17 settembre 2011

Se potessi fare, 150 ore al mese…

bibliotecadublino

Bon, finalmente ho avuto la conferma.
A partire dal mese di novembre lavorerò presso la Biblioteca di Romanistica della facoltà. 150 ore da passare a fare esperienza, o semplicemente a studiare i libri di corso. A quanto pare non parliamo di un luogo frequentatissimo.
Non sarà certo la biblioteca che potete ammirare in foto o la British Library, ma sicuramente si tratta di un passo utile verso un mio eventuale futuro professionale. Un’occasione sia per guadagnare qualche soldino ché per fare un po’ di esperienza.

Ecco, fatto. Scusatemi ma ci tenevo a dirlo, anche perché ne sono felicissimo.
E poi, chissà… potrei pubblicare i numeri da circo che potrebbero capitarmi. Mai dire mai.

(me bibliotecarissimo!)1

 

E.


1. Piccola citazione a chaillrun ^^ Sì ok, forse definire il mio lavoro con il termine “bibliotecario” è un po’ troppo, dovrò occuparmi dei prestiti.

16 settembre 2011

Vostro onore…

DA «Mettete la mano sulla Bibbia, alzate la man…»

E «No, la mano sulla Bibbia non la metto!»

DA «Perdonatemi: la procedura prevede che voi…»

E «Ho detto no, bruciatemi prima sul rogo piuttosto.»

DA «Va be’, facciamo a meno. Alzate la mano e giurate sul vostro onore.»

E «Giuro di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità!»

20110905mocciafacebook

E «Vostro Onore, Maestro DA, sono colpevole solo di aver detto la verità! Se questo è un delitto, fustigatemi pure e toglietemi la mia principale passione. Ma non dimenticate di chiudermi il blog…»


E.


DA = Dante Alighieri
E = Emanuele

15 settembre 2011

Standing on the backs of angels

sottofondo: Dream Theater – On the Backs of Angels

angelo

Questa mattina ho voglia di viaggiare. Voglio scrivere un post che mentre lo creo mi faccia andare oltre ai paletti imposti dalle recensioni di libri o dai fatti terreni che in queste ore ci stanno ammorbando il cervello tramite i telegiornali.
Voglio elevarmi oltre la sedia su cui siedo, spiccare un balzo verso le immense azzurrità.
Voglio essere circondato da candide nubi, volare e sentirmi felice come quando il pargolo assaggia per la prima volta il latte materno.

Da quassù tutto appare più semplice. Il mio vecchio mondo appare solo come  un insieme di acque, montagne, prati e grigie e fumose città. Quassù regna la libertà, indiscussa e accessibile a tutti se solo tutti sapessero volare anche solo col pensiero.
Mi sento un po’ come un novello Icaro, forse un po’ più accorto per quanto riguarda il volo. Non dovrei preoccuparmi delle mie ali, sono già perfette così. Non si scioglierebbero al sole, dato che sono mie.
Che potere hanno quassù i bastardi arrivisti dai quali siamo governati. La loro influenza vale meno di una briciola di fronte all’immensità che mi circonda.
I vari dittatori non possono esercitare la propria influenza sulle masse, il cielo non è un territorio controllabile. Anzi, non è un territorio, è solo una pace per il pensiero. Più puro ora che non deve essere continuamente rimpinzato di notizie inutili riguardanti quei personaggi insignificanti, nella maggioranza dei casi, che ci è stato insegnato definire con la sigla VIP.

Se solo i leader cattolicani, insieme ai vari fondamentalisti religiosi sparsi un po’ in tutto il mondo, si degnassero di guardare veramente il non-luogo in cui mi trovo si accorgerebbero improvvisamente che non hanno alcun potere sul cielo, da sempre motivo di rivalità tra le varie fedi.
Forse questi porci pieni di boria si accorgerebbero che i loro tentativi di controllare le menti umane non sono serviti a niente. Poi, sono sicuro, che con sgomento farebbero un’ultima scoperta: loro non hanno le ali per raggiungerci.
Loro, che hanno ucciso in nome di colui che ritengono essere il “re dei cieli”.
Loro, che hanno cancellato dalla faccia della Terra culture e popoli antichi come il mondo e solo per impiantare una croce in un villaggio.
Loro, che tentano in tutti i modi di tenerci sotto controllo.
Loro, che “la donna vale meno dell’uomo, perciò deve stare in casa a figliare”.
Loro, che ogni qual volta ne trovano il bisogno, sparano a zero su coloro che definiscono “sodomiti”, senza tener presente che seppur gay, un essere umano è pur sempre un essere umano.
Loro, che si scandalizzano in pubblico per questioni che mettono da parte la fede, ma che poi quando sono tra le mura domestiche indossano stivali e reggicalze e si fanno frustare dalla moglie sessualmente frustrata, rinchiudendo i figli in una prigione che da soli non riusciranno a lasciarsi alle spalle.
Loro, che “il battesimo prima di tutto”. Vi sembra libera scelta?
Loro, ricoperti dai loro manti d’oro e di metalli preziosi, che indossano perché se no non sarebbero dignitosi di fronte a dio.
Loro, che non li ho mai visti vendere uno solo degli anelli che portano alle dita per donarne il ricavato ai paesi che soffrono la fame anche per colpa loro.
Qui, loro, non hanno potere. Qui il loro dio, sempre che deicida di rivelarsi, penso che non ne vorrebbe sapere di farsi idolatrare da persone così viscide.

Qui ogni singolo essere umano è importante. Non esistono primi e ultimi.
Nessuno denuncia il proprio vicino solo per far bella figura con il regime di turno.
Nessuno impicca il suo amico solo perché non crede nella sua stessa religione.
Non vi sono roghi di libri scomodi.
Non vi sono colpi di stato sanguinosi. I regnanti sembrano essere spariti nel nulla insieme alle loro propagande sprizzanti merda.
Non vi sono fanatismi di alcun genere, non ce n’è bisogno.
C’è solo una cosa. Una semplice parola, che può sembrare banale a chi se ne frega di essa, che in realtà racchiude l’essenza dell’essere umano.
Libertà.

 

E.

13 settembre 2011

Passi di libri, passi di vita - L'Ultima Valle

Quello di cui voglio parlarvi oggi è un libro che non ha potuto fare a meno di segnare la mia adolescenza.
Al contrario di molti ragazzini di oggi non uso certo la suddetta frase per indicare quell'insieme di becero romanticismo-masochista-e-ciucciasangue che è Twilight. Toglietevelo dalla testa.
Direi che dopo questa piccola e doverosa premessa posso finalmente cominciare.



Oggi voglio presentarvi un estratto de L'Ultima Valle di Carlo Sgorlon; scrittore friulano, ahimè deceduto nel 2009, che ha passato una vita a scrivere romanzi riguardanti le storie più nascoste, magiche e tragiche della storia del Friuli Venezia Giulia (quindi più vicino a me di qualsiasi altro scrittore).
In questo romanzo Sgorlon ci porta a Cassiano, piccolo paesino in una valle che conta poche migliaia di abitanti e sperduta tra le montagne friulane.
A Cassiano la vita procede come al solito, immutata da tradizioni antiche di migliaia di anni, in cui i moti naturali continuano imperterriti a dettare la vita dell'essere umano, e intaccata solo dalle poche novità tecnologiche che sono riuscite ad arrivare fin lì.
Un bel giorno, però, delle macchine nere di lusso percorrono la piccola strada militare che attraversa la valle. Ha così inizio la fine per Cassiano, il giorno in cui l'Ingegnere decide che quella valle verrà chiusa da una diga e allagata da un lago artificiale.
Vi ricorda qualcosa questa storia?

«Stentai a riprendere sonno, mentre Caterina si era addormentata, e sentivo il suo russare sottile e uniforme, simile a quello di Pietro. Poi non ricordo più niente, finché non fui svegliato nel cuore della notte da un rombo assordante. Mille carri armati stavano attraversando la strada che aveva spianato la marcia del nostro destino. Un altro terremoto, dieci volte più spaventoso del primo? Era il rombo della diga che si spezzava? Poteva essere, le forze naturali non si lascia mettere in catene, era soltanto un'illusione dell'Ingegnere. Il boato potente, che era l'unione e la fusione di cento boati messi insieme, continuò e si avvicinò. Corsi alla finestra e vidi una cosa immensa, buia e altissima, che si stava avvicinando, un mostro sterminato che s'impennava contro il cielo per cento metri, con la cresta arrossata dalla luna. Un essere informe, mille volte più grande di una balena, si precipitava contro la diga ma anche contro di noi, risaliva la china e si scagliava sul villaggio e la nostra casa.
Un'ombra mastodontica, grande come una nuvola. Ma non era una nuvola, era un colpo di mare. In quella notte di portenti il mare s'era trasportato nella nostra valle, e un'ondata alta quanto nessuna era mai stata, in tutti i mari del mondo, e in tutti i maremoti di ogni tempo, si dirigeva verso di noi, un orcul in forma d'acqua e di ondata, che camminava da una montagna all'altra.»1

Possiamo tranquillamente affermare che L'Ultima Valle non è un semplice romanzo ispirato alla tragedia del Vajot. L'Ultima Valle è il Vajont (anche se debitamente romanzato).
La narrazione è qualcosa di sublime. La semplicità con la quale ci viene raccontata questa tragica storia riesce a trasportarci per le strade di Cassiano, facendoci dialogare con i personaggi e soprattutto facendoci respirare un'aria pregna di timori per quella maledetta diga e la voglia di continuare la propria vita, continuando a mantenere vive tradizioni millenarie che l'avvento della modernità sembra voler cancellare ad ogni costo dalla faccia della terra.
Chi è stato ai paesi di Erto e Casso, toccati dalla tragedia del Vajont del 1963, non potrà fare a meno di respirare la stessa atmosfera avvertita tra le case di pietra e le viette che formano i due paesi.
Un libro sublime per una storia che non è certo da dimenticare.


E.



1. Carlo Sgorlon, L'Ultima Valle, 1987, Arnoldo Mondadori Scuola. p.a., Milano, p.  291

11 settembre 2011

Maledette sinapsi



Chi capisce il funzionamento del cervello è bravo.
Frase banale e abbastanza fuffa, ma neanche tanto. Provate a seguire il mio discorso.
Possibile che nuove idee e progetti abbiano deciso di tornare ad arrovellarmi il gulliver solo da quando ho ripreso in mano i libri di studio?
Sembra impossibile come cosa, lo so. Infatti il mese e mezzo di "pausa" che mi ero preso dal blog doveva servire anche a sviluppare la trama di quello che volevo fosse il mio primo romanzo. Ci credete che, in quel mese e mezzo, di idee ne ho avute tante ma di buona nessuna (per citare un personaggio a caso)?
Manco a farlo apposta, quando ho dovuto riattivare il cervello per studiare il Quattrocento artistico italiano, le sinapsi hanno ricominciato a fare il loro lavoro a dovere, e in un paio d'ore mi sono ritrovato con una trama di per sé completa; alla quale nei giorni seguenti ho fatto qualche modifica aggiungendo e correggendo un po' di roba e aggiungendo qualche "abbellimento" utile alla storia.
Senza contare il fatto che ero arrivato a scrivere un racconto che contava più di 20 pagine, e he mi sono accorto essere pura fuffa solo dopo aver scritto più di 20 pagine. Roba abbastanza illeggibile e orripilante di per sé. Immaginate come io mi sia sentito in quel momento.
'Fanculo alle sinapsi. 'Fanculo alle cattive idee.

Ora invece il cervello lavora. Funziona a dovere, dandomi anche il tempo di pensare a qualche nuovo progettino per il blog e non solo.
Da qualche giorno ho ricominciato anche ad usare Linux Ubuntu, il quale ambiente minimale e pulito riesce a non distogliermi troppo da quella che deve essere pura scrittura. Infatti, con estremo piacere, ho ricominciato a sentire i brividi delle lunghe sessioni di scrittura notturna. Puro godimento.

A proposito, oggi ho deciso di riciclare il mio bloggetto su tumblr e di farne, oltre ad una vetrina per questo blog, un diarietto veloce veloce, in cui postare quei pensierini veloci che non riesco a tenermi dentro. Ho deciso di chiamarlo Il Tempo di una Sigaretta, proprio per sottolineare il fatto che i post al suo interno saranno tutte cosette scritte in meno di 5 minuti e senza pensarci troppo.
Insomma, se vi va fateci un giro che a me fa piacere.

Detto questo... penso di non aver altro da dire.
A presto miei cari,




E.

10 settembre 2011

Lovecraft & The Shunned House

sottofondo: Cradle of Filth – Tortured Soul Asylum

Shunned_House

«Con una lucidità acuta come adesso lo erano i sensi, avvertii istantaneamente un pericolo; come un automa, mi alzai dalla branda e afferrai meccanicamente una delle armi che avevamo deposto accanto alla chiazza giallastra. Tremavo al pensiero di quello che avrei visto, perché era stato mio zio a lanciare quell’urlo, e non avevo idea della minaccia contro la quale avrei dovuto difendere sia lui che me.
Quello che vidi, purtroppo, era anche peggio di quello che temevo. Esistono orrori che travalicano ogni orrore, e quello che avevo di fronte era uno di quei grumi d’incubo supremo che l’universo assegna a una minoranza di sfortunati.»1

 

Questo sì che si chiama Scrivere…

 

E.


H.P.Lovecraft, La casa stregata e altri racconti (dal racconto The Shunned House), 2010, Roma, Newton Compton editori, p. 47

7 settembre 2011

Piccolo sfogo sulla giornata di oggi...

sottofondo: Rammstein - B********

Provvediamo subito a mettere il bollino rosso. Non so cosa potrebbe venir fuori da questo post.



Bene, adesso che mi sono messo a posto la coscienza posso anche cominciare.

Bella giornata di merda.
Oggi è proprio una di quelle giornate in cui la merda che ti viene spalata addosso è pari solo al quantitativo di letame prodotto da una stalla di 300 tori. E forse non va bene neanche come paragone, nel senso che 300 tori non riuscirebbero mai a produrre in un anno tutta la cacca che in questo momento ti sta ricoprendo.
"Ma sì", direte voi, "una giornata storta può capitare a chiunque". Sappiate fin da subito che sono pienamente d'accordo, ci può essere di peggio nella vita, ma oltre alla fidanzata ho bisogno di un altra via di sfogo per provare a liberarmi di quello stronzo, anzi due, che ho ingoiato e che continuano inesorabilmente a divorarmi il mio cazzo di fegato già morto da tempo (un minuto di silenzio per le mie bevute adolescenziali).
Quindi eccomi qui. Forse però è meglio che cominci a parlarvi della giornata di merda che è stata quella di oggi.

Il giorno ha visto il suo spuntare, o forse sono io che ho visto spuntare il giorno, alle ore 5.45 del mattino. Un orario ideale e obbligatorio se devo prendere il treno delle 7.00 per recarmi in università in un orario che sia almeno decente.
L'esame informatizzato di competenza linguistica spagnola, livello B2, era fissato per le ore 9.00. Neanche la fine del mondo, fin qui.
Ore 7.50 arrivo in università. Alle 8 ero già davanti alla colonna portante di ogni colazione italiana: cappuccino e cornetto.
Fin qui tutto bene. Il cappuccino riuscì a svegliarmi e la brioche mi addolcì i sentori di stanchezza che ancora lottavano per perseverare a esistere dentro di me.
Qualche sigaretta ha pensato a calmarmi definitivamente fino all'ora fissata per l'esame.
Con un anticipo di una decina di minuti arrivai fuori dall'aula. Pochi minuti dopo ero già seduto davanti al computer per il test linguistico. Non male, almeno gli orari del maledetto CLA(Congrega di Luamari Ateneo, se non avete idea di cosa stia parlando andate qui) per una volta vengono rispettati. Ottimo!
Svolgendo i vari esercizi pensai che niente avrebbe potuto mai andar male. Era tutto perfetto e ormai la stanchezza aveva abbandonato le mie membra. Le esercitazioni scritte, di comprensione scritta e orale sembravano scorrere senza troppi problemi. Ottimo!
Con 10 minuti di anticipo finii gli esercizi, cliccai sul pulsante "Submit", e la scritta che comparve mi lasciò letteralmente senza fiato... punteggio: 49/100.
Scusa?! Ahn?! Come?! Che cazz'?! Ma porcamad...!
Niente da fare. Ormai il test era fatto e l'avevo cannato alla grande. Decisi però di non prendermela troppo a male, si tratta comunque di riportare l'esame a novembre.
In poco tempo riuscii a mandar giù la delusione. Come dicevo prima: può capitare di peggio nella vita.
Arrivai a casa e mangiai, finché mia madre non mi diede in mano una busta verde: una multa per eccesso di velocità.
Scusate... ma dico io: in macchina sto sempre attento, poche volte mi trovo a correre. E per una volta che avevo fretta mi arriva la multa. 'fanculo. Tra l'altro si tratta della mia prima multa. 170 e rotti euro da pagare così... come fossero noccioline.
Peccato che io non possa insultare quel gran figliolo che mi ha fatto arrivare l'avviso a un giorno dalla scadenza dei 60 giorni. Che una donnola possa morderti le chiappe, mangiarti l'uccello e infettarti con la più stramba delle malattie (tanto ai giorni nostri c'è un'ottima scelta).



Uff.
Devo dire che la scrittura di questo post mi ha aiutato. Pian piano comincio a calmarmi e non girare per casa perennemente con un'espressione che neanche al più commovente dei funerali riuscirei a far indossare al mio volto.
So benissimo che con tutte le tragedie che accadono nel mondo questa mia giornata di merda in realtà è soltanto una gocciolina di vapore a confronto, ma il blog dovrebbe servire anche per questo.
'Fanculo alla multa e al CLA.
Domani è un altro giorno... si spera. E magari il post sarà anche migliore.


E.

5 settembre 2011

È una specie di magia

freddy

Oggi sarebbe stato il tuo 65° anno d’età.
Sono sicuro che avresti continuato comunque a infiammare i nostri cuori con la tua musica, con quella degli immortali Queen.
Musica… la tua vita. Quelle melodie e quella voce che, fin da quando ero un pischello di 6 anni, ho sempre amato.
La tua voce unica. Una delle poche che non riuscirà mai a stancarmi. Al contrario, le emozioni scaturite saranno sempre più potenti e travolgenti.

Immortale… ecco quello che sei. Il tuo spirito continua a perseverare nelle canzoni da te create o che hai semplicemente cantato. Forse è proprio per questo che, nonostante la corona che amavi indossare, sei sempre stato un mago, e l’asta del tuo microfono una bacchetta magica con cui incantavi il pubblico. Una folla che era lì per te, per amarti e supportarti.

Lo sappiamo benissimo… sei stato una specie di magia.
Grazie…

 

E.

3 settembre 2011

Settembre è arrivato… via alle immatricolazioni

settembre

Sì ok. Settembre è arrivato…
C’è chi questo arrivo lo vede come una maledizione e chi, invece, come una nuova avventura tutta da scoprire.
Io non la sento questa magia o questo cambiamento. Forse sarò strano io, ma ormai i mesi sono tutti uguali; salvo la temperatura, motivo per il quale abolirei la maledetta estate.

Da quando studio all’università l’unica preoccupazione esistente è quella dello studio, non certo quella di guardare fuori dalla finestra per carpire le minime variazioni metereologiche. Si studia in estate, in autunno, in inverno e in primavera.
È un cazzo di ciclo che finirà solo il giorno della laurea.
Certo, puoi prenderti una vacanza, ma non è così semplice. Il pensiero degli esami riuscirà ad assalirti anche se sei sdraiato sulla più isolata spiaggia della più piccola isola del più sconosciuto degli arcipelaghi una volta abitato dalla tribù vattelappesca e ora in mano agli occidentali imperialisti e marroni come la popò dalla troppa abbronzatura.
Ovviamente lo stesso vale per i più temerari di noi che si danno all’alpinismo estremo.
L’unico modo per non pensare al libro di testo sembra essere l’andare in vacanza in uno di quelle becere località turistiche in cui l’unico pensiero per il villeggiante è quello di mangiare come un porco, bere come una otre e saziare l’uccello fino allo spompamento del giorno dopo (perdendo anche quel briciolo di dignità che si era sforzato di mantenere integro in tutta la sua vita). In questo caso il pensiero non c’è, ma è meglio non essere in compagnia dello studente al suo risveglio: potremmo assistere a tremende gare di lanci della bottiglia di Jack e altri sport estremi.

Detto tutto questo, perché allora un essere umano decide di perseverare nella sua carriera universitaria?
Per me è semplice (e qui ci ricolleghiamo a settembre). Sì ok, c'è la passione e tutto, ma c’è un periodo dell’anno, questo per l’appunto, in cui l’avvenimento imperdibile è senz’altro l’immatricolazione delle matricole.

univr

Sedersi davanti all’ufficio immatricolazioni e guardare una ad una le facce che vi entrano è una sensazione unica: i loro sguardi sono pieni di vita, la maggior parte arroganti a dir poco e pieni di superbia; ma sì, facciamoli fare, perderanno da soli il loro atteggiamento da figaccione-di-quinta-ripetente-che-si-spinella-in-discoteca-ogni-sera-e-per-questo-è-convinto-di-essere-il-re-del-mondo. Ma sì, si renderanno conto da soli che nel nuovo mondo in cui stanno per entrare l’importanza rappresentata dalla loro esistenza non è neanche pari ad un’unghia tagliata da sei mesi e ammuffita del mio alluce sinistro.
In pochi mesi, i suddetti soggetti, capiranno che il loro abbigliamento super-fashion-comprato-da-papino-per-4000-euro non sarà certo motivo di ammirazione, ma di derisione (mai visto uno studente universitario medio come si veste?). E questo vale anche per le ochette-tacchettine-le-tettine-e-il-buchetto-tra-le-gambe-l’ho-solo-io che hanno scambiato la facoltà per una fottuta passerella di alta moda. Se potessi prenderei i loro dannati tacchi tanto fastidiosi e glieli ficcherei in gola, facendogli poi canticchiare L’Inno di Mameli rialzato di 5 ottave.
In fin dei conti una possibilità la meritano tutti, ma la maggior parte di loro sono in possesso di un cervello così ottuso da non capire che la loro vita è mera illusione. Però li perdoniamo, ma solo perché ci fanno sentire delle persone migliori quando ci troviamo dinnanzi a loro.

Quando finiscono le immatricolazioni è segno che le lezioni hanno preso il via, e che il solito tran tran riprende alla grande… quindi via, a studiare, a lezione, a dare esami e a godersi il poco tempo libero che ci rimane.
So già che questo mondo mi mancherà.
So già che quest’ultimo anno (sempre che io non decida di fare la specialistica) me lo voglio gustare fino in fondo.

 

E.


Vista così la vita universitaria deve apparire un inferno. In effetti lo è, ma c’è sempre di peggio.