31 ottobre 2010

La gnot dai muarz pt.4 - Epilogo



   -Fine della storia-.
Nonna Norma rilassò la schiena sullo schienale della sedia a dondolo e posò la tazza sul vassoio di legno intagliato e decorato di fiori. C che la rese felice fu il fatto che Beatrice sembrava veramente soddisfatta della storia appena sentita.
-Bella, bella, bella. Bella storia nonna-, Beatrice sfoderò allora il più bel sorriso che Norma avesse mai visto nella sua lunga a faticosa vita.
In lontananza giunse il primo rintocco della mezzanotte.
mezzanotte, l'ora della danza dei muarz!- gridò Beatrice saltando giù dal letto e andando ad inginocchiarsi davanti alla piccola e bassa finestra della soffitta.
-Cosa fai cara?-
-Voglio vedere la processione!-
-Non lo so se quest'anno passerà di qua, sono riuscita a vederla solo poche volte. Ma se vuoi provare a scorgerla fai pure- le disse nonna Norma sorridendo ed alzandosi a fatica dalla sedia. Era ancora in gran forma per l'età che aveva, ma non era molto abituata a rimanere in piedi oltre ad una certa ora, e queste cose ad una certa età si fanno sentire prepotentemente. Raggiunta la finestra si inginocchiò anche lei davanti ad essa.
I rintocchi si sentivano più chiaramente ora e la neve cominciò a cadere un po' meno fitta, sempre di più, sempre di più, fino a fermarsi.
-Eccoli!-
Beatrice sobbalzò e indicò con il ditino un punto immerso nell'oscurità del paesaggio. Pochi secondi dopo ecco apparire una lunga processione di anime avvolte in sudari bianchi, così splendenti che sembrava come vi fosse il sole in cielo. Il loro andamento era regale e maestoso. La bambina non aveva mai visto niente di così incantevole.
-Nonna, è bellissimo!-
-Sì, cara. È proprio bellissimo-.
Nonna e nipote rimasero in silenzio per qualche minuto ad ammirare quello spettacolo, che se non fosse stato per i rintocchi dettati dalle campane sarebbe avvenuto nel silenzio più assoluto. Certo non è una cosa che si vede tutti i giorni.
-Sai tesoro,- disse nonna Norma, -conobbi Bastiano quando lui era già un povero vecchietto che passava le giornate a raccontare storie a noi bambini. Molti lo ritenevano un povero pazzo, ma io cominciai a credergli ciecamente dopo aver visto la mia prima danza dei Muarz-.
-Davvero l'hai conosciuto?-
-Certo bambina mia, e mi ha anche insegnato alcuni versi che si era fatto dettare dall'anima che lo riportò a casa in quella magica notte-.
Beatrice la guardò con occhi supplicanti, -ti prego nonna, insegnameli-.
-Va bene, tesoro mio. Va bene. Direi che sei pronta-.
  
La neve non cadeva più, tuttavia il vento continuava a scuotere i rami degli alberi con le sue fredde e sinuose lingue. La processione dei morti continuava la sua lenta, splendete e solenne avanzata.
A un certo punto, il vento sembrò trasportare le voci di una vecchia e di una bambina che cantavano all'unisono una melodia di altri tempi. Sentite queste voci, tutte le anime della processione risposero loro con la medesima cantilena.

         O križi, roke mrtvih
          ke poslušate pojenie
          cipresov,
          potolažite žalost
          zapadlih listov
          ke nosijo
          naše glase...

         O croci, braccia di morti
          che ascoltate le preghiere
          dei cipressi,
          confortate il dolore
          di foglie cadute
          che portano
          le nostre voci...


THE END


E.

La gnot dai muarz pt.3




CAPITOLO 2
La danza dai muarz


   Mezzanotte arrivò.
Non fu facile aspettarla facendo finta di dormire. Per un paio di volte Bastiano rischiò di addormentarsi.
Verso le undici e mezzo il bambino aveva deciso di mettersi il costume, tanto sua nonna era in sala ad ascoltare la radio, cucendo a maglia e aspettando la mezzanotte per onorare le antiche usanze.
Comunque l'ora fatidica arrivò. Al primo rintocco di campana il bambino decise di uscire di casa dalla finestra della sua camera. Una volta fuori si accorse che faceva un gran freddo, si gelava, ma non poteva indossare un cappotto sopra il costume se voleva confondersi tra i morti nella loro processione.
Bastiano cominciò a camminare per la strada sulla quale affacciava la casa dei nonni. La nebbia era a livello del terreno e copriva l'asfalto con il suo grigio e fumoso manto.
Altro rintocco di campana.
Il paese era immerso nel silenzio, si sentiva solo il frusciare dei rami scossi dal vento e il lieve scalpiccio di scarpe di ginnastica sull'asfalto della strada prodotti da un bambino solitario alla disperata ricerca di una leggenda.
Altro rintocco di campana.
Bastiano cominciò a spazientirsi, si stava pian piano rendendo conto che stava girando a vuoto. Non si era nemmeno fatto dire quale dovesse essere, secondo la leggenda, il percorso della processione. Nella sua testa cominciò  a farsi largo sempre più l'idea che quello che gli aveva raccontato la nonna fosse la leggenda che doveva essere, senza la minima parvenza di realtà, o solo un sottile inganno per convincerlo a calmarsi. Il suo passo si fece sempre più lento e svogliato. Cominciò a pensare di aver comprato per niente il costume, e che quel fine settimana passato dai nonni era di un'inutilità unica al mondo. Lo spirito avventuriero di cui era armato fino a qualche minuto prima si era dipanato quasi del tutto.
-Salve!- disse una voce roca e profonda proveniente da un punto incerto alle sue spalle. Fruscio di passi leggeri sull'erba.
Bastiano non si girò. La voce l'aveva preso così alla sprovvista che da sola era riuscita a impietrirlo dalla paura. I passi leggeri si fermarono.
Altro rintocco di campana.
-Hey, tu! Sì, tu! Salve!-, la stessa voce di prima. Questa volta la voce aveva assunto un tono più acuto. I fruscii sull'erba ripresero.
Bastiano trovò finalmente la forza di girarsi per vedere chi fosse colui che si divertiva tanto a spaventarlo. La figura era posta per metà all'ombra di un albero, non lontano da dove si trovava ora il bambino. Sembrava la figura di un uomo abbastanza alto e magro con indosso un cappello a punta. Più di così però non si riusciva a distinguere. Il bambino cominciò a sentire un gran freddo che gli attraversava le carni fino a raggiungergli le ossa.
-S... s... ssalve- rispose finalmente Bastiano con voce tremante.
Altro rintocco di campana.
La sagoma emise una risatina acuta.
-Salve a te, giovinetto! Come ti chiami?-, la figura fece un passo verso il bambino, rimanendo comunque avvolta dall'ombra
-Mi chiamo Bastiano-.
-Salve Bastiano! Dimmi, che ci fai in giro per il paese tutto solo soletto e a quest'ora di notte?-, quella voce era calma e tranquilla, ma non aveva niente di rassicurante. Così almeno la vedeva Bastiano. Cominciò a pensare che i brividi che gli attraversavano il corpo non fossero solo causati dal freddo. In quella voce c'era qualcosa che non lo convinceva affatto, anche se quando gli parlava pareva avere un tono di una gentilezza inaudita.
Altro rintocco di campana.
-Voglio vedere la processione dei morti...- rispose il bambino deglutendo a fatica. Non riusciva a smettere di tremare.
Tu vuoi vedere la processione dei morti. Ma davvero?-, tono beffardo e strafottente. Adesso la voce raggiunse un tono più acuto, come per la risatina di poco prima. Il bambino era sicuro che la figura lo stava in qualche modo sfottendo per il semplice fatto di trovarsi davanti ad un bambino credulone di antiche leggende.
-Sì, voglio vedere la processione dei morti-, rispose con fermezza. Non aveva nessuna voglia di farsi prendere in giro.
La figura fece qualche passo verso di lui e la luce andò a rivelare due pantaloni di stoffa grigia pieni di buchi e puntellati in più punti da quelle che sembravano essere macchie di fango e grasso vecchie di secoli. Portava ai piedi degli stivali, ma di pelle così logora che erano completamente graffiati sulle punte, presentando dei buchi che facevano fuoriuscire gli alluci di tutti e due i piedi.
La sagoma si fermò.
Altro rintocco di campana.
-Sai, caro Bastiano. Io l'ho vista la processione dei morti-.
Il volto del bambino si illuminò.
-Davvero?-, la voglia di assistere allo spettacolo tornò a riempirlo di gioia e coraggio.
-Certo, e anche un bel po' di volte-.
-Ti prego, dimmi com'è- implorò Bastiano verso colui che all'improvviso non gli incuteva più alcun timore. Sentiva che quello strano individuo poteva spiegargli molte cose a proposito della processione. Meglio approfittarne.
L'ombra copriva ancora il volto della figura. Il bambino cominciò a sentire di potersi fidare di quell'individuo, ma il fatto di non riuscire ancora a scorgerne il volto non gli piaceva affatto, anzi, lo spaventava un pochino.
Altro rintocco di campana.
-Ehi, piccolo Bastiano. Che ne dici di vedere la processione sotto a quest'albero con me?-
-E perché dovrei venire lì sotto?-, qualcosa bloccò il bambino, forse solo una brutta sensazione.
-Eh sai, da qui la si vede benissimo, e poi se vieni qui i morti non riusciranno a scorgerti-, idea allettante, ma il bambino continuava a nutrire un certo timore per la negra figura che aveva davanti a sé. IL sospetto ricominciò a fare il suo dovere. Non se la sentiva proprio di avvicinarsi ancora di più ad una persona della quale riusciva a vedere solo i pantaloni e le scarpe.
Altro rintocco di campana.
In un attimo Bastiano si rese conto che ciò che la figura gli diceva era verissimo: da quella posizione poteva veramente non farsi vedere dalle anime che sarebbero passate proprio da quella via, sempre se fossero passate. Decise allora di voler conoscere a tutti i costi l'individuo con cui stava condividendo quella strana e inquietante notte di Halloween.
-Fammi vedere il tuo volto-, disse Bastiano con voce ferma. La sua non voleva essere un'intimidazione o un ordine, ma tra il freddo, la paura e la voglia di vedere la fantomatica processione la voce gli uscì così.
-Siamo nervosetti eh?! Comunque no, non voglio rinunciare al mio posto proprio quando da un momento all'altro può sbucare fuori la processione- rispose la figura beffarda.
Dannazione! Bastiano decise di fare un secondo tentativo: -Se non mi fai vedere il tuo volto io me ne torno a casa-. Era deciso più che mai.
La figura scoppiò in una risatina soffocata.
-Se te ne vai non vedrai mai la processione-.
-Non me ne frega niente. Se vuoi che venga devi farti vedere-, il bambino era più che mai determinato nello scorgere il volto dello sconosciuto.
-Ti ho già detto che non voglio perdermi questo eccellente posto in prima fila- rispose la figura in nero dai pantaloni sudici e bucati. Non mollava la presa, non voleva farsi vedere.
-Allora io me ne vado! Ciao e buona processione-, a quel punto Bastiano fece dietrofront e fece qualche passo allontanandosi dall'oscuro individuo, ma poco dopo si sentì afferrare la spalla destra da una mano forte.
Un brivido corse lungo la schiena del bambino. Come aveva fatto ad afferrarlo se la figura si trovava a un paio di metri da lui?
-Va bene, hai vinto. Ti mostrerò il mio volto, ma lo farò con la mia lanterna perché non voglio perdere questo magnifico posto-.
Bastiano si girò giusto in tempo per vedere che, alle spalle della figura, sorretta da un bastone piantato a terra, si accese una specie di lanterna fatta a zucca che diffuse nell'area circostante una luce arancione molto calda.
Altro rintocco di campana.
Pian piano il volto della figura cominciò a mostrare i suoi dettagli: una bocca dalla quale spuntavano alcuni denti neri e marci, un grosso naso a patata, due occhi piccoli e rossi e capelli così crespi che nemmeno la più moderna delle piastre sarebbe riuscita a lisciare.
Bastiano lanciò un urlo di terrore con tutto il fiato che aveva in corpo.
Qualche goccia di bava uscì da quell'orribile bocca che subito si deformò in un ghigno sinistro.
-Piacere, io sono Jack. Sei pronto a venire con me?-
L'urlo di Bastiano continuò a risuonare per le vie del paese, ma nessuno si dette la pena anche solo di guardare fuori dalla finestra ciò che stava accadendo. Del resto era la notte della danza dei muarz. C'era sempre qualche giovane che si dava alla pazza gioia non onorando le antiche tradizioni.
-Stammi lontano!-, Bastiano cominciò ad indietreggiare con passo tremolante.
-Caro il mio Bastiano, adesso devi venire con me. Finalmente ho trovato un rifugio per questo corpo vecchio e logoro-.
Continuando ad indietreggiare Bastiano cadde a terra sbattendo la testa. Non svenne, ma la paura lo teneva come incollato al suolo. Era incapace di muoversi, non riusciva nemmeno più a urlare. Era solo in grado di muovere gli occhi, facendoli soffermare su ogni particolare del suo aggressore.
Jack continuò ad avanzare lentamente. La gamba destra che prima sembrava dritta ora era piegata in fuori e, tra il tessuto lacerato dei pantaloni, si intravedevano le bianche ossa delle ginocchia sporgere dalle carni. La luce della lanterna si faceva via via sempre più intensa, fuoriuscendo dal diabolico ghigno intagliato su di essa, avvolgendo Bastiano e accecandolo con la sua luce arancione.
Bastiano non riusciva neanche più a urlare. Sapeva che non poteva più fare nulla per evitare la morte, perché era a quello che pian piano si stava avvicinando. In un attimo gli vennero in mente le storie che aveva letto a proposito di Jack: era un personaggio appartenente all'universo di Halloween, colui che continua a vagare di strada in strada perché sia Inferno ché Paradiso non avevano accettato di accoglierlo.
Jack si piegò sopra il corpo del bambino, che si sentì l'alito fetido della creatura sul volto. Qualche goccia di bava gli cadde sul costume e poi sul naso.
Bastiano svenne. Non riuscì a sopportare oltre.
Altro rintocco di campana.
-Jack! Fermati!-
Jack si fermò.
No, non era la voce di Bastiano. Questa voce veniva da oltre.
Jack alzò lo sguardo e vide tutt'attorno a un numero indecifrabile di figure bianche avvolte in sudari splendenti come se vi fosse il sole in cielo. Solo di alcune di esse si riusciva a scorgere il volto tumefatto e talvolta mancante del naso o di entrambi gli occhi. Si trovava circondato dalla processione dei morti, e tutti loro lo fissavano.
-Andatevene, non ho niente da spartire con voi!-
Jack si alzò da terra e fece qualche passo indietro.
Dalla massa di anime ne uscì fuori una che superava le altre in splendenza. Forse era quella più importante fra tutte.
-E invece hai qualcosa di nostro. Rendici il bambino-, la sua voce era suadente, calma e pacata e ne traspariva un’autorità pesante di centinaia d’anni.
-Bastiano? No! Lui è mio!- urlò Jack.
-Lui fa parte della nostra stirpe. Se l'anima di un defunto reclama un suo discendente tu non puoi toccarlo, lo sai. Quindi vattene! Liberaci della tua insana presenza! Vattene e non tornare mai più-, la figura alzò un braccio indicando con fermezza un punto indefinito tra le nere montagne.
-E va bene... me ne vado- disse Jack facendosi lentamente largo tra le anime che lo circondavano, facendo un passo alla volta con la sua andatura traballante. Fremeva di rabbia, ma sapeva benissimo che quel defunto aveva ragione: era sempre stato così, fin dalla notte dei tempi. Era la regola. Il guaio è che riuscivano sempre a impedirgli di impossessarsi di un corpo sano.
Altro rintocco di campana.
Il corridoio di vesti bianche che si era creato per far passare Jack si richiuse, e l'anima più splendente di tutte si avvicinò al corpo di Bastiano, che giaceva ancora a terra, svenuto.
L'anima del defunto si chinò sul bambino e, con un gesto della mano, lo rianimò all'istante.
-Come stai?-, chiese la voce rassicurante.
Bastiano non riuscì a credere a quello che vedeva. Si trovava circondato dai muarz.
vero che ora mi ucciderete?-, non vi era paura presagio di pianto nella voce del bambino. Si sentiva a suo agio davanti a quella bianca e splendente figura, seppur gli mancassero tutti e due gli occhi. Pur sapendo quello che ora lo aspettava per aver assistito a quello spettacolo proibito ai vivi. Si rendeva conto di aver sbagliato a uscire di nascosto quella notte e si sentiva pronto ad accettare le conseguenze delle sue azioni.
-No Bastiano-, rispose l'anima, -niente di tutto questo. Io sono un tuo lontanissimo parente. Ho vissuto centinaia di anni fa, quando questo paesino non era altro che una decina di case abbarbicate su questo monte. E ora ti ho salvato da quello scansafatiche di Jack-.
A quel punto Bastiano si ricordò di Jack e di come la creatura avesse tentato di impossessarsi di lui. Però qualcosa non gli tornava.
-Ma nonna Fiorina mi ha detto che la pena per aver visto la vostra processione è la morte-.
-Questo dimostra come molte credenze popolari siano fondate sulle menzogne. Dai, alzati che ti riporto a casa. E se vuoi, mentre ti riaccompagno dai tuoi nonni posso dirti qualcosa sulle vere origini di questa magica notte-.
Bastiano si rialzò e i due si incamminarono verso casa. Durante il cammino l'anima gli raccontò tutto su Halloween, dal dio Samhain alle questue dei bambini e dei bisognosi che diedero il via alla tradizione del “dolcetto o scherzetto.
Senza accorgersene i due si fecero il giro dell'intero paese, parlando a non finire delle varie credenze e tradizioni. Camminarono così a lungo che giunsero davanti alla casa dei nonni del bambino verso le tre di notte.
Quella fu una notte che Bastiano non poté più dimenticare e, grazie ad essa, imparò la vera essenza di Halloween: il rispetto per i defunti e le divinità e, soprattutto, l'essere generosi con il prossimo anche quando viene a bussare alla tua porta in cerca di qualcosa da mangiare o anche solo di un bicchiere di vino da bere davanti ad un caldo fuoco.
   Il bambino non vide più Halloween con gli stessi occhi, e fu per tutta la vita riconoscente al suo antenato per avergli fatto scoprire la verità.

To be Continued...


E.