8 ottobre 2012

'D' eufonica.
Qualche utile consiglio.


Più di un mese fa mi sono dedicato al raccapricciante utilizzo moderno (ormai una moda) di assolutamente sì/no (link al post). Oggi voglio dedicarmi a un'altra cattiva abitudine alla quale, ahimè, siamo ormai assuefatti: l'uso incontrollato della 'd' eufonica.
Quante volte in testi scritti da persone possedenti una certa aura di notorietà abbiamo assistito a tale scempio? Fin troppe.
Quante volte, parlando anche con la più umile delle persone, abbiamo udito stacchi di pronuncia fin troppo netti così da non credere a ciò che stavano udendo le nostre povere orecchie?
Premetto già che non sono un santo, ma sapete com'è, sbagliando si impara; e visto che siamo tutti qui per imparare (anch'io) diamoci da fare.
Prendiamo per prima cosa due brani tratti dal web:
«L'uso della 'd' eufonica è, nella lingua italiana, un procedimento volto ad agevolare la pronuncia di parole consequenziali che, in assenza di questa, risulterebbero difficili da leggere o, in molti casi, cacofoniche.
Tale accorgimento consiste nell'aggiungere a preposizioni come "a, e, o" una d finale (epítesi) quando a seguirle sono parole che iniziano per vocale.»
«L'uso della 'd' in chiave eufonica, nell'italiano, è attestato tanto nell'uso della lingua parlata che di quella scritta. Tale fenomeno consiste nell'aggiunta finale (epítesi) della lettera 'd' ad alcune particelle, qualora l'incontro vocalico con parole inizianti per vocale dia adito a cacofonie o difficoltà di pronuncia.»
Fin qui tutto bene, giusto? Regolina semplice e chiara che, come tutte le regole semplici e chiare, viene ogni giorno ignorata da gente comune, scrittori affermati o idioti che si credono tali; per quanto riguarda quest'ultimo caso, per farli sentire a casa, sarebbe meglio scrivere "od idioti" (tanto il significato non cambia). Il cattivo utilizzo di tale agevolazione di pronuncia, infatti, avviene proprio quando si vuole dare un'aura di importanza alle cazzate che si stanno scrivendo (latineggiando un po' il gergo). E questi sono i casi più preoccupanti (per esempio, quella fetecchia de ilQuintuplo.it).
La maggior parte delle volte, invece, il surplus di d eufoniche avviene per distrazione. Non ve ne faccio certo una colpa in questo caso (a volte sono il primo a peccare).

Qualche esempio di cattivo utilizzo? Ben serviti: "od entrare", "ad osservare", "ed in cui", "ad Helsinki" (mai 'd' eufonica con parole che iniziano per 'h'), "ed educato", "od odorare". In molti dei casi appena elencati si crea un fenomeno chiamato cacofonia (suoni sgraditi all'udito), quindi è meglio ovviare a tale problema. In altri, invece, in fase di lettura o pronuncia ad alta voce si risolve il fenomeno chiamato omofonia (il caso di "ad empiere" e "ad adempiere" ne è un esempio) grazie al raddoppiamento fonosintattico; "ad anno" è ben diverso da "a danno", e la pronuncia di quest'ultimo risulterà essere "a ddànno".

Siete avvezzi all'utilizzo smodato della 'd' eufonica? Un utile suggerimento viene da Bruno Migliorini, famoso storico della lingua italiana, il quale consiglia di provare a pronunciare una frase per vedere se l'incontro delle vocali è davvero fastidioso e di aggiungere la 'd' eufonica solo se effettivamente si riscontra un miglioramento del suono della frase, perché la somma di troppe d può provocare la cacofonia che la 'd' eufonica dovrebbe invece servire a evitare.

Bene. Ci tengo a precisare che con questo articolo non mi sono erto a maestrino della situazione, ci mancherebbe. Però essendo anch'io peccatore tra i peccatori (spero non più molto spesso ormai) mi auguro solo che questi piccoli consigli possano esservi utili.
Per ultimare in bellezza, vi lascio un breve estratto dal sito web dell'Accademia della Crusca:
«L'uso della 'd' eufonica, secondo le indicazioni del famoso storico della lingua Bruno Migliorini, dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione e e la preposizione a precedano parole inizianti rispettivamente per e e per a (es. ed ecco, ad andare, ad ascoltare, ecc.). Si tratta di una proposta di semplificazione coerente con molti altri processi di semplificazione cui è sottoposta la nostra lingua, ma dobbiamo comunque tener presente che la d eufonica non è un elemento posticcio, ma trova la sua origine nella struttura originaria delle due parole interessate che in latino erano et ed ad.»
A presto!


E.

12 commenti:

  1. Esatto, ED con E, AD con A, e basta: è semplicissimo! E lasciamola stare quella povera O, per cortesia.

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    1. Certo, ci sono casi in cui la d eufonica blasfema è ormai accettata. Certo è che invece di "ad esempio" preferisco usare "per esempio".

      E.

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  2. Per non parlare della D eufonica del burocratese! L'italiano formale, specie quello che pretendono di parlare le pubbliche amministrazioni, è una vera miniera di queste chicche - oltre che di molte altre :D
    A presto!

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    1. Vero? Infatti uno dei prossimi articoli riguarderà l'uso smodato degli avverbi ;)

      E.

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    2. Ah, ottimo! anche in quelli sono dei maestri... Non c'è niente come una comunicazione della burocrazia per rintracciare tutte le parole più viete della lingua italiana - roba che nemmeno i notai usano più dai tempi di Jacopo da Lentini - e in particolare gli avverbi più immondi :)

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    3. E non solo la burocrazia... vogliamo parlare dei professori universitari? Ti faccio una piccola anticipazione: -Dobbiamo farci idealmente un'idea.-
      Non dico altro.

      E.

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  3. mi sembra perfetta come spiegazione:-)

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  4. Concordo al mille per cento. Non c'è niente di peggio di un testo impestato di d eufoniche superflue. C'è gente che sarebbe capace di scrivere "Ed andarono ad Udine ad infiocchettare ed addobbare alberi..." :-))))

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    1. Dillo a quelli de ilQuintuplo.it. Capaci ancora di scrivere 'od andare'.

      E.

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  5. io adoro usare od xD avevo letto anche io la regola che vuole la D eufonica solo tra due vocali uguali; tuttavia "ad essere" o "ad esempio" ci stanno. Basta non esagerare :-P

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    1. Infatti è tutta una questione di suono. Lasciamelo dire: od è un abominio XD

      E.

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E.