19 aprile 2012

Ponti d'inefficienza

sottofondo: Queensryche - Bridge


E poi ci sono quei giorni in cui ti svegli e senti fin da subito che manca qualcosa. Non sai cos'è, ma ti senti dentro un vuoto incolmabile.
Riuscirò in quello che ieri mi sono prefissato di fare?
Riuscirò a portare a termine anche solo la più piccola delle cose che devo fare?
Anche solo l'idea di fare colazione ti deprime, ti disgusta. Il fatto di riempire inutilmente quel contenitore vuoto che è il tuo corpo non ti va giù, non riesci ad accettarla. L'alimentazione è una cosa utile, quindi non ti serve, non ci pensi nemmeno.
Ti ritrovi a fissare uno schermo per ore, chiedendoti ogni secondo che passa se è così che hai intenzione di passare la giornata. Avresti così tante cose da fare che solo un decimo di esse ti terrebbe impegnato per buona parte del giorno. Tuttavia non fai niente, e quel poco che fai non serve certo a distrarre la tua mente da quel senso di vuoto che pian piano ti schiaccia come se si trattasse di un blocco di marmo bianco di dieci tonnellate. Ti senti quasi soffocare, è come se di colpo ti mancasse la voglia di andare avanti.
Sai benissimo che tutto ciò per cui lotti ogni giorno ti aspetta sulla scrivania, o sul tavolo da lavoro, e anche se ti ci butti a capofitto non riesci a trovare in esse la spinta giusta che ti ha comunque permesso di arrivare fino ad esse.
Le sigarette si moltiplicano nel posacenere, ma i tuoi pensieri no. Loro sono ancora fissi nell'immobilità in compagnia della quale ti sei svegliato.
Ti trovi a girare per casa con passo svogliato, lo sguardo spento. Negli occhi non c'è quel barlume di luce che rappresenta la tua perenne curiosità verso il mondo.
Come ho potuto ridurmi in questo modo?
Certo, dopo un po' ti rendi conto che magari si tratta solo di una giornata storta. Sai quei giorni in cui tutto ti appare privo di interesse? Quei giorni in cui non va bene niente, in cui sfasceresti tutto quello che hai intorno per il semplice fatto che non te ne faresti niente, in cui i nervi sono a fior di pelle e basta la minima scintilla per provocare un esplosione di rabbia. Ogni tanto può capitare, non ci si scampa. Anche le persone più ottimiste in questo schifo di mondo ne hanno avuta più di una, quindi perché preoccuparsene? Come recita un ben famoso kolossal « domani è un altro giorno ». Semplice, no?
Però a queste cose non ci pensi, e mandi allegramente a farsi fottere la ben famosa Rossella (a un certo punto del film sembra averne proprio bisogno) abbandonandoti nel vortice buio che vedi dinnanzi a te.
Non pensi nemmeno che forse, cominciando poco per volta a non pensarci, potresti passare con dignità la giornata che stai vivendo. No, ti chiudi in te stesso, nel mutismo più assoluto. Non hai neanche voglia di scambiare due parole con i tuoi amici più cari. Rimani lì, fermo e impassibile ad aspettare. Ma aspettare cosa? Che qualcuno ti porga la mano per portarti fuori da tutta quella merda? Che una qualche divinità del cazzo ti offra un calice della sua miglior bevanda?
Mentre ti poni queste ultime domande sei già a letto, angosciato da tutto quello che non sei riuscito a fare, da tutto quello che avresti potuto fare e che ti toccherà affrontare la mattina dopo. Le lenzuola sono pesanti come catene, i pensieri profondi come fosse oceaniche. L'unico destino che sembra presentartisi è l'insonnia. Nonostante tutto, a fatica, riesci a prendere sonno, complice anche il libro che hai deciso di leggere, ma che della parte che hai letto non hai capito assolutamente nulla.
Dormi così un sonno senza sogni che valga la pena di ricordare, tanto riguardano la giornata appena passata e le tue paure legate ad essa. Tutto è andato male, e anche il sonno non è da meno.

La mattina dopo ti svegli di buonora anche senza aver messo la sveglia e ti precipiti in qualunque cosa tu abbia da fare. E ti riescono bene, fin troppo bene; così bene che arrivi al punto di pensare che la giornata precedente forse è servita come serve a una pila essere ricambiata (o ricaricata) ogni tanto. Cominci a vedere quello schifo di giornate come delle pause forzate che la tua testa ha bisogno di prendersi per tornare più in forma che mai.
Bello, certo, ma se certi pensieri si potessero evitare forse non avresti così tanta paura di quei giorni, di quei ponti di inefficienza che sembrano essere talmente obbligatori da non poterne fare a meno.
Gran cosa la mente umana, peccato che quando ci si mette sa mettertelo nel culo come nessun altro.


E.

14 commenti:

  1. Quanto ti capisco... Mi sento così anche io. Quando ho troppe cose da fare vado nel pallone e ho bisogno di fermarmi un attimo per capire la situazione che mi circonda. Io non vorrei fermarmi... eppure la mia mente mi costringe a farlo, troppo spesso ultimamente. Dovrei già lavorare alla tesi, fare ricerche, scrivere, e tante altre cose. Invece niente... il nulla nella mia testa. Eh già, siamo fottuti.

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    1. Non farmi pensare alla tesi. Sono ancora indeciso su cosa portare e a quale prof chiedere. Troppo poco tempo.

      E.

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  2. Non vorrei ripetere la frase di Giulia, ma è stato il mio primo pensiero...."quanto ti capisco!" .... età diverse, problemi e questioni diversi ma credo che in questa fase della nostra bella Italia quel che hai descritto calzi perfettamente a moltissime persone se non la maggior parte.......un bel scritto!
    Ciao Cri

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    1. Guarda, non volevo prendere in causa la bell'Italia, però ci può anche stare :)

      E.

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  3. Succede sempre anche a me. Quando accade è terribile, la volta successiva vorresti evitarlo, ma non puoi farne a meno. Credo che sia tipico delle persone molto riflessive. Sei stato bravissimo a rendere a parole qualcosa di inspiegabile.

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    1. Grazie :)
      E hai proprio ragione: è inevitabile.

      E.

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  4. Succede anche a me di essere così, con cose da fare, ma pesa tutto. Mi succede soprattutto il sabato, ma anche in giorni come questo. E' la primavera, si dice.

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    1. Il sabato in verità la mia mente non ha neanche voglia di pensare ^^ Anche se tra poco si dovrà ricominciare a studiare anche il fine settimana.

      E.

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  5. Con il passare del tempo e, quindi, con maggiore esperienza, credo (te lo auguro, di sicuro!) che tali temperie saranno meno intense e più rare.

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  6. Ho iniziato a lavorare a 17 anni e ne ho già parecchi sul groppone,posso banalizzando affermare che tutti i giorni non possono essere uguali.
    Aggiungo che nella realtà lavorativa,i giorni no,li devi mascherare molto bene,da quelle parti la comprensione è praticamente inesistente....

    Buona giornata domani!

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    1. Eh, lo so bene che la comprensione è inesistente. Ne so qualcosa :)

      E.

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  7. Succede anche me. Succede proprio anche a me. Sono fasi di transizione, che poi passano.

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    1. Certo che passano, e meno male. Però danno fastidio come poche altre cose.

      E.

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E.