14 marzo 2012

Lettera aperta agli scrittori di tutto il mondo

Pubblico di seguito la lettera aperta, datata lunedì 6 febbraio, dello scrittore siriano Khaled Khalifa.

Amici, scrittori e giornalisti di ogni parte del mondo, e specialmente voi che vi trovate in Cina e in Russia, vorrei mettervi al corrente del fatto che il mio popolo si trova a fronteggiare un genocidio.
Da una settimana a questa parte le forze del regime siriano hanno intensificato i loro attacchi alle città insorte, e in particolare Homs, Zabadani, Rastan, la provincia di Damasco, Madaya, Wadi Barada, Figeh, Idlib e i paesini del Monte Zawiya. Durante questa settimana, e fino ad ora, mentre vi scrivo queste righe, sono caduti più di mille martiri, tra cui molti bambini, e centinaia di case sono crollate addosso ai loro abitanti.
La cecità di cui soffre il resto del mondo ha incoraggiato il regime a cercare di far piazza pulita della rivoluzione pacifica in Siria con una brutalità senza eguali. L’appoggio di Russia, Cina e Iran, e il silenzio del resto del mondo nei confronti dei crimini perpetrati alla luce del sole, hanno consentito al regime di decimare il mio popolo durante gli ultimi undici mesi, ma in quest’ultima settimana, dal 2 febbraio a oggi, i segni della carneficina si sono fatti più evidenti.
Quella delle centinaia di migliaia di siriani scesi per le strade delle loro città e dei loro paesi la notte del massacro di Khalidiyya, tra venerdì e sabato scorsi, con le mani alzate in preghiera, in lacrime, è una scena che spezza il cuore e richiama l’attenzione del mondo sulla tragedia umanitaria siriana. È altresì un’esternazione chiara, senza veli, del nostro sentirci orfani, abbandonati dal mondo, mentre i politici si limitano a vane parole e sanzioni economiche che non fermano gli assassini né trattengono i carri armati imbrattati di sangue.
Il mio popolo, che ha affrontato la morte a torso nudo, armato di soli canti, in questo preciso momento si trova a fronteggiare una campagna di genocidio: le nostre città ribelli sono soggette a uno stato d’assedio senza precedenti nella storia delle rivoluzioni, un assedio che impedisce al personale medico di prestare soccorso ai feriti, mentre gli ospedali da campo vengono bombardati a sangue freddo e distrutti. Non è consentito l’ingresso alle organizzazioni umanitarie, le comunicazioni telefoniche sono interrotte, cibo e medicine sono bloccati, al punto che il contrabbando di una sacca di sangue o una compressa di paracetamolo nelle zone sotto assedio è considerato un reato punibile con la detenzione nelle carceri per prigionieri politici, teatri di torture i cui dettagli, se mai un giorno doveste venirne a conoscenza, vi impressionerebbero.
Nel corso della sua storia moderna, il mondo non ha mai visto un coraggio e un valore come quelli mostrati dai rivoluzionari siriani nelle nostre città e nei nostri paesi. Così come non ha mai assistito prima d’ora a una connivenza e un silenzio simili, che ormai possono essere considerati alla stregua di complicità nello sterminio della mia gente.
Il mio popolo è un popolo di pace, di caffè e musica che mi auguro un giorno possiate gustare anche voi, e di rose di cui spero possiate sentire il profumo, affinché sappiate che il cuore del mondo è oggi vittima di un genocidio e che il modo intero è complice nello spargimento del nostro sangue.
Non riesco a spiegare nulla di più in questi momenti cruciali, ma spero di avervi esortati a mostrare la vostra solidarietà al mio popolo con i mezzi che riterrete più opportuni. So che la scrittura è impotente e nuda di fronte al frastuono dei cannoni, dei carri armati e dei missili russi che bombardano città e civili inermi, ma non mi va che anche il vostro silenzio sia complice dello sterminio del mio popolo.
Mi sentivo in dovere di condividere con voi queste parole, affinché anche voi possiate condividere o per lo meno a sforzarsi di capire quello che sta avvenendo in Siria. Mi sembra che le parole di Khaled siano fin troppo chiare, quindi non aggiungerò altro a quanto già scritto da lui.
Quando riusciremo ad avere un sistema d'informazione che funziona a dovere? Non dico di prendere le parole dello scrittore per vere senza ragionarsi su, ma sono dell'idea che un'informazione chiara e semplice e che svolge il proprio lavoro (quello per l'appunto di informare) senza influenze politiche ed economiche ci faciliterebbe la cosa.

Khaled Khalifa è nato ad Aleppo nel 1964. È romanziere, poeta e sceneggiatore per la TV e il cinema. Nel 2008 il suo romanzo Elogio dell’odio, in Italia edito da Bompiani, è entrato a far parte della rosa dei finalisti dell’International Prize for Arabic Fiction, il più importante riconoscimento letterario nel mondo arabo. Il romanzo, censurato in patria, è stato tradotto in molte lingue.



E.

10 commenti:

  1. Meritorio da parte tua dare voce a questa cosa. Quando gli sgherri dell'infame maiale assaD trucidarono un ragazzino di 14 anni che rifiutava di manifestare "spontaneamente" in favore del porco, io gli dedicai una (bruttina, modesta ma sentita) poesia. Non mi risulta che molti miei colleghi stronzetti da classifica abbiano fatto nulla di simile sulle pagine kulturali su cui pisciano a getto continuo...
    Forse il fatto che la siriA è un eroico nemico dei "cattivi occidentali filosionisti" rappresenta un freno troppo grande per i nostri intellettualozzi anacronistici muniti di tessera politica del secolo scorso...

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    1. Mi trovi d'accordo. E dire che molti di loro dicono di prendere spunto dalla realtà, quando invece sembra proprio che siano legati ad una nozione ancora troppo "tra le nuvole" (passami il termine) della vita e della realtà.

      E.

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  2. Troppi genocidi ancora nel mondo. Tra l'altro rimanendo sempre nel tema dell'informazione negata, vorrei ricordare della strage in Palestina di questi giorni. Durante un raid israeliano sono morti molti civili palestinesi tra cui un bambino di 7 anni, ma spesso queste notizie non sono mai menzionate.

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  3. Assurdo che tutto ciò avvenga facendo finta di nulla. Nessuno interviene e se lo facesse, lo farebbe male - vedi Libia dove ora c'è la guerra civile ma al francesone non gliene frega più un cazzo -. E i siriani muoiono a migliaia.

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  4. Condivido anche io sul mio blog.
    I canali tradizionali di informazione, sul massacro che sta avvenendo in Siria non dicono praticamente nulla, le informazioni se le va a cercare chi vuole approfondire, ma chi non è abituato a cercarsi le notizie e si basa sui tg non ne sa niente...

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    1. Ecco perché sono sempre a favore di una maggiore espansione di internet (anche se penso sempre che nel giro di pochi anni riusciranno a controllarlo totalmente).

      E.

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  5. Bravo. Domani mattina la pubblico anch'io sul mio blog. Ci vuole un gran coraggio per dire cose simili sulla propria terra, soprattutto in casi come questo.
    Merita di trovare una grande diffusione questa lettera...

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E.