28 luglio 2011

Piccolo aggiornamento

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Eh sì, le ferie hanno decisamente fatto il loro porco compito.
Oggi pomeriggio, svegliandomi da quella mezz’oretta di riposo che mi ero concesso sul divano è arrivata la folgorazione: l’idea per un nuovo racconto.
Sono ormai mesi che non mi sento così: scrittura di getto, idee che prendono forma e che pian piano scivolano via per prendere forma in una maniera che mai avrei pensato durante la seduta di messa a punto.
Posso solo dire che sta andando molto bene. Non sarà molto lungo, ma di certo non è questo che conta.
Scusate ma devo tornare al lavoro, ho paura che la storia mi sfugga dalle dita.
A presto,

 

E.


Mi scuso per non essere passato spesso dai vostri blog, ma dopo le ferie le cose da fare e da scrivere sono così tante che si può dire io non abbia un minuto libero. Prima possibile mi farò sentire anche da voi ;-)
Quasi quasi, tra un lavoro e l'altro, pensavo di prendere l'abitudine di lasciarvi dei piccoli aggiornamenti del genere, sembra figo ^^

25 luglio 2011

Due settimane

«Sono qui da poche ore e già i profumi della mia ultima infanzia portano i ricordi a travolgermi.
L’aroma delle felci, dei rovi tagliati, della terra nera tra i sassi, risvegliano in me le stagioni dell’innocenza.
Ah, quanti giorni passati a correre su e giù per i terrazzamenti, immaginando di essere un antico cavaliere che con la sua lignea mazza decapita e ferisce i nemici. Avversari che sembrano non finire mai.
Quante volte il pallone ruzzolava giù dalle colline, motivo di svago e rafforzamento fisico.
Idiota!, mi dico, pensando che questi ricordi avrei potuto riviverli già da qualche anno. Ma dentro di me sento che, qualche tempo fa, queste rimembranze non sarei stato in grado di riviverle nello stesso modo.
Per ora smetto di scrivere. So che il momento di cominciare a buttar giù qualcosa verrà più tardi, quando tutto sarà più in ordine. So che è giusto così… meglio procedere con ordine.
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Ed eccomi a casa. Indeciso se spendere un sorriso o una lacrimuccia per il ritorno alla solita vita. Pronto, tra pochi giorni a riprendere lo studio per gli esami di settembre.
Due settimane.
Due settimane in cui non ho pubblicato niente.
Due settimane in cui non ho risposto a nessun commento.
Due settimane in cui il blog era l’ultimo dei miei pensieri.
Due settimane in cui la mia testa si è letteralmente svuotata dalle cattive energie che la affliggevano.
Due settimane in cui la lettura è andata avanti in modo molto lento ma più che mai piacevole.
Due settimane di cibo.
Due settimane di camminate.
Due settimane di tabacco.
Due settimane di birra, vino e liquori.
Due settimane di piacevoli incontri.
Due settimane in cui due giorni sono stati dedicati interamente agli artisti di strada.
Due settimane di chiacchierate con un bicchier di vino e l’orologio che magicamente segna già le 3 di notte.
Due settimane in cui si sono incontrate di nuovo vecchie conoscenze.
Due settimane in cui il primo pensiero mattutino era rivolto al mio benessere e a quello degli altri.
Due settimane in cui, finalmente, nuove trame e idee hanno cominciato, come accadeva fino a qualche mese fa, ad arrovellarmi il gulliver.
Due settimane che, sono sicuro, mi mancheranno come poche altre cose.

 

E.


1. Emanuele Secco, Diario Secondo di Scrittura, 11/07/2011.

10 luglio 2011

8 luglio 2011

Un po’ di acquisti estivi

In vista della settimana di ferie in quel di Roma, e spinto dalla marea di sconti che dilaga alla Fnac, ieri mi sono concesso un po’ di compere.

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Senza contare poi che nella libreria universitaria di fiducia ho trovato un’edizione del 1953 di Cinco Farsas Breves seguidas de Así que Pasen Cinco Años di Federico García Lorca a soli 2 euro.

Visto poi che il sottofondo musicale non poteva di certo mancare, e visto che del gruppo musicale in questione avevo solo un cd live nella mia collezione, mi sono fatto tentare anche dal seguente acquisto:

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un box uscito in occasione del quarantennale e contenente tutti i dischi in studio della band.

 

E.

7 luglio 2011

5 luglio 2011: Anathema + Gamma Ray + Dream Theater live @ Villafranca di Verona

sottofondo: Anathema – Thin Air

 

Cercare di descrivere la giornata di martedì si rivela essere un’operazione di una complessità immensa. Proviamoci comunque.
Tutto ebbe inizio alle 10.00 in punto, quando, con la mia adorabile metà di sesso femminile, arrivai davanti al Castello Scaligero di Villafranca di Verona. Una cornice perfetta per i grandi eventi musicali e, perché no, teatrali.

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Oppure potrei dire che il principio fu l’arrivo di alcuni messi comunali per installare dei gazebo davanti agli ingressi del castello (un applauso al comune e all’organizzazione) per proteggere il naturale pallore mortifero di noi individui di razza metallara dai raggi solari che da ore e ore rischiavano di farci abbronzare (cosa che poi è successa comunque, ma questa non vuole essere affatto una lamentela).
Cominciò ad esserci un po’ di ammasso di gente verso le ore 16.00, ma niente di incontrollabile siccome eravamo ancora in poche centinaia.

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Alle 17.00 in punto, come scritto sul programma, cominciammo ad invocare l’apertura delle transenne… ma niente. “Deve arrivare la finanza”, così ci dissero.
La finanza? “Eh sì”, rispose un addetto alla sicurezza, “per i controlli anti-droga”. Ah che culo…
Intorno alle 17.45 dei finanzieri neanche l’ombra. Cominciammo a innervosirci, tutti. I security-boys non sapevano più che dirci per farci stare calmi. “E meno male che queste sono le forze dell’ordine”, pensai, “non arrivano neanche in orario per un banalissimo test anti-droga”.
Alle 18.00 in punto i guardians ci fecero entrare, infischiandosene della finanza (almeno così sembra) e di controlli delle mie palle. In fondo li capisco, la situazione stava diventando sempre più incontenibile.

Dopo qualche minuto di corsa eccomi arrivare in seconda fila, pronto per godermi il mega concerto che aspettavo da mesi.

 

Anathema
Scaletta
1. Thin Air
2. Summernight Horizon
3. Everything
4. A Natural Disaster
5. Closer
6. Flying
7. Fragile Dreams

Il gruppo inglese di Liverpool alle 18.30 circa inizia a invaderci le orecchie con il suo rock d’atmosfera e dalle tinte goticheggianti. Non tutto il pubblico sembra apprezzare, ma il vostro affezionatissimo (cioè io, spero) era lì anche per loro.
Pescano da un po’ tutta la loro produzione, però prediligendo gli ultimi lavori e lasciando decisamente da parte il doom metal degli esordi.
Devo ammettere che una canzone come Thin Air, sentita dal vivo, rende mille volte più che la versione cd. Per non parlare di A Natural Disaster, capolavoro di atmosfera cantata dalla voce di Lee Helen Douglas. Apoteosi per le orecchie.
Peccato per l’acustica non proprio ottima: i bassi erano messi un po’ troppo in evidenza, e questo aspetto tendeva a rovinare un po’ il sound del gruppo.
I tre quarti d’ora di esibizione passano in fretta, e mi trovo a desiderarne altrettanti, così da potermi gustare ancora un po’ di buona musica come quella offertaci dai magistrali e a tratti sorprendenti Anathema.

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Gamma Ray
Scaletta
1. Welcome
2. Gardens of the Sinner
3. New World Order
4. Fight
5. Empathy
6. Gamma Ray
7. Rebellion in Dreamland
8. I Want Out (Helloween cover)
9. To the Metal
10. Somewhere Out in Space
11. Send Me a Sign

Verso le 19.45 Kai Hansen e soci salgono sul palco, infiammando fin dalle prime note (Welcome) la folla del Castello Scaligero, che durante l’esibizione degli Anathema ha continuato ad aumentare a vista d’occhio (anche se il numero massimo lo si potrà vedere solo i Dream Theater).
I Gamma Ray ci fanno subito capire di che pasta sono fatti, saltando da una parte all’altra del palco e spettinandoci con potenti riffettoni di puro power metal teutonico.
Il pubblico pian piano si scalda a dovere e sulle note di I Want Out parte il delirio totale.
Ammetto che non sono mai stato un grande fan di questa band, ma come spesso accade ad un concerto, e sempre che la band sia valida, mi sono ritrovato a rivalutarli completamente. Davvero un’ottima esibizione.

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Dream Theater
Scaletta
1. Intro
2. Under a Glass Moon
3. These Walls
4. Forsaken
5. Endless Sacrifice
6. Drum solo by Mike Mangini
7. Ytsé Jam
8. Peruvian Skies
9. The Great Debate
10. On the Backs of Angels
11. Caught in a Web
12. Through my words/Fatal Tragedy
13. The Count of Tuscany
Encore:
14. Learning to Live


Ed eccoci qui alla band headliner della serata e per la quale la maggior parte del pubblico si trovava in quel del Castello Scaligero.
Le novità si presentano subito dall’intro, non più la colonna sonora di Psycho ma del recente Inception (che data la trama, ad una band con un nome del genere, non può che calzare a pennello).
Questa volta il delirio si fa sentire fin dalle prime note di Under a Glass Moon, per poi continuare senza interruzione fino a Endless Sacrifice. Si capisce subito che le canzoni scelte appartengono a tutta la storia musicale del gruppo, e soprattutto che si tratta di pezzi che non si sono sentiti molte volte dal vivo.
A questo punto l’assolo del nuovo drummer, Mike Mangini, introduce la parte della scaletta più rivolta alla tecnica, con canzoni più rivolte al virtuosismo strumentale che alle parti vocali.
Qualche sbavatura e mini-stecca c’è, ma non importa… servono a farci capire che i musicisti che abbiamo di fronte sono degli esseri umani, e non dei mostri sacri e infallibili come la maggior parte dei loro fan(atici) vuole farci credere.
Con la nuova On the Backs of Angels il pubblico torna ad agitarsi, dimostrando come una canzone lanciata su You Tube da pochi giorni possa essere amata alla follia.
La successiva Caught in a Web porta ancora più in alto il tiro del concerto, destinato ad assumere con la successiva tripletta di canzoni un andamento sognante e melodico come non mai.
Ed eccoci finalmente al bis finale, quella Learning to Live che non veniva eseguita in sede live da un bel po’ di anni. Qui James LaBrie, cantante, lascia senza parole il pubblico eseguendo quell’acuto che ha sempre fatto sognare i fan della band americana, dimostrando di essere in pieno possesso delle sue capacità.

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Ed eccoci giunti alla fine.
Cosa posso dire ancora… è stato molto difficile scrivere questo post. Il miscuglio di emozioni provate durante il concerto è stato molto difficile da mettere in ordine.
Un applauso finale all’organizzazione, davvero un ottimo lavoro.
Ed ecco che vi lascio con il mio piccolo trofeo di quella sera: la foto scattata assieme a Kai Hansen, cantante dei Gamma Ray.

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E.

3 luglio 2011

I am the lizard king. I can do anything

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«Se le porte della percezione fossero spalancate, ogni cosa apparirebbe all'uomo come realmente è: infinita»

William Blake

 

 

Ecco, ho potuto assaggiare
Il boccone in equilibrio
Sull'incerto crinale
Tra saviezza e demenza.

Bene, la forma ha preso
Il suo etereo profilo indiano,
Lo sciamano del rock
è sprofondato nei meandri
Della scena pericolante.

Bene, poeta, benissimo
i tratti della celebrità
e il profilo della gloria
Varcano l'orizzonte.

Tutto comincia da capo,
Uguali la fronte e il petto,
Così ritorno a gridare
Il mio canto di dolore
Libero, un canto di libertà.

James Douglas Morrison

 

E.

1 luglio 2011

L’America!

sottofondo: Nino Rota & Carmine Coppola – The Immigrant

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Qualche settimana prima di imbarcarmi vidi per la prima volta il mare. Mi stava chiamando.
Sentivo una voce levarsi dalle onde, ero immobilizzato dinnanzi a cotanto splendore.
Mio padre mi disse che la nave che avevamo davanti agli occhi ci avrebbe condotti verso un futuro migliore. Allora non capivo cosa volesse dirmi, ma sapevo di non poter obbiettare.
Durante la traversata incontrai molti volti nuovi. Nei loro occhi, come nei miei, regnava la speranza, la voglia di vivere, la volontà di ricominciare.
Dando l’addio al mio paese avevo pianto. Mi resi subito conto che tutte le persone attorno a me avevano provato le mie stesse e identiche emozioni. C’era nostalgia nelle loro voci, ma non più di tanta.
Eravamo tutti uniti, e tutti con uno scopo in comune: una nuova vita.
Quel giorno ero sul ponte di prua, giocando con i miei coetanei. Erano ormai diverse ore che la nebbia avvolgeva la nostra nave.
Stavo per rilanciare il pallone verso i miei compagni di gioco, quando all’orizzonte cominciarono a delinearsi i lineamenti di una donna. In quel momento realizzai che il viaggio era giunto al termine.
“L’America”, gridò un uomo a un paio di metri da me.
In men che non si dica adulti e bambini si sporsero dalle ringhiere applaudendo, cantando, ridendo e salutando quell’enorme donna di metallo.
Quel giorno ero ancora un bambino, ma riuscii a intuire dal sorriso dei miei genitori che tutto quel viaggio l’avevano fatto per me. Per non farmi crescere come erano cresciuti loro, per darmi qualche possibilità in più, per tentare di farmi diventare qualcuno contribuendo alla costruzione di un mondo nuovo.

Oggi sono cresciuto, e so che quel mondo nuovo è stata solo un’illusione. Tuttavia ringrazio profondamente i miei genitori per averci provato, e per avermi dato la possibilità di provare a cambiare le cose.
Grazie.

 

E.