10 novembre 2011

Aspettando il bus. Tra auto e scolari

 

villafranca

Oggi per andare alla fermata dell’autobus decisi di non ascoltare musica. So benissimo che quella dell’iPod è un’abitudine che serve a tenermi compagnia mentre cammino, ma quando scesi dalla macchina mi accorsi di non averne voglia.
Così, fino alle 8.15 circa, per una ventina di minuti mi sono immerso tra i rumori mattutini di Villafranca, cittadina che mi capita sempre più di rado di vedere nelle ore di maggior attività.
Ero fermo alla fermata del bus, fumando una sigaretta, e cercando di catturare più particolari possibili.
Non so ancora se dirmi o no soddisfatto di questa esplorazione uditiva e visiva, so solo che il rumore del traffico copriva ogni cosa.
Ebbene sì, alle 8 del mattino, in quel di Villafranca, vi sono già degli ingorghi tali da tappare, in un unico serpentone di automobili e motorini, gran parte della cittadina. E ogni mattina un po’ di questa coda devo sorbirmela pure io per poter parcheggiare in un buco. Un giorno mi sono persino messo a osservare ogni macchina che passava. Be’, l’80% degli esseri umani tappati come Simmenthal nelle loro auto sempre più grandi era costituita dall’accoppiata genitore-figlio. La mammina che porta il figlioletto a scuola in macchina, anche se la loro casa dista poco meno di 100 metri 100 dal luogo di detenz… ehm… di educazione del pupo. Ma lasciamo perdere questo discorso, me ne sono già occupato in un altro post.

Possibile che per una volta che decido di liberarmi un po’ le orecchie dalla musica devo essere investito da un simile frastuono?
È inutile, in ogni luogo in cui ci rechiamo veniamo sistematicamente investiti dai rumori che odiamo nel profondo, che nuocciono alla nostra tranquillità,  che tuttavia ci sforziamo di catalogare sotto la voce necessari.
Non riusciamo a riposarci nemmeno facendo un viaggio, quella pausa che per tutto l’anno lavorativo attendiamo con ansia. Anche nei momenti di pausa tutto deve essere programmato al minuto, schedato in un archivio e attuato il più in fretta possibile.
Da quando siamo piccoli, fino alla nostra morte, la vita viene programmata; le nostre esistenze inzuppate di impegni e ricorrenze molte volte inutili. Parlo delle sempre più numerose attività alle quali condanniamo l’innocenza dei nostri figli e la salute mentale dei nostri padri di famiglia.
La soluzione sembra semplice: imparare che c’è anche il tempo del non fare un cazzo. Quei momenti in cui ci stendiamo sul divano, liberiamo la mente, e non pensiamo a nient’altro che non sia stare sdraiati su quel cazzo di divano. Quei momenti in cui l’unico pensiero deve essere il proprio benessere, ‘fanculo gli altri; senza eccedere però.
Purtroppo è la società del troppo avere e averlo subito che ci ha insegnato la frenesia. L’essere umano, per continuare a vivere, deve per forza tenersi occupato.
Soldi, soldi, soldi. Non vi è più la mentalità di colui che si accontenta di quello che ha (sempre che le sue condizioni siano dignitose). Bisogna arricchirsi e farlo in fretta.
Dobbiamo tornare ad accontentarci di quello che abbiamo, senza dover per forza accumulare, accumulare e accumulare in un enorme circolo vizioso la quale fine è l’inevitabile instabilità mentale. Una famiglia riesce a sfamarsi, a pagare il mutuo e a togliersi qualche sfizio? Ok, va benissimo così, non andiamo oltre.
Certo è che questi tempi bui non riescono a farci accontentare, anche perché molte volte quel poco che abbiamo non serve nemmeno a comprare un paio di scarpe per i nostri figli.

Inizialmente ho odiato il frastuono prodotto dal traffico, ma il solo pensare che dietro a quello ci saranno state persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese mi ha calmato. Sono salito sull’autobus, ho acceso l’iPod e mi sono messo a scrivere. Pensando ad un futuro che si rivela essere sempre più improponibile e in parte spaventoso…

 

E.


MOL1, pp. 16-19

20 commenti:

  1. Ho sempre pensato che non vi sia peggiore inquinamento di quello acustico... (per esempio, chi mi impone, in luoghi pubblici, assordanti spot trasmessi da radio di mer** deve solo ringraziare che io non sia un cowboy da film western con la colt nella fondina... farebbe rumore pure quella, ma sarebbe un rumore alquanto liberatorio e sacrosanto...)

    Sul dramma di mammine che per fare 100 metri trasportano col SUV un ripetentino grande come una scorreggetta, c'è un bellissimo vecchio racconto di Gino & Michele intitolato, non a caso, La saga del putanùn... :-))))

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  2. sbaglierò, ma mi sembra che anche tu sia orientato verso la decrescita, il downshifting e il minimalismo, mi rincuora molto leggere post come il tuo perché sento di non essere più così sola nell'inseguimento di certi valori..

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  3. @Zio Scriba: hai tralasciato il fatto che comunque, lo sparo di una pistola, emetterebbe sì un forte rumore, ma di breve durata ;)
    'azzo... e dire che pensavo stamattina di scriverci un racconto ^^

    E.

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  4. @Hob03: guarda, al minimalismo e al downshifting non ci ho mai pensato, almeno finché non li ho letti nel tuo commento :)
    Alla fine non mi interessano molto queste "categorie" o "movimenti", tuttavia ammetto che l'accontentarsi di quello che si guadagnerebbe lavorando onestamente in un paese onesto (nota bene) sarebbe sufficiente per vivere meglio.
    In una società umana l'obbiettivo dovrebbe essere proprio la felicità dell'individuo.
    Non riesco a capire gli individui che inseguono sempre una maggior ricchezza, sia in soldi che in possedimenti. In punto di morte sarà meglio essere stati felici avendo vissuto una buona vita o morire inseguendo l'ultimo milioncino da mettersi in banca?

    E.

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  5. neanche io a dire il vero amo molto le categorie e le etichette, ma frugando frugando nel web ho scoperto che le cose in cui credo hanno un nome e che c'è tanta gente che cerca di vivere in modo sano, equo, sostenibile e mi è parsa un'ottima cosa perché francamente il consumismo sfrenato, l'apparenza ad ogni costo (perfetto esempio quello del suv, che io aborro) hanno rotto e non sono più praticabili, poi hai ragione quando dici che nella tomba i soldi non te li porti, meglio vivere una vita degna

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  6. E' quel "persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese" che mi lascia con tanto amaro in bocca.

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  7. E' vero viviamo una corsa continua, e ormai ne siamo talmente assuefatti da non riuscire più a godere dei momenti di calma.
    Almeno a me capita, che quando ho finalmente un attimo di quiete, non risca a godermelo..la mia mente va già avanti a cercare il nuovo compito, ad occuparsi del successivo processo da eseguire.

    Di raro ascolto musica durante i miei viaggi, sono i pochi momenti in cui riesco a pensare con calma e disconnettermi dal mondo, forse perchè so che tanto quell'ora, o due devono passare, devo starci per quel tempo sull'autobus e quale miglior modo per impiegarlo se non pensare.

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  8. Amore mio, concordo su tutto. Però ammettiamolo, anche noi quando ci siamo presi le nostre pause, siamo andati in crisi perché non ci sembrava vero, e cercavamo comunque qualcosa da fare (v. dopo l'esame di arte).
    Io mi sentivo male, quando non sapevo cosa fare mi veniva quasi da piangere perché ero nel panico... Purtroppo sarà sempre peggio, mi sa...

    Per quanto riguarda il non arrivare a fine mese, posso solo dire che so benissimo cosa significa... e tu lo sai... rimanere con più scontrini che soldi nel portafogli ormai è la regola...

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  9. @Hob03: il brutto è che, per molte persone, in questi tempi l'accumulare sfrenato di molte persone è rivolto solo alla sopravvivenza.

    E.

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  10. @Artemisia1984: alla fine anche per me sono gli unici momenti in cui posso rimanere solo con la musica :)

    E.

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  11. @Lola: non ricordarmi i brutti momenti post-esame...

    E.

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  12. Il traffico lo sopporto davvero poco, però in effetti è vero se si pensa a chi sta dentro quelle macchine che probabilmente non ha alternativa, specialemte qui che i mezzi pubblici sono pressochè inesistenti e quei pochi funzinano di merda, allora ci si calma, ma sempre meglio la musica!

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  13. @Waterwitch: eh già... c'è anche quell'aspetto da contare...

    E.

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  14. Sono fortunata perché dove vivo è abbastanza silenzioso e tranquillo, è vero Villafranca è stracolma di auto che cercano posteggio, io stessa mi sono trovata invischiata in un giro vorticoso senza fine, a volte anche con la rinuncia di passeggiare nella via principale. La foto che hai messo inganna...mai vista così vuota! : )

    Tra poco dovremmo rallentare per forza perché si prevedono anni di austerità e questo per certi versi potrebbe essere anche positivo.

    Ciao Cri : )




    @@@@ Zio Scriba, non sono mamma e non porto figli a scuola ma il tuo riferimento lo trovo poco rispettoso verso le mamme...non tutte sono uguali e affibbiare un termine così pesante lo trovo offensivo e se qualcuno ha scritto un libro su questo argomento e in questi termini non credo faccia testo da cui prendere riferimento come fosse la bibbia! C'è poco da ridere!

    A parte questo, le mamme potrebbero accompagnare i loro figli a piedi come si faceva una volta!

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  15. @Cristina: vero che inganna la foto ;) Comunque penso che il titolo del racconto sia molto ironico sai :)

    E.

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  16. ehi vacci piano! tutte queste emozioni ti uccideranno!!!!!

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  17. @alpexex: spero proprio di no sai.

    E.

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  18. Si...forse hai ragione....buon sabato! : )

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E.