24 gennaio 2011

Insostenibilità della situazione

sottofondo: Serj Tankian – Sky is over

chained

Solo ed attonito scrivo della vita e della morte, altrui e dell’umano intelletto.
Seduto e pensieroso contemplo il progressivo decadimento dell’umana specie.
Il vivace fuoco delle passioni si spegne, facendo sfociare la più banale stupidità nel prezioso e lodevole pensiero tipico dell’animale uomo.
Inutilmente vado cercando una benché minima speranza che impedisca la regressione alla scimmia, ma mi rendo conto che la difficoltosa e facoltosa Ragione è stata abbandonata per la più facile ma senza onore convenienza, vera ed acerrima nemica di quella che si può definire come integrità morale ed intellettuale.
Il buon senso è andato a puttane, il rovesciamento del giudizio e dei valori è già stato avviato, non da noi ma da qualcuno più in alto.
Non riesco a farmene una ragione.
Perché dovremmo opporci a tutto questo? Chi siamo noi per ergerci a difesa della libertà intellettuale quando tutto il resto del mondo è in fila per una devastante inquadratura della percezione?
Chi sono io per andare contro alla quasi totalità del globo? Non lo so… se mi mettessi davanti ad uno specchio farei fatica a distinguere la mia sagoma, tanto fumosa ed inutile è diventata la sua diversità.
Ebbene sì, siamo diventati inutili, scomodi e senza una ragione di vita. Ci deridono, ci scherniscono e ci maltrattano, e solo perché rifiutiamo di marciare in riga insieme a loro, solo perché rifiutiamo di appecoronarci dinnanzi al balordo arrogante di turno, solo perché non urliamo di piacere sentendo la fredda verga del masochismo mediatico colpirci la schiena e le nude natiche.

Non avrei mai pensato di dirlo, la mia mente ha sempre rifiutato una simile idea, ma la soluzione sembra essere l’abbandono di tutto ciò che abbiamo di più caro per poter seguire, senza più quell’ingombrante zavorra, i nostri desideri più nascosti. Il rischio, non affrettandoci verso il triste abbandono, è quello della follia, di invecchiare senza avere più niente da dire e di far morire quella parte di noi stessi che ci distingue, e sempre ci distinguerà, gli uni dagli altri.
D’altro canto, la scelta dell’abbandono può far inciampare l’individuo nella codardia, altro cancro dell’umanità. E allora, che fare? Continuare a batterci o abbandonare per la nostra preservazione?
Non sono certo io quello che vi deve fornire la giusta risposta, non ho questa presunzione. So solo che le cose non stanno andando affatto bene e che la felicità dell’uomo, che dovrebbe essere il vero obiettivo di ogni umana creazione, sta lentamente cedendo il passo alla sua infelice idiozia. Siamo ridotti al punto che religiosi ed atei si rivolgono entrambi al cielo o a qualche inconsistente personificazione della propria fede solo per trovare una risposta a tutto questo.

Dio quanto mi sento, pur vivendoci, lontano da casa.
Se questo non è un paradosso, allora non so proprio su cosa valga ancora la pena riflettere e lottare.

 

E.

7 commenti:

  1. "Dio quanto mi sento, pur vivendoci, lontano da casa. "
    Questa frase la sento mia come non mai. E lo sai bene.
    Hai dato una splendida forma a un pensiero che condivido in pieno. E' dura. Certe volte è così dura che diventa insostenibile e vorremmo mollare tutto. Ma non possiamo. Lo sai bene. Non possiamo e in fondo non vogliamo. Perchè dobbiamo mantenere viva, anche se labile, la piccola fiamma di speranza che abbiamo dentro di noi. E l'unico modo è sapere che c'è qualcun altro che la pensa come noi. Non sei solo uomo.

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  2. Ecco un uomo che ha capito tutto al volo! Grande Mirko :-)
    Di certo la voglia di mollare c'è sempre, e questo vuol dire cambiare persino Paese... ma dentro di me so ancora di amare il Paese in cui sono nato, ma se la situazione continuerà a precipitare, e ci scommetto gli orifizi, non avrò altra scelta; mi sto già preparando all'idea.

    E.

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  3. Io che cambierò Paese già lo so, ma non perchè voglio scappare. Semplicemente perchè so che questa non è casa mia. In ogni caso, magari ci ritroveremo assieme nello stesso posto! ;)

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  4. Tutto quello che ho da dire lo esprime molto bene la parola "straordinario". Mi sono ritrovata molto in queste tue parole Secco... complimenti!!! :)

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  5. Mai come in questo caso è importante trovare la famosa "via di mezzo", che non è automatica né facile da trovare. Anzi, probabilmente bisogna essere così geniali da riuscire a inventarla. Perché l'abbandono dei vigliacchi e l'indifferenza degli ignavi non vanno bene. Ma all'estremo opposto si rischia solo di diventare degli stolidi violenti, degli stronzi bombaroli assassini.
    E' un bel casino. Quindi anche una bella sfida per le nostre intelligenze.

    p.s. per abbandono dei vigliacchi intendo resa e rinuncia: chi andasse all'estero per combattere meglio avrebbe tutta la mia approvazione, anche perché a me come Cittadinanza va già stretto il mondo, e Paese con la maiuscola non riuscirei a scriverlo proprio mai, se casualmente sono nato qui e non altrove è solo un problema degli ufficiali dell'anagrafe...

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  6. Discorso molto interessante quello sulla via di mezzo, è un concetto che magari approfondirò in un altro post.

    Per quanto riguarda la cittadinanza, io sono fiero di essere nato in Italia; sentimento che è cresciuto ancora di più dovendo abbandonare la mia natia casa per andare a vivere per qualche anno all'estero. Ma essere orgogliosi delle proprie origini non vuol dire per forza non aver sviluppato un'apertura mentale tale da farti adattare ai diversi stili di vita con i quali si può venire in contatto. Infatti, da quando sono tornato in Italia (si parla di 15 anni fa più o meno), mi trovo in una sorta di amore/odio nei confronti di essa. Amore per le mie origini, odio per la chiusura mentale che pervade ancora in un Paese il quale dovrebbe essere il più "aperto" del mondo.

    E.

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E.