31 dicembre 2010

Post di fine anno: facciamo un po’ di revisione

Archivio 2010

L’ultimo post del 2010.
Interessante.
Che dire dell’anno che tra poche ore giungerà al termine… non è stato proprio malissimo, diciamo pure la verità. Molte persone trovano sempre il cavillo per poter dire che la loro vita è una merda e che l’anno passato è stato ancora più una merda, ma io non lo farò (pur avendone passate di tutte i colori in casa, ma di questo ovviamente non parlerò); dopo una sessione invernale disastrosa gli studi nella nuova facoltà hanno finalmente cominciato a portare i loro frutti (pur tra mille difficoltà), ho ricominciato a scrivere e a leggere ad un ritmo a cui non ero più abituato e, ovviamente, ho aperto questo blog. Poi bisogna per forza menzionare l’avventura intrapresa con i Soul Guardian, cominciata a fine agosto 2009 e che in quest’anno ha riservato molte piacevoli sorprese: il mio miglioramento per quanto riguarda la ritmica (‘sti cazzo di accenti), l’entrata nel gruppo di Fabrizio (bassista dei Riul Doamnei) e un sacco di soddisfazioni in sede live (con gli Shards mi sognavo il numero di concerti tenuti in un anno e qualche mese di attività nella nuova band).
L’unica cosa che è mancata in questo duemila più dieci è stata la capacità di comporre qualcosa di mio a livello musicale, ma ho visto che pian piano mi sto riprendendo dai postumi lasciati dallo scioglimento degli Shards of Fear; infatti spero di riuscire al più presto a scrivere una traccia da suonare con i Soul (i riferimenti ad un giro alla Blind Guardian a caso venutomi fuori ieri mattina sotto la doccia sono puramente casuali). Altro tasto dolente è stata la fuoriuscita dal gruppo di Damiano che, pur me l’aspettassi, mi ha lasciato un po’, diciamo triste… anche per il fatto che poi non ci siamo più sentiti con l’assiduità di un tempo (per colpa mia o sua, non lo so… ma qualche volta ci penso ancora con un po’ di tristezza). Ma la nota migliore di questo 2010 appena passato sono state le amicizie consolidate e quelle nuove. Posso ritenermi fortunato anche solo ad aver scambiato qualche commento con voi lettori (che non smetterò mai di ringraziare) o per una serata ai Portici o al bar dell’università con le persone migliori che potessi conoscere (Claudio, Veronica, Alice, Fil, Marghe, Mirko, Giulia, Roby, Marta, Giuliano, Led, Masse, Luca D., Fralla, Brente, Laura la Bionda, Luca B., Fra e molti altri); grazie di cuore a tutti!!!

Per concludere: il più grande grazie va ad Eleonora, mia dea ed unico amore, la quale mi aiuta ad andare avanti con la sua dolcezza e il suo splendido sorriso… ti amo!
Bon… penso di aver finito.

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Buon Anno Nuovo a tutti,

e… ci vediamo il prossimo anno con un post tutto nuovo!

 

 

E.

29 dicembre 2010

L’utopico linguaggio Tiggiunense

Che belli i post di svacco totale.

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Ciao a tutti! Passato bene il Natale? Spero di sì… per quanto mi riguarda è stato molto bello, sono stati tre giorni di ozio totale tra lo studio che mi stava pian piano facendo impazzire.
Questo non è il post che volevo pubblicare in questi giorni, a quello ci sto ancora lavorando in quanto si dimostrato essere più lungo del previsto.
Oggi volevo sottoporre alla vostra attenzione una notizia riportata dal Tg1 qualche giorno fa. Più che la notizia in sé (della quale non me ne può fregare di meno) è indiscutibilmente discutibile il modo in cui è stata data, i termini usati più che altro.
Bene, si parla di lettori mp3 e iPad (puah!). Secondo il Tg1 (ma dove stiamo finendo) l’iPad è un computer portatile sottilissimo; definizione erratissima, ma non finisce qui. Qualche parola dopo, il lettore mp3 viene chiamato «apparecchio per ascoltare la musica digitale».
Eh sì, siamo proprio sul Tg1.

 

Allora, le questioni sono queste:

  • Hanno licenziato i pochi ‘esperti’ di informatica presenti;
  • Hanno deciso di snocciolare un linguaggio inutilmente e pacchianamente forbito (un po’ come sto facendo io), inutile in informatica, per tentare di riacquistare un po’ di quella credibilità che stanno perdendo (e non sto parlando solo di Minzolingua);
  • Stiamo piano piano tornando in una sorta di epoca mussoliniana, in cui cerchiamo in tutti i modi di italianizzare ogni cosa che vediamo (opera che per certi versi ritengo necessaria) e infatti tra poco quando ci sveglieremo la mattina e vedremo nostra moglie in vestaglia prepararci la colazione le diremo: – Amore, hai fatto i tosti? –. (pollice in su per il lunghissimo periodo senza nemmeno una virgola)

Questo il sondaggione che vi voglio proporre… scrivetemi pure cosa pensate che sia successo nella redazione del suddetto telegiornale.

 

E.

24 dicembre 2010

Natale: infanzia vs maturità

sottofondo: Dream Theater – A change of seasons

Vorrei parlarvi di un pensiero, ma non di un pensiero qualunque. Questo è già da qualche giorno che continua a frullarmi in testa, e forse è anche una cosa abbastanza infantile e di poco interesse; ma come ben sapete, di ciò che sia interessante o meno, me ne sbatto altamente, mi basta scriverle.
Dunque, mi trovavo in bagno, facendomi il mio solito viaggio mentale stando seduto sul water. Ormai è ben noto di come i pensieri migliori vengano fuori quando sei in bagno per evacuare gli intestini; e Dio abbia pietà di te se si tratta della cena dal messicano della sera prima, se no potresti davvero scrivere un romanzo intero tanto è il tempo che tale attività primitiva, e aggiungerei essenziale per l’organismo, ti richiede.

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Non se ne capisce il perché, ma quando ti trovi lì seduto fai di quei viaggi mentali che non finiscono mai. Io, ad esempio, ci ho scritto la tesina dell’esame di maturità grazie a questi ispiranti, seppur maleodoranti, momenti: ai tempi ero ancora un giovane aspirante nerd e frequentante l’ITIS del mio paese (che per chi non lo sapesse si tratta del Carlo Anti di Villafranca di Verona). Stiamo parlando di quella fase della mia vita in cui pensavo di voler diventare un programmatore software (come mi sbagliavo…). Beh, per scrivere la tesina stavo anche ore e ore, ogni giorno, davanti al computer, scrivendo il codice sorgente del programma che avrei dovuto portare come tesina. Non è un mistero che nel bel mezzo della programmazione puoi incappare in problemi che non avevi, erroneamente, saggiamente calcolato nella fase di progettazione (fase ovviamente sconosciuta al giovane pischello qual ero).

23 dicembre 2010

Il passatempo di un aspirante editor

Belli i volantini dell’Alterego… ‘na merda…
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Che culo eh?!

E.

Antivigilia in facoltà

Nuovo tipo di post!!!
Niente scrittura.
Solo immagini.

Ed ecco a voi il mio 23 dicembre mattina in facoltà.

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Nell'ultima foto compare il mio amore, unico raggio di luce in una mattinata altrimenti molto triste; e che si è svegliata alle 5 di mattina solo per riuscire ad arrivare a Verona e farmi il regalo di Natale senza che io sapessi niente. Ma cara lei :-)

 

E.

22 dicembre 2010

Ultima lezione del 2010. Guarda caso a tirocinio di editing…

correzione bozze

Due giorni alla vigilia di Natale e io sono qui a fare editing…
E domani si bissa, in quanto mi troverò in facoltà per studiare; anche se, a dir la verità, mi sa tanto che per ora di pranzo me ne tornerò a casa.
Detto questo, sto scrivendo in diretta dalla lezione di editing… l’ultima. Meglio così, non dovrò più tornare a casa alle sette e mezzo di mercoledì.

(Chi dice che l’indice ormai lo fa il computer è un ottimista o un cretino)

Scusate la parentesi ma non potevo fare a meno di citare questa frase contenuta nella dispensa del tirocinio.
Sarò sincero, non so cosa scrivere. Ma è certo che terrò aperto Writer durante tutta la lezione, tre ore di ‘tediume’ misto a nozioni interessanti.

ore 15.55
L’ora della pausa si sta avvicinando, questo vuol dire scendere giù in fretta e furia per dar libero sfogo alla velocissima preparazione di una sigaretta da fumare in un tempo stimato di tre minuti e mezzo. E poi mi dicono che le mangio le sigarette… ormai ho preso certi ritmi.

ore 15.57
Voglia di casa, di musica, di scrivania, di film, di scrittura. Tra l’altro stasera dovrò anche preparare un risotto con il burro al tartufo (della Giglio) che ho voluto comprare. Quello di stasera a cena sarà una sorta di esperimento: se il piatto verrà bene, sarà il primo e unico candidato all’elezione a primo piatto del pranzo di Natale 2010.

ore 15.59
Pensando al burro al tartufo è venuta fame… ma porco diavolo.

ore 16.01
Ecco… lo sapevo. Questo post sarà identico a quello dell’altra volta… mannaggia a editing…

ore 16.10
Pausa?! Where the fuck are you?!

ore 16.15
PAUSA!

ore 16.29
Rientrati!

ore 16.32
Sete! Ma occhio a bere… potrei diventare umido… (lo so, battuta di merda)

ore 16.41
Bondi sorpreso a fare il ‘pianista’? Non è certo il primo… mi chiedo come possano essere approvate tante leggi senza questi signori qua…

ore 16.48
Oggi si dovrebbe finire prima… riuscirà il vostro eroe a prendere il treno ad un orario più decente?

ore 16.50
Come fly with me, let's fly, let's fly away
If you can use some exotic booze
There's a bar in far Bombay
Come fly with me, let's fly, let's fly away
(ovviamente dedicato alla Veronix... chissà se completerà il testo anche 'sta volta)

ore 17.00
Goodbye tirocino… goodbye!

E così si conclude l’avventura del tirocinio di Editing e Correzione Bozze.

Non posso fare a meno di esprimere un giudizio positivo nei riguardi del corso: gli argomenti trattati mi sono sembrati molto interessanti e, sono sicuro, mi serviranno per il futuro (non sia mai che io finisca a fare il correttore di bozze, cosa che non mi dispiacerebbe).
Unico punto a sfavore del corso è rappresentato dall’orario: tre ore ogni mercoledì dopo ore e ore di lezioni precedenti; ma per come la vedo io, per crescere culturalmente, si fa questo ed altro.
Al prossimo post ;-)

 

E.

19 dicembre 2010

CLA(Congrega Luamari di Ateneo)

sottofondo: Black Label Society – Wither shade of pale (Procol Harum cover)

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Vera giornata di merda.
Nervi a fior di pelle, per dirla tutta.
Il buongiorno è stato veramente spettacolare: mi alzo dal letto, vado al computer per vedere le date degli appelli di gennaio e cosa scopro? Che il CLA (Centro Linguistico Ateneo, ma che in questo post verrà ribattezzato con Congregazione Luamari di Ateneo) comincia la sessione di esami a fine gennaio… quindi bye bye seconda metà di Letteratura Spagnola.
Ma forse è meglio che vi spieghi che cos’è il CLA. Questo magnifico e inutile organismo è colui che ha ideato la brillante idea di affiancare un esame di competenza linguistica agli esami di lingua veri e propri (in cui ora si studiano solo la storia della lingua e le sue caratteristiche fonetiche). Cosa succede, che per fare un esame come Lingua Spagnola I, tu devi possedere almeno un livello di spagnolo equivalente al B1. Come se non bastasse, l’esame di Letteratura Spagnola II richiede il superamento di Letteratura Spagnola I e Lingua Spagnola I.
E io, non possedendo il B1 di spagnolo, sono fregato.
Ergo, ho dovuto passare tutta la mattina a organizzarmi lo studio di un altro esame che avevo pensato di lasciar perdere momentaneamente per favorire la seconda parte di Letteratura Spagnola II.

Questo è stato il mio buongiorno… figata eh?!
Vi giuro… sono stato ad un passo dal cancellare Mr. E’s Archive tanto era depressivo lo stato in cui mi trovavo fino a qualche ora fa. Per quello ho deciso di scrivere questo post di sfogo, mai che riesca a liberarmi del nervosismo che in questa grigia giornata ha regnato, e continua a regnare in me (anche se in quantità molto minore).
Pensate che per farmi passare un po’ di ‘sta cazzo di rabbia ho anche deciso di mettermi a impacchettare i regali di Natale (con l’aiuto della mia donna ovviamente). Se devo essere sincero questa attività mi ha aiutato, mi ha disteso un po’ i nervi e mi ha fatto scendere un la pressione.

Post di sfogo… beh dai… mi sento meglio.
Scusate, ma ogni tanto una dose di cazzi miei ve la dovete sorbire.

 

E.

18 dicembre 2010

Sogni di vita/vita di sogni

sottofondo: Pink Floyd – Shine on you crazy diamond

sogno

sogno
[só-gno]
s.m. (pl. -gni)
1 Serie di immagini e di sensazioni più o meno durature, intense e coerenti che si presentano all'individuo durante il sonno: un breve, un lungo s.; s. mattutino, premonitore; un bel s.; un brutto s.; un s. strano, angoscioso

 

Tutti noi sogniamo, e non dipende dalla nostra volontà.
Alcuni sogni possono essere premonitori, altri semplici scorci di vita vissuta, altri ancora desideri inconsci presenti in ognuno di noi. Alcuni vengono ispirati da ciò che abbiamo visto o fatto prima di concederci al meritato riposo, altri sono puramente inventati.
Belli o brutti che siano, incubi o sogni estremamente piacevoli, tutti ne abbiamo a che fare.

Con il tempo, il termine ‘sognare’ ha acquisito anche altri significati, lontani dall’originale, ma che hanno come comune denominatore la capacità figurativa e immaginativa di quella complessa autostrada da miliardi di corsie che è la mente umana: quante volte ci siamo ritrovati a sognare ad occhi aperti, oppure a negare una determinata cosa rafforzando il nostro rifiuto con le parole: –te lo sogni–; innumerevoli anche le occasioni in cui il nostro più grande desiderio, o quel qualcosa che vorremmo diventare (ma che sappiamo già essere un’impresa non da poco) lo apostrofiamo con il termine sogno.
Come se non bastasse, il termine incubo, connotazione negativa del ben più innocuo sogno, è diventato sinonimo della letteratura dell’orrore e della cinematografia dell’incubo (appunto); anche se, a dir la verità, i film horror di questi ultimi tempi, tranne un buon numero di pellicole orientali, sono più vicini al sogno che alla sua versione negativa e ben più angosciosa (qualcuno per caso ha nominato i kolossal horror da milioni e milioni di dollari e pregni di effetti speciali computerizzati?).
Ma stiamo divagando.

Una persona che si immagina un mondo migliore, un buon lavoro e soprattutto di contare qualcosa in questa triste vita viene definito sognatore; ma perché mi chiedo, forse che la storia e il presente che ne è conseguito ci hanno insegnato che è inutile sperare in un futuro migliore?
Quante e tante volte abbiamo parlato male di una persona aggiungendo, ai nostri insulti, il termine sognatore?
Cari sognatori,
non arrendetevi, continuate pure a immaginarvi un mondo migliore per voi stessi e i vostri cari, in quanto il sogno è la quintessenza della vita. Senza quel tipo di fantasia l’uomo sarebbe ridotto ad una squallida macchina non pensante, capace solo di chinare la testa davanti ai soprusi e agli imbecilli.
Custodite le vostre fantasie in quanto vi consentono di fuggire da ciò che non vi garba.
La vostra mente è la migliore arma che avete a disposizione, fatene buon uso.
Siate fieri della vostra capacità, non permettete a nessuno di portarvela via e distruggerla.
Però, e questo è il punto fondamentale, fate in modo che il sogno non sconfini nella realtà in cui vivete. Perché una cosa è sognare per sentirsi vivo, un’altra, e ben più tragica, è vivere per sognare, e dal secondo punto non v’è via d’uscita.
E come diceva un grandissimo personaggio del Novecento, «I have a dream».

 

E.

15 dicembre 2010

Lezione di Editing e Correzione Bozze

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Diario di una lezione di tirocinio di Editing e Correzione Bozze. So che non ve ne può fregare niente… ma in fondo, chi se ne frega.

14.30 ingresso in aula, aria viziata e zero voglia.
14.40 esercitazione anche oggi? PRETE!
14.46 presente all'appello!
14.47 fine appello.
14.48 consegna alla prof dell'esercitazione in classe del 24/11.
14.53 consegna dell'ultima esercitazione fatta in classe. Qualche errore stupido dovuto al poco tempo a disposizione, ma in effetti non è male. Vecchio, devi portare più attenzione.
14.55 si comincia effettivamente la lezione.
15.10 si continua a parlare di bibliografia.
15.12 potrebbe alzare la voce da quel basso tono da fumatrice incallita che ha?!
15.13 altre abbreviazioni nelle note. 15.14: il pensiero va alla festa di laurea di domani... PEPPERONEEEEEEE!
15.18 voglia di farmi un week-end in Friuli con la mia donna.
15.25 ma dove cazzo è arrivata? Ah ok...
15.27 tentazione di giocare a Solitario.
15.28 sognando casa.
15.31 non ce la faccio più... ed è passata solo un'ora.
15.32 non è affatto male la storia del week-end.
15.33 viva la cronologia ordinata cronologicamente.
15.35 waiting for Godot... no, only for a simple break.
15.41 When the moon hits your eyes like a big pizza pie, that's amore...
15.52 PAUSA!
16.06 e si ricomincia... uff...
16.16 voglia di casa, rinnovo della scrivania e pacifica scrittura fino a notte fonda. È forse pretendere troppo?
16.20 esercitazione... ma Dio...
17.03 fine esercitazione. Speriamo in bene.
17.09 e si comincia con gli indici.
17.11 domande varie dalla massa femminea.
17.15 “Piano, fate piano... orrenda massa di pubescenti...”
17.25 ma è così difficile capire una simile cagata?
17.30 FINE!

 

E.

In una notte d’inverno, mirando le stelle

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Lieve tepore casalingo alle mie spalle,
il gelo esterno circonda le mie membra,
ma dentro sono caldo,
non penso alle pozzanghere che pian piano cedono al freddo.

Lentamente prendo l’accendino,
fiamma fulminea con sottofondo di gas,
meglio non aspirare il primo tiro,
cattivo sapore.

Sprezzante del freddo
volgo lo sguardo sopra di me,
rimango attonito davanti all’infinito.

La sigaretta di tabacco e stelle
e rollata in cartina blu/nera
emana un azzurrino fumo
che invade i miei polmoni
esaltandomi sempre più la vista
dei lontani e ardenti corpi celesti.

Grandi come un pugno,
il freddo ne facilita la vista,
le stelle mi circondano
roteando…
sono i miei ricordi,
la mia vita,
i miei amori,
i miei dolori,
sacro fuoco d’ispirazione e di esperienza.

Cartina e tabacco sono al limite,
li getto via senza spegnerli,
apro la porta
e un’ondata di tepore mi rinsavisce.

La mente è fresca,
la sigaretta ha aiutato,
il freddo anche…
ma ora è tempo di scrivere.

Fate largo,
sta arrivando Auberon.

 

E.

12 dicembre 2010

Passi di libri, passi di vita–Il canto delle manére

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E rieccoci qua con l’ultimo libro che ho letto di Mauro Corona.
Giuro che ora mi prenderò una pausa dai suoi libri.
Il canto delle manére (Mondadori, 2009) è un altro di quei libri che non bisognerebbe fare a meno di leggere, in quanto il tema predominante è l’abbandono del proprio paese per cercare fortuna in terra straniera. La storia narrata è la vita del boscaiolo Santo Corona della Val Martin, boscaiolo che, dopo aver assassinato un suo compagno di lavoro e di vita, decide di fuggire da Erto per andare a tagliare boschi in Austria e farsi dimenticare dai paesani. Nei suoi continui viaggi (Santo continuerà a spostarsi di nazione in nazione a causa delle guerre mondiali) il boscaiolo sentirà sempre più il bisogno di rivedere il suo paese e di farsi trascinare da quegli elastici, la malinconia per la terra natia, che per quanto li si possa tirare, prima o poi, ti riporteranno sempre indietro.
L’estratto che ho scelto tratta dell’amore che legherà sempre una persona alla propria patria:

“Mano a mano che tornava alla sua terra il cuore gli batteva più forte. L’uomo guardava dappertutto, spiava le città, i paesi, le strade confrontando quel che vedeva con quel che aveva visto in Austria, Svizzera e Francia. A ogni passo si accorgeva che l’Italia, la vecchia Italia che non aveva mai visto se non in scheggia traversando il Friuli, era bella quanto e più di tutte le patrie che aveva visitato. Per la prima volta sentì di voler bene alla sua terra, di parteggiare per lei come quando parteggiava per Giovanni Palanca nelle partite a morra con Tomaso De Bartol. L’Italia in quei giorni era mezza disfatta, ma quel che restava era tanto più bello di Austria, Svizzera e Francia messe insieme.
Santo sentiva che a render bella la sua terra non era palazzi, monti, mari, boschi o chiese, ma il cuore. È il cuore che vuol bene alla patria e te la fa vedere più bella di tutte. Col cuore diventa belli boschi, mari e chiese.”

Il canto delle manére è un libro che, per certi versi, reputo migliore di Storia di Neve: sarà che all’interno del romanzo non si rimane chiusi nel solo paese di Erto (luogo di nascita di Mauro e vero protagonista dei suoi libri), sarà che anch’io per anni e anni ho continuato a spostarmi da un paese all’altro, sarà che anch’io sento la mancanza di quella mia patria, ma in fin dei conti possiamo trovare meno momenti drammatici (nel senso di descrizioni grottesche di incidenti sul lavoro) in favore di scene struggenti e assolutamente strappalacrime. Ottimo libro, davvero. Ovviamente il tutto è scritto nel solito miscuglio di italiano e dialetto, linguaggio che, per raccontare un certo tipo di storie, reputo migliore dell'italiano.
Vi dico solo che alla fine del libro mi stava scappando la lacrimuccia, tanto era il dispiacere per averlo finito così in fretta.
Buona lettura a tutti!

 

E.

10 dicembre 2010

Ultimo ossequio

sottofondo: Queen – The show must go on

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Vuoti spazi dell’ipocrisia,
paesaggio impercettibile,
senza speranza scrivo
il mio ultimo ossequio.
Spettacolo di luci e ombre,
manna per gli stolti,
parole vuote e sorde.

Cingo la tua vita,
cercando una parvenza di realtà,
cerco di tirarti a me, ma svanisci in fumo
lasciandomi le dita fredde di bianco vapore.

Caldo contatto,
ardente desiderio,
circumnavigando la città degli idioti.
Le mie parole sono impalpabile fumo,
sinuose curve nell’aria pesante di umidità,
impazzisco a questo pensiero.

Davanti allo specchio appannato
percepisco la mia sagoma
e il freddo metallo che stringo tra le dita.
Tra poco tutto avrà fine,
un secondo lungo una vita,
poi spiegherò le mie ali,
e addio a tutti.

Disse il cantante morente,
con parole vigorose e musicali,
che lo spettacolo deve continuare.
Per me no, non v’è più niente che conti,
niente per continuare a lottare,
niente ha più importanza.

Mondo vacuo e algido,
affranto mi accingo
all’estremo gesto.
Sono stato felice in vita,
per anni e anni non ho vissuto rimorso alcuno,
ma ora vi lascio al vostro destino.

Che questo sparo vi scuota,
maledetti idioti,
che vi possa trapassare il cranico vuoto,
che sia la scintilla per un nuovo principio,
che sia luce nell’ipocrita verità regnante.

E voi,
dannati confessori,
testimoni corrotti e porci incestuosi,
possa il vostro dio farvi bruciare,
possa il vostro dio farvi patire,
possa il vostro retrogrado pensiero
morire con voi.

E voi,
squallidi politicanti,
accecati dalle puttane e dal potere,
possa il denaro portarvi alla rovina,
possa uno sparo infliggervi
la stessa ferita che affligge il mio cuore.

Addio,
e come disse Frank,
la mia vita
l'ho vissuta a modo mio.
Addio.

 

E.

8 dicembre 2010

Fine di un mondo perfetto

sottofondo: Black Label Society – Shallow Grave

buconero

La penna corre sul foglio.
Non puoi fermarla.
Non vuoi fermarla.
I bianchi riflessi della pagina ti illuminano gli occhi e le pupille si dilatano.
Concentrazione.
Piccole gocce di sudore ti rigano la fronte.
I negri e sinuosi solchi, formanti curve linee sul foglio, disegnano strane ombre sul tuo viso.
Non hai bisogno di altro, ti senti invincibile. Senti che la penna che tieni faticosamente in mano ormai da ore è la più potente spada. Avverti molto distintamente molti suoni e odori, ma non sono di questo mondo: sono suoni e profumi che albergano nella tua mente e che vengono recepiti dal tuo cervello come parte della realtà. Giri lo sguardo e vedi che non sei più seduto alla tua scrivania, davanti al computer o al quaderno, ma ti trovi in un mondo che sta pian piano prendendo forma grazie alle tue idee.

Di colpo tutto svanisce. Vieni risucchiato con forza dal buco nero della realtà. Un mondo che niente ha di buono se non quei pochi momenti di pace che, a fatica, ti concede.
In quel momento il soffitto comincia a vacillare e i muri a creparsi di nere linee. Senti un rombo venire da sotto i piedi… è la terra a tremare, e tu non puoi farci proprio niente. Tutto intorno a te comincia a cadere a terra: vasi, bicchieri, stereo e libri si riversano sul pavimento con un tonfo ed esplodendo in un milione di scintille che vanno ad accecarti la vista. Non importa che tu abbia gli occhiali, quelle scintille ti colpiranno lo stesso, e il bruciore sarà cento volte più doloroso di quella volta che sei andato dal dentista per farti togliere i denti del giudizio.
Il tetto sta cedendo, tra poco precipiterà su di te.
Scappa!
Ti dirigi verso la porta, per proteggerti sotto lo stipite (come ti insegnarono quando ancora andavi a scuola). Un pezzo di tetto di tre metri per due cade a due centimetri dai tuoi piedi, e ti trovi a pensare a che frittata sarebbe stata se ti avesse centrato in pieno. Intanto qualche pezzo di tetto segue a ruota il fratello da poco sfracellatosi accanto a te, ma niente ti cade in testa, e allora pensi che forse ce la potrai fare, forse riuscirai a sopravvivere a quella catastrofe.
Da quant’è che la terra trema? Sembra essere un’eternità… e infatti lo è. Due minuti di scossa continua possono essere uno di quei motivi per i quali puoi arrivare a perdere una ventina d’anni di vita se per miracolo riesci a venirne fuori.
-Sì, posso salvarmi!-, il tuo grido sembra un debolissimo sospiro a confronto del rombo che ormai regna su ogni suono.
Del tetto ormai esiste solo il ricordo, ma tu sei ancora lì. Vivo!
E a quel punto cadi.
Senti che il pavimento sotto di te non esiste più.
Dopo qualche secondo senti solo il sonoro crack che fa la tua schiena atterrando direttamente sulla massa di detriti.
Questi sono i tuoi ultimi secondi.
Di’ addio al mondo, amico. Anche se non ne sentirai la mancanza.
È quasi un piacere andarsene, ma ti dispiace un po’ per tutto quello che eri riuscito a creare e per tutte quelle persone delle quali avevi scritto la vita.

CTRL+S.
Documento salvato.
Fine del romanzo.
Fine del mondo in esso contenuto.
Pian piano la tua mente comincia a dimenticarsi di quell’agglomerato di personaggio e azioni e intrighi e amori generato con fatica e fatica…
Poco male, hai già in mente qualche idea per una nuova storia, ma anche lei alla fine verrà risucchiata da un buco nero… demolita da un terremoto.

 

E.

L’usignolo e le sorelle di Cenerentola


PRENDETE IL LAAAAAAAAAAAAAAAAAA!

 

 

LAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!

OOOOH, CANTA USIGNOL!

CANTA USIGNOL!

AAAAH AAAAH AAAAH AAAAH AAAAAAAAAAALTO NEL CIEL!

OH, CANTA USIGNOL!

CANTA USIGNOL!

 

Se alla Disney avessero deciso di far durare ancora di più la performance di Anastasia e Genoveffa, penso che alla fine ci saremmo ritrovati con un infarto a portata di mano, un po’ come alla fine della scena di Pulp Fiction in cui Uma Thurman rischia di morire per overdose e John Travolta la pugnala al cuore con una siringa di adrenalina (grandissimo Quentin!).

Ieri sera, finita questa scena, ho voltato il mio sguardo per poi incrociarli con quelli di mia mamma e pronunciare gridando le seguenti parole: -è stato meglio di una strippata!-

 

E.

7 dicembre 2010

L’attimo fuggente

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Questa non è assolutamente una recensione.
No.
Scordatevela.
Non è una recensione perché penso che certe opere, pellicole o sinfonie che siano, non debbano essere racchiuse in un semplice voto, magari espresso da un individuo incompetente che di passione nel suo lavoro non mette proprio niente.
Certe cose sono belle e basta. In culo ai giudizi personali di una persona.
Certe cose sono semplicemente da annoverare tra i capolavori che la mente umana è stata ed è ancora in grado di creare.

Una di queste ovviamente è L’attimo fuggente, film del 1989 diretto da Peter Weir. Molti gli attori debuttanti, ma colui che regna è senz’altro Robin Williams il quale personaggio, il professor Keating, è sicuramente uno dei migliori e ispirati/ispiranti professori apparsi mai nella filmografia dagli inizi a oggi.
Non so voi, ma ogni volta che riguardo questo film vengo pervaso da quello che reputo uno dei miei valori: la voglia di pensare con la mia testa e di ergermi contro quella malattia chiamata conformismo. E, oltre a questo, si rinnovano anche l’amore per la letteratura e per i libri in generale. Come scrisse Pennac in Come un romanzo, la colpa della svogliatezza dei giovani verso la lettura è anche colpa dei genitori e degli insegnanti; dategli un professore capace, e anche da colui che poteva sembrarvi il classico bullo di strada, verranno fuori grandi cose.
Averne di professori come Keating. Insegnanti indifferenti al compenso che percepiscono o al tempo che passano in classe, ma interessati solo all’educazione dei propri studenti e del compito che hanno di fare dei propri alunni degli uomini pronti ad affrontare quel mondo che li aspetta con gli artigli pronti a squartarli e a rinchiuderli nella più banale conformità di una società ormai in declino. Sarebbe anche grazie a loro che potremmo riuscire a liberarci da quella stupidità che pervade la tv e le strade di questo nostro Paese.

Se ne trovassi uno così, sono sicuro, salirei anch’io sul banco a omaggiarlo del grido “Oh Capitano, mio Capitano!”.

 

E.

6 dicembre 2010

Un elenco per fare un po’ di ordine

news1

Bon, rieccoci qua.
In questi ultimi mesi ho rinnovato un po’ questo mio blog.
Forse qualcuna di queste novità ve la siete persa o non ci avete fatto caso, quindi facciamone un elenco:

  • Pagina Links 2…3…4: in questa pagina avevo intenzione di raggruppare tutti i link ai blog che mi seguono. Vista la presenza della cosiddetta blogroll e dello scarso successo di questa nuova pagina, ho deciso per ora di eliminarla (la lascerò ancora per qualche giorno però);
  • Elenchi musicali: accessibili dalla pagina Musica, gli elenchi dovrebbero essere aggiornati ogni mese. Purtroppo, visto lo scarso tempo a mia disposizione, non sono sicuro di riuscire ad aggiornare tutto per tempo, ma prima o poi gli elenchi verranno fuori;
  • Pagina Citazioni: pagina in cui racchiudo le mie citazioni preferite, frasi che mi colpiscono di giorno in giorno e magari qualche mia frasetta che non mi sembra niente male (non è un complesso di superiorità, tranquilli);
  • Pulsante Wikio: potete trovare questo pulsante alla fine di ogni post, sopra le etichette. Tramite questo pulsante potete accedere al sito di Wikio e votare il post facendolo salire in graduatoria. Non ci sono grandi operazioni da fare, vi basterà qualche secondo e mi farete felice facendomi guadagnare qualche posizione nella classifica dei blog di Wikio.

Ma la più grande novità siete sempre voi, cari lettori, che continuate a leggere e a sostenere (e qualche volta giustamente a criticare) questo blog. Grazie di cuore!"


E.

5 dicembre 2010

Carta, computer e pagina bianca

sottofondo: Dream Theater - Wither

paginabianca

Ho ripreso a scrivere a mano.
Curioso come la novità nel nostro modo di lavorare arrivi da metodi più vecchi e collaudati di noi.
No, non preoccupatevi, questo non sarà un post in cui mi metterò ad elogiare la magia che scaturisce dal foglio di carta e a criticare coloro che scrivono esclusivamente al computer. Non correrete questo pericolo, non preoccupatevi.
E poi diciamocelo: io sono un sostenitore della scrittura al computer, come mi è già capitato di scrivere su questo blog pensando al caro vecchio zio Charles B. Ritengo quella con il computer sia una scrittura velocissima e dimezzata nel tempo. Quindi vi starete chiedendo: e allora perché sei tornato alla carta?
I motivi sono molteplici…

Mi mancava quel contatto intimo con il prodotto dei miei pensieri,
mi mancava sentire il profumo di inchiostro appena impresso sulla bianca pagina,
mi mancava il dolore che ti blocca la mano dopo più di un’ora che sei lì che scrivi,
mi mancava girare pagina,
mi mancava decifrare la mia incomprensibile scrittura,
mi mancavano le righe dei fogli,
mi mancavano i quadretti dei fogli,
mi mancavano le linee che ricoprono interi paragrafi quando particolari parti fanno schifo,
mi mancavano le macchie di inchiostro sulle mani,
mi mancava stare piegato sulla scrivania, con il naso incollato al foglio e gli occhio che quasi si intrecciano cercando di seguire il flusso della scrittura,
mi mancava non pensare a premere i tasti giusti,
mi mancava… mi mancavano tante cose, e ognuna di queste era parte di un processo essenziale, di quell’amore per la scrittura che scaturì in me già dagli ultimi due anni di elementari.

Carta e computer, per quanto diversi tra loro, hanno comunque un punto in comune: la sindrome da pagina bianca. Ma quello, si sa, è un problema che tutti dobbiamo affrontare, dolenti o nolenti. Ma quando la pagina comincia a riempirsi, i personaggi a prendere vita attorno alla sedia sulla quale sei seduto e i luoghi e le sensazioni descritti cominciano a farsi reali… allora ci siamo. Che tu sia nel tuo studio o in stazione o a lezione, quello che conta è che tu stai scrivendo… e finché le idee riusciranno a venire fuori, ti sentirai vivo.


E.

4 dicembre 2010

L’Odore dei Libri pt.4 - “Non mi sento italiano”

emigranti

04/12/2010
   Penso che certi governanti non sappiano governare.
   Diciamolo.
   La loro incapacità è solo pari al tempo passato dall'ultima volta in cui ho scritto su questo diario.
   Sono passati mesi, eh sì.
   Il lavoro in libreria mi lascia sempre meno tempo libero. Non che io me ne lamenti, sia ben chiaro. Amo il mio lavoro e non lo cambierei per nulla al mondo.

   Avevo giurato che non avrei parlato di politica in questo diario, ma certe volte gli eventi sono più forti della volontà umana.
   Ma procediamo con calma.