29 novembre 2011

Moccia, Twilight e Brosio. I tre rovina librerie.

sottofondo: Dixie Cups – Chapel of Love

Dopo una bella serata passata ai mercatini di Norimberga, in quel di Verona, non ci può essere conclusione migliore del reparto trovi-tutti-i-libri-a-2-o-3-euro di una libreria a caso sempre in quel di Verona.

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Peccato che in ogni libreria, si vada incontro a certe disgrazie. Qualcosa sembra accumunare diversi libri provenienti da diverse parti del mondo ma trattanti temi comuni…

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Solo che al posto di un cazzo di lucchetto uno dei protagonisti preferisce succhiare gargarozzi.
In un’altra stanza, la catastrofe è ancora in agguato…

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Anche se il peggio doveva ancora arrivare. E l’accoppiata col volume affianco è tutta un dire.

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In certi casi, anche se è una cosa che aborro, potrebbe valere un buon rogo purificatore. Così, tanto per riscaldarsi un po’ in una gelida serata autunnale. Bevendo un buon bicchiere di brulè magari.

 

E.

27 novembre 2011

L'écriture est un oiseau rebelle

La folgorazione secondo Stephen King

 

sottofondo: Bizet – L’amour est un oiseau rebelle

paulsheldon

Da qualche giorno mi sono rimesso a leggere Misery di Stephen King.
Secondo i miei calcoli dovrebbe essere la quarta volta che lo leggo, proprio perché penso che il caro Stephen, quando si tratta di storie riguardanti la sua stessa professione, dia il meglio di sé in quanto a scrittura. Infatti sono profondamente convinto del fatto che questo libro comparirà in uno dei prossimi appuntamenti della rubrica Passi di libri, passi di vita.

L’altra sera ero steso sul letto a leggere, immerso profondamente nella stanza in cui giace il dolorante Paul Sheldon, protagonista del romanzo, e sono stato colpito da un estratto; e, pensando al post di qualche giorno fa, ho deciso di riportarlo sul blog.
A voi:

«Si aggirava per la casa, da una stanza all’altra, appesantito dal libro, ma più che appesantito gravido, sentendo cominciare le doglie. In precedenza, quello stesso giorno, aveva ritrovato sotto un cuscino del divano un reggiseno di Joan, che pure se n’era andata ormai da più di tre mesi e tanto bastasse a dimostrare l’efficienza del servizio di pulizia; ricordava d’aver sentito il frusciare del traffico di New York e, debolmente, il suonare monotono della campana di una chiesa che richiamava i fedeli a messa.
Si era seduto.
Come sempre, il felice sollievo dell’inizio, simile alla caduta in una voragine colma di luce accecante.
Come sempre, la triste consapevolezza che non avrebbe scritto bene come avrebbe voluto scrivere.
Come sempre, il terrore di non essere capace di arrivare fino alla fine, di lanciarsi a capofitto contro un muro bianco.
Come sempre, la meravigliosa gioiosa eccitante sensazione della partenza per un viaggio.»1

Semplicemente perfetto.

 

E.


1. Stephen King, Misery, Sperling & Kupfer Editori S.p.A., 1988, p. 53

25 novembre 2011

Untitled's fragments pt.1


«Walt si svegliò di soprassalto, la stanza buia, e si accorse con piacere che con la mano destra teneva ben saldo uno dei seni di Margareth.
Il contatto con quella calda morbidezza riuscì a tranquillizzarlo per un attimo. Tuttavia, l’inquietudine provocata dall’incubo appena terminato continuava senza sosta ad arrovellargli il cervello. Ancora quella sensazione di deja vù. Ancora quel senso di paura, come se si trattasse di un passato ormai dimenticato.»

Scusate, ma non riuscivo a trattenere l'emozione che mi ha provocato realizzare che i lavori si sono finalmente avviati.
Se vi fa piacere, e se vi può interessare, ogni tanto provvederò a postare qualche breve estratto. Ditemi pure cosa ne pensate e non abbiate paura nel rivolgermi anche qualche critica. Alla fine siamo qui anche per imparare gli uni dagli altri.

A presto,


E.

23 novembre 2011

Camminando e scrivendo

sottofondo: Anathema - Crestfallen


Voglia di una giornata libera, da passare per le strade di Verona.
Solo io e il mio taccuino. Camminando e scrivendo.
Nulla di più.
Niente musica, niente interferenze di alcun tipo.
Solo io e la scrittura.
Raccogliendo spunti, buttando giù qualche schizzo, immergendomi tra la gente e la sua città.
Non male come idea...


E.


MOL1, p. 40

21 novembre 2011

Ritrovati i taccuini inediti di Bram Stoker


Ritrovati i taccuini privati di Bram Stoker, contenenti vari appunti sul suo lavoro di scrittore. I taccuini ricoprono il periodo che va dal 1871 al 1881, quando Stoker ancora viveva a Dublino (sua città natale) e stava finendo di frequentare il Trinity College per poi impiegarsi in una società commerciale.
Sembra che questi taccuini riusciranno a svelare qualcosa in più sul famosissimo Dracula, senz'altro l'opera più famosa di Stoker, e a confermarlo è stato proprio Dacre Stoker, suo pronipote, affermando che il periodo preso in esame dai rinvenuti scritti «presentava alcuni lati non chiari sui quali ora è possibile fare luce, definendo in particolare chi influenzò la sua opera e i numerosi punti di contatto tra la sua reale esperienza e la figura di Jonathan Harker, avvocato che nel romanzo compie il viaggio in Transilvania».

Per quanto riguarda il contenuto dei taccuini, qualche informazione in più ci viene dalla The Robson Press, casa editrice che si occuperà di curare l'edizione a stampa. «The notebooks reveal the intimate Stoker -his attachment to Dublin and his life in that city. [They are] replete with observations on co-workers, classmates, friends, family members and the Dublin streets, and [the] various notes and anecdotes emit Stoker's rich Irish sense of humour».
La pubblicazione di The Lost Journals of Bram Stoker, questo il titolo originale, non potrà non entusiasmare i fan del padre di tutti i vampiri in quanto, sempre basandoci sulle dichiarazioni fatte dalla Robson, «the astute reader of Dracula will immediately recognise the aide-memoire technique displayed in the notebooks, which recalls similar notations made by Jonathan Harker—himself a compulsive note-taker».

Che dire, un occasione per conoscere meglio uno scrittore che ha saputo farci sognare, terrorizzandoci con un personaggio figlio delle superstizioni e delle leggende popolari dall'uomo primitivo fino ad oggi. Altroché Twilight, qui non si parla di vampiri che luccicano come tante Lelly Kelly alla luce del sole.

Per la pubblicazione, dovremo aspettare fino al 2012, in occasione del centenario della morte dello scrittore. Sarebbe interessante procurarsi la copia in lingua originale e poi, semmai, accompagnarla con quella tradotta (se verrà mai tradotta).


E.


Se vi interessa la mia "recensione" di Dracula potete trovarla qui.

20 novembre 2011

Marsilio Editori: Blogger di tutta Italia, a voi la parola



Oggi voglio presentarvi l'iniziativa della Marsilio Editori, che ha scelto di regalare un ebook a tutti i blogger che decidono di leggerlo e recensirlo.
L'iniziativa si chiama Blogger di tutta Italia: a voi la parola. Quali sono i requisiti? Pochi e semplici punti:
  1. avere un blog aperto da almeno un anno e con una frequenza di pubblicazione di almeno un post a settimana;
  2. impegnarsi a pubblicizzare l'iniziativa appena ricevuto l'ebook (sono un attimo in ritardo, ma penso che riusciranno a perdonarmi);
  3. impegnarsi a recensire l'ebook una volta letto (comincerò a leggerlo il prima possibile).
Si può scegliere tra due titoli disponibili: la mia scelta è ricaduta su Blacklands di Belinda Bauer. Non so, anche solo la copertina mi ispirava, comunque vi farò sapere al più presto i miei pareri a riguardo.

Sbrigatevi! L'iniziativa è valida per i primi 100 blogger che faranno richiesta di partecipazione!
Non mi resta che augurarvi BUONA LETTURA!


E.

19 novembre 2011

7 links, 7 posts

post

Era un po’ di tempo che non seguivo i post-catena che si aggirano tra i blog di noi blogger. Ma sì dai, divertiamoci un po’, ringraziando Alice per avermi passato la palla.

Le regole: possiamo mettere in evidenza 7 vecchi post del nostro blog, che rientrino nelle categorie elencate, dandone ovviamente un minimo di motivazione, e fatto ciò passare la palla ad altri 7 blog.

1. Il post il cui successo mi ha stupito: sotto questa voce mi tocca nominare Rammstein: scrivo alla redazione dell’Arena. Una lettera aperta prontamente cestinata dal quotidiano veronese, ma pubblicata poi sul giornale della cittadina nella quale vivo :)

2. Il mio post più popolare: I am the lizard king. I can do anything, con 889 visualizzazioni di pagina. Un omaggio a Jim Morrison che ha sollevato una critica, ma che a me va benissimo così.

3. Il mio post più controverso: non saprei davvero che link mettere in questo punto. Visto che è uno dei post più inutili che io abbia mai scritto, eccovi Netlog, come disse il grande Fantozzi….

4. Il mio post più utile: potrei mettere tutti quelli riguardanti le tradizioni friulane, però penso che S. Maria Assunta. Da pieve a Duomo di Gemona del Friuli sia uno dei più utili che io abbia mai scritto. Mettiamoci quel po’ di legame affettivo con la mia cittadina natale che non manca mai.

5. Il post che secondo me non ha avuto l'attenzione che meritava: sicuramente L’ombra del passato, poesia in cui credo molto ma che sembra non aver riscosso molto successo (forse perché in quel periodo non ero molto presente su blogger).

6. Il mio post più bello: uno dei miei primi, O me! O life!, un omaggio a Walt Whitman che voglio far conoscere anche a coloro che mi seguono da poco.

7. Il post di cui vado più fiera: Il sogno eretico, e non dico altro.

E ora i 7 blog a cui passo la palla:
1) La Quadratura del Cerchio
2) L'Odorosa Pantera
3) La mia pioggia in un giorno d’estate
4) That’s me in the Kitchen

Siccome siete troppi troppi le ultime tre posizioni le lascio a voi. Chi vuole se le prenda pure. Quando lo fate ditemelo che vi inserisco nella lista.

5)
6)
7)

 

E.

16 novembre 2011

Delle paure di un aspirante scrittore

scrittura creativa

È un po’ di tempo che mi sveglio con la sensazione di essere vuoto. Completamente.
Dormo quelle cinque o sei ore e al momento del risveglio non riesco a trovare un motivo valido per abbandonare il mio morbido e caldo giaciglio.
Mi sento vuoto. Senza niente da dire. È come se tutto quello ho dentro io l’abbia esaurito già da un pezzo. Niente più emozioni, niente più pensieri. Solo un grande nulla che pian piano si impossessa della mia inerme figura.
Ho paura che si tratti di qualcosa di irreversibile, di un gioco impossibile da fermare che pian piano mi ridurrà a uno stupido caprone, a uniformarmi con la dannata massa.

Non voglio. Devo sforzarmi, questa non è una battaglia che si vince rimanendo inermi.
Decido, come volontario, di scendere sul campo di battaglia per fronteggiare lo schieramento avversario. Io, solo contro mille e mille aggressioni sistematiche, prodotte da un sistema che non permette alla mente umana di vagare libera nelle sue verdi praterie.
Ci vogliono far credere che lo scopo della vita sia l’avere tutto e subito, senza controllo, senza pause, senza il tempo necessario per permettere al pensiero di stare al passo con gli eventi e, di conseguenza, formulare qualche obiezione a riguardo.
Vogliono farci credere che la creatività umana spetti solo a pochi eletti, privando un giovane volenteroso dei mezzi di cui abbisogna per stupire il mondo con la sua nuova invenzione, con i suoi sogni.
Per non parlare di coloro che vanno fieri della loro professione di critici. Boriose teste di cazzo i cui unici obiettivi sembrano essere l’annichilimento delle giovani speranze e la conservazione, in quanto tale, del mondo di loro competenza. Dalle loro parole traspare paura e odio nei riguardi delle novità che potrebbero cambiare totalmente il loro metro di giudizio infangato dalla preservazione dell’antico, del già letto e già visto.
C’è da dire, però, che non sono tutti così. Una speranza per la novità continua a persistere, anche con il continuo scontro con il passato, con la conservazione di un’immagine positiva e bigotta del mondo in cui viviamo. Le loro controparti, dall’alto dei loro gradi, vengono comunque tenute più in considerazione, per il semplice motivo che fanno parte esse stesse di quel sistema marcio e corrotto di cui si vantano di essere i rappresentanti.
Sento continuamente voci che annunciano la caduta di questo sistema, ma finché il denaro continuerà a essere il suo principale alimento sarà impossibile cercare di cambiare le cose. La tua invenzione porta profitti? No? Allora non c’è spazio per essa, a meno che non si riesca, in qualche modo, a uniformarla al mercato, colui che domina la nostra vita.
La parola d’ordine è standardizzare. Non si pensa più alla particolarità di un’opera, alla sua unicità. Tutto deve essere conforme allo standard che riesce a vendere. «Sì, interessante, ma va un po’ troppo fuori dai canoni… non siamo sicuri che potrebbe vendere». Cosa può esserci di più avvilente?

Forse il mio senso di vuoto è provocato proprio dalla mentalità dominante che vi ho appena descritto. Un cancro così esteso che molte volte riesce a uccidere persino le semplici ispirazioni che possono cogliermi durante una camminata per le strade di una città.
Paura che la creazione alla quale sto lavorando possa venire additata come inutile, non vendibile e quindi da scartare.
Bisogna essere forti per resistere a tutto questo, e ho sempre pensato di riuscirci. Tuttavia, a volte, queste paure riescono a cogliermi nei momenti in cui, probabilmente, il mio ego è così assorto nei suoi pensieri da abbassare le difese esterne.
È una battaglia continua, e c’è il rischio che la voglia di abbandonare la propria posizione riesca a convincermi definitivamente nel farlo.
So però che voglio tentare, a costo di perdere tutto ciò per cui porto avanti la mia passione. Anche perché la vittoria, o la sconfitta, non sono da considerarsi onorevoli se prima non si ha lottato.

 

E.

14 novembre 2011

Il fuoco arde, una croce si leva sulla piazza

"Il diritto dell'intolleranza è quindi assurdo e barbaro; è il diritto delle tigri; anzi, è anche più orribile, perché le tigri non sbranano che per mangiare, mentre noi ci siamo sterminati per dei paragrafi"
Voltaire

jc1

Ho visto con molto piacere che molti di voi hanno tentato di indovinare il significato del disegno da me postato qualche giorno fa. E con ancora più piacere ho osservato che nessuno di voi, sia su Facebook ché sul blog, è arrivato alla soluzione.

Dunque, dunque, dunque.
Il titolo provvisorio che ho dato alla mia “opera” è Il messia messo al rogo dai suoi stessi servi. Ammetto che l’idea di partenza era la rappresentazione di me stesso su quel rogo, ma poi cambiai idea in favore di una figura decisamente più celebre e che conferisse al disegno un significato molto più forte.
A questo punto avrete capito che il giustiziato è niente popò di meno che Gesù Cristo, messia, nella mia rappresentazione, messo al rogo dai suoi stessi servi. Non parlo, ovviamente, di coloro che sentono la fede come un sentimento intimo, privato e che realmente credono nel messaggio lasciatoci dalla figura di Cristo, un messaggio di grande tolleranza e altruismo, che mette in evidenza i valori essenziali per l’uomo: la pace, l’amore, la tolleranza e il perdono.

Personalmente punto il dito contro coloro che approfittano della religione per influenzare le menti dei “sottoposti”, che vogliono più di ogni altra cosa l’assoggettamento dei governi al loro credo e la diffusione, anche a costo della cancellazione di intere culture, della religione che rappresentano. Uomini che non hanno alcun rispetto per la vita umana, che tentano di influenzare il libero arbitrio umano stabilendo paletti a questa o a quell’altra cosa, bollando di peccato atti che rendono l’uomo veramente libero in quanto facenti parte della sua natura.
giordano_bruno_rogoPorci che discriminano il diverso, bollandolo di eresia solo per il semplice fatto che non la pensa come loro o perché semplicemente non crede nel loro dio. Ripudiano la sacrosanta diversità della vita, rifiutando di accettare il fatto che una persona non deve per forza accoppiarsi o sentirsi felice con persone del sesso opposto.
Criminali che, se succedesse, ci lascerebbero marcire su un letto per anni e anni, predicando il volere del loro dio sul nostro corpo ridotto ad un vegetale. Questa non è libertà… se permettete, in quanto essere umano, vorrei essere libero di fare ciò che voglio con il mio corpo se succedesse qualche danno irreparabile.
Ignoranti che parlano dei sacri valori della famiglia, senza nemmeno sapere cosa vuol dire averla una famiglia, con il mutuo da pagare e i bambini da mantenere.
Ipocriti che predicano la pace nel mondo e la volontà di aiutare il prossimo, senza mai sfilarsi uno dei loro anelli d’oro e donandolo alle comunità meno abbienti e che letteralmente muoiono di fame. Senza ricordarsi che la maggior parte delle guerre nella storia sono state provocate proprio dalla fede.

Un ultimo appunto voglio dedicarlo a tutti coloro usano la fede solo come manifesto di buona personalità. Quando vi fate vedere in chiesa, sventolando in aria la banconota dedicata alle offerte, solo per dimostrare al mondo che siete delle brave persone fate schifo. Sappiamo tutti che nel privato siete le peggio persone che esistano al mondo, invidiosi e bigotti come siete.

Basta, mi fermo qui che è meglio.
Lo so, forse potrei aver peccato d’intolleranza, ma nei riguardi di questi criminali penso che la tolleranza non è bene accetta. Se i loro deliri non avessero avuto, e non abbiano tuttora, pesanti ripercussioni nella vita di tutti i giorni probabilmente lascerei correre, ma il guaio è che i loro pregiudizi, le loro paure e la loro ignoranza hanno messo in ginocchio il mondo per troppo tempo.

 

E.


Un grazie ai Riul Doamnei per avermi ispirato.

13 novembre 2011

Moleskine!

moleskine

«Il mio primo Moleskine Pocket in copertina rigida.
Non so ancora cosa dire, tuttavia sono certo che questo taccuino, insieme alla fida Pilot, mi accompagnerà nelle mie uscite fuori casa. Visto che in una giornata la maggior parte delle ore le passo in Università, tra autobus, biblioteca e lezioni, penso che mi troverò a cambiare spesso taccuino (il portafogli ringrazia).
Che dire… sono contento.
Questo taccuino sembra essere magico: mi basta guardarlo per provare una voglia irrefrenabile di scrivere.
Da solo, mi do il benvenuto nel mondo Moleskine1

Questa la nota introduttiva alla mia prima Moleskine. Avevo in mente qualcosa di grandioso, pomposo, la citazione del secolo… e alla fine questo è stato quanto sono riuscito a scrivere.
Dopo un giorno ero arrivato al punto di non sopportare più la vista di quella prima pagina bianca e di starle davanti con la penna in mano e in attesa dell’idea brillante che avrebbe cambiato il corso della mia vita.
Optai per un pensiero scritto di getto, senza pensarci troppo. Istintivo, questa era la parola d’ordine. E devo dire che la scrittura di getto sta portando i suoi frutti su quel magico taccuino. Ci sono dei giorni in cui mi trovo a riempire pagine su pagine solo di pensieri che trovano nella penna un agevole mezzo per poter essere trasmessi.
Forse sarò malato, ma mi sono letteralmente innamorato del mio nuovo taccuino. Lo porto sempre con me, e con me vive ogni istante della mia vita. Attende solo che io lo apra per dare forma ai pensieri.
E così, insieme al quaderno, sempre dello stesso marchio, regalatomi dai miei compagni di università (cosa per la quale li ringrazierò a vita) e che userò per le parti di scrittura più consistenti, ora ho anche un pratico taccuino.

Di certo posso dirvi che non me ne frega niente del senso di appartenenza sviluppatosi attorno a questo marchio, un po’ come con la Apple, e del possedere un oggetto che rappresenta «un simbolo di nomadismo contemporaneo»2. Mi interessa solo il sacrosanto fatto di aver comprato un buon taccuino, certo un po’ caro, che risponde però alla mie esigenze e con il quale riesco a scrivere molto bene (nel senso di comfort, non di contenuti).

Tra l’altro, avrete notato che negli ultimi post compare la sigla MOL1 da qualche parte. Bene, è la sigla che rappresenta il nuovo taccuino di cui sto parlando, e mano a mano che ne comprerò altri il progressivo aumenterà. Chissà che io non riesca nell’impresa di creare un’enciclopedia del mio pensiero, magari con un bell’indice per ricercare facilmente appunti e schemi vari.

Bene, penso che per oggi sia tutto.
Vi lascio con il mio pensiero di ieri sera, scritto appena arrivò la notizia riguardo le dimissioni di Silvio Berlusconi:

«12 novembre 2011, ore 21.42: Un brivido mi corre lungo tutto il corpo. La consapevolezza di aver assistito ad un fatto storico è forte, matura quanto basta. Questo è un evento che potrò raccontare ai miei figli. E sono sicuro che la mia mente farà di tutto per non dimenticarsi questo momento.»3

 

E.


Ah sì, il disegno propostovi l’altro giorno rappresenta Gesù messo al rogo dai suoi stessi servi. Magari ci scriverò un post cercando di darvene una spiegazione.

1. MOL1, p. 1
2. Moleskine, libretto contenuto nella tasca interna di ogni prodotto Moleskine (sezione in lingua italiana)
3. MOL1, pp. 24-25

11 novembre 2011

Nuovo video dei Rammstein: “Mein Land”

Nuovo video e nuova canzone per i teutonici Rammstein!

La canzone in sé non è niente di che (è comunque ascoltabile); su questo aspetto i Rammstein potevano dare un po' di più. Tuttavia, per quanto riguarda il video, be', fa spezzare!

 

E.

10 novembre 2011

Aspettando il bus. Tra auto e scolari

 

villafranca

Oggi per andare alla fermata dell’autobus decisi di non ascoltare musica. So benissimo che quella dell’iPod è un’abitudine che serve a tenermi compagnia mentre cammino, ma quando scesi dalla macchina mi accorsi di non averne voglia.
Così, fino alle 8.15 circa, per una ventina di minuti mi sono immerso tra i rumori mattutini di Villafranca, cittadina che mi capita sempre più di rado di vedere nelle ore di maggior attività.
Ero fermo alla fermata del bus, fumando una sigaretta, e cercando di catturare più particolari possibili.
Non so ancora se dirmi o no soddisfatto di questa esplorazione uditiva e visiva, so solo che il rumore del traffico copriva ogni cosa.
Ebbene sì, alle 8 del mattino, in quel di Villafranca, vi sono già degli ingorghi tali da tappare, in un unico serpentone di automobili e motorini, gran parte della cittadina. E ogni mattina un po’ di questa coda devo sorbirmela pure io per poter parcheggiare in un buco. Un giorno mi sono persino messo a osservare ogni macchina che passava. Be’, l’80% degli esseri umani tappati come Simmenthal nelle loro auto sempre più grandi era costituita dall’accoppiata genitore-figlio. La mammina che porta il figlioletto a scuola in macchina, anche se la loro casa dista poco meno di 100 metri 100 dal luogo di detenz… ehm… di educazione del pupo. Ma lasciamo perdere questo discorso, me ne sono già occupato in un altro post.

Possibile che per una volta che decido di liberarmi un po’ le orecchie dalla musica devo essere investito da un simile frastuono?
È inutile, in ogni luogo in cui ci rechiamo veniamo sistematicamente investiti dai rumori che odiamo nel profondo, che nuocciono alla nostra tranquillità,  che tuttavia ci sforziamo di catalogare sotto la voce necessari.
Non riusciamo a riposarci nemmeno facendo un viaggio, quella pausa che per tutto l’anno lavorativo attendiamo con ansia. Anche nei momenti di pausa tutto deve essere programmato al minuto, schedato in un archivio e attuato il più in fretta possibile.
Da quando siamo piccoli, fino alla nostra morte, la vita viene programmata; le nostre esistenze inzuppate di impegni e ricorrenze molte volte inutili. Parlo delle sempre più numerose attività alle quali condanniamo l’innocenza dei nostri figli e la salute mentale dei nostri padri di famiglia.
La soluzione sembra semplice: imparare che c’è anche il tempo del non fare un cazzo. Quei momenti in cui ci stendiamo sul divano, liberiamo la mente, e non pensiamo a nient’altro che non sia stare sdraiati su quel cazzo di divano. Quei momenti in cui l’unico pensiero deve essere il proprio benessere, ‘fanculo gli altri; senza eccedere però.
Purtroppo è la società del troppo avere e averlo subito che ci ha insegnato la frenesia. L’essere umano, per continuare a vivere, deve per forza tenersi occupato.
Soldi, soldi, soldi. Non vi è più la mentalità di colui che si accontenta di quello che ha (sempre che le sue condizioni siano dignitose). Bisogna arricchirsi e farlo in fretta.
Dobbiamo tornare ad accontentarci di quello che abbiamo, senza dover per forza accumulare, accumulare e accumulare in un enorme circolo vizioso la quale fine è l’inevitabile instabilità mentale. Una famiglia riesce a sfamarsi, a pagare il mutuo e a togliersi qualche sfizio? Ok, va benissimo così, non andiamo oltre.
Certo è che questi tempi bui non riescono a farci accontentare, anche perché molte volte quel poco che abbiamo non serve nemmeno a comprare un paio di scarpe per i nostri figli.

Inizialmente ho odiato il frastuono prodotto dal traffico, ma il solo pensare che dietro a quello ci saranno state persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese mi ha calmato. Sono salito sull’autobus, ho acceso l’iPod e mi sono messo a scrivere. Pensando ad un futuro che si rivela essere sempre più improponibile e in parte spaventoso…

 

E.


MOL1, pp. 16-19

9 novembre 2011

Of Misery and the Final Hope

sottofondo: Riul Doamnei – Of Misery and the Final Hope

 

Stamattina ero in autobus, come sempre ormai.
Ho tirato fuori la fida Moleskine, convinto che stesse arrivando qualche perla di saggezza (ma dai XD), ho scritto la data e mi sono preparato in posa io-so-fico-che-in-autobus-scrifo. Ed ecco che la penna ha cominciato a muoversi da sola.
Non ho scritto, no, ho disegnato.
Non mi capitava da tanto e tanto tempo di disegnare.

jc1

So benissimo che non è il capolavoro del secolo, perciò siate clementi con la mia “opera”.

 

E.


MOL1, p. 15

8 novembre 2011

Non siete stato voi!

«L’autorità dimentica un re morente»
Alfred Tennyson

A ognuno la libera interpretazione…

 

E.

7 novembre 2011

Lacrymosa

sottofondo: Evanescence – Lacrymosa

lacrymosa

Debole lume
feriscimi gli occhi,
brucia la memoria
ed essicca il pianto.
Lacrime amare, disperate,
vitale essenza per i fiori,
bagnano una stoffa
percorsa da ragnatele.

Inginocchiato e straziante
dinnanzi al bianco marmo,
capitale testimonianza di una vita,
equilibrio spezzato dal pianto.

Questo il nostro destino,
niente danze né musiche,
niente portoni celesti,
solo lacrimosa realtà…

“Disperato”, urlo,
“il mio cuore sepolto”,
lacrimosa perdita
di una vita insieme.
“Il nostro lascito,
oh mia sventurata sposa,
nel legno e nella terra
seguirà il tuo fato”
.

 

E.

5 novembre 2011

4 novembre 2011, Genova invasa dalle acque

Un altro novembre da incubo da includere negli annali

alluvione genova

Qualche giorno fa era toccato alle Cinque Terre, adesso il disastro è accaduto a Genova. Fiumi che straripano, piene che invadono la città ad una velocità impressionante, automobili che vengono spazzate via, esseri umani travolti dalla furia della natura.
Sembra che in Italia i giorni compresi da fine ottobre a inizio novembre siano puntualmente dedicati a qualche tragedia. Ricordiamo l’inondazione in Veneto, l’anno scorso, o quelle di Torino, Firenze, Genova e molte altre località italiane. E tutto perché chi di dovere non vuole rendersi conto del fatto che la natura non è un qualcosa di impotente che assiste ai nostri soprusi senza batture ciglio; o forse fa solo finta di essere così inconsapevole, tanto quello che interessa è solo il denaro.
E in tutto questo sembra che l’uomo non abbia colpa. Sembrano essere tragedie che nessuno poteva prevedere o al massimo prevenire. È sempre e solo colpa della natura, perfida e insensibile verso l’essere umano, incapace di lasciarlo vivere in pace e flagellandolo con continui disastri.

Quale cifra ci restituirà i morti e i dispersi delle Cinque Terre?
Quale mazzetta riuscirà a ricoprire la memoria delle morti che ieri hanno segnato il disastro di Genova?
Quale porco assetato di potere riuscirà per un’altra volta a cancellare la memoria di questi eventi speculandoci sopra?

In queste ore le persone che contano appaiono come strizzate e gettate a terra dal dolore. Il loro finto cordoglio è atto solo a mascherare la loro finta incompetenza dovuta ad interessi economici a scapito del territorio che amministrano. E mentre un nano afferma davanti ai leader europei che nel suo Paese la crisi economica mondiale non si avverte, l’Italia viene messa ancora in ginocchio dall’ennesima tragedia.
Non dimentichiamoci di queste tragedie… in fondo l’acqua ha sempre provocato disastri, ma solo quando si è vista sbarrare la strada dall’attività incontrollata dell’uomo.

Vorrei esprimere la mia vicinanza alle popolazioni colpite da questi disastri, dedicando loro la mia poesia Rabbia e acqua. So perfettamente che i versi in questione li composi pensando ad una specifica tragedia dimenticata, ma le parole da me scritte sembrano essere perfette anche per molti altri disastri.

 

E.

3 novembre 2011

Parafrasare e investigare: talenti sprecati n° 34 e 35

girolamo

‎"Il Petrarca, per le assidue e fortunate indagini alla ricerca di antichi codici, che restituissero opere smarrite o contribuissero alla miglior conoscenza delle già note, e per le riflessioni, abbondantemente disseminate nelle opere latine, su questioni attributive, testuali, esegetiche, paleografiche e codicologiche, merita senza dubbio il titolo di iniziatore della filologia umanistica"1

Si può dire che la mia giornata sia iniziata con questo paragrafo.
Mi trovavo seduto in autobus, il libro di Filologia Italiana sulle ginocchia e matita in mano, solida spada pronta a ferire di grigio le pagine in lettura. La solita e immancabile vecchietta mi fissa i capelli e la barba con una faccia che sa tanto di io-alla-tua-età-pensavo-ad-andare-in-chiesa-a-soddisfare-mio-marito-e-a-non-contraddirlo-mai. Io le rispondo con sospiri che tanto sanno di bella-giovinezza-del-cazzo-che-hai-passato-pensa-che-a-farti-i-cazzi-tuoi-potresti-vivere-cent’anni. Ma torniamo al libro: tutto bene per quanto riguarda l’introduzione, senza contare poi le prime 3 pagine del primo capitolo. Quand’ecco che il maledetto paragrafo fa la sua comparsa.
Lo leggo la prima volta e mi rendo conto di non averci capito niente. Provo ancora e ancora, finché alla quarta volta riesco nell’impresa alla quale ogni studente degno di chiamarsi tale arriva quando si ritrova a dover decifrare un testo d’esame: riconoscere le parti salienti del discorso, cancellare quelle inutili e rielaborare. Il primo prodotto di tale impresa è questo: «Petrarca, buga buga, bla bla bla antichi codici, yadda yadda umpalumpa sgnaggallatta shakkallakkamuddafakka, bla bla bla umanistica».
Meglio rileggere va’. Il secondo risultato è molto più convincente del primo: «Il Petrarca, per le assidue e fortunate indagini alla ricerca di antichi codici, merita senza dubbio il titolo di iniziatore della filologia umanistica. Il suo lavoro, concentrato su opere latine e questioni testuali, codicologiche e paleografiche, era rivolto alla miglior conoscenza delle opere già note e al recupero di quelle scomparse».
Molto meglio, nevvero?! Ma diamo un’occhiata al terzo risultato dell’elaborazione: «Il Petrarca, per le assidue e fortunate indagini alla ricerca di antichi codici, merita senza dubbio il titolo di iniziatore della filologia umanistica». Finalmente ci siamo. Mission accomplished!
Perché togliere tutto il resto? Per la sua inutilità. In poche parole: se mi dici che Petrarca è da considerare l’iniziatore della filologia umanistica, perché spiegarmi tutto quello che faceva se il lavoro di un filologo me l’hai già spiegato nell’introduzione? Mistero degno di Emilio Fede. Perché solo chi è Fede e lecca deretani può arrivare a capire certe cose (sto divagando, lo so).

Alzo lo sguardo e mi accorgo che è già ora di scendere dal bus. Tempo venti minuti e sono al bar universitario a fumare una cicca insieme a Luca e Barbara, il ché vuol dire una decina di minuti a parlare di film prima di cominciare il mio lavoro in biblioteca… optimus! Ed è proprio in quest’ultima che la giornata ha trovato il suo culmine in idiozia. Andiamo con ordine.

Sono seduto alla scrivania, quand’ecco un professore entrare in biblioteca tutto trafelato. Mi spiega, per metà a gesti e per l’altra a frasi sconnesse in stile essere subumano, che tal opera in quattro volumi del tal autore del tal anno del tal editore e con tal collocazione non si trova più.
Immaginate la mia espressione? Ecco… di più. Non riesco a credere a ciò che sento. Gli chiedo maggiori spiegazioni, solo così riesco a fargli uscire dalla bocca piccole e piccole frasi di senso compiuto… più o meno così: «Nell’ufficio accanto al mio dovrebbe esserci tal opera di tal autore di tal anno di tal editore e con tal collocazione. Ho guardato nell’armadio e non c’è più. Sono quattro volumi molto vistosi. Non si possono dare via perché sono solo da consultazione. Non riesco a capire come abbiano fatto a sparire».
Lo tranquillizzo fin da subito subito, chiedendogli di ripetermi l’esatta collocazione dei volumi e che appena avrò sistemato i rimanenti fantasmini sulla scrivania mi sarei occupato del caso.
Ho chiamato Chi l’ha visto?
Ho chiesto aiuto a Horatio Caine e ai suoi occhiali da sole?
Ho pregato affinché dio inviasse presso di me Don Matteo?
No… ho indossato una parrucca bionda e un vecchio vestito da vecchia-vecchiaI’m FletcherMrs. Fletcher!

(n.b. l’ascolto del video è funzionale alla lettura del post!)

Come un’ammuffita scrittrice-indagatrice-portasfiga-incapace-di-pensare-ai-cazzi-propri mi metto a scartabellare l’intero archivio cartaceo dei libri ancora in prestito. Bene, tra professori e studenti non ce l’ha nessuno e sembra proprio che le regola della consultazione sia stata rispettata. Perfetto.
Entro nella scena del crimine, e due cose attraggono la mia attenzione: la luce è spenta e una scala a quattro gradini è sistemata affianco dell’armadio. Noto subito che la scala, per posizione-forza-del-vento-gittata-impronte-digitali punta verso un’anta sulla quale è affisso un cartello riportante la scritta “ROM ITA CONS B”. Controllo il bigliettino in mio possesso… la collocazione dei volumi scomparsi sarebbe “ROM ITA CONS A III 89” (incredibile, la ricordo ancora XD). Qui gatta ci cova.
Comincio ad aprire ad una a una le varie ante, scorrendo velocemente i vari numeri di serie, ma senza trovare quello che cerco. Intanto arriva anche il professore a farmi compagnia e comincia a dirmi che non è sicuro di aver guardato bene in qualche anta.
All’improvviso la folgorazione. Con uno scatto sono in piedi e apro l’anta più in alto che riesco a trovare di fronte a me.
Eccoli lì, i 4 volumi…

La faccia del prof è una di quelle che mi ricorderò per tutta la vita. Tra lo sbalordito e il consapevole di aver fatto una figura di merda.
Richiudo le ante e gli dico che non deve preoccuparsi, un altro caso risolto per Mrs. Fletcher!

signoragiallofinale

 

E.


L’immagine di testata è un estratto preso centralmente di San Girolamo nello studio di Antonello da Messina (1474-75) e conservato presso National Gallery, London.
1. Bruno Bentivoglio, Paola Vecchi Galli, Filologia Italiana, Bruno Mondadori Editori, Milano, 2010, p. 11

2 novembre 2011

ATV, Dersut e Fnac. Il mio portafogli minacciato

autobusverona

E da domani si ricomincerà a versare una quota fissa per un abbonamento ai mezzi pubblici. Per novembre ho deciso di provare l’autobus, ergo sono 40 e rotti euro per arrivare fino a Verona (una ventina di chilometri in tutto).
L’unico aspetto positivo è che con l’autobus dovrò scendere in corso Porta Nuova e così farmi una passeggiata di una ventina di minuti (a stare larghi) fino in università. Non è un problema: primo perché mi troverei ad attraversare il bellissimo centro di Verona, secondo perché fa sempre bene mantenersi in moto; e visto che mi sono messo un po’ a “dieta” e che non ho tempo per andare regolarmente in palestra ho scelto di camminare. Non pensate che me ne stia lamentando, no no no no, lo faccio di buon grado.
Meglio così dai. Forse riuscirò ad avere qualche spunto in più provando a cambiare mezzo di locomozione e passeggiando per le vie di Verona; ovviamente la mia fida Moleskine sarà sempre nella borsa, pronta a contenere i miei appunti di universitario pendolare.

Quello che più mi preoccupa non è il fatto di dover rivedere i miei orari mattutini (a partire da domani, mi devo sbrigare), ma piuttosto il fatto che mi troverò a passare, nelle mie passeggiate in centro, nelle vicinanze sia di un Dersut ché della Fnac. Ahinoi! Povere le mie già magre finanze!
So già che non riuscirò sempre a resistere alla tentazione di entrare in caffetteria e gustarmi un buon Caffè Cocco, sforzo abbastanza inutile se contiamo anche le eccellenti brioches che ti propongono e il cui profumo ti avvolge le narici portandoti a galleggiare a mezz’aria in preda a una crisi mistica. L’ultima volta che ci ho fatto colazione mi sono reso conto del fatto che se tale caffetteria aprisse nelle vicine-prossime-immediate-vicinanze dell’università farebbe soldi a palate. Avete presente i soldi che fa Starbucks? Ecco, una cosa del genere.
Almeno per la libro-musico-tecnologa Fnac la soluzione c’è: portarsi via sempre i soldi contati. Seguendo le sacre orme di zio Paperone.
Triste rimedio.

 

E.


Eh sì… ho proprio idea che il Dersut, nei rari casi in cui ci andrò, diventerà un luogo ideale per la scrittura.