31 luglio 2010

Le mie impressioni sulla “Twilight Saga”

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twilight /’twaɪlaɪt/ nu 1 the diffused light from the sky when the sun is below the horizon but its rays are refracted by the atmosphere of the earth. 2 a condition of decline following successes: “in the twilight of the empire”. 3 the time of day immediately following sunset: “he loved the twilight”, “they finished before the fall of night”.

 

E.

30 luglio 2010

Quel che si dice “Quadratura”!

Che ora è? Cazzo… le 0.32…

Vado a letto!

miawallace&vincentvegaquadratura

No dai… rimango a scrivere…

 

E.

28 luglio 2010

Emmerich e le sue “Sceneggiature”

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(Roland che tenta di spiegare ad un primate una delle sue trame…e ci sta riuscendo)

Si vede che oggi è la giornata delle critiche sui registi che mi stanno sulle balle.
Adesso tocca a Roland Emmerich (regista di capolavori quali Indipendence Day, Godzilla, The Day After Tomorrow), ma solo perché mi sono finalmente deciso a guardare la sua ultima fatica: 2012. Oggi, comunque, è la giornata delle scoperte geniali. Ebbene, ho appena scoperto la sceneggiatura madre su cui Emmerich si basa per la creazione di un suo nuovo film. Se guardate bene i suoi capolavori, noterete sempre dei punti in comune, che sono sempre delle cazzate madornali.
Ma bando alle ciance, ecco il testo originale(preventivamente tradotto dall’inglese):

SPAZIO TITOLO
(Trovare un titolo fico che non si possa tradurre in altro lingue)

PRECISAZIONI
Le persone si dividono in due categorie: gli americani e i non-americani. I personaggi dovranno sempre essere americani 100%, se no si rischia di non avere la recitazione e i volti desiderati. Tutti i personaggi sono addestrati ad affrontare situazioni di guida estreme.

SCENEGGIATURA
Evento disastroso iniziale. Suspense. Ooooooh!
Scene che implicano alte cariche politiche e militari degli USA.
Ci deve essere sempre qualche dottore genio, con qualche parente genio che insieme fanno due cervelloni che saranno quelli che risolveranno la situazione.
Battuta da inserire in ogni film: “abbiamo più o meno x ore. poi tutto/a il mondo/umanità sarà…”(espressione sconcertata), “Sarà cosa?”(occhi sgranati), Musica orchestrale di entrata ad una nuova scena, di solito un nuovo evento disastroso o la preparazione all’immediata catastrofe.
Inizia la catastrofe.
Genio che spiega tutta la situazione e ci fa la morale.
Effetti speciali.
Tamarrata.
Effetti speciali.
Tamarrata.
Effetti speciali.
Tamarrata.
Dialogo toccante in stile "Gettiamo i cuori oltre l'ostacolo".
Effetti speciali.
Tamarrata.
Effetti speciali.
Tamarrata.
Effetti speciali.
Tamarrata.
Dialogo toccante in stile "Gettiamo i cuori oltre l'ostacolo".
Fine.
TITOLI DI CODA
(Pomposi a non finire)

Perdonate la domanda. Ma mi sono accorto solo io che dopo due ore e mezzo di film, durata più o meno standard, milioni e milioni spesi in effetti speciali all’ultima moda, dialoghi che fanno sembrare un Harmony un capolavoro e recitazioni trite e ritrite… la situazione catastrofica si risolve solo in Indipendence Day? MI congratulo ancora con me stesso per non aver mai speso soldi per andare al cinema a vedere uno di questi capolavori.

E.

We All Love Michael Bay

NOTIZIA BOMBA! E’ stata ritrovata la prima stesura della sceneggiatura del nuovo Nightmare on Elm Street, uno dei tanti remake fallimentari e prodotto da Michael Bay, il mio regista preferito –.-“
Si è scoperto, che la sceneggiatura in questione è stata scritta da Michael, un vero mostro in fatto di scrittura e regia.
Di seguito il testo originale:

NIGHTMARE ON ELM STREET
(di Michael Bay, il Re indiscusso)

PRECISAZIONI SUL FILM
Prima cosa: non voglio Robert nella parte di Freddy, offuscherebbe il mio nome e farebbe diventare il film una merda. Mentre, con un attore giovane e paffutello ciccello scelto da me, il film sarà un capolavoro.
I dialoghi ripercorreranno i miei precedenti film. Saranno caratterizzati dalla brillantezza di Transformers e Transformers II, con quel pizzico di tamarragine di The Rock.
Le scene cruciali saranno insiemi di effetti speciali, nient’altro.

SCENEGGIATURA
L’inizio del film è identico a quello originale. Meglio sprecare energie mentali per ideare il resto. 
Freddy è più tamarro e meno spaventoso(meglio non turbare le menti dei miei giovani ammiratori). Proprio per questo voglio che i guanti siano firmati D&G e che abbiano i tappi di sughero sulle punte.
La protagonista scopre che Freddy uccide i bambini perché si era perso in spiaggia quand’era piccolo e glielo ricorda.
Freddy scoppia a piangere.
La protagonista si innamora del mostro, e lui ricambia perché in fondo è ancora vergine.
Scatta una scena alla Pearl Harbor: lei, in sogno, vola insieme a Freddy su un aereo degli anni ‘40.
Lei porta Freddy nel mondo reale per trombarselo per benino.
Alla fine la polizia irrompe nell’edificio in cui i due stanno amoreggiando e uccide Freddy, che se ne va tra le lacrime della protagonista.
TITOLI DI CODA
(Io mi prendo tutto il merito)

Che dire…WOW! Sono davvero stupefatto. Posso solo inchinarmi al genio di Michael Bay(muori inculato da un lamantino, stronzo!). Adesso capisco perché hanno affidato la regia a Samuel Bayer.

MichaelBay

E.

27 luglio 2010

Baby, Jude pt.6

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07/08/1979 ore 18.30
La situazione non richiedeva particolare fretta, ma V non voleva rischiare troppo per poi dover perdere tutto ciò in cui credeva.
La vecchia PLYMOUTH correva liscia come l’olio. Le strade non erano molto larghe, ma a lui non importava: doveva fare una cosa molto importante e non poteva perdere troppo tempo, nemmeno per la guida.
Quel pomeriggio, dopo tre giorni e tre notti di veglia nella camera d’ospedale di R, si era finalmente lasciato convincere dal dottore ad andare a casa. Se R si sarebbe svegliato proprio quella notte, il dottore l’avrebbe subito avvertito con una telefonata. In effetti, al negro non si poteva dare torto: il vecchio aveva fatto il suo dovere di nonno amorevole… tre giorni e tre notti, R gli doveva tanto. Ma ormai non poteva più fargliela pagare, andava a suo rischio e pericolo.
E dunque eccolo lì V, a guidare come un forsennato… con il pepe al culo come non mai nella sua vita.
Al momento giusto, V inserì la freccia destra, frenò di colpo passando dalle settanta alle venti miglia orarie con un forte stridio di gomme sull’asfalto e fece imboccare alla vecchia PLYMOUTH il viale che conduceva davanti alla fattoria in cui viveva. Quando la macchina si fermò in prossimità del portico in stile coloniale, la polvere sollevata dal viale sterrato andò a ricoprirla completamente, fino a farla sparire per qualche secondo. Se qualcuno avesse provato ad intravedere V non ce l’avrebbe fatta, nemmeno un falco ci sarebbe riuscito.
Quando la polvere si diradò a tal punto da lasciar intravedere la vecchia PLYMOUTH, V era già in casa e si dirigeva verso lo sgabuzzino in cui rinchiudeva sempre suo nipote. Il sudore gli segnava il volto rugoso e negli occhi era presente una scintilla di caotica paura, il tipo di paura che ti fa pensare sempre al peggio in qualunque situazione tu ti possa trovare. V non poteva fare a meno di pensare a cosa sarebbe successo se suo nipote, una volta tornato a casa, avesse per caso aperto la porta dello sgabuzzino di zio Adolf e avesse cominciato a ricordare ciò che aveva subìto fino a poco tempo prima. Sarebbe stata senz’altro la fine del povero nonno.
V non aveva mai avuto paura in vita sua, ma quella nuova prospettiva lo inquietava a tal punto da farlo sudare come un cavallo da soma.
Prima cosa: staccare e far sparire il telefono, era già stato un rischio negli anni passati, ma adesso R stava crescendo irrobustendosi…non avrebbe fatto alcuna fatica a mettere al tappeto il vecchio V e a sollevare la cornetta per chiamare la polizia o chissà chi altro. Chi se ne frega se il dottore lo avrebbe chiamato quella notte. Era una cosa che andava fatta, quindi meglio farla subito.
Con pochi e decisi passi V arrivò davanti al telefono appeso al muro, molto vicino allo sgabuzzino, ad un paio di metri dalla cucina. Decise che sarebbe stato molto più gratificante scardinarlo, letteralmente, con una mazza di qualche tipo. Si girò di 180 gradi e finalmente trovò quello che faceva per lui: un bastone da passeggio in ebano con impugnatura, raffigurante un aquila, in argento purissimo. Quanto tempo che non usava quel bastone…era giunto il momento, finalmente.
Il vecchio si chinò verso il portaombrelli, afferrò il bastone con entrambe le mani, lo alzò sopra la testa e si concentrò sul colpo da scagliare. Sferrò il primo colpo. Si udì un tonfo sordo, ma il telefono non si mosse di un millimetro. “Accidenti alla vecchiaia”. Provò con un secondo colpo e con un terzo e poi con un quarto, ma il telefono non si mosse ancora.
Ad un certa età si deve fare a meno della teatralità per lasciar pieno spazio al grigiore. No! Questa non era mai stata la sua filosofia.
V si asciugò il sudore che sgorgava ormai copioso dalla fronte e si preparò ad un’altra serie di tentativi.
BAM! BAM! BAM! BAM! BAM!
Mentre stava per assestare il sesto colpo consecutivo al vecchio apparecchio telefonico, V si accorse con immensa gioia che le viti, attraverso le quali il telefono rimaneva fissato alla parete, stavano pian piano cedendo. Il vecchio assestò un’altra bastonata all’apparecchio e questa volta il telefono cadde a terra, mandando in frantumi la cornetta. “Questa sì chiama teatralità, uno a zero per me figlio di puttana”.
V stette ancora qualche secondo a fissare il suo capolavoro, poi decise che era ora di occuparsi dello sgabuzzino di zio Adolf. Si sentiva rinnovato. Nuova linfa vitale scorreva nelle sue vene. Si sentiva un leone… o forse aveva solo una fifa porca. Girandosi, i suoi piedi calpestarono alcuni frammenti di cornetta, che si frantumarono seduta stante.
V, ancora impugnando il bastone con la mano sinistra, aprì lentamente la porta dello sgabuzzino. L’oscurità che regnava veniva pian piano smorzata dal fascio di luce che si faceva strada all’interno di quella specie di macabro santuario. Una ad una, le foto in bianco e nero si rivelarono alla bianca luce, ma una in particolare ghignava di amara superbia e a molti conosciuta malvagità. Zio Adolf si era svegliato.

zio Adolf
“Beh, niente marmocchio? Ti sembra veramente il caso di lasciarmi giorni e giorni senza che io mi possa nutrire di lui?”
V
(intimorito)
“Perdonatemi, mein Führer. Il ragazzo ha avuto un incidente… e da qualche giorno è ricoverato in ospedale. Non ho potuto avvertirvi, mein Führer, perché ho dovuto rimanere a vegliare su R… non potevo destare sospetti facendo la parte del nonno insensibile…”
zio Adolf
“Non voglio sentire le tue stupide scuse, menagramo! Avrei potuto veramente tirare le cuoia, se così si può dire, qui dentro! Dovevi prima avvisare me, e poi forse prenderti cura di quel piccolo bastardo!”
V
(intimorito)
“Comprendo benissimo, mein Führer, e vi chiedo ancora di perdonarmi, ma le circostanze…”
zio Adolf
“Le circostanze un cazzo! Se fossi ancora in carne ed ossa ti avrei appeso per i piedi alla Tour Eiffel, per poi gettare il tuo corpo martoriato nelle fogne per farti divorare le carni straziate dai fottuti ratti di Parigi!”

V era visibilmente spaventato. Non aveva mai visto zio Adolf perdere così le staffe con lui. Certo, si aspettava una reazione violenta, ma non di questa portata; continuando così zio Adolf si sarebbe indebolito a tal punto da perdere completamente la malvagia energia che fin dagli esordi lo aveva nutrito e mantenuto in forma. Meno male che fino a qualche giorno prima riceveva regolarmente la sua dose giornaliera di paura.

zio Adolf
“Che cos’ho fatto di male per meritarmi un tale trattamento da parte tua?! Non sono sempre stato paziente?! Non sono forse sempre stato clemente con te e malvagio con chi se lo meritava?! Proprio curiosa la mancanza di gratitudine che gli uomini provano verso coloro che gli permettono di sopravvivere”
V
(disperato e quasi in lacrime)
“Non so che altro dire, mein Führer, se non che mi dispiace molto per la mancanza di rispetto che forse ho dimostrato di portare ala vostra persona”
zio Adolf
“Ma sì, ma sì. In fondo sei perdonato. E’ anche grazie a te se in questi anni sono riuscito a sopravvivere. Quindi dimmi, cos’è successo al marmocchio?”
V
“Niente di gravissimo a quanto dicono i dottori, mein Führer. Ha preso una gran bella botta in testa, e caso vuole che abbia perso quasi completamente la memoria”
zio Adolf
“Molto interessante”
V
“Ecco, mein Führer, proprio a questo proposito mi duole informarvi che devo smetterla definitivamente con R. Comincio ad essere troppo vecchio per ingropparmi un paio di volte al giorno un ragazzino che tra pochi anni, o anche subito, potrebbe farmi le penne con facilità. Proprio per questo volevo smettere ora visto che ha perso la memoria: tre giorni fa il dottore, un ignobile e sporco negro di cui però ci si può fidare, mi ha detto che non ricorderà affatto gli avvenimenti di questi ultimi anni… sarà già un miracolo se riuscirà a ricordarsi il mio nome e chi sono. Volevo quindi chiedervi il permesso, mein Führer, di passare ad un’altra attività”
zio Adolf
“Non male quest’idea. Quindi suppongo che mi vorrai spostare in un luogo in cui il bastardello non possa venire a ficcanasare con facilità. Avrei comunque preferito che tu mi consultassi prima”
V
(inginocchiandosi)
“Vi prego di perdonarmi anche per questo, mein Führer. In questi ultimi giorni ho dovuto dare via libera a decisioni istintive. Comunque sì, mein Führer, sono proprio qui per trasferire Voi e il santuario in uno stanzino nascosto della cantina, un posto ideale e anche abbastanza grande per continuare le nostre attività”
zio Adolf
“Bravo… hai dimostrato di provare profonda dedizione al tuo Führer e anche un profondo e ben riposto spirito di intraprendenza. Bravo, direi che si può cominciare il trasferimento”
V
“E per quanto riguarda la nuova attività per il vostro nutrimento, mein Führer?”
zio Adolf
“Per quello non devi preoccuparti. Ho già pensato a qualcosa… e mi sembra perfetto e molto più redditizio”
V
(gli trema la voce)
“Grazie per aver accettato le mie umilissimi scuse, mein Führer”
zio Adolf
“Te lo meriti SturmbannFührer… te lo meriti”

Tre ore dopo, minuto più minuto meno, V se ne stava seduto sui gradini del portico di casa sua, fumando una sigaretta e con un bicchiere di Whiskey appoggiato alla propria destra. Le lenti dei suoi occhiali da lettura riflettevano le fiamme emanate dal piccolo rogo che aveva acceso davanti a casa. In mezzo alla legna da ardere aveva adagiato il telefono e i suoi diari di quegli ultimi anni, nei quali vi erano le descrizioni dettagliate di ogni volta che aveva osato stuprare il nipote; quindi meglio farli sparire.
Una colonna di fumo nero si levava dal fuoco, ma una lingua di esso entrava nella finestrella della cantina per dirigersi nel nuovo santuario di zio Adolf. Da quello stanzino provenivano grida di assuefatta gioia, e V sapeva che la vecchia fotografia si stava nutrendo, ed era finalmente felice dopo giorni e giorni di digiuno.

To be continued…

E.

Il ritorno inaspettato delle Big Mac Tette…SHOOT-HER!

big-mac-big-breasts

Le Big Mac Tette sono tornate!
Questa volta senza Anacleto, ma non si può prendere tutto no?!

Bene, la voglia di scrivere è paragonabile ad una bella tetta: morbida, sinuosa e invitante. Quando cominci a dare sfogo alla tua ispirazione, come quando accarezzi il seno di una bella donna, non smetteresti più. Perché scrivo ‘sta roba? Perché è così…PUNTO! Qualcuno ha il coraggio di contraddirmi? Mi esponga la sua tesi sull’ispirazione…sarebbe una scena fantastica: il professore entra in aula per il corso di Scrittura Creativa e la sua prima frase è: “L’ispirazione è paragonabile a una bella tetta: più te ne servi e più non riesci a farne a meno”. Mi piacerebbe diventare professore solo per testarne l’effetto su un’aula, o classe, di studenti.

Torniamo a noi! Ordine!

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Proprio una mezz’oretta fa ho ritrovato i quattro fogli stampati del mio primo raccontino, sempre incompiuto, in cui mi ispiravo fortemente a Secret Window. Non avete visto il film? Guardatelo! Non avete letto il racconto di Stephen King? Beh leggetelo!
Tornando al racconto in questione: mi sono quasi deciso a sistemarlo e finirlo…il ché non è affatto una brutta idea. Il problema è il tempo: adesso tutte le mie forze sono convogliate in Baby, Jude(oggi vi regalo la sesta parte, tranquilli). Mi toccherà star sveglio di notte, ma per la scrittura questo ed altro, compresa una palpata di tette.

E come dice sempre Mentore Secco: “Tempo al tempo e birra a me!”.

E.

26 luglio 2010

Baby, Jude pt.5

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CAPITOLO 2: 1979
Gli anni ’70 giungono al termine. La musica si fa diversa e nuove mode mettono alla porta quelle vecchie…

04/08/1979 ore 15.40

V
”Allora dottore?”
Doc.
”Il trauma che ha subito gli ha cancellato la memoria”
V
”Tutta quanta? Vuole dire che non sa nemmeno chi è e che non mi riconoscerà?”
Doc.
”Probabilmente non è ridotto così male. Ma stiamo sicuramente parlando di un’amnesia quasi totale. Forse riuscirà a riconoscerla, ma non oltre a questo e poche altre cose”
V
”Ah…le disgrazie non mancano mai”
Doc.
”Non si preoccupi, un buono psicologo potrebbe essere in grado di far riemergere in gran parte i ricordi perduti. Comunque la buona notizia è che il ragazzo non ha subito danni fisici permanenti. Le ferite al corpo guariranno in poco tempo. Per quanto riguarda quelle che ha riportato sulla fronte, sicuramente le cause dell’amnesia, suggerirei di trattenerlo in osservazione per qualche giorno… vorrei essere sicuro al cento per cento che non siamo in presenza di danni molto più gravi, che riusciremo ad accertare tramite qualche esame approfondito o dalle radiografie”
V
”In fin dei conti il dottore è lei. Faccia quello che ritiene più giusto per la salute di mio nipote”
Doc.
”La ringrazio. Io adesso devo andare a visitare altri pazienti, poi comincerò gli esami di suo nipote”
V
”Va benissimo, grazie moltissime”

Appena il dottore si allontanò, V prese dalla tasca un fazzoletto e se lo premette sulla bocca per reprimere un conato di vomito. Un dottore negro, il peggio che potesse capitargli. Che paese è quello in cui un negro qualsiasi può diventare medico?! Ah già, l’America… il faro della libertà durante tutte le guerre in cui si è trovata coinvolta. Peccato che i libri di storia si dimentichino sempre di dire che gli USA avevano varato una politica di sterilizzazione obbligatoria a cui poi Hitler si ispirò per la stesura del Mein Kampf e del decreto del 1933, la “Legge per la Prevenzione di Malattie Ereditarie”.
Pensando al suo nipotino non poté fare a meno di sfoggiare un sorrisetto compiaciuto. La perdita di memoria non poteva arrivare in un momento più propizio: negli ultimi mesi V non si sentiva più lo stesso. Stava semplicemente diventando troppo vecchio per seviziare il giovane nipote giorno dopo giorno. Meglio così… sarebbe cominciata l’età tranquilla della vecchiaia. Ma ora, prima di tutto, lo aspettavano alcuni giorni casa-ospedale. Non poteva fare la figura del nonno indifferente e menefreghista, non dopo aver raccontato al dottore di come R si era fatto male giocando a baseball con un suo amico e di come il vecchio nonno dalle ossa doloranti se l’era caricato di peso e portato in macchina, sfrecciando a 70 miglia orarie, fino in ospedale.
Ma V sapeva già che il vero problema sarebbe stato continuare a soddisfare zio Adolf. V sapeva per certo che la vecchia fotografia non avrebbe facilmente rinunciato a quanto gli spettava.
Avrebbe dovuto inventarsi qualcosa… e quel qualcosa sarebbe stato di certo poco ortodosso.

To be continued…

E.

24 luglio 2010

Ritorno dalle vacanze in stile Youtube

Ciao ciao ciao miei cari. Qui è il vostro affezionatissimo che vi parla.
Ditemi voi se, appena tornato da una settimana di vacanza, devo aprire la mia pagina di Facebook e vedermi taggato in ‘sto video qua. Ma dio…

Ma mi somiglia veramente così tanto?

16 luglio 2010

Beni beni beni be, miei cari drughi…domani si parte per una vacanza molto karasciò!

Arancia meccanica[13]

Eccomi là, cioè Secco, e i miei tre drughi, cioè Lola, Dami e Silvi. Ed eravamo seduti nel Pesa Bierbar arrovellandoci il gulliver per sapere cosa fare di una settimana a Lignano. Il Pesa Bierbar vende Birra Più, cioè diciamo birra rinforzata con qualche alcolico leggerino, che è quel che stavamo bevendo. E’ roba che ti fa robusto, e disposto all’esercizio dell’amato Disney Trivial Pursuit.

TRUZZO
“Tunz tunz tunz tunz”

Una cosa che non mi era mai piaciuta, era la vista di un giovane truzzo sbronzo che abbaia canzonacce care ai suoi pari e procede di rutto in rutto, come se avesse tutta una lurida console nelle sue putride budella. Non li ho mai potuti sopportare, di qualunque età fossero, e meno che mai quelli acerbi com’era questo.

(applausi)
TRUZZO
“Ce l’avete un po’ di bamba da darmi fratelli? AAAAH! Avanti fatemi fuori sporchi vigliacchi, tanto non voglio vivere…non in uno schifo di mondo come questo”
IO
”Oh…e che ha di tanto schifoso questo mondo?”
TRUZZO
”E’ uno schifoso di mondo perché non si trova fica facile, non ce n’è più. E’ uno schifoso mondo perché adesso i metallari maltrattano i truzzi come fate voi. Oh, per i truzzi non c’è più bamba, bamba…allora, che razza di mondo è questo?! Uomini vestiti di nero, metallari a spasso liberamente e non c’è nessuna che mi dia fica facile, nessuna che mi manovri il cambio, nessuna più! oh…è il movimento, è la passione, è la fusione tra due corpi…”

E tra risa e grida lo pestammo proprio karasciò. Alla fine del pestaggio era ridotto proprio malaccio, somigliante com’era ad una succosa bis-bistecca, con il succo di pomodoro che sgorgava a fiotti sulle sue sudicie granfie, dal truglio e dagli zughi.

Fu nei paraggi dell’Auditorium di Villafranca che ci imbattemmo in Piubeboy e i suoi quattro drughi. Si apprestavano a somministrare una lieve dose del dolce su-e-giù ad una piangente e giovane devochka catturata a questo scopo.

IO
”Ouh! ouh! ouh! Ma questo è il grasso, puzzoso Piubegoath, Piubeboy in carne ed ossa. Come ti porti? Tu, gonfia palla di grasso, puzzolente, unto e bisunto. Ne gradiresti una nelle balle?! Se di balle ne hai tu, gelatinoso eunuco…”
PIUBEBOY
”Attacco Boys!”

Una rissa niente male. Inutile dire che contro Piubeboy e i suoi eunuchi, noi avemmo la meglio con facilità, pur essendo in cinque meno uno. Proprio quando la vittoria era in mano nostra si sentirono le sirene di rozzi e cerini che si avvicinavano. Poco male...la ganga avversaria era ridotto ad un ammasso puzzolente cosparso ovunque del caro vecchio succo di pomodoro. A quel punto decidemmo di partire per Lignano…

La Durango 95 filava molto karasciò, con piacevoli vibrazioni trasmesse al basso intestino. Ben presto alberi e buio, fratelli…vero buio di campagna.
Folleggiammo alquanto con altri viaggiatori della notte da autentici sbarazzini da strada. Poi decidemmo che era ora di eseguire il numero Visita a Sorpresa: un po’ di vita, qualche risata e una scorpacciata di ultraviolenza…

arancia_meccanica Questo forse è l’ultimo post prima di una settimana a Lignano, in compagnia della mia devochka e del Dami e della Silvia, per la quale partirò domani. Ci si vede ;-)

E.

12 luglio 2010

Soundgarden – Blak Hole Sun

Proprio oggi ho riscoperto i Soundgarden, gruppo che ho abbandonato per un po’ di anni.
La canzone che vi propongo oggi è la loro Black Hole Sun. Una canzone che, se ascoltata durante una seduta di scrittura, può aprire orizzonti sconosciuti alla mente. Proprio per questo direi che da oggi farà parte della playlist L’Odore dei Libri :-)
Di seguito il testo e video della canzone…

SOUNDGARDEN - Black Hole Sun
In my eyes
Indisposed
In disguise
As no one knows
Hides the face
Lies the snake
The sun
In my disgrace
Boiling heat
Summer stench
'Neath the black
The sky looks dead
Call my name
Through the cream
And I'll hear you
Scream again

Black hole sun
Won't you come
And wash away the rain
Black hole sun
Won't you come
Won't you come

Stuttering
Cold and damp
Steal the warm wind
Tired friend
Times are gone
For honest men
And sometimes
Far too long
For snakes
In my shoes
A walking sleep
And my youth
I pray to keep
Heaven send
Hell away
No one sings
Like you
Anymore

Hang my head
Drown my fear
Till you all just
Disappear

9 luglio 2010

Colei che affondò il Titanic

DIARIO DEL CAPITANO, 14/04/1912 ore 19:00
I motori sono a pieno regime e il viaggio sta andando come previsto. Mantenendo questa velocità raggiungeremo le coste americane in anticipo, e la stampa non potrà far altro che elogiare questa nuova nave.

DIARIO DEL CAPITANO, 14/04/1912 ore 23:42
Siamo entrati in collisione con una massa sconosciuta. Aveva tutta l’aria di essere una balena adagiata ad un iceberg. La balena si dimenava come in preda a delle convulsioni e ha dimostrato di non conoscere la nostra lingua. Dall’animale proveniva questa canzone:

Tutto sto popò di roba per dire che se il Titanic fosse ancora in funzione, lei lo farebbe affondare con uno dei suoi acuti. Vorrei proprio vedere se il bel Jack avrebbe il coraggio, e soprattutto lo stomaco, di farle un ritratto.
Penso che la lettura dell'intero blog di Giovanni Zenone(guarda te, gli faccio anche pubblicità) faccia meno male sia al corpo che allo spirito.
Vado a vomitare...

E.

8 luglio 2010

Rammstein: scrivo alla redazione de L’Arena

rammstein 

Ciao a tutti, qui vi propongo la lettera che ho deciso di spedire alla redazione del giornale L’Arena, quotidiano del veronese. Vediamo se hanno il coraggio di pubblicarla.
Qui i due articoli riguardanti il concerto: 1, 2.

Della serie “non sappiamo come screditare e allora scriviamo e sparliamo su cose che accadrebbero ovunque”.
Il mio racconto inizia giovedì 1/07/2010, in occasione del concerto dei Rammstein a Villafranca. Io rimasi fuori dal castello, purtroppo, non avendo i soldi per comprarmi il biglietto. Da quello che potei vedere, mi recai al castello già dalle 17.30 del pomeriggio, non vi furono disordini o cariche della polizia. “Bene”, pensai, “siamo riusciti a far capire alla bigotta popolazione di Villafranca che non devono temerci e che i loro pregiudizi medievali sono infondati”, ma in cuor mio sapevo di sbagliarmi.
Il giorno dopo, anche se sull’Arena compariva il titolo “L’invasione del popolo dei Rammstein, allarmismo ingiustificato”, mi capitò di sentire veri e propri attacchi verso coloro che assistettero al concerto anche solo per il modo di vestire che avevano adottato o semplicemente “per la faccia che avevano”. E’ proprio vero che la gente quando vuole parlare male di qualcosa che non capisce o che odia, tira fuori di tutto.

Una settimana dopo leggo sull’Arena: “CON LA DROGA AL CONCERTO DEI RAMMSTEIN”. Quello che mi sono chiesto è: perché non parlare anche degli altri concerti o festival che si tengono e in cui circola droga(praticamente tutti)? Premetto che non sono a favore dello spaccio di droga.
Allora mi sono dato una risposta: l’Arena è un giornale locale e, in quanto tale, rispecchia i sentimenti della popolazione che lo legge. Un popolino che, accusando i “metallari” di essere satanisti drogati, permette ai propri figli di frequentare discoteche come l’ALTEREGO, si vede che ci siamo già dimenticati di cosa venne scoperto la dentro. Un popolino così ottuso che non capisce che ad ogni concerto gira droga, inevitabilmente, anche con nomi come Vasco Rossi, Rod Steward, Litfiba e Gigi d’Alessio. Un popolino avvezzo al bigottismo e falso moralismo, una corrente di pensiero pareggiabile al veleno, in quanto crea odio contro il diverso e verso ciò che non si riesce a capire. Vi sentite tutti dei piccoli Benedetto XVI, ma nel privato ne combinate una più di Charles Manson, oppure non ne combinate neanche una e, sentendovi frustrati per ciò, riversate il vostro odio su coloro che si sentono liberi.
E ora, prima di criticare ancora, guardatevi allo specchio e domandatevi: “ma io sono meglio di loro?”.

Ringrazio per l’attenzione e porgo cordiali saluti.

Bene, la palla è stata lanciata. Adesso mi aspetto le risposte della Villafranca Bene.

E.

5 luglio 2010

Il mattino ha l’oro in bocca

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WENDY
“Jack?!”

La voce di Wendy risuonò nella Colorado Hall…deserta.
Sull’enorme scrivania di legno massiccio, posto in modo da guardare la sala per la sua interezza, vi erano solo la macchina da scrivere, un pacchetto di Malboro, un posacenere e un portacarte pieno fino all’orlo. La sedia portava i segni di una lunga permanenza di Jack su di essa, ma di lui nessuna traccia…
La paura cominciò a farsi strada nel cervello di Wendy, ma le sue gambe continuavano a dirigerla verso l’enorme scrivania. Mazza da Baseball in mano. Sigaretta ancora fumante adagiata sul posacenere.
Era vicinissima al tavolo, poteva vedere che un foglio era inserito nella macchina da scrivere di suo marito. Vi erano pochi caratteri impressi sul foglio, e lei cominciò a scorrerli uno a uno:

Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia

Con curiosità e nervosismo crescenti, Wendy si girò verso il portacarte e, con gesti automatici cominciò a scorrere i vari fogli per leggerne il contenuto; le parole imprese erano sempre le stesse, possibile che suo marito rimanesse ore e ore nella Colorado Hall a scrivere solo queste due parole in continuazione? La disperazione le attaccò le membra come una cannonata, ed i suoi gesti si fecero sempre più confusi e disordinati. Volavano fogli di carta da ogni parte…

“…Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia Katso Sukia

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shining1

JACK
“Beh che te ne pare?”
WENDY
“AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!”

 

E.

3 luglio 2010

L’Odore dei Libri pt.1 - "Prologo"

libreria-scala
Inspirare, espirare. Libro aperto.
Respirare il profumo di un libro aperto può essere fatale. Esso può trascinarti in un mondo nuovo e periglioso, in cui la realtà arriva ad appartenere solo ad un ricordo triste e vago.
L’odore dei libri… un profumo inebriante che quando entri in una libreria ti avvolge e ti fa sentire come Bastiano in sella al Fortunadrago, o come un Peter Pan alla ricerca della sua Isola che non c’è.
Non c’è profumo che regga il pari con quello che avverti quando ti trovi in una qualunque libreria e passi tutti i libri che solleticano il tuo interesse, aprendoli per cercare di capire se ti piaceranno o no.
Da qualche tempo circolano moltissimi volumi stampati su carta plastificata: orrore! Quello che emanano non è profumo, ma un olezzo disgustoso che prova a farti perdere interesse per la vera carta stampata.
La carta è carta, niente da fare: i banali tentativi di rimpiazzarla con degli squallidi surrogati sono inutili, almeno per me. Forse è proprio per questo che mi ritengo uno degli individui più adatti per lavorare in libreria… la passione è passione, e se la gente riesce a capirlo, e tu riesci a capire loro, ti ritroverai con una piccola fortuna.
Come è successo a me.

Avete presente quelle librerie che viste da fuori appaiono come una porticina con affianco una vetrata con gli infissi in legno e con il cartello con su scritto “BOOKSHOP”, in caratteri cubitali dorati su sfondo nero, sopra di essa? Ecco, quello è il mio negozio: piccolo, intimo e caldo(a partire dai colori).
Datemi pure del sentimentale o del nostalgico, ma una libreria in vecchio stile può sempre rappresentare una buona calamita per coloro che amano la lettura più della vita stessa; non certo per quegli individui in cerca di un libro da sfogliare distrattamente durante un lungo viaggio, quelli li indirizzo semplicemente al reparto Tascabili.
Se amate la lettura potete contare sul fatto che se ci sarò io a guidare le vostre scelte, gli affari andranno bene da ambo i lati.
A tal proposito, ogni volta mi piace notare l’espressione che si stampa sul viso dei clienti mentre entrano per la prima volta nel mio negozio. La vecchia porticina di legno si apre facendo suonare i campanellini appesi sopra di essa, e proprio a quel punto il corpo del visitatore si ferma, impietrito: gli occhi e le narici si risvegliano dal torpore e assaporano la vista dei quattro alti e larghi scaffali pieni e zeppi di volumi e l’odore proveniente da essi…
L’odore dei libri…
To be continued…
E.