12 aprile 2011

Scrittura in paese… un modo per rilassarsi

sottofondo: Nino Rota – Waltz

cassomoje1erotcasso1

Oggi mi piacerebbe continuare il discorso avviato l’altra volta con il post Sull’urbanizzazione della mia vita e della mia scrittura. L’ispirazione per questa specie di continuazione me la diede, il giorno stesso, un mio amico di vecchia data con il suo commento.
In poche parole Filippo mi espose il suo punto di vista, dicendomi che è sì convintissimo che la città sia una forte sorgente di ispirazione, ma che anche i piccoli paesi possono esserlo. Niente di più vero; infatti, se da una parte abbiamo un continuo brulicare di vite umane così eterogenee, ma allo stesso tempo così legate tra di loro da riuscire a formare una metropoli brulicante di vita, dall’altra abbiamo la calma, l’apparente immobilità delle cose, la saggezza dell’esperienza (talvolta pregna d’ignoranza, ma non è detto) e la tranquillità che solo un piccolo paese può donare allo scrittore.

Diciamoci la verità: la vita in paese è migliore di mille volte a quella di città: si respira meno smog, può capitare di rimanere sommersi dal più assoluto silenzio (cosa rarissima in una grande città) e, in definitiva, non siamo circondati da una prigione di palazzi dei quali non riusciamo nemmeno a vedere la punta tanto sono alti. Non avremo tutti gli agi di questo mondo e  che una città può offrire, ma con la pace che ci attornia possiamo rilassarci per un attimo, mandare affanculo il mondo e concentrarci solo su noi stessi con molta più facilità.
Per non dire poi della magia che circonda un paese: le leggende, le storie raccontateci dagli anziani, le superstiziose credenze che tutt’ora fanno da padrone per quanto riguarda la vita di tutti i giorni. Mi viene solo da pensare ai vari riti propiziatori (se così si possono chiamare) eseguiti per proteggere il proprio raccolto dalla grandine e dalle condizioni atmosferiche in generale; usanze adottate e tollerate dalla Chiesa, tuttavia aventi le radici nel paganesimo del quale è tutt’ora imbevuta la terra che, come allora, è fonte di sostentamento per chi la lavora.

Tutti i paesini hanno il loro fascino, ma quelli di montagna di certo superano tutti gli altri. Girando per quelle viuzze strette strette, salendo gli innumerevoli gradini, respirando odor di cenere e muschio, sognando il calore dal caminetto di casa e assaporando con l’immaginazione il buon bicchier di vino che attende solo di essere consumato davanti alla suddetta fonte di calore, mi sento ogni volta pervaso da una pace che mi so solo spiegare ripetendomi, ogni volta, che sono a casa; nel mio luogo ideale.
Mentre scrivo mi sembra di sentire il profumo dei pini dei miei boschi, il leggero ticchettio delle gocce d’acqua che cadono dalle foglie, il profumo senza tempo dei pini, la maestosità di questi ultimi e il lieve gorgoglio prodotto da un ruscello, carico d’acqua limpida come nemmeno con il più sofisticato dei depuratori si potrà mai vedere.
Ora ho gli occhi chiusi. Sento il frusciare dei rami, un lontano richiamo di non so che animale, le sommesse risatine degli gnomi e dei folletti che ospitano i miei boschi, sempre protagonisti di qualcheduna delle leggende delle mie parti.

Posso solo dire che ogni volta che mi trovo dalle mie parti le mani partono da sole, il quaderno si apre di sua spontanea volontà. Faccio della scrittura il modo per esprimere la pace interiore che provo anche solo respirando il profumo della montagna. Di certo quello che verrà fuori non sarà un romanzo pulp, per quello c’è sempre la città.

Alla luce di questo posso dire: Filippo… hai senz’altro ragione! E grazie per l'ispirazione ;-)

 

E.

24 commenti:

  1. Io vivo in un quartiere periferico di Bari, che prima era un paesino a se stante, sul mare. Ho a due passi la città, ma non ne vengo troppo "contaminata".
    Proprio oggi pomeriggio ho vissuto quello che hai scritto, cioè mi sono rilassata andando a sedermi su uno scoglio a 1 cm dal mare...ho letto, ho ascoltato il rumore delle onde, ho lasciato andare i pensieri, in totale silenzio...e ti dirò che sono tornata a casa rigenerata.
    Quindi...W tutti i paesini del mondo, rifugio per tutti i cittadini in cerca di un angolo di silenzio! :P ;)

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  2. Nanìa: eh devo dire che anche il mare è potente :-)

    E.

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  3. Credo di averlo detto l'altra volta, io sono favorevolissima al paesino, in città si può sempre andarci ogni tanto!!! ;D

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  4. B'è il paese è un posto molto tranquillo, ed è anche una grande fonte di ispirazione! :)
    Io abito in un paesino (non di montagna) di mare, e ti posso assicurare che l'ispirazione viene (nel mio caso per disegnare)!
    Sinceramente non so se in città mi troverei a vivere! :)

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  5. L'ispirazione è in ogni singolo gesto di vita attorno a noi. In città, in campagna, al mare, in un paese sperduto di montagna. E' tutto li, davanti ai nostri occhi. Siamo noi che riusciamo a vederla solo a volte..purtroppo.

    Il tuo splendido discorso sulla supremazia del paese nei confronti della grande città la condivido in parte. Forse perchè non ho un posto come che mi faccia sentire come ti senti tu quando torni dalle tue parti (esclusa, ovviamente, Londra, che però è decisamente in netto contrasto rispetto al paese di montagna). Trovo che il nocciolo sia proprio li. Le mani si muovono da sole quando siamo sereni e in armonia con ciò che abbiamo attorno. Questo avviene quando siamo a casa...

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  6. @Lumaca: penso comunque che la vita in città sia un'ottima esperienza :-)

    E.

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  7. @Karma Police: io di vivere in città l'ho fatto (Budapest) e devo dire che non era affatto male. Certo che niente batte la pace che si prova in un paese di piccole dimensioni :-)

    E.

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  8. @Mirko: il significato di questo post (che è da leggere ovviamente in correlazione con quello di qualche settimana fa) non è certo quello esaltare il paese rispetto alla città. Il significato vero e proprio sta nell'ultima frase "Di certo quello che verrà fuori non sarà un romanzo pulp, per quello c’è sempre la città".
    Vuol dire semplicemente che ogni luogo è adatto, basta che sappia trasmetterci quello di cui abbiamo bisogno in un determinato momento.
    Non mi stupirei se nella vita che mi aspetta mi troverò mai a dover fare la spola tra città e paese a seconda di quello che dovrò scrivere XD (sarebbe fantastico).

    Spero di averti soddisfatto bel maschione ;-)

    E.

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  9. Per soddisfarmi a pieno dovrai prima permettermi di leggere tu sai cosa. ;) Compreso perfettamente il senso ora. Come al solito, ci intendiamo. Il discorso rimane valido..a casa, quella vera, è più facile scrivere.. ;)

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  10. Ser Vlad: Ovvio che sì :-)
    se tutto va bene o domani sera o giovedì lo invierò al Corriere :-)

    E.

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  11. Bellissimo questo tuo post. L'ispirazione arriva quando meno te l'aspetti...certo che se ci metti il relax beh...sicuramente arriva prima...

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  12. "Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo che appartengono così a qualcuno, che qualcuno ha nel sangue e nessun altro li sa." (C. Pavese, Il diavolo sulle colline)

    Amo Pavese, coi suoi scritti mi ha sempre dato grande forza e ispirazione. Ha parlato spesso, nei suoi romanzi, della Torino che due anni fa mi ha accolto.
    Sono siciliano di nascita, sono cresciuto in un piccolo paesino disperso tra le valli e le colline dell'entroterra siculo. In lande in cui nel raggio di molti chilometri è il nulla a sovrastare, in cui vige ancora tutto un sistema di città-stato, ogni paese è indipendente, ha tutto il necessario ed è perennemente in "lotta", se così possiamo dire, con quello confinante. Capisco bene dell'ispirazione di cui parli, Emanuele. Io la provo sulla pelle ogni volta che da qui, riparto per il "profondo sud". La Sicilia, e il paese in particolare, ha il potere di rigenerarmi, di ricaricare le batterie che la città ha, inevitabilmente esaurito. Ma lasciami dire una cosa: non c'è nulla di più terribile di un paese per una mente in fermento. Ha strani effetti claustrofobici, stringe, strappa, mette l'ansia. La piccola comunità è un veleno da assumere a piccole dosi. In città puoi gettarti, mescerti con tutto ciò che vuoi, senza il timore di rimanerne soffocato. Chi non si è mai mosso dal suo angolino di tenerezza difficilmente riuscirà a fare qualcosa di grande, anche qualora lo volesse.
    Quindi sì, viva la pace e la tranquillità del piccolo paese... due volte l'anno, al massimo, e per pochissime settimane.

    "Non avevo tristezze, sapevo che nella notte la città poteva andare tutta in fiamme e la gente morire. I burroni, le ville e i sentieri si sarebbero svegliati al mattino calmi e uguali." (C. Pavese, La casa in collina)

    Ciao! :-)

    PS: perdona l'intrusione!

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  13. apperò, caro Emanuele, senti bene me che sono più vecchio (la vedi la mia barba ')
    tu devi scrivere, in campagna, in città, al mare... SCRIVI !
    poi quando arriverà il successo (scontato) ricordati degli amici....
    ciao amico blogger..

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  14. @Filippo: intanto permettimi di dire che la tua non è affatto un'intrusione :-) Mi fa piacere riuscire a raggiungere qualche nuovo lettore (se mai sarai invogliato a passare ancora di qui).
    Forse non ho approfondito il discorso che fai tu sulla mentalità di paese, ma non volevo scendere troppo in particolari :-) Diciamo che non è proprio l'ambiente a toglierti il respiro, ma la mentalità dei paesani.

    Comunque... ottimo commento ;-)

    E.

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  15. @Massimo: ovvio che scrivo XD ho appena inviato il racconto al Corriere della Sera. Mi sa che rimarrò in piedi tutta la notte aspettando l'approvazione della redazione ^^
    Sperando che, un giorno o l'altro, il successo possa arrivare :-) Ma certo che mi ricorderò degli amici: vi farò pagare a prezzo doppio ogni copia che comprerete (se siete veramente amici allora non vi dispiacerà darmi qualche euro in più di diritti) XD XD XD XD XD XD XD XD XD

    E.

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  16. Dalle mie parti ci sono i paesini della Valstrona e della Valgrande,poco abitati,
    raggiungibili con strade un po'difficoltose,dove il tempo si è fermato e non sembra per nulla intenzionato a riprendere il suo corso.

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  17. Ciao Emanuele, è vero, i piccoli paesi sono una buona fonte d'ispirazione, oltre al silenzio, c'è la pacata bellezza della natura circostante, panorami incantevoli, che forse si impara di più ad apprezzare quando si è lontani. Ho vissuto metà della mia vita in un paesello di collina, mi stava abbastanza stretto, eppure adesso, al solo pensiero mi ispira fiumi di parole.

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  18. @Costantino: mi sembra di vederli :-) che spettacolo!


    E.

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  19. @Tizyana - Azzuraa: è sempre così, quando siamo lì non vediamo l'ora di potercene andare. Quando invece manchiamo da troppo tempo il cuore comincia a piangere.

    E.

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  20. Belin, sembrano gli alpeggi vicino a casa mia... dove sei?

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  21. @Ferruccio: nella foto mi trovo su al Vajont :-)

    E.

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  22. Alla luce di quanto hai scritto ti dico...grazie per averlo fatto!!! SOn commosso (un pò). Non commento spesso il blog perchè son rin coglionito e mi dimentico le cose, ma lo leggo con assiduità. E concordo parecchio con il contenuto di questo post.

    Filippo (quello che sta a Segni)

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  23. @Anonimo(Filippo): per me è stato veramente un piacere scriverlo :-) ed è ancora un piacere sapere che lo leggi con assiduità :-)

    E.

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E.