31 maggio 2011

Storia del Libro e dell’editoria. Qualche parola dopo il superamento dell’esame.

sottofondo: Dropkick Murphys – Cruel

tractatusdevita

A volte ci si iscrive ad un corso di laurea essendone attratti anche solo dal nome e dalla descrizione abbastanza striminzita. È proprio questa la base su cui tante persone fanno la propria scelta.
Inutile dire che, molte volte, il nome non riflette proprio quello che ci si aspettava. Qui vi invito a non contraddirmi in quanto i miei tre anni spesi a tentare di dare un senso alla mia iscrizione al corso di laurea di Informatica, per poi passare a Lingue e Culture per l’Editoria, rappresenta una qualifica più che valida.
Devo ammettere che anche il corso di laurea che frequento riserva delle sorprese, infatti molto spesso mi trovo a chiedermi come, molte delle cose che studio, centrino con quelle che erano le mie speranze; uno su tutti il corso di Geografia Economico Politica, un corso troppo improntato, secondo me, su concetti economici; materia che non sarebbe proprio il pane quotidiano di uno studente di Editoria (infatti non starò neanche a dirvi le ore di strino passate a leggere il libro del corso).
Sono da menzionare anche quei corsi che decidi di frequentare solo perché è obbligatorio, convinto/a che una volta finito l’esame la tua mente farà un format c: (cos’è ‘sto nerdismo latente?). Ehm… dicevo che la mente farà tabula rasa di tutte quelle nozioni per la quale memorizzazione hai buttato via minuti, ore e giorni che potevi tranquillamente passare leggendo un buon libro o facendo un giro in bici oppure, meglio ancora, sdraiato al sole a fumare, bere e goderti il “dolce far niente” (ricorda per caso un certo sabato di maggio? Il 14 magari…), rispettando in piena regola le leggi sacre dettateci dallo stereotipo dell’italiano cazzone e che tanto bene ci vengono illustrate nel film Mangia, Prega, Ama. Lasciando poi perdere il fatto che molti libri universitari sembrano essere scritti col culo, anche da un punto di vista di correzione bozze… riferimento casuale ad una certa dispensa sui distretti economici veneti e basata su un libro tutt’ora in commercio?

Intanto la lista degli insegnamenti si è ristretta parecchio, e finalmente si è giunti a quelle materie che ti colpiscono profondamente e che danno un senso alla tua iscrizione in quel corso di laurea. Devo ammettere che fino ad ora sono stati pochini, anche se mi sono lamentato poche volte a proposito degli insegnamenti propostici.
A riguardo, non posso esentarmi dal menzionare il corso di Storia del Libro e dell’Editoria. Nota bene: non lo faccio solo perché so che la professoressa leggerà questo articolo (non sono così paraculo, ormai l'esame l'ho fatto e anche passato).
Che dire del suddetto insegnamento: è stato uno dei pochissimi in cui l’andare a lezione non rappresentava un peso, anzi. Vi dirò di più: nel semestre appena terminato le ore di lezione per gli anglo-ispanisti, come me, erano 6 e tutte di fila. Ci credete che l’ultima ora e mezza, Storia del Libro appunto, era una sorta di rigenerante? Per come la vedo io, solo il fatto di inframezzare, a momenti di inculcamento semi-forzato di nozioni su nozioni, degli argomenti più leggeri è stato un qualcosa di moto positivo. Molti professori se ne sbattono se vedono lo studente stremato che a malapena riesce a tenere in mano la penna, ultima ancora che si oppone ad una rovinosa caduta a terra.

Veniamo però al sodo: perché mi è piaciuto il corso. E me lo chiedete anche?
Prima di tutto adoro l’oggetto libro, non posso fare altro che venerarlo e augurarmi che non si estingua mai, e, ovviamente, ogni volta che sento parlare di manoscritti, incunaboli, cinquecentine e via dicendo, non posso fare altro che sognare al solo pensiero.
E qui arriviamo alla seconda carta vincente del corso: la visita fatta alla Biblioteca Civica di Verona, durante la quale abbiamo potuto ammirare da vicino e letteralmente toccare con mano una copia dell’Hypnerotomachia Polifili (magari ve ne parlerò in un prossimo post) stampata da niente popò di meno che Aldo Manuzio (editore romano trasferitosi a Venezia, il quale simbolo potete trovare sulla colonna a destra del blog, Festina Lente). Per non parlare poi di vari codici in pergamena, bolle statali (sempre in pergamena), fogli di forma di libretti di preghiera in doppio inchiostro e fragili come non so che e altre produzioni e riproduzioni a stampa una più bella dell’altra.

hipnerotomachiapoliphili

Non riesco neanche a descrivere le emozioni provate mentre sfogliavo quelle pagine, testimoni di secoli, arrivate per miracolo fino a noi e desiderose solo di raccontarci la storia che portano appresso da così tanto tempo.

Un’altra cosa che ho apprezzato del corso è stata la scelta dei libri: qualche passo era pesante (vedi Libri per Tutti e Introduzione alla Storia del Libro), ma nel complesso si sono rivelati essere molto leggibili e chiari a proposito dei concetti spiegati. Menziono anche l’inserimento nella lista dei libri a scelta de Il Formaggio e i Vermi di Carlo Ginzburg, del quale parlo in un mio precedente post ma che approfondirò in un futuro non troppo lontano.
Che dire poi della parte principale del corso, la storia dei libri a larga diffusione e delle pratiche di lettura: semplicemente affascinante. È stato bellissimo scoprire come la storia che ti viene insegnata fino alle superiori, sulla storia della stampa in particolare, sia solo un granello di sabbia di quel vasto deserto che è la storia in tutte le sue sfaccettature. Libri di magia, romanzi di cavalleria, almanacchi, calendari… tutto un mondo di pubblicazioni che, spesso e volentieri, andava contro a quella che era la morale comune che la Chiesa, in maniera ancora più preponderante di quello che fa ancora oggi, voleva e pretendeva di inculcare a forza nelle menti di tutti (aristocrazia e popolo) con la volontà, non meno importante, di avere il pieno controllo sulla produzione editoriale del tempo.

Forse sono arrivato alla fine e forse no, perché devo anche spendere un paio di parole su Il Gioco della Lettura di Gerard Unger, libro che mi ha letteralmente aperto gli occhi verso quel mondo che è la tipografia. Infatti da quando l’ho letto sono sempre al lavoro per rendere sempre più leggibili i post del mio blog. Provando mano a mano nuovi caratteri, spaziature e molto altro (anche se mi sono reso conto che il Georgia, quello in uso ora, è uno dei più bei caratteri con grazie che abbia mai usato).

Bon, basta così.
Ho superato abbondantemente le 1000 parole quindi direi che è arrivato il momento di finire il post.
E come Lutero disse (parlando della stampa): «è il più alto ed estremo atto di grazia di Dio».
A presto cari miei, magari domani vi parlo un po’ di quel duomo che vedete sulla testata del blog.

 

E.

Inno all’Odio

innoodio

Da un po’ di giorni vedo che anche qui su Blogger sta impazzendo il test musicale.
Quale modo migliore per tornare ad occuparmi del blog?
Le regole sono semplicissime:
1. Imposta il tuo lettore mp3 in "riproduzione casuale".
2. Per per ogni domanda, premi il tasto avanti per avere la risposta dal tuo lettore.
3. Scrivi il nome della canzone che compare, non importa quanto stupida.



SE QUALCUNO TI CHIEDE COME STAI, COSA RISPONDI?
A Day in the Life – Beatles (mmm… ok)

COME DESCRIVERESTI TE STESSO?
My Melancholy Blues – Queen

COSA TI PIACE IN UNA RAGAZZA O UN RAGAZZO?
The Voice – Queensryche (sì ok… anche quella)

OGGI COME TI SENTI?
Blind – Korn (eh boia!)

QUAL E' LO SCOPO DELLA TUA VITA?
In the Abyss of Desperation – Manticora (vorrebbe dire che sono un fottuto emo? No grazie… non ascolto i Novembre!)

QUAL E' IL TUO MOTTO?
Set The Fury Free – Nicta (tanto diventerò un emo del cazzo…)

COSA PENSANO DI TE I TUOI AMICI?
Love Song for a Vampire – Annie Lennox (qua si va di male in peggio… oltre ad essere emo sarò immerso in un’atmosfera in stile Twilight. Francis Fors, pardonne-moi)

COSA PENSANO DI TE I TUOI GENITORI?
A Challenge to Honour – Excalibur OST (in effetti è stata una sfida quella di farmi crescere)

A COSA PENSI SPESSO?
Wither – Dream Theater (paura che mi assalga la sindrome da pagina bianca)

COSA PENSI DEL TUO MIGLIORE AMICO?
Du Riechst So Gut – Rammstein (XD)

QUAL E' LA STORIA DELLA TUA VITA?
Innuendo – Queen (O.o)

COSA FARAI QUANDO SARAI PIU' GRANDE?
Gonna See my Friend – Pearl Jam (messaggio che mi invita anche da adulto a recarmi ai Portici ogni giovedì sera?)

COSA PENSI QUANDO VEDI UNA PERSONA CHE TI PIACE?
Don’t Get Around Much Anymore – Michael Bublé (certo che passare da emo a dandy di città è un’esperienza unica)

COSA BALLERAI AL TUO MATRIMONIO?
Noctambulant – Immortal (Amore! Preparati agli Immortal! Forza gente, tutti sulla pista da ballo e scuotete quelle cazzo di teste!)

COSA SUONERANNO AL TUO FUNERALE?
Heaven and Hell – Black Sabbath (avrei preferito L’Estasi dell’Oro, ma devo dire che anche questa ci sta a meraviglia)

QUAL E' IL TUO PASSATEMPO PREFERITO?
The Night Masquerade – Dimmu Borgir  (Guarda Eyes Wide Shut e poi guardami con gli stessi occhi XD)

QUAL E' LA TUA PAURA PIU' GRANDE?
Pomp and Circumstance March – Clockwork Orange OST (guardate il film e capirete le mie paure)

QUAL E' IL TUO SEGRETO PIU' NASCOSTO?
Sweet Child O Mine – Guns N’ Roses (iTunes, questa me la spieghi)

COSA STAI FACENDO ADESSO?
Enduring Movement – Ennio Morricone (battendo i tasti a più non posso)

COSA PENSI DEI TUOI AMICI?
Darly Erotic – Cradle of Filth (XD hanno tutti un bel culo ^^)

CHE TITOLO METTERAI A QUESTA NOTA?
Inno All’Odio – Linea 77 (tranqui!)

Spero che vi siate divertiti leggendo tutte ‘ste pippe.
Per ultima cosa vorrei ringraziare Waterwitch per avermi permesso di prendere dal suo blog il premio The Versatile Blogger :-)

premioVersatile

Adesso dovrei premiare altri 4 blog, ma ho così poco tempo che seguirò l’esempio fornitomi da Waterwitch: i primi 4 che lo vorranno se lo porteranno a casa.
Per mantenere il premio dovete anche scrivere 7 fatti riguardanti la vostra vita. Questi sono i miei:

  1. Amo leggere;
  2. Amo la musica;
  3. Amo la brezza estiva;
  4. Amo il freddo dell’inverno;
  5. Amo guidare con della buona musica;
  6. Amo scrivere;
  7. E soprattutto amo la mia ragazza :-)

So benissimo che dovrei scrivere 7 segreti, fatti strani o altre monate varie. Tuttavia, questo sono io… penso che basti. Per raccontarsi le vicende passate in vita c’è sempre una buona birretta ai Portici.

 

E.

27 maggio 2011

La via tra i monti

sottofondo: Ennio Morricone – Deborah Theme

A dirla tutta avevo voglia di andare a dormire; o meglio, a leggere Il cimitero di Praga di Umberto Eco. Invece eccomi qui, anche solo per scrivere due parole prima del weekend di studio che mi attende; vuol dire che fino a lunedì non ci saranno nuovi post, ma sembra essere diventata un’abitudine ormai.

Qualche parola.
Anche solo per non far sembrare che il blog sia caduto in disuso.
Proprio per questo vorrei scusarmi con voi per il fatto che in questi giorni non sono più passato a trovarvi, ma sono veramente troppo impegnato per avere il tempo libero sufficiente. Già è tanto se riesco a scrivere tre post alla settimana.

Ah… quali sensazioni porta con sé questo brano.
Quale dolce malinconia è insita nelle sue note.
Quanti ricordi sono intrappolati in questo magico pentagramma.

Eh sì, io con a musica sono così. Ne sento una e mi vengono subito in mente i momenti scanditi da quelle note. Sarò nostalgico, che devo dire.
Questa ad esempio mi riporta ai miei anni delle elementari, in quel magico momento in cui scoprii, innamorandomene, i film di Sergio Leone.
Chiudendo gli occhi posso rivivere anche altri momenti: l’addio a Gemona, a Budapest, a Segni… sempre in cerca di un luogo migliore in cui vivere. so perfettamente che questa ricerca non è finita, come dicevo in un post precedente, solo che ora queste partenze dovrò affrontarle io.

cuarnan

Il tempo dei miei genitori ormai è passato,
ora tocca a me.
Deborah mi sta indicando la via,
scoscesa, tra i monti,
irta di spini e massi.

So però che la mia vita è là,
so che il mio avvenire sarà una continua ricerca,
sarò senza una patria,
ma, in fondo, che male c’è ad essere un girovago,
sempre curioso, sempre in cerca…
di altro.

 

E.

25 maggio 2011

Pensando ai giovani e al loro rapporto con la tecnologia

È un po’ di tempo che un pensiero in particolare mi frulla per la testa. In realtà ce ne sono tantissimi, ma questo mi sembra degno di attenzione; se non da parte mia che scrivo, almeno da parte vostra che vi dovete sorbire le mie pippe mentali.

bambino-computer

Che sia giusto far avvicinare le nuove generazioni ad Internet già in tenera età?

Mi spiego: ogni mattina passo con la macchina davanti ad una scuola elementare e, sarò sentimentale, ma mi sembra di non scorgere più quei sorrisi pregni di innocenza e gioia di vivere che hanno sempre caratterizzato l’infanzia. Sono tutti ammusoliti, tristi e ingobbiti. Tengono la mano del genitore con enorme fatica, e una volta che si trovano tra gli amici non sanno parlare di altro se non di videogiochi.
Non sono stato un santo da piccolo. Ammetto che anch’io avevo il Game Boy, ma niente di più (videogiochisticamente parlando). L’unico computer presente in casa, si parla degli anni ‘90, apparteneva a mio fratello (che allora frequentava le scuole superiori) e in rari casi potevo toccarlo, sempre però sotto la supervisione di un “grande”. Ancora mi ricordo le sberle prese per aver usato il computer senza permesso ed essere stato scoperto.

Oggi cosa si fa?! Sembra che appena un bambino cominci a camminare abbia già un cellulare in tasca, mai che la mamma si preoccupi di non vederlo più in cucina e allora lo chiami per poi scoprire che il pupo si trova in salotto. In quei pochi istanti ha già rovesciato tre vasi, mangiato coccinelle con contorno di terra, tirato la coda al gatto, spalmato di crema il tavolino, rotto il piatto di ceramica preso al mercato delle pulci per una sciocchezza, e rovinato con la penna biro quel bellissimo divano di pelle orgoglio del maschio di casa; tutte cose che feci (non quella del gatto però), ma senza la rompitura del cellulare.
I giochi tradizionali? Macché! Appena i tati riescono ad acquisire una anche minima capacità articolatoria alle falangi delle dita, gli si piazza davanti uno schermo e una tastiera, facendogli provare l’ebbrezza del primo rincoglionimento da videogame ad opera di Lo Scoiattolo Smerdolo e i Cattivi Porcelli MangiaMele.
Dove sono finite le Lego, orgoglio di noi provetti architetti?
Dove sono finiti i soldatini, orgoglio di noi provetti distruttori?
Dove sono finite le macchinine? E dove i palloni, le pistole di plastica e tutti quei meravigliosi giochi che ci tenevano impegnati per ore?

I genitori, colpevoli di aver comprato il computer, ci provano anche a farli riaffezionare ai buon vecchi giochi di una volta, magari comprando quei kit da giovani poliziotti comprendenti pistola, distintivo, radio, manette, gatto a nove code, perizomino FuckmeCop e manganellone dritto e duro da usare con chi vuoi, ma è tutto inutile. Dopo il divertimento dei primi 5 minuti il bravo poliziotto se ne va a cagare, tornando a passare la sua giornata su Mortal-Suicide-Inchiappett-Kombat XXXVIII (adesso è cresciuto, e lo Scoiattolo Smerdolo non attira).
E via così fino al fatidico giorno in cui al genitore non viene l’idea di far provare, al suo prediletto, l’ebbrezza di Internet e di lasciarlo da solo nel girovagare per la Rete.
Da qui la vita del soggetto prende una inarrestabile accelerata verso il baratro. Non sarà più capace di scrivere in italiano, passerà le ore a farsi quante più seghe possibile davanti ad una webcam (in collegamento con una zoccolina dall’altra parte del mondo) e a cercare di avere più amici virtuali possibile.

Poi ci lamentiamo se i giovani di oggi, sì anche quelli della mia età, sono per la maggior parte dei mentecatti analfabeti incapaci di elaborare un proprio pensiero e che ondeggiano, come una fottuta boa, tra una moda e l’altra.
Sono certo che la tecnologia non è il solo artefice di questo disastro, ma riconosco che ne è una delle principali cause. Da dove deriva il loro lessico incomprensibile? Da dove si creano una visione distorta della sessualità? Da dove deriva il loro fottutissimo sms-style? Da dove deriva il loro disinteresse per la lettura?
Siamo arrivati al punto in cui un individuo che si sforza di parlare e scrivere in un italiano corretto (almeno spero di saperlo fare) viene deriso e preso in giro dalle masse e additato come fossile.

Cari genitori, lo so. Molte volte non vi sentite in grado di imporre la vostra autorità (sarà brutto da dire ma certe volte lo si deve fare) e allora optate per la facile carta del “viziare il proprio figliolo perché io non ho mai avuto tutte le possibilità che ha lui oggi”. Non voglio incolparvi a prescindere, ma diciamoci la verità: qualche volta una sberla fa sempre bene. Anch’io ho fatto le mie cazzate quando ero piccolo, e qualche sberla (solo qualche?) l’ho presa, e fidatevi: me le ricordo tutte.

Volete che i vostri figli tornino ad essere teneri e spensierati bambini?

  1. Il pargolo non deve avere accesso libero a Internet fino alla quinta, massimo quarta superiore (fidatevi che funziona); Le ricerche per la scuola? Che vadano a farsi la dura gavetta in biblioteca, così magari imparano anche un po’ di italiano (che male non fa);
  2. Un taglio ai videogiochi. Il mio primo computer l’ho ricevuto in terza superiore, ma solo perché facevo un ITIS, e lo stesso i videogiochi occupavano il 60% del mio pomeriggio. Se proprio non riuscite a staccarlo dallo schermo portatevi dietro il cavo di alimentazione del suddetto computer;
  3. Cominciate anche con il non farli uscire il sabato sera già in tenera età. Le mie prime uscite notturne le ho fatte a 17 anni, e solo quando raggiunsi i 19, finite le scuole, l’orario di rientro divenne quasi illimitato (adesso lo è, ma ho quasi 24 anni eccheccazz’!);
  4. Fategli spegnere il computer e mettetegli un libro in mano. Se trovate la formula giusta riuscirete a farli innamorare della carta stampata. Fidatevi, con me ha funzionato;
  5. Qualche litigata ci può stare, ma insegnateli cos’è il rispetto;
  6. Se scappa di casa per uscire con i suoi amici, al suo ritorno dategli una di quelle sberle che non si dimenticherà per tutta la vita (a volte ne basta anche solo una, ma bella cattiva);
  7. Se proprio volete fargli usare il computer, tenete a mente che ci sono in Rete una quantità impressionante di software educativi.

Va be’, basta. Forse ho passato un po’ il limite, ma la scrittura di questo post mi è letteralmente esplosa dalle mani quando lessi la notizia che Zuckerberg era deciso (per poi smentire) di aprire Facebook anche ai minori di 13 anni (come se molti di loro non lo usino già).
A presto,

 

E.

24 maggio 2011

Volando e pensando al futuro

volando

Ebbene sì. Oggi ho superato i 100 lettori.
Cosa posso dire a riguardo… grazie a tutti, veramente :-)
Ho anche deciso di fare la mia prima intervista, che a breve (si spera, dipende tutto da quando mi deciderò a farla) vedrete comparire sul blog Prove Tecniche di Sogni.

Che dire ancora… si continua a studiare.
Studiare, studiare, studiare e studiare.
Oggi ho fatto gli schemi della bellezza di due libri, e tutto per l’esame di Storia del Libro. Giuro che se il corso non fosse stato così stimolante, non mi accingerei ad affrontarlo con lo stesso entusiasmo di cui sono preda in questi giorni.
Speriamo in bene dai.
E dopo l’esame appena citato ne dovrò affrontare altri sei. Sono pazzo? Sì… un po’ matto lo sono sempre stato, ma in qualche modo bisogna pur recuperare la disastrosa sessione di gennaio/febbraio, e quello di non dormire la notte per studiare è l’unico modo. Diciamo che mi sforzo anche per riuscire a prendere la laurea nei canonici tre anni. Poi chissà…
Confesso che molte volte penso a cosa farò una volta finita la triennale. Nei miei pensieri si sviluppano due vie:

  1. iscrivermi alla specialistica iniziando a lavorare;
  2. lavorare;
  3. lavorare per cominciare a mettermi via i soldi per un mio futuro addio all’Italia.

Diciamo che la terza via è quella che in questi ultimi mesi sto valutando con grande attenzione. Anche se sarebbe meglio fare anche la specialistica a ‘sto punto, meglio presentarsi con un buon curriculum in quel dei foresti.
Mete ambite? Risulta facile indovinarlo a coloro che mi seguono da un po’ di tempo: Budapest (in realtà è più il bisogno di rivederla) e Londra. Devo dire che si sta insinuando anche la voglia di andare a provare gli USA, ma sono ancora molto indeciso.
Sono arrivato ad un punto tale di sconforto che accetterei un qualsiasi posto (che sarebbe sempre meglio di un posto qui in Italia), in una qualsiasi parte del mondo (anche se prediligo i luoghi freddi, o con clima temperato).
Io me lo sto ripetendo da mesi: «se la situazione continua a peggiorare, me ne vado e non mi vedrete più». Spero tanto di avere poi il coraggio necessario per mollare tutto e farmi una vita altrove… speriamo.

Va be’, basta. Sto volando un po’ troppo in alto. Per ora sarebbe meglio continuare a concentrarsi sugli studi e alla tesi del prossimo anno.
A presto :-)

 

E.


Forse stasera inizierò a lavorare al mio nuovo progetto. Romanzo? Racconto? Chi lo sa… Posso solo dirvi che riguarderà dei personaggi che avete già avuto il piacere di conoscere.
Voi cercate pure di indovinare :-) da me non verrete mai a saperlo.

23 maggio 2011

Fra’ Dolcino: andando di cronaca in cronaca

«Ogni battaglia contro l’eresia vuole solamente questo: che il lebbroso rimanga tale.»1

«L’illusione dell’eresia è questa. Ciascuno è eretico, ciascuno è ortodosso, non conta la fede che un movimento offre, conta la speranza che propone. Tutte le eresie sono bandiera di una realtà dell’esclusione.»2

«Questo Dolcino era il bastardo di un sacerdote, che viveva nella diocesi di Novara, in questa parte dell’Italia, un poco più a settentrione. Qualcuno disse che nacque altrove, nella valle dell’Ossola, o a Romagnano. Ma poco importa. Era un giovane di ingegno acutissimo e fu educato alle lettere, ma derubò un sacerdote che si occupava di lui e fuggì verso oriente, nella città di Trento.»3

  fradolcino

Il motivo per cui voglio parlarvi di fra’ Dolcino, figura ampiamente documentata da cronache dell’epoca molto discordanti tra loro, è che, nel precedente post, ho usato un’immagine ritraente il suo volto per collegarmi in modo più efficace al tema dell’eretico.
Perché proprio lui: diciamo che è una delle figure che più mi ha colpito da bambino, quando per la prima volta vidi in tv il Mistero Buffo di Dario Fo e Franca Rame, e leggendo poi Il Nome della Rosa di Umberto Eco. Come potrò mai dimenticarmi delle parole pronunciate da Guglielmo da Baskerville, o da Dario Fo nell’introduzione del pezzo riguardante papa Bonifacio VIII (al quale sarebbe interessante dedicare un post in futuro), a proposito del suddetto personaggio.
L’intento di questo post è spiegare un po’ la storia che v’è dietro questo personaggio, facendo un po’ il confronto tra varie fonti, tra cui quelle menzionate nel paragrafo precedente.

Fra’ Dolcino, o Dolcino da Novara, si pensa sia nato nel 1250, fra Romagnano e Prato Sesia, nell’attuale provincia di Novara. Alcune ricostruzioni posteriori, per squalificarne la nascita, sostennero che Dolcino fosse il frutto dell’unione di una donna del posto con un prete, indicato come il parroco di Prato Sesia.
La sua definizione di “frate” viene messa in dubbio da parecchie fonti, ma quello che sappiamo per certo è che nel 1291 Dolcino entrò a far parte del movimento degli Apostolici (o Insaccati) guidato da Gherardo Segarelli (di cui magari parlerò in un altro post).
Nel luglio del 1300 il movimento degli Insaccati (chiamato così da molte cronache del tempo) venne represso dalla Chiesa Cattolica, e Gherardo Segarelli bruciato sul rogo il 18 dello stesso mese.
Uno dei pochi che riuscirono a fuggire alla cattura fu, appunto, Dolcino, che continuò imperterrito la sua opera di predicazione, riguardanti la volontà di riportare la Chiesa in una veste di povertà, soprattutto nelle campagne del Vercellese. Numerose sono le testimonianze a riguardo del tipo di predicazione che usava compiere: si poteva trovarlo per le campagne, a predicare ai contadini convincendoli, in particolare, che la terra non appartiene al padrone, ma a chi la lavora. Sentendo queste parole, i contadini si convinsero a stracciare i contratti che li legavano al padrone delle terre, prendendo a sassate coloro i quali si presentavano per ritirare il raccolto, per poi seguire Dolcino nella creazione della sua comunità perfetta. I comunitardi, così si chiamavano, contavano tra le proprie file varie migliaia di individui (qui le cifre variano da cronaca a cronaca). Qualche cronaca di parte avversa giura che Dolcino prese parte a una serie nutrita di omicidi a danno del prete e dei suoi esponenti più abbienti.
Ne Il Nome della Rosa, possiamo trovare due personaggi sospetti di aver fatto parte in passato delle fila dei dolciniani: il gobbo Salvatore e Remigio da Varagine. Nel libro, il discorso su fra’ Dolcino prende vita quando si sente il gobbo urlare la parola penitenziagite. Questo termine, abbreviazione in volgare della frase latina Poenitentiam agite, appropinquabit enim regnum caelorum fu il motto del movimento degli Apostolici fondato da Segarelli (vedi sopra) e poi fatto proprio dal discepolo Dolcino.

Nel 1303, predicando nei dintorni di Trento, Dolcino conobbe la giovane Margherita, donna alla quale vari cronisti sono concordi nell’attribuire una bellezza straordinaria. Margherita divenne la sua compagna di vita e di predicazione.
La comunità alla quale diede vita Dolcino, e che si andò a stabilire tra il Vercellese e la Valesia, aveva come cardine il concetto di credenza (definizione secondo la comunità di Sant’Ambrogio): «un armadio enorme, immenso, tutto fatto a stive, con tanti sportelli di legno particolari, nei quali si conservavano i generi alimentari della comunità, il grano dall’umidità, tutto quanto potesse servire alla comunità nei periodi di carestia»4. A Vercelli non si aspettava la carestia per dividere i beni tra i comunitardi: si radunava tutto il raccolto e lo si distribuiva a ciascuno secondo il bisogno, non secondo la rendita.
Nel Mistero Buffo di Dario Fo, possiamo trovare notizia di un assalto alla città di Novara, da parte dei comunitardi, generata dagli esiti di una spedizione punitiva organizzata dal conte di Monferrato, durante la quale vennero catturati circa duecento dolciniani e vennero tagliati loro mani e piedi.
Il massacro degli sgherri e dei boia massacratori, ad opera dei Dolciniani, della città di Novara viene testimoniato da varie cronache del tempo. A quel punto i comunitardi riuscirono persino a convincere la popolazione a rendersi libera e a organizzarsi a sua volta in comunità. In breve tempo, secondo alcune cronache, mezzo Piemonte e mezza Lombardia si ribellarono al potere dei nobili e della Chiesa.

dolcino_trivero_battaglia_finale

Vista la situazione, molti conti e duchi della zona, decisero di far presente la situazione a Roma, che vedeva già di cattivo occhio la predica Dolciniana.
Con il beneplacido di papa Clemente V, nel 1306, venne organizzata una vera e propria Crociata contro fra’ Dolcino e i suoi numerosi seguaci. A lungo si è ritenuto che i valligiani tra il Biellese e la Valsesia l’avessero addirittura anticipata aderendo allo Statutum Ligae contra Haereticos, redatto già il 24 agosto 1305. Studi più recenti hanno dimostrato che il documento è un falso, confezionato alla fine del sec. XVIII in ambienti clericali per dimostrare l’esistenza di un movimento popolare antidolciniano si dalle origini della sua predicazione del Biellese.
Molto probabilmente l’esercito (senza contare gli uomini del duca dei visconti, dei Modrone, dei Torriani, dei Borromeo, del conte di Monferrato e dei Savoia) reclutato al fine di sterminare Dolcino e i suoi seguaci contava ottomila uomini di origine tedesca.
Visto l’esercito che li minacciava, i comunitardi decisero di riunirsi e di appostarsi, fortificando le postazioni, sul Monte Rubello, monte del Ribelle (oggi conosciuto come monte San Bernardo). Il monte venne preso d’assedio dalle truppe della Crociata. L’inverno avanzò e la collettività Dolciniana, pur soffrendo la fame e il freddo, continuò a resistere.
Nella settimana santa, precisamente il 23 marzo, del 1307, le truppe riuscirono a penetrare nel fortilizio fatto costruire da Dolcino e i suoi seguaci. I pochi superstiti (tra cui Dolcino, Margherita e pochi altri) vennero massacrati uno ad uno.

Fra’ Dolcino fu processato a Vercelli e condannato a morte. Sappiamo per certo che Margherita venne arsa viva, e che a Dolcino spettò un’esecuzione pubblica esemplare: venne torturato a più riprese con tenaglie arroventate e gli furono strappati il naso e il pene. Si dice che Dolcino sopportò tutti questi tormenti senza gridare né lamentarsi. Infine fu issato sul rogo e arso vivo.

 

E pensare che le cose che avete appena letto vengono totalmente ignorate dai libri di storia, oppure appaiono in maniera molto concisa. Un altro esempio di come la storia, raccontata sempre e comunque dai vincitori, venga sempre manipolata e/o cancellata.
Sperando di avervi fatto cosa gradita,

E.



1. Umberto Eco, Il Nome della Rosa, Gruppo Editoriale Fabbri, Milano, 1980, p. 206
2. Ibidem, p. 206
3. Ibidem, p. 228
4. Dario Fo, Mistero Buffo, RCS Libri S.p.A., Milano, 2006, p. 264

18 maggio 2011

Il sogno eretico

Buonasera! Buonasera a lorsignori!
Stasera voglio raccontarvi una storia molto
molto molto molto molto molto importante
e chi… E chi se ne frega!

È inutile. Dopo una giornata seduto alla scrivania sui libri non c’è niente di meglio che stendersi a letto a leggere il libro che si tiene sul comodino.
Molti mi chiedono chi me lo fa fare di continuare a versare sangue e sudore su materie umanistiche e che, nella loro insignificanti menti, non troveranno mai uno sbocco lavorativo che mi permetta di vivere in maniera dignitosa.
Be’… ‘fanculo. Meglio vivere povero ma consapevole ché ricco e mentalmente ameba. Mi trovo a digrignare i denti al solo pensiero, ma in fondo chi se ne frega… meglio per me e peggio per loro.
Le pagine assorbono la debole luce emanata dalla piccola lampadina, unica luce in camera mia. Gli occhi scorrono sulle pagine, compiendo impercettibili movimenti in avanti e indietro.
Non leggo tutte le lettere, no. Riesco a visualizzarne solo 2 o 3 alla volta, lasciandone sfocate 3 o 4 attorno ad esse. Da queste poche lettere poi potrò capire/intuire quello che sto leggendo. Niente falsa modestia… a tutti succede così, solo che non se ne rendono conto.
Dove avevo letto una cosa del genere? Ah sì, il libro è sulla scrivania. Uno dei tanti che ho letto per poter superare gli esami che mi attendono.
Prendo in mano il cellulare e tocco lo schermo touch-screen. Porco Giuda! Sono le 2… sapevo io che sarebbe andata a finire così. E domani chi si sveglia più?
Chiudo il libro, spengo la luce e mi metto finalmente a dormire.
Dopo qualche minuto riesco finalmente a trovare una buona posizione. A quel punto mollo gli ancoraggi e mi perdo nel mare del sonno…


Annunciatemi al pubblico prima di subito con espressioni di giubilo.
Annunciatemi al pubblico anche se dubito che tutti quanti mi seguano
Giù negli inferi, su con gli animi, giù seguitemi giù sempre più
Giù negli inferi, su con gli animi, giù seguitemi giù, giù...

fradolcino

Eccomi qui.
Degli eretici sono il capo.
Numerose le mie folle.
La libertà di pensiero, la regola.
L'uguaglianza, la vita.
V'è scritto, fuori dalla porta: “Il fuoco ti investirà”.

La situazione sta degenerando molto in fretta. I miei seguaci sono smaniosi di far tacere coloro che ci vogliono far tacere. Ogni volta mi trovo a dirgli che non è così che si agisce, ma puntualmente l’esasperazione prende il sopravvento.
Poveri, come li capisco. Anch’io una volta ero come loro, appena uscito dalla conformità e con la voglia di stravolgere le cose. Poi avvenne il cambiamento: diventai il capo della congrega, la guida per molte persone che non vogliono più sottostare al volere di individui sgradevoli e somiglianti a porci che si abbuffano di scarti nella porcilaia.
Forse è meglio che vi racconti come si è potuto giungere ad una situazione del genere.

Contestazioni negli atenei, cortei, No-qualcosa-Day,
ma il re si gratta gli zebedei
[…]
L’opposizione ha il K-way,
fa più acqua di un Canadair.

La situazione era degenerata nel giro di pochi anni. Il nostro paese era diviso in due: coloro che detenevano il potere da una parte e dall’altra quelli come me che si ribellavano ad un tale comportamento da parte delle istituzioni.
Il popolo non aveva più voce in capitolo e pian piano anche la cultura cominciava ad essere denigrata. Molti campi di studio vennero considerati delle amenità inutili. L’istruzione perdeva via via sempre più peso.
Avevamo persino fondato un giornale libero riportando le notizie senza passare da filtri giornalistici di alcun tipo.
Cominciammo a ribellarci sempre di più, e questo alla casta non piacque.

4 colpi al quorum. Riposi in pace il referendum in saecula saeculorum.
Scomunicammo in nome di Dio un libro di Dan Brown sul priorato di Sion dando l’avvio ad una messa a morte da Crozza ad Andrea Rivera passando per Harry Potter e fu brusio di volantini sovversivi.
Fummo costretti ad adottare metodi repressivi quindi fiato sul collo! C’è la galera per chi porta le tasche perché nelle tasche non c’è controllo! 

Tutti coloro che venivano trovati con addosso una copia del nostro giornale vennero chiusi in gabbia. Le città cominciarono così a spopolarsi sempre di più.
La nostra testata morì velocemente grazie all’azione congiunta di istituzioni e corpi di polizia, diventati ormai l’esercito di una setta sempre più vogliosa di dominare i corpi e le menti di noi tutti.
Molti esponenti delle forze dell’ordine tentarono di far ragionare i propri superiori. In galera anche loro!

In nomine Libertatis vincula edificamus.
In nomine veritatis mendacia efferimus.

L’informazione di stato ormai era perduta per sempre. Il popolo veniva rincoglionito ogni giorno con programmi televisivi insulsi e giornali buoni solo come carta da culo.
Noi venimmo additati come il nemico supremo per la democrazia. Così la chiamavano, bel coraggio.
Non ci restava che la clandestinità. Come risposta alle norme repressive votate dal governo decidemmo di incontrarci in segreto per mandare avanti la nostra protesta. Tuttavia, più di affissare qualche volantino provocatorio alle porte delle chiese di molte città, non potemmo fare di più.
Ci sentivamo come dei moderni Illuminati, o meglio, dei moderni eretici. Costretti alla clandestinità dai poteri superiori. Molte volte gli infami tentarono di trovare, inutilmente, i nostri nascondigli. Eppure la città era letteralmente tappezzata di indizi, ma a coloro la cui mente era ormai incasellata in un modello di governo risultavano incomprensibili.
I controlli erano sempre più rigidi, e ogni tanto qualcuno dei nostri veniva beccato e sbattuto in gattabuia. Molti di loro vennero anche costretti a fare abiura delle proprie idee.
Dopo qualche anno si passò alle pubbliche esecuzioni.
Molte volte erano gli stessi genitori che arrivavano al punto di denunciare i propri figli. Molte mogli tradirono i rispettivi mariti, e fratelli e sorelle i proprio consanguinei.
Per i politicanti la parola d’ordine era: controllo!
Persino la Chiesa si uniformò al nuovo regime, sciogliendo il segreto confessionale e consegnando molti dei nostri compagni alla ghigliottina.

 

E sono cose come questa che fanno perdere la testa.
Ti fanno perdere la testa per farti perdere.
Non perdere la testa, non devi perdere la testa, […] non devi perdere.

 

Sto ripensando a tutta la storia, con un fumetto che illustra al pubblico tutti gli avvenimenti, quando uno dei nostri adepti entra in sede sbattendo la porta e gridando allo scandalo.
Alcuni dei sodali corrono a calmarlo chiedendogli cosa ci fosse da urlare sì tanto. Dopo qualche minuto di inutili vaneggiamenti afferma che un altro dei nostri è stato catturato dalle milizie cittadine.
“Ecco… un altro eretico perduto”, penso con tristezza.
Il sodale terrorizzato lentamente si alza e mi si avvicina, per bisbigliarmi quella che è forse la più cattiva delle notizie. Il catturato è stato appeso per i piedi ad un lampione, scuoiato, e lasciato lì a marcire con inchiodato al petto un cartello sul quale erano scritte queste parole: “Ero un eretico, ora sono morto”.
Sono sconvolto. La violenza della soppressione si è evoluta in un qualcosa che non ci saremmo mai immaginati.
Il sodale mi disse anche che era cominciata una perquisizione a tappeto delle città nelle quali si sospettava sorgessero organizzazioni clandestine come la nostra, e che in molte città gli eretici catturati erano stati bruciati al rogo.
È tornata l’inquisizione. E poi gli eretici saremmo noi… come si dice quando il criminale uccide quello che secondo lui è un criminale?
-Basta!-, dissi. -È ora di finirla! Avvisate le altre sedi, domani usciremo allo scoperto!-

burning-01

Portiamo il dito medio di Galileo,
portiamolo alla testa del corteo,
nessuno sarà più chiamato babbeo,
se lo infilerà nei pressi del perineo. 

Stiamo tutti ripetendo quelle parole e portando a spalla l’altare con il dito medio di Galileo Galilei, simbolo della nostra ribellione al sistema.
Siamo in decine di migliaia.
Le torce che molti di noi tengono in mano non riescono a svelare i nostri volti incappucciati.
Sembra di essere in una processione di altri tempi. Tutti vestiti con la propria tunica rossa, il simbolo della nostra eresia. Sembriamo un lago di sangue che invade le strade o una lingua di fuoco ormai decisa ad ardere tutto ciò che si oppone al libero pensiero.
Le milizie non sanno che fare. Non si erano mai trovate davanti ad un numero così grande di eretici. Sono però convinto che lo scontro non tarderà ad arrivare.
Ecco… dalle prime file sento arrivare delle grida. La battaglia è iniziata.
Sono sicuro che perderemo…  ma sono fiero, come capo di tutto questo, di averne fatto parte.

Mi bruci per ciò che predico,
è una fine che non mi merito,
mandi in cenere la verità
perché sono il tuo sogno eretico…

 

Beep beep!
Dannata sveglia…
Apro lentamente gli occhi.
Vedo delle sagome sfocate chine verso di me.
Lo stupore è così tanto da farmi strofinare gli occhi tirando uno sbadiglio.
Le figure si mettono a fuoco, e si rivelano essere dei capi incappucciati di rosso.
Urlo dal terrore.
Sei mani si appoggiano sul mio petto impedendo i miei deboli tentativi di scappare.
Uno dei tre, tenendomi sempre più forte, urla: –Ora basta, smettila!-
Mi fermo. Ho il fiatone.
-Chi siete? Che volete da me?-
Non riesco a capirci niente.
-Chi siamo? Non ci riconosci?-
-No!-, gli rispondo. Sono sempre più confuso.
-Come no?! Ci hai ordinato di prepararci per la processione mentre tu andavi a riposare…-
All’improvviso mi è tutto chiaro.
Sento un dolore improvviso al cranio. Sono ricordi di sogno e di anni passati a lottare contro il regime che si impongono a forza tra le sinapsi. Mi scende un filo di sangue dal naso.
Il dolore è insopportabile, ma necessario. So di non poter più tornare indietro.
La crisi finisce dopo pochi secondi. Sono intontito dal male.
-Tutto bene, capo?-
Alzo lo sguardo verso le tre figure incappucciate. Ora li riconosco… sono tra i miei sodali più fidati.
-Sì… ora sì…-
I tre tirano un sospiro di sollievo.
Mi alzo dal letto, continuando a fissarli.
-Passatemi la tunica, per favore.-

Accetti ogni dettame senza verificare ti credi perspicace ma sei soltanto un altro dei babbei e ti bei…

 

 

E.


Questa specie di racconto mi è stato ispirato da Michele Salvemini (in arte, Caparezza) e dalle sue canzoni: Tutti Dormano, Annunciatemi al Pubblico, La Ghigliottina, Non Mettere le Mani in Tasca, La Ghigliottina (ancora), Il Dito Medio di Galileo, Sono il tuo Sogno Eretico e Il Dito Medio di Galileo (ancora).

17 maggio 2011

Premio ECC (Eccitanti Conflitti Confusi)

premio-ecc

Signore e signori eccoci qua, a scrivere il post sull’a dir poco stravagante premio che Filippo a deciso di dedicarmi. Un premio che è arrivato inaspettato, ma che non può che farmi piacere.
Non si tratta della solita e dannata catena di Sant’Antonio-Vercingetorige, piuttosto di un esperimento, a mio giudizio, interessante.
Ecco il regolamento:

  1. Andate su Wikipedia e selezionate "Una voce a caso". Non importa cosa compare, quella sarà la voce del vostro premio. 
  2. Leggete la pagina (non necessariamente da cima a fondo) che vi è capitata sotto mano e così, banalmente, copiate le informazioni nel post che creerete per il premio. Il post dovrà contenere insomma una sorta di "Lo sapevate che...?" della pagina che a caso avete trovato su Wikipedia. Non barate, non vale cliccare due volte sul link. 
  3. Al fondo del post spremete le meningi e cercate di ricordare se con quella pagina avete qualcosa a che fare. Aneddoti, ricordi, storie, fantasie, curiosità, qualsiasi cosa.
  4. Girate il premio a 5 dei vostri blog preferiti. E' concesso uno scarto di +-1 blog. (ovvero minimo 4 massimo 6, ma meglio 5).

Devo dire che come cosa mi incuriosiva parecchio, e mi scuso per averla fatta solo ora.
Comunque sia, veniamo al momento “Rieducational-Channel”.

 

Lo sapevate che…?

Anzac_Cove_and_HMS_Bacchante_25_April_1915L'ANZAC Day è una commemorazione che si tiene ogni anno in Australia e Nuova Zelanda il 25 aprile in memoria di tutti i soldati delle forze armate in Australia e la Nuova Zelanda (ANZAC è infatti l'acronimo di Australia and New Zealand Army Corps, "Corpo d'armata di Australia e Nuova Zelanda") caduti in tutte le guerre.
I soldati australiani hanno combattuto sia nella Prima che nella Seconda guerra mondiale. La scelta del 25 aprile cade per ricordare l'anniversario del primo sbarco dei Diggers (sabotatori) australiani a Gallipoli (Turchia) nell'offensiva britannica del 1915, e che vide per la prima volta l'utilizzo in Europa di soldati provenienti dalle più lontane propaggini dell'Impero.
La battaglia di Gallipoli fu un massacro per gli australiani a causa del fallimentare comando britannico, e la Turchia ha ovviamente una importanza nulla per la politica estera australiana. Inoltre ben più cospicue furono le perdite nello stesso giorno di francesi, inglesi e turchi, nonché altre sconfitte si aggiunsero nelle guerre successive, ma il 25 aprile 1915, definito da allora ANZAC DAY, costituì la pietra miliare del patriottismo aussie, sancendo il definitivo affrancamento dal passato di marginale colonia.
L'ANZAC DAY è celebrato anche nelle Isole Cook, a Niue, in Samoa e in Tonga.

 

Sprem Sprem Sprem di mening… oilalà!
Dico solo che questa volta mi è andata bene, visto che un collegamento col mio passato c’è e non posso di certo negarlo.
Da piccolo impazzivo per gli eserciti e per le guerre, soprattutto mondiali, dal punto di vista strategico. Arrivavo ad andare in biblioteca anche solo per prendere in prestito quegli enormi tomi che riguardano le battaglie salienti, le campagne militari più grandi e importanti, solo per potermi studiare le mappe e poter ricreare, con i soldatini (ne avevo più di un migliaio), le strategie. Movimenti di truppe che poi annotavo pazientemente su un diario che dovrei avere ancora da qualche parte.
Filippo, esperimento approvato!

 

Premiazioni!

Alessandro, Veronica, Fil, Nanìa

 

E.

16 maggio 2011

Un fine settimana a lungo atteso…

sottofondo: Foo Fighters – All My Life

Ho così tante parole in testa che fare ordine si sta rivelando più difficile del solito… ma cominciamo dall’inizio.
Prima di tutto vorrei chiedervi scusa per questa mia lunga assenza, ma tra blogger che non funziona e quest’ultimo fine settimana non sono proprio riuscito a sedermi un attimo al computer per buttare giù qualcosa. Non preoccupatevi, al più presto riprenderò tutti i contatti.

Veniamo al weekend appena terminato. L’ultimo di relax prima del periodo dedicato alla sessione estiva di esami. Una sorta di addio alla libertà che mi ha visto festante da giovedì sera a sabato notte.
Vorrei solo ringraziare tutti per essere riusciti a distrarmi dalle preoccupazioni che mi attanagliavano (tutte riguardanti l’università) e per avermi fatto divertire come non mai, a suon di birra, buona musica e chiacchiere a volontà. Questo ovviamente comprende sia la serata di giovedì, che il compleanno della cara Marta tenutosi venerdì sera. Un abbraccio a tutti.

me and odorosa panterame, roby, nicola e enrico

Di certo il giorno più distruttivo dell’intero fine settimana è stato sabato, giorno del concerto di Caparezza al Palacover di Villafranca di Verona. Giornata iniziata con una lunga sosta di cinque ore e qualcosa in quel dei Portici presenziando e gustando i prodotti offerti nella loro festa in stile bavarese. Ore passate seduto ad un tavolo parlando e ridendo in compagnia di Mirko, Giovanni, Mattia e di qualche immancabile birra :-)
Veniamo però al concerto. Un evento atteso da mesi e che sembrava non giungere mai.
Noi eravamo lì. Io, Eleonora, Mirko, Giulia, Roberto, Marta, Giuliano, Nicolò e tutti gli altri.
Noi c’eravamo.

photobomber

Faccio ancora fatica a mettere ordine in quel vortice di emozioni che il concerto mi ha scatenato.
Faccio ancora fatica a credere di aver potuto assistere ad un simile spettacolo.
Faccio ancora fatica a credere di essermi distrutto più ad un concerto di Caparezza che a un qualsiasi show di una qualsiasi band metal.
I salti, le urla, le canzoni… tutto era vita, tutto era passione, tutto era gioia, tutto era follia.
caparezza

Se chiudo gli occhi riesco ancora a rivivere quei momenti. Riesco ancora a urlare davanti ad un artista nel vero senso della parola. Mai banale e di un’umiltà unica.
Insomma, uno di noi… sì… proprio come gli abbiamo urlato ad un certo punto nell’estasi del concerto, facendolo quasi arrossire dalla felicità.
Pensare che in Italia ci sono ancora questi artisti che raggiunto il successo riescono a non montarsi la testa e proponendosi ogni volta con un’umiltà e una passione unica nel suo genere. Senza contare la sua bravura nel proporre testi sempre più affascinanti e pregni di ironia.
Una persona di questo tipo non può che avere la mia più profonda stima.

E come se niente fosse oggi è ufficialmente cominciata la mia sessione di esami estiva. Che zio Charles me la mandi buona.
A presto :-)

 

E.


Scusa Giulia ma non ho potuto fare a meno di rubarti qualche fotina. Spero che non ti dispiaccia!

11 maggio 2011

Premio per il blog… e siamo a tre

Ah che soddisfazione. È sempre bello ricevere un premio da coloro i quali ormai sono i nostri compagni in quella che è l’infinita Rete.
Ebbene sì, oggi il blog ha ricevuto il seguente premio.

one_lovely_blog_award

Devo ringraziare Nanìa, per avermi assegnato tale premio. Grazie, grazie e grazie! Hai tutta la mia stima.
Però, e un però non può mancare mai, per poter mantenere e sfoggiare la premiazione bisogna rispettare i seguenti punti:

  1. linkare chi ci ha premiati (e mi sembra di averlo già fatto);
  2. premiare e avvisare a nostra volta altri 15 blogger (sarà dura scegliere);
  3. elencare sette cose che parlano di me (aiuto!).

Visto che voglio che questo post lo leggiate tutto, mai che qualcuno venga su questa pagina per “fregarsi” il premio e basta, cominciamo pure con l’elenco delle 7 cose che mi riguardano:

  1. Adoro alla follia la musica popolare nordica, con particolare predilezione verso le melodie scozzesi e irlandesi (infatti ora mi sto ascoltando allegramente i Dropkick Murphys);
  2. Odio scrivere di me stesso, ma prima o poi dovrò pur farlo per mettere una presentazione decente in questo dannato blog;
  3. Adoro i pensieri che si fanno strada nella mia mente mentre sto fumando una sigaretta;
  4. Odio le suonerie dei cellulari, infatti appena posso lo metto in modalità silenziosa e in culo a tutti (anche se le suonerie me le sono fatte personalmente);
  5. In questo momento sono stravaccato sulla mia nuova poltrona, sbuffando e sperando di finire prima o poi questo elenco che pare essere infinito :-);
  6. Ogni volta che vedo un qualsiasi libro della mia libreria penso alle ore di piacevole intrattenimento che mi ha donato;
  7. Mi ritengo fortunato per essere riuscito a conoscere Mauro Corona, ma questo è un altro post.

OOOOOOllà! Finito!
E adesso veniamo ai blogger che secondo me meritano questo premio:

  1. Nanìa: primo perché mi piace molto il suo Work in progress, e secondo perché mi ha fatto presente di questo premio XD;
  2. Giulia Giarola: posso solo dire che questa donna è un vero spettacolo;
  3. Ser Vlad: I’m striiiiiiiiining in the raaaaaaaaaaaaaain! Fotografo amatoriale, ma molto capace in quello che gli auguro possa diventare il mestiere di una vita;
  4. Lola: il mio amore, colei che mi sostiene ogni giorno che passa. Ti amo!
  5. Daniela: i suoi Razzi Umani sono semplicemente fantastici e assolutamente da leggere :-);
  6. Zio Scriba: quello che pian piano, come sta succedendo per Giulia, sta diventando una sorta di mentore;
  7. Ferruccio Gianola: un blog in cui argomenti di lettura e scrittura vengono magistralmente registrati;
  8. Laura: una fotografa fantastica, i quali scatti in bianco e nero non mancano mai di farmi impazzire;
  9. Adriano Maini: posso solo dire che si tratta di un blog fantastico;
  10. TuristadiMestiere: un blog grazie al quale ogni giorno aggiungo alla lista una nuova meta turistica. Ce la farò mai a visitarle tutte?
  11. Grace: i suoi lampi di genio sono… beh… geniali :-)
  12. AndreaAroundThePop: un blog che mi sta sorprendendo ogni giorno di più;
  13. Veronica: cara compagna e, sono fiero di dirlo, amica di università. Fantastica!
  14. aa: un blog in cui si potranno trovare ottime curiosità sul mondo dei libri;
  15. Veronica: blog molto giovane, ma che dietro di sé ha un vero e proprio talento.

E con questo è tutto!
A presto!

 

E.


Molto probabilmente nei prossimi giorni non riuscirò ad essere molto presente, in quanto quello che si sta avvicinando sarà, secondo le previsioni, un weekend distruttivo. Senza contare che lunedì dovrò sostenere un esame.

10 maggio 2011

Éowin contro il Re Stregone: da libro a cinema

sottofondo: Blind Guardian – Lord of the Rings

eowyn

«-Vattene, orrido dwimmerlaik, signore delle carogne! Lascia in pace i morti!-
Una voce glaciale gli rispose: -Non metterti tra il Nazgûl e la sua preda! Rischieresti non di venire ucciso a tua volta, ma di essere portato via dal Nazgûl e condotto alle case del lamento, al di là di ogni tenebra, ove la tua carne verrà divorata e la tua mente raggrinzita verrà esposta all’Occhio Senza Palpebre.-
Una spada risuonò mentre veniva sguainata. -Fa’ ciò che vuoi; ma io te lo impedirò, se potrò.-
-Impedirmelo? Sei pazzo! Nessun uomo vivente può impedirmi nulla!-
Allora Merry udì fra tutti i rumori il più strano: gli sembrò che Dernhelm ridesse, e la sua limpida voce era come una vibrazione d’acciaio. -Ma io non sono un uomo vivente! Stai guardando una donna. Éowin io sono, figlia di Éomund. Tu tu ergi fra me e il mio signore dello stesso mio sangue. Vattene, se non sei immortale! Viva o morente ti trafiggerò, se lo tocchi.-»1

Questa una delle scene più toccanti del Signore degli Anelli, libro che non manca mai di trasportarmi nel suo magico mondo ogni volta che mi appresto a leggerne qualche passaggio.
La scena in questione si svolge durante la battaglia dei campi del Pelennor, scontro fra le esorbitanti orde di orchetti, comandate da Sauron, e gli esigui eserciti del Bene, ultimi e strenui difensori della pace e della libertà nella Terra di Mezzo.
In questo frammento di battaglia possiamo vedere Éowin, nipote del signore dei cavalli Théoden, affrontare uno degli avversari più temibili di tutto il romanzo: il capo dei Nazgûl; lo spettro di un umano a suo tempo assoggettato e consumato dal potere dell’Unico Anello e che ora non può fare a meno di servire l’Oscuro Signore.
Altro personaggio, secondario ma non del tutto in questa parte, è Merry, uno dei quattro Hobbit che partono da Hobbiville per distruggere l’Unico Anello.
Il dialogo che ci viene presentato da Tolkien è un magistrale miscuglio di linguaggio tipico della letteratura cavalleresca e modernità. Le parole hanno una forte potenza evocativa, tanto da farci immaginare la scena senza il benché minimo sforzo.
La forza del romanzo è proprio questa: riuscire, con un linguaggio a metà tra l’aulico e il moderno, a far innamorare il lettore tanto da fargli costruire la Terra di Mezzo nella sua mente.
Altro punto a favore è lo stile narrativo, per quanto riguarda la tempistica. Tolkien adorava la descrizione, come si può notare, ma di certo non era sua intenzione proporci un titolo in cui trovare, una pagina sì e una sì, le interminabili sezioni descrittive tipiche del romanzo di cavalleria (si pensi solo agli sproloqui del caro don Quijote) e dell’epica in generale.
L’obiettivo dell’autore, a prescindere da tutto, era comunque l’immediatezza. E, a dirla tutta, c’era riuscito molto bene.

Anni e anni dopo, un facinoroso regista, tale Peter Jackson, decise di adattare i libri per il cinema. Ne nacque una delle trilogie più famose e premiate (in termini di Oscar) di sempre.
Premetto già che non mi trovo qui per screditare l'uno o l'altro prodotto; mi rendo perfettamente conto che uno è un libro e l'altro un film, due linguaggi diversissimi per raccontare la stessa storia. Infatti, nel raccontare la storia, Peter deve essere ancora più stringato, più immediato,e cosa sceglie di fare? Mi sforbicia brutalmente il fantastico dialogo che vi ho riportato sopra.
Ecco la fine che fa quel magnifico estratto dopo che Jackson e moglie ci mettono le mani:

Nazgûl
(rivolto alla creatura alata che cavalca e indicandole re Théoden)
”Saziati della sua carne…”
Éowin
”Ti ucciderò se osi toccarlo!”
Nazgûl
”Non metterti tra il Nazgûl e la sua preda!”

La creatura attacca Éowin, che con un colpo di spada le taglia la testa
Sequenza di combattimento tra Éowin e il Nazgûl
Il Nazgûl colpisce Éowin al braccio, mandando in frantumi lo scudo e facendola cadere a terra. La prende per la gola e la solleva da terra.

Nazgûl
”Stupido… nessun uomo può uccidermi… ora muori!”

Merry compare alle spalle del Nazgûl e lo pugnala al polpaccio.
Il Nazgûl cade in ginocchio.

Éowin
(togliendo l’elmo, parandosi davanti al nemico)
”Io non sono un uomo!”

Éowin affonda la spada fra la corona e il manto del Nazgûl.

 

Manca solo Clint Eastwood eh?! Sembra o no la scena di un western di Sergio Leone?
E infatti mi piace pensare che, nei campi del Pelennor, qualche orchetto, notata la scena, si fosse messo a gridare(credendo ancora che Éowin fosse un uomo):

 

E.


1. J.R.R. TOLKIEN, Il Signore degli Anelli, RCS Libri S.p.A., Milano, 2002, p. 1010.

9 maggio 2011

Chiavi di ricerca? Una prima analisi…

ricercagoogle

L’altro giorno, leggendo i vari blog miei amici, mi sono imbattuto in un divertente articolo in cui venivano analizzate una ad una le chiavi ricerca che avevano portato alcune persone a visitare tale sito. Per chi non lo sapesse, una chiave di ricerca è la normalissima ricerca su un motore di ricerca (quanta ricerca eh?!).
Per mio puro diletto, e per vostra sfiga se state leggendo, mi è sempre piaciuto scorrere le chiavi ricerca con le quali viene trovato Emanuele Secco’s blog.

 

Big tette – ed ecco la ricerca che per ora mi ha portato più visite. Incoraggiante eh?!

Anna tatangelo xxx – questa la seconda, incredibile di come il semplice titolo di un articolo in cui prendo per il culo la Tatangelo sia uno dei maggiori attira-audience per questo blog

Emanuele secco blog – finalmente qualcosa di serio :-)

Sex xxx – ehm sì… ok…

Dizionario dei film horror – non mi ricordo cos’ho scritto per meritare una visita da una simile ricerca, ma meglio di niente :-)

Anna tatangelo sex – mmmmmm…. mannaggia alla puttana

Batteristi vasco emanuele – questa l’ho provata… ma come cavolo avranno trovato il mio blog?

Bisteccheria piccadilly circus – lunga vita ad Angus!

Blog passi dei libri – questa mi rende fiero di me stesso. Hellyeah!

Che serata del cazzo – ricordi per uno dei miei primi post…

Concorso corriere io scrivo premiazione - grrrrrrrrr

Foto violino – e qui ci ricolleghiamo ai trollkotze eh?! Sempre in uno dei miei primi post

Missreggicalze – finalmente siamo giunti ad uno dei miei racconti. Trattasi di Organizer ‘92

Big meloni – viva le big mac tette!

Emanuele Secco’s blog – ah… finalmente una ricerca diretta… grande soddisfazione

Tette di zucchero – sei tu, tette di zucchero? (cit.)

Blog anacleto – il grande anacleto, a cui devo uno dei miei migliori post… sempre riguardante le big mac tette…

Blogspot tette – alè… eccone un altro

Don andrea brugnoli – yeah! La mia lettera aperta riguardante halloween e le maledette milizie di Cristo…

Leccalo – ahn?! o.O

Messaggi subliminali rammstein – heylà! Finalmente la mia critica alla becera mentalità della Villafranca bene, ispirata dalla reazione bigotta della maggior parte della popolazione al concerto in loco dei Rammstein

Pontifex – potrei sentirmi offeso da tale ricerca

Sbagliare facoltà – non poteva trovare un blog migliore… se va là

Suonatore d’organo – un altro dei miei primi racconti

You tube mogli in reggicalze – quasi quasi mi dedico veramente al porno

Giovanni zenone – adesso sì che sono offeso… devo dire che hai sbagliato blog… decisamente

Albero dei libri – bello :-)

Asilo italiano Budapest – ancora più bello!

Beni beni be’ – cari drughi ;-)

Bezrucka – oh mamma mia, mamma mia! Mamma mia let me go!

Blue in the face – grande film!

Come chiamano il big mac in Francia – royale con formaggio -.-“

Erotski filmovi emanuela 2000 – mi trovano anche i segaioli russi?

Film in strining – ahahahahahahahahahahah! Questa la dedico a Ser Vlad

Giudizi e commenti su il film yojimbo – mitico film!

Racconti di follia – alleluia! Finalmente qualcuno che ci capisce qualcosa!

 

Per vostra immensa sfortuna, che sfiga neh?!, ho deciso di risparmiarvi i vari “anna tatangelo sex, xxx, tette, biografia sex, pompini” e boiate varie.
La cosa importante per me è che ora so esattamente cosa fare: d’ora in poi questo blog sarà più porno del porno che vi sia capitato di vedere. Mucche con formiche, scoiattoli con tirannosauri, uomini con cimici, donne con bradipi e molto altro ancora…
A presto :-)

 

E.

7 maggio 2011

Like a fuckin’ stone…

sottofondo: Audioslave – Like a Stone

stone

Molte volte mi trovo a voler scrivere qualcosa per il blog senza però avere la benché minima idea a riguardo.
Un po’ come sta succedendo ora: ho voglia di scrivere, ma non so di che.
Molte volte la colonna sonora aiuta: se sei in riproduzione casuale e capita il pezzo giusto, beh, allora è finita per tutti.
Altre volte è il semplice ritmo della battitura a farti venire qualche buona idea, un po’ come diceva Sean Connery nel bel Scoprendo Forrester.
Sarà che in questo periodo tutte le mie energie mentali sono convogliate nello studio (tra maggio e giugno dovrò dare 5 esami, senza contare i 2 di competenza linguistica) e, soprattutto, nella messa appunto dell’inizio di quello che forse diventerà il mio primo romanzo o chissà cos’altro.
Per come la vedo io è bene pianificare un buon inizio, perché se l’incipit funziona allora la storia andrà da sé. Non si farà fatica a scriverla. Le parole scorreranno via in un lampo e, le idee già buttate giù sui fogli sparsi, prenderanno forma senza inutili forzature.
E quest’ultimo è anche il motivo per il quale non mi sto concentrando molto sul blog, ma non preoccupatevi… non vi ho abbandonato. Penso a voi ogni giorno e, quando pubblico un articolo o ho un attimo di tempo, faccio sempre in modo di passare nei vostri spazi virtuali.

No, non fermarti a pensare.
Non interrompere il ritmo se vuoi continuare.
La canzone aiuta… aiuta sempre. Questa in particolar modo. Forse l’ho scelta perché riflette la mia recente attività con il blog: un po’ immobile, un po’ like a stone.
Anche se nelle note suonate da Morello sento un sottofondo di ritorno alla normalità e magari al lavoro, continuando ad esercitarmi nella scrittura.
Mio fratello e la cara aa mi hanno detto che nei racconti uso ancora troppi avverbi, troppe frasi piene zeppe di informazioni, parole spesso troppo lunghe o astruse e che mi capita di ripetere lo stesso concetto più volte anche a distanza di pochi paragrafi.
Beh, belli miei, sono qui per imparare. Già Coalizione Perfetta mi è sembrato un buon salto in avanti rispetto a Scacco al Fante, ma ovviamente mi rendo conto di non essere ancora riuscito ad acquisire una buona tecnica di scrittura.
Devo dare molta più importanza alla fase di revisione! Non soffermarmi solo sugli errori grammaticali ma arrivare anche a mettere apposto la parte lessicale del racconto (cosa che in parte ho fatto con Coalizione Perfetta).
Forse già in questo post ho cercato di usare una scrittura un po’ più leggibile, chissà.

 

E.


Questa è la settimana del libro. Su Facciaculo gira l’invito ad aprire il libro che si ha più vicino a pagina 52 e di inserire nel proprio stato personale la quinta frase che ci troveremo. Non bisogna però citare l’autore e il titolo dell’opera in questione. Che ne dite di lasciarmi le vostre in un commento? :-)
La mia è la seguente:

«Tuttavia, se il testo è breve e se il lettore è veramente motivato, si può riuscire a leggere anche un'impaginazione inusuale o complicata»

4 maggio 2011

I dialoghi di Twilight

twilight20

Ebbene sì.
L’anno scorso mi incuriosii anch’io a proposito di questo fenomeno mondiale.
Il risultato? L’immediata cancellazione, dopo qualche visione sempre più sconcertante, dei due primi capitoli della saga cinematografica; per quanto riguarda il terzo, non ho né tempo né voglia da sprecare.

Di certo non sono qui per farvi partecipi del disgusto da me provato nella visione di tali film, ci impiegherei ore solo per dire che mi ha fatto schifo, ma solo per chiedervi: ma ‘sti dannati dialoghi… chi li scrive?
Certamente, in un film che come destinazione ha il pubblico adolescente, non si può proporre degli scambi di battute del genere, in cui l’enfasi è ridotta al minimo senza contare poi la struttura stessa, il cui stile ricorda fin troppo facilmente l’sms-style.

Per tutti coloro che hanno avuto la brillante idea di risparmiare quale ora di tempo libero, piuttosto che sorbirsi almeno 7 ore di tempo libero per visionare siffatte cagate, voglio fare qualche esempio, forse un po’ esagerato, che rende l’idea dell’estrema sintesi che regna nello scambio di battute tra Bella e il suo amato vampiro-sonotruccatopiùdiladygaga Edward Culo.

Ed: Dove sei?
Bella: Sono qui
Ed: Eccoti
Bella: Sì
Ed: Ti amo
Bella: Non posso vivere senza di te
Ed: Ti ho aspettata per tanto
Bella: Anch'io
Ed: Bene
Bella: Ah l'amour
Ed: Eh sì
Bella: Già già
(sguardo da affamato da parte di ed)
Bella: Che c'è?
Ed: Eh?!
Bella: I tuoi occhi hanno cambiato colore
Ed: Sono lenti a contatto
Bella: Ah... figo
Ed: Già
(Bella si morde un labbro, tipica sua facciazza)
Bella: E adesso?
Ed: Ho dimenticato la frase
Bella: ah... bravo
Ed: Succhiatina?
(vi lascio ad una libera interpretazione)

E così per due film (per l’appunto quelli che ho visto)
Mah…

 

E.


Chissà quante visite mi porterà questo post, ragionando in termini di ricerche sul web.

3 maggio 2011

Nuova faccia per il blog

emanuele.secco@gmail.com_9b58710f

Come potete vedere ho cambiato tema. Ho optato per un cambiamento radicale, lasciando qualche traccia qua e là della grafica che fino a ieri il blog vi ha presentato.
Chi mi segue su Twitter o su Facciaculo da giorni ormai avrà intuito l’avvento di questa novità.
I motivi di questo cambiamento? Diciamo che volevo provare qualcosa di nuovo.
Durerà questo nuovo tema? Chissà. Per il momento mi riservo il diritto di continuare a lavorarci su e a cercare di migliorarlo il più possibile.

L’immagine che troneggia nella testata è una foto del centro storico della mia cittadina natale, Gemona del Friuli.

Bon, volevo solo informarvi di questo per ora.
A presto!

 

E.

1 maggio 2011

Primo maggio

A tutti quelli che bollano il primo maggio come festa comunista;
a tutti quelli che bollano il concerto del primo maggio come congrega di vecchi rossi nostalgici solo perché qualche coglione sventola una bandiera di Rifondazione;
a tutti quelli che non pensano alla sicurezza dei lavoratori, rendendosi così colpevoli di omicidio;
a tutti quelli che non hanno rispetto per l’articolo 1 della Costituzione;
a tutti quelli che non rispettano questa festa…

VAFFANCULO!

Per il concerto in questione verranno anche usati tanti soldi… ma sono soldi spesi bene, per offrire alla gente un ottimo spettacolo. Quindi soldi spesi per il pubblico. Mica come voi e le vostre puttane…

primomaggio

A tutti gli altri porgo i migliori auguri di un buon primo maggio!

 

E.


Scusate una cosa. Se i pidiellini presenti l’anno scorso in piazza san Giovanni erano un milione… quelli di oggi quanti sono?