata rilassata che i due angeli hanno sciorinato in quel punto esatto per tutta la settimana - è arrancante, frettolosa e pronunciata a mezza bocca, quasi sottovoce, accompagnata da continue occhiate nervose verso il corridoio principale.
-Quand'è che torna il vecchio?- chiede Raffaello.
-Da un momento all'altro. Tarda mattinata, secondo Jeannie,- risponde Michele senza nemmeno alzare lo sguardo. È concentrato sul refrigeratore dell'acqua: tira la levetta con forza e una grossa bolla risale il recipiente di cristallo.
-Porca miseria. Credi che sarà incazzato?-»1
Eretico, irriverente e deliziosamente blasfemo. La descrizione del romanzo di John Niven potrebbe fermarsi qui senza problemi. Aggiungerei che sarebbe il libro adatto alla fallimentare (che sfiga) casa editrice Fede & Cultura.
La storia è molto semplice: Dio, tornato da una vacanza di una settimana (cinque secoli terrestri), presa mentre l'umanità raggiungeva il suo culmine artistico e di pensiero del Rinascimento, si aggiorna sulle novità umane e nota come il mondo sia andato allegramente a puttane. La sua idea è semplice: ci vuole una seconda venuta di Gesù sulla Terra.
Mi fermo qui perché non voglio anticiparvi troppo. Posso solo dirvi che la lettura fila via liscia, anche grazie a un linguaggio semplice, a tratti volgare in modo squisito (come i cari Bill Hicks e George Carlin ci insegnano), e divertente come poche volte mi è capitato di poter leggere in un libro. Giuro, man mano che leggevo mi trovavo a concordare con molte delle supposizioni fatte dall'autore circa il pensiero di Dio verso l'uomo e soprattutto per le sue idee riguardo a omosessualità, marijuana e altre questioncelle tanto care ai nostrani (e non solo) cattolicani-bigottoni-negazionisti-attivisti-pro-life (qualcuno ha per caso nominato la santissima trinità Gibertini-Zenone-Pontifex?!).
Per finire, dico solo che non avrei mai pensato di trovare un libro allineato perfettamente con una mia vecchia lettera a Dio.
Suggerimenti: da accompagnare con la visione di qualche spettacolo di Bill Hicks e George Carlin, senza dimenticare il film Religiolus di Bill Maher.


Charles Bukowski
Post Office
«Cominciò per sbaglio.
Si era sotto Natale ed ero venuto a sapere dall'ubriacone che stava un po' più su, sulla collina, e che a Natale ci provava sempre, che avrebbero assunto più o meno chiunque, e così ci andai, e prima che potessi rendermi conto di quello che stava succedendo ero lì con la sacca di cuoio sulle spalle a girare tutto il giorno in lungo e in largo. Che lavoro, pensai. Facile! Leggero! Ti davano solo un paio di isolati e se finivi prima il postino fisso ti dava un altro isolato, oppure tornavi in ufficio ed era il capo a dartene un altro, ma tu te la prendevi comoda e dovevi solo infilare tutti quei cartoncini di auguri nelle cassette.»2
Il primo romanzo dello zio Buck.
Scritto in meno di un mese.
Un incipit pressoché prefetto.
Il protagonista, Henry Chinaski.
In questo libro lo zio Buk si confronta con il suo passato lavoro alle poste tramite il suo alter ego di sempre, Henry Chinaski.
Semi autobiografico, come sempre, Bukowski si distingue anche qui per la sua asciuttezza di linguaggio che porta al testo una fluidità senza pari. Alcol, donne, corse di cavalli e schifosi turni di lavoro come postino (prima) e impiegato (dopo) vi accompagneranno nell'estremo mondo - ma del tutto verosimile - dello scrittore che, forse, più di altri ha saputo fare a pezzi il mito del sogno americano.
Nient'altro da dire. Solo da leggere.


Richard Matheson
Io sono leggenda
«Nei giorni come quello, in cui il cielo era coperto di nuvole, Robert Neville non era mai sicuro di quanto mancava al tramonto e a volte li trovava già nelle strade, prima di riuscire a rientrare in casa.
Se non avesse avuto tanta avversione per la matematica, avrebbe potuto calcolare l'ora approssimativa del loro arrivo; invece, si atteneva ancora all'antica abitudine di regolarsi sul colore del cielo per stabilire la fine del giorno, e, nei pomeriggi senza sole, quel sistema non funzionava. Perciò, quando il cielo era grigio,, non osava allontanarsi troppo dalla sua abitazione.
Fece il giro della villeta nel cupo grigiore del pomeriggio; dall'angolo delle labbra gli penzolava una sigaretta, che si lasciava dietro una sottile scia di fumo. Controllò ogni finestra per vedere se qualcuna delle tavole era staccata. Dopo gli assalti più violenti, molte assi rimanevano scheggiate o danneggiate in altro modo e bisognava sostituirle. Un lavoro che odiava. Ma quel giorno ne trovò solo una traballante. Davvero una bella fortuna, si disse.»3
«Lo scrittore che mi ha influenzato più di ogni altro.» (Stephen King)
Non so se la citazione kinghiana sia vera o solo un espediente per vendere più copie, certo è che, leggendo il romanzo, si ha davvero l'impressione di leggere un opera firmato Stephen King. La ricerca psicologica del personaggio, il suo passato, le sensazioni e azioni del presente, i suoi pensieri riguardo al futuro sembrano aver fatto davvero da scuola per quello che oggi è considerato il re dell'horror contemporaneo.
Se ve lo siete procurato sperando di leggere la stessa storia vista nel film di recente produzione - 2007 - vi sbagliate di grosso. A parte il mondo popolato da strani vampiri, il virus globale e il nome del personaggio, la pellicola ha mantenuto il nulla rispetto al romanzo da cui è tratto.
Robert Neville non è un medico, non è un eroe solitario post apocalittico. È solo un uomo, e in quanto tale tenta ogni giorno che passa di sopravvivere e di scoprire le cause della sua umana solitudine sulla Terra.
Ve lo giuro: quando avrete finito il libro scoprirete come il titolo abbia finalmente un senso compiuto, ben lontano dagli echi epici ed eroicizzanti donatigli dal film.
Se vi piace il genere, ne rimarrete deliziati. Parola di Secco.



E i vostri ultimi libri, quali sono stati?
Bene, non mi resta che salutarvi e sperare che abbiate gradito queste umilissime quattro righe.
A presto!


E.

1. John Niven, A volte ritorno, Giulio Einaudi editore S.p.A., Torino, 2012, p. 11
2. Charles Bukowski, Post Office, TEA - Tascabili degli Editori S.p.A., Milano, 2012, p. 9
3. Richard Matheson, Io sono leggenda, Fanucci Editore, p. 6