8 dicembre 2010

Fine di un mondo perfetto

sottofondo: Black Label Society – Shallow Grave

buconero

La penna corre sul foglio.
Non puoi fermarla.
Non vuoi fermarla.
I bianchi riflessi della pagina ti illuminano gli occhi e le pupille si dilatano.
Concentrazione.
Piccole gocce di sudore ti rigano la fronte.
I negri e sinuosi solchi, formanti curve linee sul foglio, disegnano strane ombre sul tuo viso.
Non hai bisogno di altro, ti senti invincibile. Senti che la penna che tieni faticosamente in mano ormai da ore è la più potente spada. Avverti molto distintamente molti suoni e odori, ma non sono di questo mondo: sono suoni e profumi che albergano nella tua mente e che vengono recepiti dal tuo cervello come parte della realtà. Giri lo sguardo e vedi che non sei più seduto alla tua scrivania, davanti al computer o al quaderno, ma ti trovi in un mondo che sta pian piano prendendo forma grazie alle tue idee.

Di colpo tutto svanisce. Vieni risucchiato con forza dal buco nero della realtà. Un mondo che niente ha di buono se non quei pochi momenti di pace che, a fatica, ti concede.
In quel momento il soffitto comincia a vacillare e i muri a creparsi di nere linee. Senti un rombo venire da sotto i piedi… è la terra a tremare, e tu non puoi farci proprio niente. Tutto intorno a te comincia a cadere a terra: vasi, bicchieri, stereo e libri si riversano sul pavimento con un tonfo ed esplodendo in un milione di scintille che vanno ad accecarti la vista. Non importa che tu abbia gli occhiali, quelle scintille ti colpiranno lo stesso, e il bruciore sarà cento volte più doloroso di quella volta che sei andato dal dentista per farti togliere i denti del giudizio.
Il tetto sta cedendo, tra poco precipiterà su di te.
Scappa!
Ti dirigi verso la porta, per proteggerti sotto lo stipite (come ti insegnarono quando ancora andavi a scuola). Un pezzo di tetto di tre metri per due cade a due centimetri dai tuoi piedi, e ti trovi a pensare a che frittata sarebbe stata se ti avesse centrato in pieno. Intanto qualche pezzo di tetto segue a ruota il fratello da poco sfracellatosi accanto a te, ma niente ti cade in testa, e allora pensi che forse ce la potrai fare, forse riuscirai a sopravvivere a quella catastrofe.
Da quant’è che la terra trema? Sembra essere un’eternità… e infatti lo è. Due minuti di scossa continua possono essere uno di quei motivi per i quali puoi arrivare a perdere una ventina d’anni di vita se per miracolo riesci a venirne fuori.
-Sì, posso salvarmi!-, il tuo grido sembra un debolissimo sospiro a confronto del rombo che ormai regna su ogni suono.
Del tetto ormai esiste solo il ricordo, ma tu sei ancora lì. Vivo!
E a quel punto cadi.
Senti che il pavimento sotto di te non esiste più.
Dopo qualche secondo senti solo il sonoro crack che fa la tua schiena atterrando direttamente sulla massa di detriti.
Questi sono i tuoi ultimi secondi.
Di’ addio al mondo, amico. Anche se non ne sentirai la mancanza.
È quasi un piacere andarsene, ma ti dispiace un po’ per tutto quello che eri riuscito a creare e per tutte quelle persone delle quali avevi scritto la vita.

CTRL+S.
Documento salvato.
Fine del romanzo.
Fine del mondo in esso contenuto.
Pian piano la tua mente comincia a dimenticarsi di quell’agglomerato di personaggio e azioni e intrighi e amori generato con fatica e fatica…
Poco male, hai già in mente qualche idea per una nuova storia, ma anche lei alla fine verrà risucchiata da un buco nero… demolita da un terremoto.

 

E.

3 commenti:

  1. Tutto prima poi finirà in un buco nero. Che almeno, nel frattempo, siano parole vere e oneste. Come le tue.

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  2. @Zio_Scriba: in realtà mi riferivo a ciò che accade quando si finisce di scrivere un romanzo o un racconto. Ma anche la tua interpretazione non è affatto male :-)

    E.

    RispondiElimina

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E.