31 marzo 2010

Tette di Zucchero

Ed ecco come una serata di pura follia possa trasformarsi in una serata di follia al cubo!


Il kebab del dopo-concerto è irrinunciabile. Una specie di tradizione. Questo almeno valeva per C, N, E, L, D, S, F e M. Non gli importava niente che fossero le due o le tre di notte; la stanchezza del concerto poteva attendere ancora per qualche ora: giusto il tempo di mangiare un kebab dal Capo e di fermarsi davanti al locale a fare quattro chiacchiere.

Dovete sapere che le regole del galateo, quando si ha a che fare con un kebab, non esistono. Poi se si ha suonato da qualche ora, la fame cancella temporaneamente tutto l’ammasso di principi che i nostri genitori hanno tentato di inculcare nelle nostre teste fin da piccoli. La velocità con cui viene mangiato il panino(meglio chiamarli “enormità” quelli del Capo) è impressionante. Si comincia mangiando un bel po’ di carne e quant’altro con la forchetta per poi riuscire a racchiudere gli ingredienti e, in modo che non cadano a terra, divorare a morsi ciò che resta. Da quando E era entrato nel gruppo, deteneva il record di velocità o almeno così pensava: era sempre il primo a finire per poi ruttare come un forsennato mentre gli altri erano ancora a metà panino.

Finalmente tutti finirono di mangiare e, per la gioie delle loro gole quasi arse, il Capo li omaggiò di una bottiglia di Sprite da 2 litri.
Per il seguente quarto d’ora i rutti e le conseguenti risate, oltre che al sesso(per quanto riguarda C), furono gli argomenti preponderanti.
Dopo qualche minuto C e N decisero di tornare a casa, augurando a tutti la buonanotte.
Erano rimasti solo E, L, F, M, D e S.
Era impossibile tornare a casa: si trovava sempre qualcosa di cui parlare e le sigarette contribuivano(per E, L e S) a ritardare la buonanotte.

CRASH!

D
(GOD CENSORED)
”Ehm…Ops!”
E
”Che deficiente!”
S
”Amor, che è successo?”
(D LE SORRIDE)
E
”Eh, che succede… Il pirla del tuo uomo è montato con un piede sulla bottiglia e lei, ad un certo punto, ha deciso di scoppiare”
S
”Che deficiente!”

S andò subito a dire al Capo quello che era successo. Che pazienza d’uomo: dopo pochi minuti rimaneva solo una chiazza di marciapiede bagnato dove prima era pieno di vetri(raccolti in buona parte da D e F). D non pronunciava più una parola da quando la bottiglia era collassata su se stessa. E’ da dire che si sorbì una buona dose di insulti/prese per il culo.
E passò ancora una buona manciata di minuti tra una chiacchiera ed una sigaretta. Ad un certo punto, E cominciò a fissare i seni di L e a pronunciare a ripetizione, imitando la voce di Baby, la parola “biccotti”.

E
”Biccotti, biccotti, biccotti…”
L
”Oh mamma cara…”
E
”Biccotti, biccotti, biccotti…”
L
”Ne hai ancora per molto?”
E
”Biccotti, biccotti, biccotti…”
L
”Ma basta!”
E
”Biccotti, biccotti, biccotti…”

(D, S, M e F GUARDANO LA SCENA, SBIGOTTITI)

E
”Biccotti, biccotti, biccotti…”
L
”Va ben, ora basta però!”
S
(DIRIGENDOSI VERSO D E FACENDO IL GESTO DI DENUDARSI I SENI)
“Amor! Dai, che nemo a far colazion…”
(RISATA GENERALE)

E così si concluse un’altra serata di concerto per i Soul Guardian. E vissero tutti, biscotti e contenti…e con un’alitazza da kebab da stendere anche Bambi.

E.

24 marzo 2010

Riul Doamnei Riulez!

Buonasera miei adorati.
Vi voglio parlare di un band che adoro profondamente, i Riul Doamnei. Band del veronese formatasi nel 1999 e che propone un black metal sinfonico tutto loro: si trovano, infatti, varie influenze thrash metal(ascoltate “Thy Name is Legion” e poi ditemi se non è vero) con vari sprazzi tendenti a riff più heavy.
Il loro ultimo album è del 2007 ed ha come titolo “Apocryphal”. Al suo interno troviamo pezzi molto ben strutturati, con delle parti di tastiera che, a dirla tutta, mi fanno impazzire ogni volta. I riferimenti ai Dimmu Borgir e ai Cradle of Filth, all’interno di questo album, si sprecano e ve ne renderete conto anche solo ascoltando la voce di Federico. Ascoltare per credere!

La band ha anche avuto l’opportunità di svolgere un paio di tour all’estero, supportando gruppi come Rotting Christ e Vader(mica noccioline, cazzo).

A quanto pare quest’estate torneranno in studio per sfornare un altro grande album. In bocca al lupo ragazzi. Di seguito vi pubblico il video di “Siege Dawn To The Pillars of Heaven”.
E.

True Romance: la pura genialità in un breve dialogo

Anno:1993 Voto:10/10 Regista: Tony Scott

 
ZUN ZUN! Per questo film, la cui sceneggiatura è scritta dal grandissimo Quentin Tarantino, non scriverò le mie “recensioni”, pubblicherò solo uno dei suoi dialoghi; uno dei dialoghi migliori della storia del cinema

VINCENZO COCOTTI
“Senti Worley , i siciliani sono dei gran bugiardi. Io sono siciliano e mio padre era il campione mondiale dei Bugiardi. Crescendo alla sua scuola ho imparato tutti i trucchi. Sono 17 i trucchi che un uomo ha per mentire, cioè deve inscenare 17 diverse pantomime. 17 l’uomo, la donna arriva a 20 ma, se conosci il trucco, ti basta guardarle in faccia e batti anche la macchina della verità. Ora lei, Worley, sta facendo il gioco del dire e del non dire, per non dirmi niente mi sta dicendo tutto. Me lo dica, dove è nascosto suo figlio, me lo dica prima che le faccia qualcosa che le lascerà il segno”

CLIFFORD WORLEY
“Potrei avere una di quelle sigarette adesso?”

VINCENZO COCOTTI
“Certo”

CLIFFORD WORLEY
“Ha da accendere? No, no, lasci ce l’ho…Lei è siciliano?”

VINCENZO COCOTTI
“Si, siciliano”

CLIFFORD WORLEY
“Sa, io leggo molto. Soprattutto libri di storia. Li trovo affascinanti. E’ un fatto – forse lei non lo sa -che i siciliani discendono dai negri”

VINCENZO COCOTTI
(ride nervosamente)
“Sul serio?”

CLIFFORD WORLEY
“Si, si, è dimostrato, davvero. Il sangue siciliano è mescolato al sangue negro”

VINCENZO COCOTTI
(rivolgendosi ai suoi tirapiedi)
“Avete sentito?”

CLIFFORD WORLEY
“Se non ci crede può andare a controllare. Molte centinaia di anni fa i Mori conquistarono la Sicilia. E i Mori erano negri”

VINCENZO COCOTTI
(molto nervoso)
“Ah si?”

CLIFFORD WORLEY
“A quei tempi i siciliani erano come gli italiani del nord: occhi azzurri e capelli biondi ma, ma…ma poi arrivarono i Mori e le cose cambiarono. I Mori scoparono tanto le donne siciliane che i loro geni finirono col prevalere. Ecco perché da capelli biondi e occhi azzurri si passa a capelli neri e pelle scura. Beh è stupefacente se si pensa al giorno d’oggi -centinaia di anni dopo- i siciliani portano ancora il gene dei negri”

VINCENZO COCOTTI
(ride sempre più nervosamente)

CLIFFORD WORLEY
“No davvero. Davvero. Sto citando i libri di storia. E’ documentato. E’ storia. E’ documentato”

VINCENZO COCOTTI
(sempre più incredulo)
“Ma come?”

CLIFFORD WORLEY
“I suoi antenati erano negri (ride). E la sua bis-bis-bis-bis-bisnonna ha scopato con un negro e ha partorito un negretto. Questa è la Storia. Mi dica ho mentito? No. Perciò lei è un bastardo…”

VINCENZO COCOTTI
(ride forzatamente)
“Che bravo!”

CLIFFORD WORLEY
“Eh Eh…Negro, negro, negro!”

VINCENZO COCOTTI
“E questa è Storia! (ride ancora più forte). Divertente davvero! (si china verso di lui, gli prende le guance, lo bacia). E’ fantastico davvero sì! (prende la pistola e uccide Clifford sparandogli in faccia)… E’ dall’84 che non uccidevo nessuno! Poi vengo a casa di questo commediante per scoprire dov’è quello stronzo di suo figlio e devo subire gli insulti di questo stronzo figlio di puttana!!”



E’ una cosa fantastica o non è una cosa fantastica? E visto che mi voglio rovinare, vi pubblico anche il video :-)

E.

23 marzo 2010

Yojimbo: La Sfida del Samurai

Anno:1961 Voto:9.5/10 Regista: Akira Kurosawa

Ho appena finito di visionare questo capolavoro del maestro Akira Kurosawa e che posso dire: fantastico. Un vero capolavoro. Poi guarda caso, ho scelto di vederlo proprio nel centenario della nascita del regista. neanche a farlo apposta neh?!
Il film è crudo, asciutto e non lascia spazio a sofismi inutili a eventuali pippe mentali. Devo anche ammettere che fino a qualche giorno fa non lo conoscevo. Stavo navigando su Google cercando qualche immagine sui samurai e sono incappato in questo film, che mi ricordavo essere presente(per alcuni spezzoni) nel film “Guardia del Corpo”(riferimento all’opera di Kurosawa?) con Kevin Costner e Whitney Houston. Me lo sono subito procurato e, finalmente, sono riuscito a gustarmelo.

Guardando questo capolavoro non potrà non venirci in mente “Per un Pugno di Dollari”. Infatti, il film è stata la maggiore fonte di ispirazione per il regista Sergio Leone…e si vede. La storia è praticamente identica: cambiano le ambientazioni e i nomi dei personaggi. Si dice anche che Clint Eastwood, prima di accettare la parte dello “straniero senza nome ne passato” nella pellicola di Leone, abbia voluto visionare con molta attenzione il film di Kurosawa; diciamo che, per certi versi, Clint e Toshirō Mifune si somigliano(mi riferisco agli occhi soprattutto).

E non ho altro da dire su questa faccenda…e godetevi i primi minuti di film, gentilmente concessi da YouTube.

16 marzo 2010

Suonatore d’Organo

pubblicato su Scrivendo.it



ORE 3.00
     L’aria viziata della stanza avvolgeva il corpo nudo e sudato di R. La suonatrice d’organo se n’era appena andata, lamentandosi dell’insoddisfacente rapporto sessuale appena consumato. Poteva anche fare a meno delle lamentele, i soldi li aveva avuti... come pattuito.
     Non era stata una gran scopata, ed R ne era pienamente conscio. Ma in fondo, chi se ne frega: i giorni delle cavalcate selvagge a letto erano ormai finiti e, all’alba dei suoi settant’anni, R poteva dire di essere soddisfatto delle sue passate esperienze sessuali.
     70 anni. Dieci volte 7 anni. Il peso degli anni gravava sul suo corpo e sul suo viso ridotto ormai ad una ragnatela di rughe. In compenso aveva ancora tutti i capelli, seppur bianchi, e gli piaceva portarli lunghi come quando aveva vent’anni e si faceva tutto il giorno di erba ed LSD.

LUCY IN THE SKY WITH DIAMONDS…”

     Decise che era ora di alzarsi dal letto. La sveglia segnava le tre del mattino. Lentamente R si sedette sulla costa sinistra del letto e si alzò appoggiandosi ad essa con le braccia. I vapori di fica, come li chiamava lui, gli inondarono per l’ennesima volta le narici, facendogli drizzare il pene. “Caro vecchio Pennywise, solo ora decidi di fare il tuo dovere”. Poverino, doveva capirlo.
     Era ancora troppo presto per andare al lavoro, quindi R decise di farsi una bella doccia fredda per lavar via quella deludente nottata. Arrivato davanti allo specchio del bagno guardò il proprio riflesso, “ma che cazzo pensi ancora di fare…”, un corpo adornato da un paio di tettine flaccide e cadenti che facevano cucù da un petto ricoperto di peli bianchi come la coca.
     Lentamente, R entrò nella doccia e regolò la temperatura dell'acqua.
     Per R la doccia era sempre stata una liberazione dalle preoccupazioni che ti affliggono durante tutta una giornata. Entri dentro, fai scorrere l'acqua e tutto va via. E' una specie di magia.
     Sentendo l’acqua che scorreva sul corpo, R decise di lasciarsi alle spalle la deludente cavalcata fatta poco prima, e che d'ora in poi ci avrebbe pensato due volte prima di assoldare un’altra suonatrice d’organo.

ORE 18.30
     R era alla guida della sua favorita, fermo però al passaggio a livello. Erano già una ventina di minuti che aspettava, e nessun treno era ancora passato.
UFF!
     La pazienza non era una sua virtù. La RED APPLE che stava fumando era quasi finita, era la terza che fumava da quando era fermo ad aspettare.

DING-DING-DING-DING

     Le sbarre cominciarono a sollevarsi, ed il treno non era ancora passato. “Un’attesa di venti minuti per un cazzo… ecco cos’è stata!”.
     Gettò via il mozzicone di RED APPLE dal finestrino e girò la chiave di accensione. Il rombo del motore lo fece tornare per un attimo alle vecchie scarrozzate in macchina con qualche puttana, di cui non ricordava nemmeno il nome. E lei che gli manovrava il cambio, tutta bagnata dall'idea che anche quella sera avrebbe guadagnato i suoi miseri 25 dollari. Solo battone a buon mercato per R.
     Il vecchio ingranò la prima, mise in moto e cominciò lentamente ad attraversare il passaggio a livello.

ORE 18.32
     Il rottame della sua favorita giaceva in fiamme a lato della strada. Il corpo di R era ancora seduto al posto di guida… in fiamme anch’esso.

Poco lontano…
     Il treno continuava la sua marcia, inarrestabile. Seduto, in un treno completamente deserto, H guardava fuori dal finestrino, con una pistola in una mano e pensando a colui che, poche ore prima, l’aveva licenziato: un settantenne flaccido e libidinoso del cazzo.

E.

13 marzo 2010

O Me! O Life!

O me! O life! of the questions of these recurring,
Of the endless trains of the faithless, of cities fill'd with the foolish,
Of myself forever reproaching myself, (for who more foolish than I,
and who more faithless?)
Of eyes that vainly crave the light, of the objects mean, of the
struggle ever renew'd,
Of the poor results of all, of the plodding and sordid crowds I see
around me,
Of the empty and useless years of the rest, with the rest me intertwined,
The question, O me! so sad, recurring--What good amid these, O me, O life?
Answer.
That you are here--that life exists and identity,
That the powerful play goes on, and you may contribute a verse.

                                                                                                             WALT WHITMAN



Ogni volta che rileggo questa poesia rimango come incantato dalle capacità di quest’uomo di riassumere la trasformazione che ha subito il concetto di vita. Una vita in cui ci si perde nell’individualismo e nel bene del singolo, mandando a puttane tutto il senso di solidarietà che risiede in ognuno di noi.

In questi versi si nota anche una contrapposizione al senso di “ordine e controllo” che vige da sempre nell’umana esistenza. Un controllo che porta alla brutale scissione tra bene e male, ai pregiudizi più insensati, all’odio per quello che non si può e non si vuole capire. Un controllo che ci ha portato dove siamo ora, a farci accettare le peggiori nefandezze del mondo e a farcele accettare come “male necessario per il bene dell’esistenza”. L’essere umano, in quanto libero pensatore, non è fatto per il controllo…deve essere lasciato libero. A quanti delitti contro la libertà di espressione e di pensiero abbiamo assistito e siamo rimasti come scemi senza sapere cosa fare?


Vedo già, in tutto il mondo, le infinite schiere di infedeli. Persone che accettano l’attuale stato delle cose, pronti anche a morire per esso. Non si rendono conto che il loro mondo, fatto di poche ma sicure certezze, si sta sgretolando sotto i loro occhi…e il disastro non gli lascerà il tempo di scappare; verranno travolti da tanta di quella merda che si troveranno spaesati e non potranno far altro che rimanere aggrappati a coloro che, approfittando di loro, gli forniranno altre poche ma solide certezze per tirare avanti.
Non arrendiamoci alla solo apparenza…scaviamo nel profondo dell’uomo. Andiamo alla scoperta di ciò che può affascinare realmente. Non facciamoci “dogmizzare” da uomini che non riescono nemmeno a guardarsi allo specchio la mattina, che moriranno soli e che si porteranno dietro le loro becere idee sulla vita.
Non rinunciamo alla nostra felicità…contribuiamo con un verso…

E.

5 marzo 2010

U-U-U-Aua Dance!

Ah miei adoratissimi. Scusatemi ma non posso rimanere indifferente ad un tale livello di psycho. Detto ciò…sparatevi questo video!

E.

Barracuda: Un abbozzo…che forse tornerà in vita

Guarda un po’ cos’ho trovato oggi: uno dei miei vecchi abbozzi mai conclusi. Giuro che potrei farci un libro solo con i racconti iniziati e mai terminati che hanno segnato la mia ricerca come scrittore; tanto per fare un esempio, il primo racconto che io abbia mai terminato è quello che ho pubblicato l’altra sera.
Quelle che vi pubblico di seguito sono le prime righe del mio abbozzo più lungo: “Barracuda”. Pensare che sono almeno un paio di anni che non lo tocco. Vediamo se due anni di esperienza in più possono fare la differenza.
Auguratemi buona fortuna ;-)

Essere chiusi in casa con un bel caminetto acceso, mentre fuori nevica, è una delle cose migliori che la vita possa offrire.
Così, almeno, la pensava Dave, mentre buttava un altro ceppo sul fuoco.
Il calore prodotto dalle fiamme gli scottava il viso, ma lui non se ne curò, rimanendo così ad ammirare il fuoco che aveva appena ravvivato. Uno spettacolo magnifico. La prospettiva di sedersi alla propria scrivania per cominciare il suo nuovo libro era deliziosa, quasi paradisiaca.
Vi erano tutte le condizioni ottimali per una buona scrittura: pace, caldo e neve. Mancava solo una buona sigaretta. NO! Aveva smesso di fumare ormai da due anni, aveva faticato molto per smettere di inquinarsi i polmoni e non era giusto ricominciare così di punto in bianco.
“Però…in effetti è solo una sigaretta, che male mi può fare”, pensò Dave mentre la sua mano destra già tastava la tasca destra dei pantaloni, dove aveva sempre tenuto le sigarette. Dio santo, erano passati due anni da quando aveva smesso e a volte era ancora convinto di avere un pacchetto di cicche a portata di mano.
Ma Dave non riuscì a resistere questa volta.
Voleva fumare.
Certo, adesso il problema era trovarla la sigaretta da accendere. Dove avrebbe potuto trovare una sigaretta. Coperta dalle innumerevoli carte che popolavano anche i più angusti angoli dei cassetti della sua scrivania…no di certo.
In qualche cassetto del comò in camera da letto?
No, no…quando smise di fumare, ormai pareva un’eternità, ebbe l’accortezza di buttare via tutti i pacchetti che trovò in casa.
Rimanevano due alternative: o si sbronzava con il suo diletto amico Jack Daniels per provare a far smettere l’incalzante voglia che cominciava a opprimerlo, oppure trovava il coraggio di rinunciare all’idea di scrivere per un paio d’ore, giusto il tempo per recarsi in paese a comprare un pacchetto di sigarette.

E.

3 marzo 2010

Saratoga - Si Amaneciera

Ciao carissimi,
questa sera voglio segnalarvi un gruppo che ho scoperto da poco e di cui mi sto facendo una bella cultura, i Saratoga; gruppo iberico che propone un power metal con testi esclusivamente in spagnolo. Qui sotto trovate il video e il testo con la relativa traduzione in italiano.

Saratoga - Si Amaneciera
Ahora que mi voz se ha convertido
En apenas un suspiro
Debo descansar
Hoy que en la mitad de mi camino
La evidencia me ha vencido
Y me ha hecho llorar

Sé que el tiempo curará
Aunque nada siga igual
No me quiero resignar
No olvidaré

Yo que hasta el momento ignoraba
El punto en que se hallaba
Esa enfermedad
Siento que la vida es como un hilo
Que se corta de improviso
Y sin avisar

Y en la oscura habitación
Necesito oír tu voz
Ahora duermes junto a mí
Esperaré

Si amaneciera sin ti
Yo no sé qué sería de mí
Hoy la muerte me ha mostrado ya sus cartas
Y no entiendo la jugada
Trato de salir
No quiero admitir
Mi soledad

Duermo apenas cinco o seis minutos
Suficientes para hundirme
En la tempestad
Los demonios que hay bajo la cama
Esta noche no se callan
No me dejarán

El reloj marca las seis
Lo más duro es el final
Y la luz se posará
En el cristal

Huyo a veces pienso en otra cosa
Mi cerebro reacciona
No me deja en paz
Y de nuevo vuelve a sacudirme
Ese frío incontenible
Que es la realidad

El primer rayo de sol
Me iluminará el corazón
Te distingo junto a mí
Mi salvación

Si amaneciera sin ti
Yo no sé qué sería de mí
Hoy la muerte me ha mostrado ya sus cartas
Y no entiendo la jugada
Trato de salir
No quiero admitir
Mi soledad

Y en la oscura habitación
Necesito oír tu voz
Ahora duermes junto a mí
Esperaré

El primer rayo de sol
Me iluminará el corazón
Te distingo junto a mí
Mi salvación

Si amaneciera sin ti
Yo no sé qué sería de mí
Hoy la muerte me ha mostrado ya sus cartas
Y no entiendo la jugada
Trato de salir
No quiero admitir
Mi soledad

Da quando ho iniziato la nuova facoltà mi sono appassionato alla scena metal spagnola, compresa quella centro/sud americana…devo dire che vi sono dei gruppi a dir poco eccezionali. Posso dire che, insieme all’inglese, il tedesco ed il giapponese, lo spagnolo è un’altra di quelle lingue che danno molto in ambito metal. Non sembra, ma anche lo spagnolo trasmette quella potenza di cui noi metal fans siamo amanti.
Beh…buon ascolto e…HASTA LUEGO CHICOS!

E.

2 marzo 2010

Biglietto VII

pubblicato su Scrivendo.it
 
Questo racconto lo meditavo da tempo, ma solo durante la lezione di Letteratura Inglese di oggi ha preso forma. Incredibile come, mentre si scrive, il testo si arricchisce di sfumature che ancora non erano state fissate o nemmeno pensate.



    Le porte del treno si aprono, proprio quello che H sta aspettando da una ventina di minuti. Fa l’ultimo tiro dalla sigaretta e la getta via, avvicinandosi alle porte del treno. Sale i gradini e, guardandosi attorno con aria schifata, individua un posto libero nel vagone deserto.
    Il posto vicino alla porta va bene; il treno è vuoto, ma H non vuole essere invadente. Si siede sulla poltrona polverosa, probabilmente piena di batteri grandi come un pugno, tira fuori l‘iPod e lo fa partire in modalità casuale.


“How many times have
You heard someone say
If I had his money
I could do things my way...”

    Johnny Cash comincia ad invadergli la mente con la sua voce calda e ricca di emozioni.
    In quel momento si chiudono le porte ed il treno comincia a prendere velocità. H appoggia il braccio sinistro al finestrino e comincia a pensare. Pensa alla giornata di merda che ha appena passato, al capo che l’ha licenziato proprio il giorno del suo compleanno, allo stipendio che non sarebbe più arrivato(e grazie al quale stava progettando da tempo di comprarsi un MacBook nuovo di zecca). La soluzione sembra essere una, ma non è che sia proprio il massimo: una pallottola in mezzo alla fronte e via… in viaggio verso altri lidi. Ma anche no… probabilmente non è la soluzione a tutto. Suicide is not a comfort. Ma chi è che l’ha stabilito? Nessuno. Forse sono le parole di qualche porco bigotto morto suicida dopo aver scritto o detto qualcosa a riguardo.

    Sappiamo tutti che i cessi dei treni fanno schifo. E questo ancora più degli altri. Il water emanava un forte tanfo di merda che avrebbe fatto vergognare un maiale in calore, e sulle pareti del cesso vi erano tracce di sperma secco.
    “Ma chi è che si eccita a tal punto da riuscire a farsi una sega qui dentro?!”. Pensando queste parole H esce dal cesso sbattendo la porta. “Questi cazzo di treni dovrebbero essere immersi nel disinfettante, oppure si potrebbe castrare coloro a cui viene duro sentendo quel cazzo di puzzo di merda”. Entrambe le prospettive erano interessanti e H si ripromette di ripensarci un giorno o l’altro.


TU-TUNTU-TUN TU-TUNTU-TUN TU-TUNTU-TUN

    Il treno continua la sua corsa alla massima velocità. Manca relativamente poco alla fine del viaggio, ma lui continua a correre a pieno ritmo.
    H si dirige verso la porta della metà di vagone in cui si era seduto. E’ chiusa. Prova più volte ad aprirla ma quella non ne vuole sapere. “Beh… 'sti cazzi. Il treno è vuoto, non è passato nemmeno il controllore. Mi siederò nell’altra metà e mi accenderò anche una sigaretta”.
    H si siede sul primo posto libero che trova e, con gesti automatici, si accende una sigaretta. Si gusta, pian piano, il sapore del fumo.


CONTROLLORE
“Biglietto prego”

    Parli del diavolo.
    Il controllore è in piedi di fianco ad H, sembra essere comparso dal nulla. Lui tira fuori il biglietto e lo porge al controllore. Gli cadono gli occhi sulla targhetta identificativa: “CAR” e qualcosa, non si legge bene. CAR prende il biglietto e lo timbra.


CAR
“Il VII eh?! Uno dei migliori…”
H
”Si lo so. Non pensavo che sarei arrivato a tanto”
CAR
”Eh lo so, nemmeno il più colto e capace degli intellettuali potrebbe spiegarlo… nemmeno qual guardone giocherellone che c’è lassù”
H
”Va beh, tanto ormai è fatta. Mi sono fregato con le mie stesse mani”
CAR
”Eh già… il viaggio è quasi finito. Stai bene attento a non scendere dal treno con la sigaretta accesa. Il principale vuole essere l’unico fumatore”
H
”Ci starò attento, grazie”
CAR
”A dopo…”

    Pian piano il treno comincia a frenare. Pochi secondi dopo è completamente fermo. Le porte si aprono con un tonfo. H però rimane ancora seduto. Vuole finire la sua ultima sigaretta prima di farla veramente finita con tutto e lasciarsi il passato alle spalle.

Intanto… nella metà vagone dalle porte chiuse…
    Il posto vicino alla porta va bene; il treno è vuoto, ma H non vuole essere invadente. Il suo corpo giace sui sedili, con ancora in mano una pistola…e un proiettile conficcato nelle cervella.


E.

1 marzo 2010

Lettere a Suor Germana pt.2

Colazione da Tiffany: con polpette ovviamente…

suorgermanaCara Suor Germana,
ricorderai sicuramente la precedente lettera, quella in cui parlavo delle polpette del bar dell’ Università.
Bene, ho cominciato a mangiarle sempre più spesso e, ormai, sono diventate una specie di droga che accompagna i miei pasti in Facoltà.

Devo ammettere che mi hai stupito: hai dato ascolto alla mia preghiera e l’ hai esaudita. Non so come ringraziati cara suor Germana, per aver fatto in modo che le polpette non fossero solo una LIMITED EDITION.



Ti ringrazio per l' attenzione e ti mando un bacio..
Sempre tuo,

E.