19 settembre 2012

Charta e papyrus nelle lingue europee

scriba
Un po' di informazione in stile FocusTV. Quelle cose che se non sai non ti mancano, ma che se sai ti senti figo, invincibile e onnipotente. Quelle informazioni che puoi snocciolare per sembrare più dotto di quanto tu sia. Quegli argomenti che si possono tirar fuori durante una conversazione fatta di culi, tette, calcio e sguardi di disapprovazione (da parte dei dugonghi calcistici) appena sentono nelle tue parole una leggera e non ostentata cultura di base. O, semplicemente, quelle nozioni che possono incuriosire quando ti trovi a studiare altre lingue che dovrebbero condividere un'origine in comune con la tua. Punto e basta.
«In occidente la carta è nota con nomi diversi, da diverse origini. Il nome del papiro, latino papyrus (o papyrum) usato fino alla fine del XIII secolo per la pianta e il prodotto derivato, viene applicato ancora nel medioevo alla carta di stracci; la prima attestazione è in un documento di Federico II del 1231. Quest'uso si consolida con gli umanisti del Quattrocento e del Cinquecento e si conserva in molte lingue europee moderne: francese papier, spagnolo papel, inglese paper, tedesco Papier. L'altro nome del papiro, greco khártés, latino charta, per gli umanisti indica sia la pergamena che la carta; [...] e questo charta si continua in italiano, spagnolo, portoghese. In altre lingue europee prevale ora l'una ora l'altra di queste possibilità, salvo in russo, dove bumága continua il nome mediopersiano del cotone, pambak (l'antenato del nostro bambagia) e il papiro rimane solo nel nome, peraltro moderno, della sigaretta (papirosa).»1
Questa mattina, studiando uno dei testi per l'esame di Storia dell'Illustrazione, sono rimasto molto colpito da questo paragrafo, anche perché è una di quelle cose che la scuola non ti insegna, ma fanno parte di quel bagaglio di curiosità che non fa male possedere.
Un po' come la questione: perché cold inglese non significa caldo? Ok, se non la sapete ve la svelo io: cold deriva dal latino gelidus (formazione germanica cocconiana rulez!). Tiè!


E.


1. Giorgio Raimondo Cardona, Charta: Dal papiro al computer, 1988, Mondadori, pp. 16-17.

18 settembre 2012

Vogliamo Signorini in topless!


Viviamo in un paese, anzi, in un mondo in cui il valore delle notizie se n'è andato allegramente affanculo.
Incipit molto raffinato, lo ammetto, ma è diretto quanto basta per farmi arrivare dritto al punto senza farmi tergiversare troppo in inutili e ormai bistrattate polemiche.
Scusatemi anche per il titolo, ma mi sembrava d'effetto. Se ha contribuito alla creazione di immagini sgradevoli nella vostra mente siete sempre liberissimi di andare a sciacquarvi gli occhi con la stricnina; continuando a sorvolare sul fatto che la foto qui sopra è un ottimo esempio di pene/i invisibile/i (e non voglio immaginare da che parte è/sono infilato/i).

Da qualche giorno il  mondo ha scoperto, con grande stupore, che anche per la cara Kate esiste il topless. Be', non mi stupirei più di tanto, visto che i reali di tutti i tempi, e soprattutto quelli inglesi, non sono novizi a certe pratiche anche peggiori.
In Italia c'è un esercito di casalinghe e donne in carriera, aizzate dalle generalesse Venier e Signorini, che hanno mandato in malora i proprio sacri doveri per moralizzare, discutere e giudicare il comportamento alquanto scandaloso dell'ultima arrivata in casa Windsor.

Dico solo una cosa: Kate in topless? Be', fino a prova contraria anche lei ha un paio di tette. Ma mi rendo conto che è proprio questa sua caratteristica femminile ad aver mandato su tutte le furie il 'taccitua Signorini (piacerebbe averle anche a te, eh? Vecchia sporcacciona impicciona...).
Tanto vale che anch'io cominci a mettere in vendita le mie foto in topless. Qualcuno le comprerà? No, ma solo per il fatto che non interesso alle casalinghe tutte pepe e rassegnazione. Che sfiga...

Cominciare a buttare via 'sti giornalacci? No, eh?!
Va be', io la mia l'ho detta.


E.

9 settembre 2012

A proposito delle buone idee

idea

«Vorrei chiarire subito un punto. Non esiste un Deposito delle Idee, non c'è una centrale delle Storie, un'Isola dei Best-Seller sepolti: le idee per un buon racconto spuntano a quel che sembra letteralmente dal nulla, ti piombano addosso di punto in bianco: due pensieri che prima erano del tutto indipendenti tutto a un tratto trovano un punto d'incontro e si concretizzano in qualcosa di assolutamente nuovo. Il tuo compito non è trovare queste idee ma riconoscerle quando si manifestano.»1


Belle parole… potenti e veritiere. Mi ricordano delle parole che ho sentito pronunciare da Bukowski in un documentario dedicato alla sua vita: “non stressare la scrittura”, “se non senti di dover scrivere allora non scrivere”, “se quello che scrivi non si getta sul foglio con tutta la forza possibile, allora evita di fare lo scrittore”.
A quanto pare tutto questo vale anche per le buone idee, e per la loro abitudine di presentarsi nei momenti in cui meno te le aspetti.

Sono lì pronte…
Mentre ti fai tagliare i capelli.
Mentre ti stai radendo.
Mentre stai cercando di addormentarti dopo una giornata particolarmente impegnativa.
Mentre sei sull’autobus aggrappato disperatamente alla maniglia, unica ancora di salvezza in mezzo a decine di ascelle pezzate emananti morte.
Mentre ti stai gustando un piatto di spaghetti fumanti.
Mentre stai parlando di argomenti importanti con un amico. Con inevitabile conseguenza di seguire la conversazione con sguardo perso e incoraggiando la parlantina del tuo interlocutore con risposte monosillabiche e svogliate.
Mentre ti stai fumando una sigaretta, magari accompagnandola con un bicchiere di ottimo rum. (No, no, no, no, fermi un attimo… quest’ultimo è un momento giustissimo).

Meno male che, a prescindere dalle occasioni, taccuini e tabacco sono sempre in borsa. Non si sa mai.

 

E.


1. Stephen King, On Writing, 2000, pag. 22

6 settembre 2012

29 modi per rimanere creativi


Forse non è bene relegare la creatività, o il mantenerla, in regole fisse, ma qualche suggerimento non fa mai male. Soprattutto quando scopri che più della metà dei punti elencati sono già azioni che esegui con regolarità giorno per giorno.
Devo dire che quella di cantare sotto la doccia mi ha fatto sorridere. Se dovessi farlo, be', tutti i vetri della casa chiederebbero pietà.
Buona visione!


E.

Ringrazio ilpost per la segnalazione del video.