12 ottobre 2011

Passi di libri, passi di vita - La fine del mondo storto

Quello che state leggendo è l’undicesimo numero della rubrica Passi di libri, passi di vita. Negli scorsi dieci appuntamenti ho tentato di parlare dei libri che più mi hanno colpito durante la vita. Ben conscio del fatto che, andando avanti a questo ritmo, ci sarebbero voluti anni per scrivere qualcosa sui libri la cui lettura mi ha appassionato, decisi dunque di fare un cernita nella mia libreria (link al primo articolo della rubrica).
Domani Passi di libri, passi di vita compirà un anno. Visto che domani, probabilmente non potrò scrivere sul blog, eccomi qui a festeggiare in anticipo. Quale modo migliore per gongolarsi un pochino se non scrivere un nuovo appuntamento? Risposta ovvia…

finedelmondostorto

Oggi vorrei parlarvi de La fine del mondo storto, penultimo libro di Mauro Corona ed edito nel 2010 dalla Arnoldo Mondatori Editore. Per essere precisi bisogna dire che la copia in mio possesso (in realtà si tratta della copia della mia fidanzata) fa parte della prima edizione.
Devo ammettere che mi sono avvicinato a questo libro con tutta la curiosità che un libro di Mauro Corona si merita. Sapevo già che la storia non avrebbe riguardato le fantastiche montagne, i veri personaggi delle storie di Mauro, tuttavia il cambio di ambientazione non mi tangeva. Per la magia delle montagne ci avrebbe pensato di certo la lettura della restante bibliografia di Mauro.
Aperto il libro mi trovo, come prima pagina, questa splendida introduzione:

«Mettiamo che un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti petrolio, carbone ed energia elettrica. Non occorre usare la fantasia per immaginarselo, prima o dopo capiterà, e non ci vorrà nemmeno troppo tempo. Ma mentre quel giorno prepara il terreno, facciamo finta che sia già qui. Ha un brutto muso, è un tempo duro, infame, scortica il mondo a coltellate e lo spoglia di tutto. Di quel che serve e di quel che non serve. La gente all’improvviso non sa più che fare per acciuffare il necessario. Prova a inventarsi qualcosa e intanto arranca, senza sapere che una salvezza esiste. Il necessario sta dentro la natura. Ma, per averlo, occorre cavarlo fuori, prenderlo con le mani, e la gente le mani non le sa più usare.
-Sacramento che disgrazia!- dicono. -Non sappiamo usar le mani.-
Ma partiamo dall’inizio.»1

Le premesse sono buone, ho pensato. Così mi sono letteralmente buttato nella lettura del libro.
L’idea è molto buona: cosa succederebbe se un giorno il mondo umano si trovasse improvvisamente senza le risorse che trasforma per produrre l’energia della quasi abbisogna disperatamente per continuare a esistere?
Affianco ad una storia buona, e a tratti narrata con maestria, c’è però un punto a sfavore, che penalizza il libro in modo quasi brutale: la scrittura in molte parti è addirittura fin troppo ripetitiva. Molti concetti vengono riproposti fin troppo ossessivamente, portando il lettore a chiedersi se queste ripetizione siano state volute dall’autore per rendere al meglio la crudeltà della storia che ci viene narrata o semplicemente per allungare la narrazione così da portare le pagine ad un numero tale da permetterne la pubblicazione sotto l’etichetta “romanzo”.
Mi spiace essere così duro con Mauro, scrittore che con i suoi libri mi ha regalato momenti di puro godimento e che mi ha portato persino a versare qualche lacrima per il fatto di aver finito la lettura di una sua storia, ma quello che è giusto è giusto.
C’è comunque da dire che certe trovate sono geniali, e nei due estratti seguenti ve ne do un esempio:

«C’è un ex ministro dell’Agricoltura che si trova in difficoltà perché non sa da che parte impugnare la vanga. Prova sul fianco destro, poi sul sinistro, spinge con la scarpa destra poi con la sinistra. Ma la vanga non affonda. Il contadino gli fa presente che il badile non è un politico, non si sposta da destra a sinistra o viceversa senza vergogna. Il badile o la vanga esigono una posizione e quella deve restare. Si decidesse a sceglierne una e quella restasse.»2

«C’è un posto dove, ai tempi d’oro, non entravi se non eri persona famosa, politico o individuo baciato da soldi e fortuna. Insomma, se non eri vip non passavi quella porta. Il padrone era uno messo bene in quanto a ricchezza. Maneggiava automobili come noccioline. Circondato giorno e notte da belle donne, occupava spazi televisivi più dei telegiornali. Ora il suo locale famoso è diventato una stalla piena di vacche. Stalla di lusso, ma sempre stalla. Si trova vicino al mare.»3

Il mio umile consiglio è di leggere La fine di un mondo storto. Ha i suoi difetti, ma con la sua storia, come dicevo prima, ci ricorda alcuni concetti che la società moderna sembra averci fatto dimenticare: il nostro legame con la natura, importante e non assecondabile per quanto riguarda la nostra vita e la nostra sopravvivenza in questo mondo.

Bene, eccoci alla fine di questo ennesimo appuntamento letterario.
Spero che queste specie di recensioni non appaiano troppo pretenziose e boriose, non è certo quello il mio intento. Con questi articoli spero solo di farvi conoscere e di farvi invogliare alla lettura di libri che altrimenti non avreste potuto gustare.
A presto,

 

E.


1. Mauro Corona, La fine del mondo storto, 2010, Milano, Mondadori Editore S.p.A., p. 9
2. Ibidem, p. 71
3. Ibidem, p. 78

4 commenti:

  1. Molto bella la recensione di questo libro [non è nè troppo pretenziosa, nè boriosa]la trama mi ha davvero incuriosito ... non ne avevo mai sentito parlare. :) mi piacerebbe molto leggerlo. Ufff ... quando lavorerò, mi riempirò la casa di libri, adesso devo fare un po' tanta economia :(
    va bè ... buona serata :)

    smack

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  2. Mauro Corona è un grande, e questo libro non sembra essere da meno dei precedenti data la tua recensione. Bello l'estratto sul ministro dell'agricoltura! :D

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  3. @Francesca.84: leggilo, ne vale la pena :)
    Buona serata anche a te e grazie per il commento :)

    E.

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  4. @Artemisia1984: eh sì, i suoi libri non finiscono mai di emozionarmi (anche se questo ha qualche difettucci).
    L'estratto di cui parli è geniale :) Però non serve molto per immaginarlo rapportato nella realtà ^^

    E.

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