22 febbraio 2011

Leopardi non l’ha mai fatto (ma almeno ne aveva voglia)

sottofondo: Caparezza – Pimpami la storia

Leopardi_alternativo

Mi rendo perfettamente conto che il post che vi voglio proporre oggi non è dei miei soliti. Dico solo che l’ispirazione mi è venuta leggendo un articolo dal blog cose da libri della cara aa. Chiedo anche grazie al grande zio Charles Bukowsky per avermi permesso di storpiare il titolo di un romanzo (scherzo, ma se fosse ancora in vita penso che avrebbe comunque approvato).
Come suggerito dal titolo, raccoglitore di questo ammasso di parole, voglio che venga effettuata un’operazione abbastanza semplice e che, secondo me, a molti può risultare piacevole: togliere ad un poeta quell’aura di intoccabilità morale che lo circonda. Mi spiego meglio, avete presente quelle tediose ore in classe passate a seguire nozioni su nozioni sui grandi poeti del passato? Ricordate per caso come vi venivano descritti? Ricordate come si notasse nelle varie pagine dei manuali di letteratura che il poeta in questione, in vita, non avesse mai provato minimamente i bisogni che accomunano noi uomini (sesso, cibo, e magari una buona dose di fancazzismo)?

Prendiamo ad esempio Giacomo Leopardi. Sommo poeta che ci viene sempre descritto come un individuo sempre chiuso nella sua biblioteca e immerso in quello studio matto e disperatissimo che gli rovinò la vita. Io me lo sono sempre immaginato così: un tipetto piccolo, magro, pallido, con la gobba, magari anche strabico, che guarda fuori dalla finestra pensando tutto il giorno alle giuste parole da usare nella poesia che sta scrivendo.
Anche voi condividete questa mia immagine, spero.
Bene, un bel giorno arrivo all’università e scopro che, per il programma dell’esame di Letteratura Italiana saranno da preparare la vita di Leopardi e le opere (oltre a tanta altra roba).
Un altro bel giorno apro il libro di testo (Gino Tellini, Leopardi, Salerno Editrice, Roma, 2001) e, dopo qualche pagina di a dir poco tedioso studio, scopro (pp. 32-33) questa piacevole lettera spedita da Leopardi al fratello Carlo mentre si trovava in quel di Roma:

«mi ristringerò solamente alle donne, e alla fortuna che voi forse credete che sia facile di far con esse nelle città grandi. V’assicuro che è propriamente tutto il contrario. Al passeggio, in Chiesa, andando per le strade, non trovate una befana che vi guardi. Io ho fatto e fo molti giri per Roma in compagnia di giovani molto belli e ben vestiti. Sono passato spesse volte, con loro, vicinissimo a donne giovani; le quali non hanno mai alzato gli occhi; e si vedeva manifestamente che ciò non era per modestia, ma per pienissima e abituale indifferenza e noncuranza: e tutte le donne che qui s’incontrano sono così. Trattando, è così difficile il fermare una donna in Roma come in Recanati, anzi molto di più, a cagione dell’eccessiva frivolezza e dissipatezza di queste bestie femminine, che oltre di ciò non ispirano un interesse al mondo, sono piene d’ipocrisia, non amano altro che il girare e divertirsi non si sa come, non la danno (credetemi) se non con quelle infinite difficoltà che si provano negli altri paesi. Il tutto si riduce alle donne pubbliche, le quali trovo ora che sono molto più circospette d’una volta, e in ogni modo sono così pericolose come sapete».

E come gli risponde il caro fratellino? Così (sempre a p. 33):

«Io non so come contraddire in dettaglio a tutti i ragionamenti che tu mi fai, ma in massa, mi pare che abbi torto, e grande. […] Sicché chi prova troppo non prova un cazzo».

A questo punto posso solo dire una cosa, possibile che queste cose si debbano scoprire solo una volta che uno arriva all’università?
Possibile che non si riesca a capire che uno studio di letteratura in cui vengono spiegate anche queste cose, non facciamo i falsi moralisti perbenisti e fanatici religiosi ripudianti il sesso (tanto trombate anche voi bene o male), forse aiuterebbe il giovane a rispecchiarsi in quello che studia o semplicemente a non illuderlo che il poeta fosse stato in vita nient’altro che un semplice uomo che imprimeva il suo io su carta?
Certo, mi rendo perfettamente conto del fatto che i programmi delle scuole superiori sono vasti e che, tranne in rarissimi casi, non vengono mai completati entro la fine dell’anno didattico, ma qui si tratta solo di cambiare un attimino il metodo d’insegnamento, inserendo quell’umanità che, in uno studio umanistico, sembra mancare (sembra un paradosso, eh?!). Non dico, però, di ridurci alla situazione cantata da Caparezza in Pimpami la Storia.
Ora potreste anche pensare che faccio tutto ‘sto casino solo perché ho scoperto che anche Leopardi aveva voglia di andare a letto con una donna. No, non fraintendetemi. Il rapporto problematico Leopardi-vagina è stato solo lo spunto iniziale, e si potrebbe tranquillamente applicare questo mio pensiero ad ogni poeta del passato o della storia più recente. Certo è che, con quello che vedono in televisione, non rischiamo di scandalizzare i nostri giovani dicendogli chiaro e tondo che Rimbaud era un omosessuale, Verlaine pure, D’Annunzio era un trombatur senza pari ecc.

E a Leopardi piaceva la topa, qui lo dico e qui lo confermo, e allora?
È un fatto così preoccupante?

Sembra proprio di sì… poveri noi.

 

E.

18 commenti:

  1. come darti torto...io che studio tutt'altro non sarei mai venuta a conoscenza di queste lettere di Leopardi...alla fine era un uomo come un altro che si lamentava che nessuna gliela dava..!
    Grazie per la chicca ;)

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  2. @Nanìa: di niente. E dire che era più o meno un anno che avevo in mente questo post, ma l'ispirazione è venuta solo oggi.

    Anzi, vorrei scusarmi con voi lettori per la lunghezza del post, ma non potevo proprio farne a meno.

    E.

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  3. perciò dobbiamo dedurre che la difficoltà era solo di giacomo, mentre carlo svolazzava di fiore in fiore senza la minima difficoltà?

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  4. @aa: Sembra di sì, anche se Giacomo qualche domanda sul suo aspetto se la sarebbe dovuta fare :-)

    E.

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  5. L'ho sempre sospettato, lo dicevo io e nessuno mi credeva :D
    Grazie davvero per aver condiviso, ho apprezzato molto.

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  6. Ti dirò che fino a vent'anni fa l'avrei considerata anch'io una umanizzazione del personaggio. Oggi invece la considero solo una banalizzazione, perché di poveracci che vivono SOLO E UNICAMENTE per la ginecologia ce ne sono fin troppi. Specie qui, nella troglodita Lobotom-Italy... :D

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  7. Hihi anch'io mentre studiavo sul Tellini ho sgranato gli occhi appena sono arrivata a quelle lettere! Mi è parso stranissimo poter leggere dei pensieri del genere, ma mi ha fatto piacere leggerli... Ti dico la verità, io ammiro e idolatro (davvero!) Giacomo come pochi altri, perchè dai suoi (meravigliosi) versi si può vedere come lui fosse uno dei pochi che la realtà/verità l'aveva capita davvero, senza riempire la sua vita di superficialità e ipocrisia come fa la maggior parte della gente(anche se purtroppo tutto questo gli è "costato" la vita). Ma leggendo quelle lettere ho capito un'altra cosa importante, che mai avrei pensato prima: lui era anche umano, come tutti noi. Non era un essere superiore, anche lui aveva i suoi bisogni e i suoi difetti, come tutti noi... :)

    Gloria

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  8. Alla fine sti poeti son tutti uomini che trombavano troppo poco.. o troppo e basta! Però, che scritti che ci hanno lasciato!
    Bellissimo post, davvero!! :)

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  9. @Scriba: ah caro Zio :-) Non la penso come te, nel senso che non trovo la cosa una banalizzazione. Per come ce l'ho in mente io non è che bisogna dire agli studenti che il tale poeta c'aveva una voglia di bombare pari a poche (prendo come esempio Leopardi), ma che, nel mezzo della spiegazione, si potrebbero proporre anche solo accenni o delle brevi parole al suo lato più umano. Fare più di questo sarebbe banalizzarlo, certo, e su questo concordo.
    Quindi converrai con me, forse non ho dedicato molto spazio nel post a questa mia visione, che non sarebbe un modo di vederlo solo come un arrapato :-)

    E.

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  10. @Galatea: ma grazie anche a te :-)

    @Gloria: tu non sai la scena, ma mi trovavo in Frinzi quando lessi quelle lettere e non puoi immaginare quanto mi sono trattenuto dal far un balzo sulla sedia e cominciare a urlare "Aveva voglia di topa anche lui!".

    @Erica: eh sì, grandi uomini che continuano ad emozionarci con le loro opere :-)

    E.

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  11. @Lola: il commento più sintetico che io veda da lungo tempo XD XD XD complimenti amore, hai vinto un bacio :-)

    E.

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  12. dai, dammi una recensione sul tuo albergo a Londra... avevo gia' iniziato a leggere il tuo diario british... Leopardi mi piace molto, poi Recanati è a 30 minuti da casa mia. Chissa' perche' si vuole dare sempre di piu' l'idea dello sfigato a questo poeta...

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  13. @cri: guarda... se non hai troppe pretese è l'albergo prefetto. Colazione molto buona e personale gentilissimo. L'edificio è un po' vecchio, e potresti incappare in qualche "ingobbimento" del pavimento essendo in legno... ma sono rari i casi. Il bagno era in comune e le stanze erano semplici ma comode. Per 24 sterline a notte mi è sembrato buono.

    E.

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  14. Chissà perché l'esame di Marchi è quello di cui continuiamo a parlare... Mmm... Mah!
    :)

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  15. bel post!!!
    eheheehheheheh
    non lo avevo mai pensato così il famosissimo Leopardi!!!

    ^______________^

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  16. @Veronica: chissà perché eh?! :-)

    @Pupottina: grazie mille dei complimenti, adesso faccio un giro da te :-)

    E.

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  17. Scusami se mi faccio viva solo ora ...
    Grazie per il premio :)

    Ho dato un'occhiata ai tuoi post e mi trovi d'accordo sulla stima per Vecchioni!

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E.