30 settembre 2010

Musica Settembrina dell'anno 2010


Come promesso eccovi il primo elenco riguardante gli album che ascolto di mese in mese. Per comprendere appieno il funzionamento di tali elenchi visitate la pagina dedicata.


SETTEMBRE 2010

Transatlantic - The Whirlwind

25 settembre 2010

Il Rasoio dello zio Tom pt.5



CAPITOLO 4: Il Rasoio dello zio Tom

   “Sweeney Todd” era cominciato da una decina di minuti, e sua moglie stava già russando sulla sua poltrona davanti alla tv. Viola non aveva mai retto il vino, e Tom lo sapeva. Per questo a cena le aveva permesso, per la prima volta dopo anni, di bere più di mezza bottiglia di vino rosso. Come prevedeva l'alcool si era subito fatto strada nella testa e nelle membra di Viola fino a farla addormentare di botto.
   Molto bene. Nemmeno i cannoni di Navarone avrebbero potuto svegliarla ormai. Era ora di agire.
   Tom si alzò dalla poltrona sulla quale sedeva, avevano una poltrona a testa, e si diresse a passo lento in cucina, aveva tutto il tempo che voleva per ottemperare alla sua fame di vendetta.
   I piatti erano ancora da lavare, ovviamente, ma questo non gli importava. Arrivò davanti al cassetto in cui tenevano la carta da forno, quella stagnola e la pellicola e in cui si poteva trovare una rassegna degli articoli più inusuali per una cucina, compresi un cacciavite e una spillatrice. A Tom interessava il nastro adesivo, quello largo e argentato, doveva essere lì. Rovistando tra i vari oggetti lo trovò. Non ne rimaneva molto, ma pur sempre abbastanza per quello che gli serviva.
   Chiuse il cassetto e uscì dalla cucina per poi salire le scale per andare nel bagno attiguo alla camera da letto. Una volta arrivato in bagno accese la luce e aprì l'anta destra dell'armadietto bianco che stava sopra il rubinetto. Il rasoio era lì, lucido e affilato come se la sua scatola fosse stata appena aperta per la prima rasatura.
   Tom impugnò il rasoio e fece scattare lentamente la lama. Un bagliore di luce e il filo apparve in tutto il suo splendore, liscio e lucido. Non si sarebbe mai detto che quel rasoio accompagnava Tom da ormai trent'anni. Stasera io e te faremo un taglio speciale ad una signora speciale, oh vecchio compagno di rasature... un taglio adatto ad una vera signora.
   L'effetto della luce riflessa sulla lama fece sì che a Tom sembrò che il suo fido liscia-guance annuisse all'idea di uccidere Viola. Bene amico mio, andiamo a fare il nostro dovere.
Spense la luce del bagno e sempre a passo lento uscì dalla camera da letto, scese le scale ed entrò in salotto. Sua moglie stava ancora russando come Dio comanda. Ottimo.
   Le pareti della sala riflettevano la luce proveniente dalla televisione, unica fonte di illuminazione quando guardavano un film. Tutta la sala era quindi immersa in una marea di sfumature di grigio in movimento.
   Visto che non c'era fretta Tom si fermò per un momento a guardare il film che intanto continuava a scorrere. Era arrivato al punto in cui Mrs. Lovett faceva entrare l'infreddolito e imbronciato Johnny Depp nella vecchia soffitta che una volta era stata bottega del diabolico barbiere, che gran film. Dopo aver ucciso la moglie sarebbe stato bello fermarsi per vederne la fine, l'aveva visto due anni prima e non si ricordava bene come andava a finire. Ma adesso era il momento di darsi da fare: prima avrebbe avuto soddisfazione e prima si sarebbe potuto sedere per gustarsi quel capolavoro per la seconda volta.
   Lentamente si avvicinò a sua moglie. Russava così forte che in certi punti riusciva a coprire parzialmente il volume del televisore. Si inginocchiò davanti alla moglie, infilò il rasoio in tasca e poggiò il nastro adesivo a terra onde evitare brutte sorprese. Con cautela le sollevò il braccio destro, completamente inerte. Lei non si svegliò. Molto bene.

“These are my friends.
See how they glisten.
See this one shine...”

   Era cominciata la sua canzone preferita della pellicola, quella in cui Sweeney Todd ritrova i suoi amici rasoio. Evocativa era dir poco.
   Mentre con la mano sinistra continuava a tenere sollevato il braccio destro della moglie, con la mano libera Tom afferrò il nastro adesivo e cominciò ad avvolgere il polso destro di Viola con esso, ovviamente dopo aver sollevato l'estremità del nastro ancora incollata al resto del rotolo.
   Dopo il polso destro toccò al sinistro, facendo sì che il nastro non si rompesse, e in pochi minuti i polsi di Viola furono avvolti da una quantità forse esagerata di nastro argentato. Il respiro era ancora pesante. Ottimo segno.
   Meglio fare in modo di evitare eventuali urli.

“Come let me hold you.
Now, with a sigh, you grow warm in my hand.
My friend!
My clever friend...”

   Tom si alzò e si posizionò dietro alla poltrona sulla quale ancora russava Viola. Staccò un pezzo di nastro di circa venti centimetri di lunghezza e molto lentamente coprì la bocca alla moglie con esso. Respiro pesante. Movimento regolare dei seni che si intravedevano dalla vecchia vestaglia di flanella che ella amava indossare durante le serate passate in casa a guardare la televisione. Molto bene.

“Rest now, my friends.
Soon, I'll unfold you.”

   La mano destra di Tom estrasse il rasoio dalla tasca in cui era stato riposto poco prima. La lama uscì poco a poco dall'impugnatura di legno lucido e ben curato. Ancora poco e anche il suo amico avrebbe fatto l'unico lavoro che sapeva fare: tagliare.
   Era sicuro di non ricordarsi le canzoni presenti nella pellicola, del resto aveva visto il film solo una volta e al cinema, ma come per magia cominciò a cantare facendo eco alla voce di Johnny Depp che usciva dalle casse del televisore.
   Era stato bravo. Aveva pianificato tutto alla perfezione. Neanche a farlo apposta era riuscito a preparare tutto al momento giusto, durante la canzone giusta. Questo era il suo momento. Voleva godersi ancora gli ultimi momenti della sua vita da sposato... e lo fece cantando. Era sicuro che mai la propria voce gli era sembrata così perfetta e intonata. Ora Johnny Depp invitò Mrs. Lovett a lasciarlo solo.
   Tom chinò il capo e cominciò a fissare la moglie che continuava a ronfare beatamente come se le braccia legate e la bocca imbavagliato dal nastro adesivo fossero solo un'illusione, come se non fosse successo niente.
   La mano destra di Tom, quella che impugnava il rasoio, si diresse da sola verso la gola della moglie. Finalmente la raggiunse. Sentiva il calore sprigionato dal corpo di lei e avvertiva ancora un brivido di piacere nello sfiorare quella pelle liscia e il collo che tante volte aveva baciato.
   Proprio in quel momento Viola si svegliò. La sua fu una lenta ripresa da una specie di stato comatoso, o almeno fu quello che sembrò a Tom il lento aprirsi delle palpebre della moglie.
   -Ciao tesoro... Sai, mi hai reso molto felice in questi anni. Ma poi, ad un tratto non ti sono andato più bene vero? Dovevi rovinare tutto. E per cosa poi? Per un lurido bamboccio che avrà almeno dieci anni meno di te-, il tono della voce di Tom era molto calmo.
   -Non preoccuparti. Porterò i tuoi saluti a Tod.-
   Viola cercò di dire qualcosa, ma quello che trasparì dal nastro adesivo che le tappava la bocca fu solo una serie di mugugni. Viola guardò suo marito con aria interrogativa.
   Tom le bloccò le braccia, già legate, con il braccio sinistro e facendo questo si chinò ancora di più su di lei.
   -L'orrore. Ecco cos'ho provato quando scoprii che aprivi le gambe anche per un altro uomo. Ma ora sono qui per porvi fine.-
   Viola cominciò a scuotere la testa, ma i movimenti erano ancora narcotizzati dal sonno alcoolico.
   -L'orrore eterno dell'Inferno, a questo io ti condanno.-
   Gli occhi di Tom parvero diventare rossi come il fuoco.
   -L'orrore... l'orrore.-
   Il diabolico barbiere, ormai solo in quella vecchia soffitta, si levò in piedi e tese il braccio destro che impugnava uno dei suoi fidi e preziosi rasoi.
   In quel momento la voce di Sweeney e quella di Tom si fusero formando un tutt'uno.

“AT LAST!
MY RIGHT ARM IS COMPLETE AGAIN!”

   Un luccichio di acciaio, un guizzo di lama, e la gola di Viola venne tagliata di netto da un orecchio all'altro.
   Un mugolio sommesso cominciò a fare da sottofondo al veloce scorrere del sangue che ben presto andò a ricoprire quei seni perfetti che tutt'ora si intravedevano sotto l'ormai inzuppata vestaglia di flanella.
   Tom sentì il caldo sangue che gli bagnava la mano destra con la quale teneva ancora saldamente il fido rasoio.
   Pochi secondi e anche i sommessi lamenti della moglie cessarono lasciando spazio solo alla strepitosa colonna sonora del film. Lui rimase a guardarla finché non fu certo che non si sarebbe più mossa.
   RIP.

   Tom si diresse in cucina per pulire il rasoio. Una volta fatto aprì il frigo e ne tirò fuori una birra. Aprì il cassetto degli “attrezzi” e ne estrasse un apribottiglie, facendo poi ricadere il rotolo di nastro adesivo sopra gli altri utensili. Non sapeva per quale miracolo il sangue non era arrivato fino al rotolo, lui aveva il braccio destro completamente inondato, ma non se lo lavò.
   Con un sorrisetto compiaciuto stampato in faccia tornò in salotto e si sedette sulla sua poltrona preferita, accanto a quella sulla quale giaceva il corpo senza vita e coperto di vermiglio sangue dell'ormai ex-moglie. Le mobili sfumature di grigio coprivano ancora tutto il salotto.
   Tom rimirò il corpo di lei ancora per qualche secondo, incrociando lo sguardo con quegli occhi vitrei privi ormai di scintilla vitale.
   -Un brindisi amore, ad un'eternità infelice e tormentata... per te ovviamente.-
   Risata lunga e tonante.
   Lungo sorso di birra. Buona.
   Tom si girò di nuovo verso di lei.
   -Dimmi una cosa: come me la cavo come barbiere?-
   Risata lunga e tonante.
   Era sicuro che si sarebbe goduto il film. Ora non ci sarebbe stato nemmeno il russare di Viola a disturbarlo.

“Rest now, my friend,
Rest now forever.
Sleep now the untroubled
Sleep of the angels . ..”


The End


E.

23 settembre 2010

Il Rasoio dello zio Tom pt.4



CAPITOLO 3: Salmone e Maiale

   Tom non avrebbe mai pensato di riuscire ad arrivare ad una simile conclusione, ma era stata proprio una gran bella giornata, degna dei vecchi tempi.
   La giornata di compere era cominciata e finita al TONY'S CENTER, il centro commerciale più grande che c'era in zona (se è per quello anche l'unico). Due piani di negozi e fast-food. Non era proprio il massimo, ma per la cittadina in cui era collocato era anche troppo, quel tanto da permettere ad una qualsiasi coppia di perdersi tra le varie boutique e negozi vari per una giornata intera. Come era successo a lui e Viola.
   Appena entrati nel centro commerciale la moglie l'aveva guidato verso il suo negozio di abbigliamento preferito, quello da cui proveniva la maggior parte degli indumenti stipati negli armadi di casa. Meno male che Tom riuscì a staccarsi da lei con la scusa delle sigarette. Tom sapeva di avere ancora il pacchetto quasi pieno, ma la sua destinazione era la farmacia del TONY'S CENTER. Lì riuscì, non senza fatica, a farsi dare una scatola di Valium da 5 mg; non senza fatica perché sembrava che almeno i tre quarti della popolazione di quella insulsa cittadina soffrisse d'ansia o di dolori muscolari. Quella che aveva comprato era l'ultima scatola rimasta e avrebbe abbracciato il farmacista se solo non ci fosse stata una lunga coda d'attesa dietro di lui.
   Quando Viola lo vide tornare era così presa dall'entrare e uscire dal camerino per provarsi ogni vestito che attirava la sua attenzione che non gli chiese nemmeno il perché ci avesse messo così tanto per comprare le sigarette, almeno mezz'ora. Meglio così. D'altro canto le donne quando cominciano a provarsi qualche straccio da mettersi addosso non capiscono più niente, sono come bambini che si trovano in un enorme magazzino di giocattoli tutto per loro: potresti lasciarli lì anche una settimana e al tuo ritorno li ritroveresti nello stesso punto in cui li avevi lasciati. Poco male. Non aveva dovuto cercarla per tutto il centro commerciale.
   Mezz'ora dopo i due uscirono dal negozio, preparandosi a fare il giro completo, o quasi (così sperava Tom), dell'ammasso di cemento e vetro che si ergeva a due chilometri fuori da quello schifo di cittadina.
   Ridendo e scherzando, meglio dire scorrendo e provando stracci su stracci, la lancetta dell'orologio si spostò di quattro ore.
   Adesso toccava andare al supermercato per prendere gli ingredienti necessari alla cena speciale che gli avrebbe preparato Viola: spaghetti panna e salmone affumicato come primo e stinco di maiale al forno con purè di patate per secondo. Tutti piatti che la moglie aveva imparato a cucinare grazie ai parenti italo-americani, e per i quali Tom non riusciva a resistere. Il dessert, scelto da Tom, lasciava un po' a desiderare, gelatina al limone, ma un tocco di malsana cucina americana non guastava mai. Tra l'altro era il suo dolce preferito, cosa che Viola non aveva mai condiviso preferendo di gran lunga una buona crostata o un succulento e corposo tiramisù.
   Quando i due tornarono a casa, erano le due di pomeriggio ormai, Viola si fiondò in cucina a preparare la cena, lamentandosi dell'ora tarda e trascinando dietro di sé le borse della spesa. Tom, invece, non si sedette sul divano com'era solito fare, ma si diresse di corsa in bagno per prendere il Valium. La mano aveva continuato a tremare per tutto il giorno a intervalli irregolari. Per poco non si era lasciato scoprire da Viola mentre le passava una gonna in uno degli innumerevoli negozi che avevano girato quella mattina.
   Arrivato in bagno Tom si lavò le mani e il viso. Si tolse di dosso la giacca e ne estrasse dalla tasca interna sinistra la confezione di Valium. Quanto aveva detto di prenderne il farmacista? Una? Mezza? Tom riempì d'acqua un bicchiere. Ingoiò una pastiglia intera e la fece andar giù tracannando quel po' di acqua che si era preparato. Una pastiglia intera non gli avrebbe fatto male, che Diavolo, aveva tutto il diritto di prepararsi a dovere per quella serata speciale.

   -È pronto!-, dalla cucina arrivò nitida e forte la voce di Viola.
   Molto bene, pensò Tom, cominciavo ad avere un certo languorino.
   Tom chiuse il libro che stava leggendo, una vecchia edizione del primo volume di ”Quattro dopo Mezzanotte” di Stephen King, e si alzò dalla poltrona che aveva piazzato appositamente per leggere in quello che lui amava definire “il suo studio”: una stanza abbastanza piccola, ma che riusciva a contenere una libreria straripante dei più disparati volumi, una scrivania con sedia e una poltrona affiancata all'unica finestra della stanza, che guarda caso dava sul giardino di rose della moglie.
   La sua velocità nel fiondarsi in cucina appena sentiva il profumo o il richiamo della moglie erano diventati leggenda in paese: se si trovava in camera da letto o nello studio, entrambi al piano superiore, era capace di scendere gli scalini a quattro a quattro pur di riuscire ad addentare l'agognata cena la cui voglia gli si faceva strada nello stomaco puntuale come un orologio svizzero intorno alle sei di sera. Se invece si trovava ancora nei campi, in questi casi la fame arrivava anche prima, Tom era capace di correre in casa, lavarsi e cambiarsi in meno di dieci minuti. I miracoli che una sana fame possono far accadere sono tra i più disparati, Tom aveva il dono della velocità.
   In meno di un minuto si trovò in cucina davanti a Viola.
   -Ti sei lavato le mani?-
   -Certo cara, e tu?-, una delle solite risposte insulse di Tom.
   Viola non gli rispose, non era mai riuscita a sopportare quel sarcasmo da quattro soldi. Forse un altro di quei motivi che l'avevano spinta a cercare un altro uomo. Quanto fossero in realtà fondati tutti i motivi che l'avevano convinta a dare il via ad una relazione extra-coniugale non lo sapeva nemmeno lei, rimaneva però il fatto che ora si sentiva come una ragazzina... e questo non poteva fare altro che piacerle e divertirla come mai nella sua vita. Forse solo negli anni trascorsi con Tom prima del matrimonio era riuscita a godersi la vita così tanto. L'unico inghippo era proprio lui, il matrimonio. Sarebbe riuscita a dirlo a suo marito un giorno o l'altro? E lui come avrebbe reagito? Meglio continuare in segreto per ora, anche se Viola sapeva benissimo che il giorno della grande rivelazione si stava pian piano avvicinando, lo sentiva arrivare come un vento umido e odorante di pioggia. Cominciava veramente a non poterne più della segretezza, e non ne poteva più anche Tod.
   Tom volse lo sguardo verso la tavola imbandita di quel ben di dio che aveva impegnato Viola ai fornelli per tutto il pomeriggio. Che donna però, avrebbe potuto amarla ancora se in cuor suo non la detestasse.
   I due si sedettero a tavola. Gli spaghetti erano già nei piatti ed il profumo che emanavano era squisito. Tom non amava tanto il pesce, ma quella pasta era speciale.
   Le prime forchettate furono come toccare il cielo con un dito. Tom sapeva benissimo che quelle leccornie gli sarebbero mancate, ma ormai la decisione era presa. Non era da lui pianificare a puntino una cosa per poi lasciarla perdere a causa dei rimorsi, quei meccanismi di vergogna misto a rimpianto e vigliaccheria che non riusciva ancora a comprendere appieno. Forse perché non ne aveva mai avuti. La sua vita era sempre stata scandita da scelte nette e ponderate: o si fa una cosa o non la si fa; inutile piangere sul latte versato. Ottima filosofia di vita, non c'è che dire, ma in casi come questi qualche ripensamento sarebbe d'obbligo.
   Viola: -allora, che film danno stasera?-
   Tom continuò a mangiare, assorto dai suoi pensieri.
   -Tom?-
   Il marito non diede segno di averla presa in considerazione.
   Viola impugnò la forchetta e cominciò a battere l'estremità contro il calice colmo di vino rosso. Il fastidioso rumore prodotto dalla collisione metallo e vetro sembrò avere effetto: Tom alzò la testa.
   -Tom, mi senti?-
   -Scusa... stavo pensando-
   Altro motivo per cui voleva lasciarlo. Ultimamente accadeva troppo spesso.
   -Eh... era ora. Che film danno stasera? Posso saperlo o è un segreto di Stato?
   -”Sweeney Todd”, quello di Tim Burton- rispose Tom cacciandosi in bocca un pezzetto di pane impregnato di sugo al salmone.
   -Dov'è che l'ho già sentito?- gli domandò Viola assumendo un'espressione interrogativa e pizzicandosi il mento con una mano.
   -Probabilmente te ne ricorderai perché sono stato a vederlo al cinema un paio di anni fa insieme a Joey.-
   Viola sembrò uscire da uno stato di catalessi: -ah sì, giusto. È bello almeno?-
   -Se ti piace Tim Burton non puoi perdertelo. E ti dirò di più, una notizia che ti farà venir ancora più voglia di vederlo: il protagonista è interpretato da Johnny Depp.-
   Era deciso, avrebbero visto il film. La moglie non poteva resistere al fascino di Johnny Depp. Almeno per i primi venti minuti di film.


To be Continued...


E.

20 settembre 2010

Suicidal Experiment part 1

Hi guys.
Follow these simple steps to prove the effects of this experiment.

STEPS:
  1. Let's try to have a little bit quiet level of illumination, the room must be a little bit dark;
  2. Start to study Leopardi's Inno ai Patriarchi and Le Ricordanze;
  3. Then, let's give a listen to Burzum's album Dauði Baldrs.

Are you dead yet?


E.

19 settembre 2010

Il Rasoio dello zio Tom pt.3



CAPITOLO 2: Camera da Letto

   -Cos'hai da ridere?- gli chiese Viola entrando in camera da letto.
   Tom distolse lo sguardo dal calendario e la guardò con aria affamata, la palpebra sinistra gli si chiuse di scatto: -No niente, pensavo di saltare il lavoro oggi, vorrei passare la giornata con te se non hai nulla in contrario...- o se non devi farti scopare, cosa che avviene abitualmente nei giorni pari.
   Viola non sembrò intravedere nulla di strano in quello sguardo, da quando Tom aveva scoperto il tradimento era diventato molto bravo nella nobile arte che consiste nel non far trasparire le proprie reali emozioni. Ma quello sguardo avrebbe potuto tradirlo, meglio convertirlo nello sguardo catalogato sotto la voce “fame di sesso”. Cambio impercettibile nella chiusura delle palpebre e lieve apertura delle labbra. Ecco, così va meglio.
   La moglie lo guardò negli occhi e con fare interrogativo si avvicinò al letto. Lo guardò intensamente, prima gli occhi, poi la bocca, e allora capì di cosa si trattava. Lentamente, appoggiandosi con le braccia al copriletto, così da piegarsi per lasciar intravedere i seni prosperosi, si accostò con la bocca all'orecchio sinistro del marito, sussurrandogli: -Ah, forse ho capito.-
   La lingua di lei passò per un istante sull'orecchio di lui.
   -Stamattina non ti è bastata eh?!-
   -No... affatto-, lo sguardo di lui era inequivocabile.
   Un filo di vento entrò nella stanza, e le mutandine di Viola si poggiarono lievemente sul volto di Tom prima di cadere a terra insieme a vestaglia e reggiseno.
   Il volto di Tom si contrasse in un ghigno e, carezzandole le belle cosce nude per arrivare lì dove le gambe si uniscono, sospirò: -Vedo che mi hai capito subito, amore mio.-

   Sembrava durare un'eternità.
   Ora lei gli stava sopra. Lo stava letteralmente cavalcando, facendo ondulare avanti e indietro le cosce che il tempo non aveva ancora corrotto.
   Tom alzò le mani per carezzare i bei seni della moglie, nessun altro aveva il diritto di toccarli.
   Facendo finta di respirare a fatica per un'incalzante orgasmo Tom girò la testa verso il comodino di lei, cercando l'orologio. Non erano passati nemmeno dieci minuti e già non ne poteva più di quello squallido, inutile e rozzo amplesso. No, poteva dire tutto, ma rozzo no. Sua moglie avrebbe potuto tenere vari corsi sulla ginnastica da letto e le varie tecniche per far eccitare al massimo un uomo se solo fosse esistita un'università a tema. La sua maestria nel far ondulare il corpo l'aveva fatto impazzire anni or sono, quando ancora era infiammato d'amore per lei.
   Ricordava quando, ogni giorno, non vedeva l'ora di potersi stendere a letto con lei, di poterla baciare, di poterla toccare e di poter finalmente fare l'amore con lei. Ricordava di quando, preso dalla foga dell'amplesso, lei lo fermava e lo faceva stendere supino e si occupava un po' di lui con la bocca, per far durare il tutto molto più tempo del normale. Ricordava anche di quando si occupava lui di lei, di come gli spingeva la testa verso il basso, supplicandolo di non andare subito a fondo con le dita, ma di aspettare il momento giusto per far sì che tutto fosse più piacevole.
   Ora il sesso era insapore e incolore. Non poteva farci niente.
   Finalmente sua moglie venne. Non era come altre donne che pur di far vedere quanto stessero godendo si mettevano ad urlare, a lei bastavano pochi gemiti e il distendersi del viso in un'espressione di estrema pace.
   Viola si sdraiò alla sua sinistra ansimando. Piccole gocce di sudore le percorrevano il viso.
   Lui non era venuto. Ed ella se ne accorse, ma non disse nulla. In effetti poteva capitare. Toccava a lui scusarsi per primo, anche perché sul viso di Viola stava già prendendo forma la solita espressione dispiaciuta che Tom conosceva bene. Oggi non sarebbe riuscito a sopportarla per molto.
   -Oddio cara, scusami-, non sapeva nemmeno lui se era dispiaciuto seriamente o se stava solo fingendo.
   Viola prese un po' di fiato: -caro, cos'è successo?-
   -Non lo so, Viola. Non mi succedeva da tanto.-
   Lei si girò verso di lui e cominciò a passargli la mano destra sul petto tonico e peloso: -Non fa niente caro. Vuoi che lo rifacciamo?-
   -No cara, meglio di no. Poi non voglio passare tutto il giorno a letto a dormire solo perché non sono venuto mentre facevamo l'amore.-
   -Ma mi dispiace.-
   -Anche a me, ma che ci devo fare? E poi oggi dobbiamo andare a fare compere insieme no? Dai alziamoci- disse Tom, e fece per alzarsi dal letto.
   Viola lo trattenne con la mano che ancora gli accarezzava il petto: -No, tu stai fermo lì-, la mano cominciò a dirigersi verso il membro del marito.
   -Che vuoi fare?-
   Ora lei lo teneva in mano, e scivolava su e giù.
   -Fidati di me- bisbigliò.
   Il corpo della donna cominciò a dirigersi verso la parte che la mano stava ancora massaggiando con amabile destrezza e sensualità. Viola si passò la lingua tra le labbra e aprì lentamente la bocca.

   -E che cazzo!-
   Un rivolo di sangue cominciò a scorrere sulla lama del rasoio a serramanico. Un paio di gocce caddero nell'acqua calda che riempiva il lavandino.
   -Tom? Che succede?-, la voce di Viola irruppe dolce ma potente all'interno del bagno dalla camera da letto.
   -Niente cara, mi sono tagliato sulla guancia.-
   Colpa sua se si era tagliato. Doveva stare calmo. Il nervosismo è un cattivo consigliere in situazioni come quella.
   -Tu che ti tagli?-
   Tom non rispose, era troppo concentrato su quello che vedeva riflesso nello specchio davanti a sé: la mano che teneva il rasoio stava tremando. Un movimento quasi impercettibile, ma c'era. No! Non è possibile!
   Provò a farla smettere, ma invano. La mano continuava a tremare.
   Si sforzò di nuovo. Niente. Il tremore continuò.
   Assurdo, sembrava che i nervi avessero deciso, proprio quel giorno, di giocargli un brutto scherzo.
   In fin dei conti era una cosa da niente, ma per quello che avrebbe dovuto fare Tom quella sera non era uno scherzo. Si immaginava già la scena: lui che si avvicina con passo felpato verso la moglie, seduta sulla poltrona e che gli volge le spalle. La lama del rasoio scintilla con la poca luce proveniente dalla televisione che riesce a riflettere. Ormai Tom è sopra di lei, per un istante si ferma a guardare la tv: bello come film, davvero niente male. Il braccio destro si muove, la lama sguainata è sempre più vicina alla gola. Proprio all'ultimo comincia a tremargli la mano, e invece di una bella gola tagliata da parte a parte si trova davanti agli occhi una donna sfregiata con cui fare i conti, e che non sarebbe riuscito a uccidere in silenzio.
   Troppo rischioso. Era meglio rimandare.
   Mai. Si sarebbe rimpinzato di tranquillanti fino agli occhi, e poi ci sarebbe andato sculettando a sgozzare la moglie.
   Buona idea.
   Bastava solo mollare Viola in un qualsiasi negozio di vestiti per poi recarsi da solo nella più vicina farmacia per vedere cosa poteva fare per quella mano.
   Trema pure.
   Tom ricominciò a radersi, e un altro taglio gli fece rimpiangere di aver preso quella scelta piuttosto coraggiosa.


To be Continued...


E.

18 settembre 2010

GNAGNAGNAGNAGNAGNAGNAGNA...Crescina?


Diciassette persone che seguono il blog.
Diciassette lettori fissi, almeno su Blogger.

Ma che gli state facendo a 'sto blog? Gli state dando la Crescina?
Non avrei mai neanche lontanamente immaginato che Emanuele Secco's Blog avrebbe avuto più lettori che il mio blog più "serio". Per quanto riguarda le visite questo blog non riuscirà mai a superarlo, non trattando argomenti di attualità ma solo di scazzo, in quanto non ha e non potrà mai avere tutta la pubblicità che ha quell'altro, a meno che non siate voi a far girare il suo fantomatico, nonché enigmatico (ma che cazzo dico?!), indirizzo http.

Direi che un ringraziamento a voi cari lettori è d'obbligo.
Grazie a voi iscritti a Blogger che mi seguite regolarmente, siete in diciassette e per me siete tantissimi.
Grazie a voi lettori occasionali che in un occasionale momento di svacco o noia aprite questa pagina.
Grazie a voi amici su Facebook, anche lì siamo tantissimi (anche se vorrei vedere chi dei 153 fan della pagina mi segue veramente tutte le volte che pubblico qualcosa).

E soprattutto, grazie ai miei amici della vita reale, siete sempre i migliori!

GRAZIE!


Continuando a crescere,
E.

16 settembre 2010

Il Rasoio dello zio Tom pt.2



CAPITOLO 1: Colazione per Due

   Tom si accese una sigaretta e ricominciò a guardare la moglie. La odiava. La disprezzava. Non riusciva più a sopportare la vista di quei riccioli neri, di quegli occhi scuri e grandi e di quel corpo che tanto l'aveva fatto sbavare fino a poche settimane prima. Non ce la faceva più.
   Erano tutti e due seduti a tavola per la colazione: uova, pancetta, toast e caffè fumante. Doveva però ammettere che la moglie, come in tante altre cose, aveva un talento naturale nel preparare la colazione: prima cuoceva la pancetta fino a farla diventare croccante e poi, nella stessa padella, friggeva le uova nel grasso precedentemente colato dal bacon appena cotto. Il risultato era un gusto unico, che ti dava l'energia sufficiente per tirare avanti fino a pranzo. Rare le volte in cui Tom non si serviva una doppia razione di uova e pancetta, anche il palato vuole la sua parte.
   Il fumo della sigaretta disegnava in aria forme sinuose e dall’aria infida. Sinuose ed infide come possono essere il tradimento e la vendetta. Solo che la venuta di quest'ultima sarebbe stata annunciata dallo scintillio di una lama di rasoio.
Mentre pensava questo, Tom aspirò del fumo dalla sua sigaretta, gustandosela e assaporando il gusto della rivalsa guardando i fianchi della moglie. E che fianchi, ragazzi... Nei suoi occhi cominciò a farsi strada una luce infinitamente sadica da animale affamato, e la moglie se ne accorse.
   -Cos’hai da guardare con quegli occhi?!- gli chiese Viola dopo aver preso un sorso di caffè dalla tazza fumante.
   -Pensavo a quello che abbiamo fatto prima… mi hai fatto impazzire, tesoro- rispose Tom alludendo alla cavalcata a letto appena compiuta e incrociando lo sguardo della moglie che gli sorrise compiaciuta. Com’era bravo a mentire. In verità non aveva provato niente a fare l’amore con lei… aveva solo sentito un desiderio ancora più irrefrenabile di fare giustizia a modo suo. Era solo un passatempo, un abitudine alla quale non riusciva a sottrarsi per quanto lo ripugnasse.
   -Lo sai che mi sento ancora una ragazzina quando lo facciamo.-
   -Lo vedo cara, infatti riesci sempre a non farmi rimpiangere i vecchi tempi...-
   Viola bevve un altro sorso di caffè, lo prendeva sempre nero e senza zucchero. Secondo lei la nera e sacra bevanda degli dei pagani andava bevuta al naturale, così da poterne assaporare appieno il forte gusto amaro. Però non lo preparava all'americana, no. Le sue origini italiane, una delle sue nonne era originaria di una città chiamata Verona, le imponevano l'uso della moka, uno strumento che anche suo marito Tom imparò ad amare troncando definitivamente con la sacra tradizione made in USA del caffè annacquato.
   La calda bevanda le bagnò la gola, e Viola la sentì arrivare fin giù agli intestini.
   -Che film hai detto che dobbiamo vedere stasera?- chiese lei poggiando la tazza fumante sul tavolo.
   -Sai che non mi ricordo, cara?! Mi ricordo però che sembrava bello.-
   -Uhm... molto bene.-
   -E poi dovrebbe essere in prima visione, di solito il lunedì è così- puntualizzò Tom, tirando l'ultimo tiro dalla sigaretta. Si allungò verso il tavolo e la spense nel posacenere davanti a lui.
   -Spero proprio di non addormentarmi anche stasera.-
   -Amore... lo sai che non è mai stato un problema.-
   -Farò di tutto per non perdermelo-, Viola abbozzò un sorriso.
   -Ma sì, sì... non importa, cara.-
   -Eh lo so, ma tra tutte le cose che faccio in casa è difficile non addormentarsi davanti alla tv.-
   Meno male che Viola non si accorse della scintilla di pura rabbia che attraversò per un momento i bulbi oculari di Tom. Lui sapeva perché Viola non riusciva mai a stare sveglia la sera. Troppo difficile mantenersi lucidi quando per almeno un paio di ore al pomeriggio ci si faceva sbattere dall'amante eh?!
   Brutta ipocrita, falsa e mentitrice!
   Donna malvagia e ingannatrice!
   Serpente dalla lunga coda a sonagli!
   Donna peccatrice e tentatrice!

   Squillò il telefono.
   Tom guardò sua moglie. Poteva essere la telefonata dell’amante? Sì, molto probabilmente era così. Quando ancora non sospettava di sua moglie, Tom non riusciva a spiegarsi la frequenza di quelle telefonate già di prima mattina. Da quando scoprì che Viola lo tradiva aveva ascoltato più di una conversazione tra i due.
   -Vado io!- urlò Viola alzandosi dal tavolo.
   Appena la moglie uscì dalla cucina, Tom si alzò e si diresse verso le scale che portavano al piano superiore. Mentre saliva i gradini in punta di piedi, sentì Viola che rispondeva al telefono quindi affrettò il passo. Appena arrivò davanti al telefono della camera da letto alzò la cornetta con molta cautela, per evitare che i due interlocutori lo scoprissero.
   -Avete fatto l’amore?-
   Sì era lui, l’amante di sua moglie. Diavolo, si era perso una parte della conversazione. Subito dopo sentì la voce di Viola.
   -Si Tod, per me non è stato un granché, ma penso che lui si sia divertito! Riesco sempre a soddisfarlo con facilità, in effetti se ti ricordi ti ho già detto che non ci vuole molto.-
   Quell'ultima frase fu peggio di una coltellata in pieno petto. I due parlavano di lui quando erano insieme. Non bastava il tradimento, non contenti di quello che facevano lo prendevano pure per i fondelli. La rabbia gli salì fino alle punte dei capelli. Penso che lui si sia divertito. Sì, come no... vedrai come mi divertirò io stasera.
   -Allora ci vediamo domani sera da me? Pensi di riuscire a staccarti da Tom?-
   -Sì non preoccuparti. Inventerò la solita scusa dell’uscita serale con le amiche del gruppo di lettura. Eh! Eh! Eh! Ci ha sempre creduto.-
   -Strano che fino ad ora non ti abbia dato nemmeno la benché minima idea di nutrire qualche sospetto.-
   -Ma sì, amore. Tom è fatto così... mi spiace dirlo ma è un povero sempliciotto.-
   -Su questo hai proprio ragione.-
   -Allora a domani, amore mio- sospirò Viola.
   -Si, a domani. E ricordati il vestito che piace a me.-
   -Ma certo, buongustaio...-
   Prima che la comunicazione terminasse Tom riattaccò dolcemente la cornetta per non farsi sentire dai due conversatori. Per tutta la durata della telefonata la moglie non aveva fatto altro che bisbigliare. Aveva paura di essere scoperta, un vero peccato che il suo timore fosse stato avverato non da giorni, ma da settimane. Settimane in cui Tom aveva meditato e ponderato con estrema pazienza la sua vendetta. E ora era finalmente arrivato il momento di portarla a termine.
   Sarà stata la decima telefonata che spiava, e ancora non riusciva ad abituarcisi. Ogni volta che li sentiva prendersi gioco di lui non ci vedeva più, aveva sempre l'impulso di correre giù in sala e sgozzare la moglie, mentre ancora cinguettava con quel bastardo dell'amante. No! Come si dice: “la vendetta è un piatto che va servito freddo”. Doveva solo pazientare un altro po'.
   Gli cadde l'occhio sul calendario appeso sopra al comodino, era il dieci di agosto, martedì. Belle stelle cadenti che avrebbe visto quella sgualdrina.
   Pensandoci bene oggi avrebbe fatto a meno di andare a lavorare, il granturco poteva aspettare per un giorno. Anche perché Tom non sarebbe riuscito a lavorare con il suo solito vigore che da sempre lo distingueva, non con il chiodo fisso della vendetta imminente che gli girava per la testa. Sarebbe stato meglio andare in paese a fare un po' di compere con la moglie, far finta di godersi una giornata eccezionale di pausa con Viola. A dire la verità era davvero molto tempo che non si godeva una giornata di pausa con sua moglie, questo perché Tom era un vero stacanovista, non poteva fare a meno del lavoro... e il lavoro nei campi non poteva fare a meno di lui. Quindi gli toccava lavorare anche di domenica, e tutto per mandare avanti la casa e per rendere felice quella moglie che ora lo tradiva con uno sconosciuto. Un giorno di pausa per prepararsi seriamente all'azione era una prospettiva del tutto allettante.
   Sarebbe stato bello farsi preparare anche una bella cenetta per il loro ultimo pasto insieme, in tutti i sensi. Un momento, dove l'aveva già sentita?! L'ultimo pasto, l'ultima cena, aveva un suono vagamente familiare. Ah già, la parete dipinta da Leonardo.
Tom scoppiò a ridere.


To be Continued...


E.

Revisioni, flash, ricordi



Giusto un momento fa ho guardato il calendario, scoprendo con piacere misto a incredulità che tra due settimane esatte avrò la bellezza di ventitré anni. Ventitré. 2 e 3. Figo...
In quell'istante vari flash della mia vita mi sono passati davanti agli occhi, riportandomi a quel giorno di tredici anni fa, porca troia tredici, in cui presi in mano una penna e cominciai ad abbozzare i primi, oserei dire imbarazzanti, racconti. Oppure al periodo in cui sognavo di diventare uno scrittore. Sogno non ancora morto. Vorrà dire qualcosa.
Ventitré. Ventitré. Ventitré. Ventitré...
Se ripetuto all'infinito, e il suono ben scandito, somiglia molto al battito cardiaco.
Ventitré. Ventitré. Ventitré. Ventitré...

Cinque anni di vita a Gemona del Friuli, la mia amata casa.
Tre anni in quel di Budapest, decisamente gli anni migliori della mia vita. E su questo non si discute.
Tre anni a Segni, un paesino nel limitare della provincia di Roma. Non male dai...
E ora sono esattamente undici anni che vivo a Villafranca di Verona, tre anni in affitto in via Trento e ora a Rosegaferro. Qui finalmente è arrivato l'amore, ma non da Rosegaferro, da Legnago.
Si vede che il mio destino è quello di spostarmi continuamente. Mah...

Cosa mi sta preparando la vita? Ora la scelta spetta a me. Sarebbe bello mollare tutto e andare a vivere all'estero. Non so: Scozia, Germania, Spagna(mah), Stati Uniti... o semplicemente tornare a Budapest. Ecco sì, questa è una di quelle cose che devo, e ripeto DEVO, fare: tornare a Budapest. Sono quindici anni che non ci torno, e sono sicuro che quando tornerò in quella magica città non sarò più in grado di riconoscerla. Già nell'ultimo anno in cui ci ho vissuto vi erano centri commerciali che spuntavano come funghi. Spiegazione semplice: caduta del muro, capitalizzazione del paese da parte delle multinazionali straniere, Parmalat compresa, neh?!
A tal proposito: prima o poi riprenderò con le memorie di Budapest, l'ho promesso ad un'amica... un'amica di quei meravigliosi anni e che ogni tanto vedo ancora.

Dio che difficile che è scrivere questo post. So già che verrà fuori una merda e probabilmente lo cancellerò (non preoccupatevi lo troverete pubblicato, il mio compare è sempre così indeciso).
ZITTO TU! Scrivo io ora...


Alla fine sono riuscito a pubblicare il wampyr. In poche parole: martedì sera mi sono seduto alla scrivania, bevendo Monster e riflettendo su come farlo finire; in pochi minuti mi sono ritrovato a scrivere come un'ossesso. Si vede che avevo bisogno di una pausa, un po' troppo lunga per i miei gusti.
Ieri sera invece non ho scritto un cazzo. Il mio obbiettivo, prima di dedicarmi a qualcosa di nuovo, sarebbe  finire almeno due racconti sui quattro che sono in lavorazione; tanto Baby, Jude sarà un romanzo breve se continua così e l'Odore dei Libri una raccolta di mini-racconti, ma proprio mini. Ma non ci riesco. Immagini sempre nuove mi appaiono durante il giorno e da esse germinano idee e storie già complete, serve solo che mi metta al computer a scriverle. Però non è così facile...
Giusto ieri notte, prima di addormentarmi mi è venuta un idea riguardante il mondo della radio. Per non parlare della settimana scorsa, immagini post-apocalittiche e quasi animaliste.
Staremo a vedere... giusto?

Sì, figo, bello bello avere già ventitré anni. Ma di testa come siamo messi? Rispondete voi...


E.

15 settembre 2010

Il Rasoio dello zio Tom pt.1



PROLOGO

   Erano già sei settimane che sua moglie lo tradiva. Lui lo sapeva. E sapeva anche cosa doveva fare.
   Dopo averla uccisa l’avrebbe bruciata. Sì, un bel rogo per liberarsi dalla strega, come accadeva a Salem qualche secolo prima.
   Non sapeva ancora che arma usare e dove l’avrebbe uccisa. In casa? Mentre curava le rose del suo giardino? Oppure sulle rive del lago poco lontano da casa?
   Mentre ci pensava gli venne un'altra idea, e gli piacque. Sapeva che sarebbe stato meglio riuscire ad accopparli tutti e due nello stesso momento, ma i miracoli non sono cose di questo mondo. L'idea era semplice, ma non priva di classe: l'avrebbe uccisa quella sera. Ricordava che qualche giorno prima avevano programmato di guardare un film che davano in tv, ora non si ricordava precisamente quale. Avrebbe aspettato il momento in cui sua moglie si sarebbe addormentata, ormai era un'abitudine vederla dormire già dopo venti minuti dall'inizio di un qualsiasi film, e a quel punto le avrebbe tagliato la gola da parte a parte con il rasoio Embros che tutte le mattine usava per farsi la barba. Un rasoio a serramanico che gli aveva regalato il padre quando compì tredici anni e i primi peli di barba cominciavano a comparire sul giovane viso. Non si era mai separato da quel rasoio, per trent'anni aveva continuato ad usarlo e a tenerlo affilato al punto giusto. Una vera bellezza di rasoio, sul manico di lucido legno vi erano incise persino le sue iniziali. Non c'erano dubbi, un caro ricordo di famiglia che gli sarebbe stato utile per farsi giustizia quanto bastava.
   Tutto ciò che riguardava l'amante non sarebbe stato un problema impellente, sapeva che dopo qualche giorno avrebbe cominciato a cercarla o perlomeno a fare domande in paese, e allora avrebbe fatto sparire anche lui. A quella carogna ci avrebbe pensato a tempo debito. Ora doveva concentrarsi sulla sua amata/odiata sposa.
   Però quanto sarebbe stato bello ammazzarli tutti e due mentre si divertivano a letto, un'attività che per ora non lo interessava più di tanto. E dire che era stato proprio il sesso a svelare il segreto inconfessabile della moglie.
   Cominciò a sospettare di quella sporca donna quando, dopo aver fatto la cavalcata a letto settimanale, le sentì ancora addosso la puzza di sesso di un altro uomo. In quel momento la verità gli balzò davanti agli occhi fino a fargli male come una stretta al cuore. Cosa aveva fatto per meritarsi l’infedeltà della moglie? Niente! Si era sempre fatto in quattro per lei, lavorava dodici ore al giorno nei campi per farle vivere una vita il più agiata possibile.
   Lui e sua moglie non erano come quelle coppie che litigano in continuazione e per qualsiasi motivo, c’era sempre stata una specie di armonia fra loro, un sentimento che si rinforzò ancora di più dopo il matrimonio. Forse non era all’altezza della moglie? Non riusciva più a soddisfarla quando facevano l’amore? No, lui non aveva colpa. Prima di scoprire il tradimento della sua amata l’aveva sempre fatto con la passione necessaria, perché sua moglie è sempre stata una donna bella e sensuale, un essere da venerare, e lui la venerava persino nelle piccole cose quotidiane: mentre lavava i piatti, mentre gli preparava una delle sue leccornie o semplicemente mentre metteva in ordine la casa che avevano ereditato dal padre di lui. Ogni movimento compiuto da sua moglie era frutto di una sensualità e di un’armonia che non si poteva che ammirare e venerare.
   Sì, l'avrebbe uccisa quella sera. Non gli importava delle conseguenze di un simile gesto, doveva farlo e basta. Ormai era diventata una sua necessità che non ammetteva sostitute. Chissà, magari dopo averla uccisa l'avrebbe sepolta nel giardino di rose che sua moglie curava con tanta cura. Si rendeva perfettamente conto che suonava un po' scontato e banale, ma in fondo non gli importava, e la scocciatura di far sparire il cadavere era l'ultima delle sue preoccupazioni ora, più o meno come il pianificare l'omicidio dell'amante di lei.
   Stava per commettere un delitto passionale... il colore scelto da sua moglie per le rose, neanche a farlo apposta, era perfetto. Sì, sì, molto probabilmente l'avrebbe sepolta lì sotto, non sembrava male come posto. Certo, ucciderla nel giardino sarebbe stato molto più comodo per risparmiarsi la scocciatura di trascinare il cadavere fuori casa, ma Tom sapeva che quella sera stessa gli si sarebbe presentata un'occasione d'oro da non gettare ai quattro venti.
   Un'altra cosa alla quale si mise in testa di fare attenzione fu di non fare rumore, va bene che il vicino più prossimo era a due chilometri di distanza, ma in questi casi non si può mai dare niente per scontato. Vai tu a sapere chi avrebbe potuto passare nel momento in cui l'avrebbe uccisa e chi avrebbe potuto sentire un eventuale grido.
   Una cosa però la sapeva: la macchina dello sceriffo passava tutte le sere davanti a casa sua verso le undici di sera per l'abituale ronda notturna, quindi doveva riuscire a compiere il misfatto entro quell'ora, o addio testa.
   Ma sì, ma sì, tutto sarebbe stato perfetto, tutto, anche la morte di quell'essere che disprezzava profondamente e che rispondeva al nome di Viola.
   Chissà cosa avrebbe pensato di lui Viola, che in questo preciso istante gli era seduta davanti, se avesse potuto percepire tutto quello che Tom stava pensando di farle.


To be Continued...


E.

14 settembre 2010

Aprendo il blog per sbaglio...


Svogliato, intorpidito, addormentato.
Questi gli aggettivi che più rappresentano l'atteggiamento che ho tenuto in questi giorni nei riguardi del blog.
Questa mattina ho aperto il blog per sbaglio e cos'ho visto: solo cazzate.
Ora basta...

Dove sono i racconti e i pensieri e le verità snocciolate a raffica attraverso post pubblicati alle più disparate ore del giorno e della notte?
Dov'è finita la voglia di scrivere?
Dove sono il foglio, la penna e la mente?
Dov'è finito lo scrittore che si impossessava della mia anima e mi faceva provare qualche momento di pura creatività?

Sembra essere colpa dell'ultimo racconto che sto scrivendo... non ce la faccio più a portarlo avanti. Non nel senso che non so come finirlo, ma che sono stufo marcio di scriverlo. Proprio per questo sono convinto che verrà fuori una merda... ma sarete voi a giudicarlo, ovviamente.
E dire che a causa sua ho rimandato un'idea che stavo già buttando giù e le nuove parti di Baby, Jude.
Sono sicuro che sarà uno schifo... più vado avanti e più me ne rendo conto. Ogni frase mi richiede uno sforzo sovrumano e lunghi minuti di riflessione.


D'ora in poi mi rivolgerò a lui chiamandolo wampyr, almeno fin quando non sarà finito e definitivamente pubblicato, archiviato, stampato, archiviato... 'fanculo.

Dove sei Duende? Oh amico caro, ti prego torna...


E.

10 settembre 2010

Anna Tatangelo Sex-Porn-XXX-Nude-GIGGID'ALESS-90°

Scusate il titolo... ma è sempre uno dei miei esperimenti. Anche se in realtà non ci sarebbe niente di strano: come ha dato via il culo lei, e non solo quello, non l'ha fatto nessuno (forse solo Cicciolina o Moana, due professioniste nel campo).

Anna Tatangelo mentre giudica i concorrenti di X-Factor

E 'sta idiota avrebbe la mia età?
Se una così è capace di giudicare la marea di candidati di X-Factor, io mi chiamo Bocciaccio (questa è per Morwen XD) e suono in una Folk/Pagan/Emo/Pink/Viking/Idromel/AAUUUUHA-AAUUUUHA/YADDA-YADDA/Gay Metal band.
Ci si vede...

E.

5 settembre 2010

Ed ecco il nuovo dispositivo per la trasmissione della conoscenza


Con questo post mi sento al pari di Punto Informatico e tutti gli altri siti che trattano solo di news provenienti dal mondo hi-tech.
Oggi siamo qui per presentarvi il novo dispositivo per la conoscenza bio-ottico organizzato. E per come stanno andando le cose, non solo in Italia ma nel mondo, si tratta di una vera innovazione che vi lascerà a bocca aperta.
Oggi possiamo affermare che gli e-book sono stati superati, anche per quanto riguarda i lettori appositi. Questo nuovo dispositivo non necessiterà né di corrente elettrica, né di batterie e nemmeno di connessioni a Internet. Nel suo piccolo è un vero gioiello.

Ma bando alle ciance e andiamo subito alla scoperta di questo capolavoro figlio delle più moderne e avanguardistiche industrie tecnologiche.
Vi basterà premere su play.


E' una vera innovazione o sbaglio?!

E.

Secondo me Dani Filth è un grande fan degli Aqua


Midian Promo Photo, ai tempi dell'ultimo album con i controcazzi
Non è che ne sono convinto, di più!
Ogni volta che riascolto quei capolavori quali sono Midian e Cruelty and the Beast mi si stampa in testa un'immagine precisa precisa che fa molta fatica a venir via. Adesso provo a descrivervela.
Secondo me, quando Dani si toglie le panciere in pelle, gli stivali con zeppa misura 666 cm e da il bacino della buonanotte alla sua bionda figliola può succedere una cosa e una soltanto: imbraccia il microfono e ricomincia a cantare. Per entrare nella scena fa partire il suo cd preferito... ed ecco quello che potremmo sentire se ci trovassimo insieme a lui:


E' una situazione più che realistica... o no?!

E.

2 settembre 2010

Highlander

Anno:1986 Voto:9.5/10 Regista:Russell Mulcahy


Oggi non sono qui per fare una recensione vera e propria (come se le altre fossero serie), quindi se vi va bene il voto che ho dato al film bene, se no chiamo il Kurgan e gli dico di regolarsi come meglio preferisce con la vostra bella testolina da porcellini d'India.
Solo per il valore affettivo sarebbe stato da assegnare un bel 10/10, ma non ho voluto esagerare troppo. Ma come ho già detto prima, non sono qui per farvi una secco-review, genere di recensione il cui stile viene studiato ed analizzato persino dagli studenti dell'Università di Gnawiron (un modo come un altro per dire: che culo eh?!).

Sono qui per raccontarvi una storiella, poche righe soltanto poi potete tornare a trastullarvi su YouPorn o Google Earth per quanto mi riguarda: stavo trastullandomi su Google, cercando il cercabile, e ad un certo punto dalle casse dello stereo mi viene sparata a tutto volume un pezzo che adoro: Gimme the Prize dei Queen. Per chi non lo sapesse è una delle canzoni scritte dallo storico, anche di più, gruppo inglese per la colonna sonora di Highlander. E' mezz'ora che la canzone continua ad andare... le mie orecchie non si stancano mai di sentirla (la stessa cosa vale per Princes of the Universe, sempre nella colonna sonora del film).
Visto che su questo blog non poteva mancare l'impronta Highlander, beccatevi la song e... basta!


Ah... e se volete vedere anche i due seguiti, fate a meno (almeno del secondo, il terzo mi manca ancora).

E.