12 dicembre 2010

Passi di libri, passi di vita–Il canto delle manére

canto-delle-manere

E rieccoci qua con l’ultimo libro che ho letto di Mauro Corona.
Giuro che ora mi prenderò una pausa dai suoi libri.
Il canto delle manére (Mondadori, 2009) è un altro di quei libri che non bisognerebbe fare a meno di leggere, in quanto il tema predominante è l’abbandono del proprio paese per cercare fortuna in terra straniera. La storia narrata è la vita del boscaiolo Santo Corona della Val Martin, boscaiolo che, dopo aver assassinato un suo compagno di lavoro e di vita, decide di fuggire da Erto per andare a tagliare boschi in Austria e farsi dimenticare dai paesani. Nei suoi continui viaggi (Santo continuerà a spostarsi di nazione in nazione a causa delle guerre mondiali) il boscaiolo sentirà sempre più il bisogno di rivedere il suo paese e di farsi trascinare da quegli elastici, la malinconia per la terra natia, che per quanto li si possa tirare, prima o poi, ti riporteranno sempre indietro.
L’estratto che ho scelto tratta dell’amore che legherà sempre una persona alla propria patria:

“Mano a mano che tornava alla sua terra il cuore gli batteva più forte. L’uomo guardava dappertutto, spiava le città, i paesi, le strade confrontando quel che vedeva con quel che aveva visto in Austria, Svizzera e Francia. A ogni passo si accorgeva che l’Italia, la vecchia Italia che non aveva mai visto se non in scheggia traversando il Friuli, era bella quanto e più di tutte le patrie che aveva visitato. Per la prima volta sentì di voler bene alla sua terra, di parteggiare per lei come quando parteggiava per Giovanni Palanca nelle partite a morra con Tomaso De Bartol. L’Italia in quei giorni era mezza disfatta, ma quel che restava era tanto più bello di Austria, Svizzera e Francia messe insieme.
Santo sentiva che a render bella la sua terra non era palazzi, monti, mari, boschi o chiese, ma il cuore. È il cuore che vuol bene alla patria e te la fa vedere più bella di tutte. Col cuore diventa belli boschi, mari e chiese.”

Il canto delle manére è un libro che, per certi versi, reputo migliore di Storia di Neve: sarà che all’interno del romanzo non si rimane chiusi nel solo paese di Erto (luogo di nascita di Mauro e vero protagonista dei suoi libri), sarà che anch’io per anni e anni ho continuato a spostarmi da un paese all’altro, sarà che anch’io sento la mancanza di quella mia patria, ma in fin dei conti possiamo trovare meno momenti drammatici (nel senso di descrizioni grottesche di incidenti sul lavoro) in favore di scene struggenti e assolutamente strappalacrime. Ottimo libro, davvero. Ovviamente il tutto è scritto nel solito miscuglio di italiano e dialetto, linguaggio che, per raccontare un certo tipo di storie, reputo migliore dell'italiano.
Vi dico solo che alla fine del libro mi stava scappando la lacrimuccia, tanto era il dispiacere per averlo finito così in fretta.
Buona lettura a tutti!

 

E.

4 commenti:

  1. Come direbbe Troisi: Mò me lo segno... :)

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  2. Bravissimo :-) (ricordati che devi moriiiiiiiiire) XD

    E.

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  3. quanto mi piace questa tua rubrica!!! :D la seguo sempre con piacere ;) questo libro devo leggerlo... già segnato nella lista dei prossimi libri da prendere!

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  4. fantastico...uno di quei libri che mi hanno preso fino all'ultima pagina :)
    leggetelo, leggetelo, ne vale la pena :)

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E.