31 ottobre 2010

La gnot dai muarz pt.2




CAPITOLO 1
Bastiano e la sua passione



C'era una volta, in un paese molto lontano, un bambino di nome Bastiano. Era un bel bambino sui sette anni, biondo e con gli occhi azzurri.

Questo bambino aveva una particolarità: andava pazzo per la notte di Halloween. Il suo libro preferito sull'argomento era La Maschera Maledetta della serie per ragazzi Piccoli Brividi; non certo un gran libro, ma per un bambino di sette anni andava più che bene. Tanto per rimanere in tema il film che preferiva in assoluto era Nightmare Before Christmas di Tim Burton, di cui Bastiano si era perfino fatto comprare il compact disc contenente la colonna sonora. Almeno una volta a giorno, lo si poteva sentire cantare a squarciagola immaginando di essere mano nella mano con Jack e Sally, e magari di combattere contro il Baubau per liberare il povero Babbo Nachele.

C'era però un piccolo problema: nella sua città non si festeggiava la notte di Halloween. Bastiano viveva tutto l'anno con una voglia matta di andare a fare “dolcetto o scherzetto” per tutta la notte, di travestirsi assumendo le sembianze dei mostri più orripilanti e di preparare la zucca da esporre fuori casa. Ma non poteva fare tutte queste cose, per il semplice fatto che non rientrava nelle tradizioni rispettate dai suoi concittadini. Non sto a dirvi tutte le lacrime amare versate dal piccolo Bastiano sulla sua impossibilità di festeggiare quella notte tanto speciale.

Siccome non ne potevano più, e dato che quell'anno Halloween sarebbe capitato di domenica e che la scuola avrebbe chiuso i battenti anche l'1 e il 2 novembre, il papà e la mamma decisero di lasciare il figlio a casa dei nonni materni per le festività dei morti. Finalmente Bastiano avrebbe potuto festeggiare quella festa tanto desiderata e magari darsi anche una calmata a riguardo.
La notizia fu accolta da un Bastiano lacrimante dalla felicità e che si buttò come una bomba sui genitori per abbracciarli.
Una settimana dopo la felice famigliola era in viaggio verso la casa dei nonni, una casa in legno e pietra in un piccolo paesino situato in mezzo alle montagne. Il piccolo agglomerato di abitazioni era sul picco di una collinetta in mezzo ai monti, cosicché a 360 gradi si potevano ammirare le vette ricoperte dalle nevi perenni, che sembravano essere i guardiani di quel paesino sperduto e molto caratteristico. Infatti era uno dei pochi paesi ad aver mantenuto la festività di Halloween, che loro chiamavano La gnot dai muarz (la notte dei morti).
Trovare la casa dei nonni non fu difficile: si trovava al centro del paese, nella zona più elevata.
Inutile dire di come i nonni, Primo e Fiorina, accolsero il loro caro Bastiano che non vedevano da tanto tempo: abbracci, baci, carezze e un milione di domande riguardanti la scuola, se c'era qualche bambina che gli piaceva e via discorrendo. Sarebbe anche superfluo parlare del pranzo che i due cari nonni offrirono ai tre cittadini, monumentale nella sua semplicità, ma intendo farlo comunque: gnocchi di farina di polenta e patate serviti con tanto burro e formaggio, spezzatino di cinghiale con polenta e per dessert una torta al cioccolato e zucca.
Alla fine del pasto fece la sua comparsa la sacra grappa di genziana, prodotta da nonno Primo. Un vero toccasana per la digestione, ma al piccolo non venne permesso di farne la conoscenza.
Dopo pranzo i genitori di Bastiano ripartirono per tornare a casa. Era stata una buona scelta quella di lasciare il figlio dai nonni, così anche loro sarebbero riusciti a rilassarsi per qualche giorno.
Quando i suoi genitori ripartirono, il bambino era così emozionato che quasi si dimenticò di andare a salutarli. Era già impegnato a parlare con la nonna a riguardo della zucca che avrebbero dovuto esporre fuori dall'abitazione.
Dopo un breve riposino nonni e nipote andarono a raccogliere una delle zucche dal campo comune situato appena fuori dal paese. In quel piccolo appezzamento di terra ognuno coltivava un po' di zucche, che sarebbero poi servite per la notte del 31 ottobre, sia per esporle che per farci dolci e pietanze varie. Era un'antica regola che andava avanti dall'alba dei tempi, da quando i primi abitanti che si stabilirono nella zona cominciarono a rendere onore ai propri defunti nel capodanno celtico.
Un'ora dopo erano già di ritorno, i nonni avevano deciso di prendersela con calma nonostante Bastiano continuasse a correre di qua e di preso da un'agitazione senza pari. Adorava tutto di quel paese: le vecchie case in pietra, le fontane dalle quali sgorgava acqua ghiacciata a purissima, i piccoli viottoli tra una casa e l'altra e, soprattutto, l'aria che portava con sé profumo di pini e legna bruciata in stufa.
La preparazione della zucca fu molto divertente: nonna Fiorina spiegò al nipote i metodi per svuotarla, intagliarla e fare in modo che la candela non si spegnesse una volta accesa e messa all'interno di essa.
Finalmente, verso le quattro di pomeriggio, la luce del sole cominciò ad indebolirsi e Bastiano uscì di casa portando con sé la sua prima lanterna di Halloween in mano. Non riusciva a pensare a posto migliore del portico per esporla; quindi si fermò, posò la zucca a terra, la scoperchiò e ci infilò la candela che portava in tasca. Accese la candela. Il bambino non vedeva l'ora che facesse buio pesto per vedere che effetto avrebbe fatto la lanterna da lui creata. Si sentiva il bambino più felice del mondo. Si fermò accanto a quel ghigno crudele ancora per qualche minuto, poi decise di andare in camera per tirare fuori il costume dalla valigia.
Il costume da zombie era terrificante: consisteva in una veste bianca con cappuccio e il viso sarebbe stato coperto da una maschera piena di cicatrici e finte ferite che percorrevano un volto dalla carnagione verde bluastra. Bastiano non vedeva l'ora di poterlo indossare e di passare la serata a raccogliere dolci bussando a tutte le porte del paese.
Il bambino sentì bussare alla porta, ed ecco entrare nonna Fiorina.
-Che cos'è quello?- chiese la nonna, incredula e fissando il costume con occhi sgranati.
-Nonna, è il mio costume di Halloween-.
-Costume da che?- rispose Fiorina. Non riusciva a capire cosa volesse dirle Bastiano.
-Sì nonna, per fare dolcetto e scherzetto-.
-Che ne dici di spiegarmi di cosa stai parlando?- domandò Fiorina, stufa di non capire dove Bastiano volesse andare a parare con il suo discorso. Del resto non era mica carnevale.
-Parlo di questa notte, il 31 ottobre, la mamma e il papà mi hanno detto che qui festeggiate Halloween e che i bambini si travestono da mostri e vanno in giro per le strade a chiedere dolci in ogni casa-.
Fiorina capì l'equivoco, e fu desolata di spiegare a Bastiano che nel loro paese non si usava faredolcetto e scherzetto”, in quanto nei loro festeggiamenti per la Gnot dai muarz raccogliere dolci e mascherarsi non facevano parte della tradizione.
Il bambino rimase zitto tutto il tempo, ascoltava le parole della nonna con attenzione, ma non riusciva a credere a quello che sentiva. Gli occhi gli divennero lucidi. La nonna se ne accorse.
-Devi capire, Bastiano, che noi non usiamo fare certe cose-.
Il bambino scoppiò a piangere. Non riusciva a credere a ciò che sentiva. Non riusciva a credere che anche quest'anno non sarebbe riuscito a partecipare alla sua festa preferita. Non riusciva a mandar giù quell'amara delusione, non ora che era andato così vicino al compimento del suo più grande desiderio.
Fiorina non aprì bocca, lo lasciò sfogare. Aveva capito che il bambino era inconsolabile. Decise così di non abbracciarlo, si mantenne lontana da lui e lo lasciò piangere liberamente. In fin dei conti era un bambino: qualche lacrima, un buon dolce accompagnato da qualche parola gentile e tutto sarebbe tornato come prima.
-Bastiano, io ora vado in cucina. Se hai bisogno di me mi trovi là-, la scelta migliore per evitare piagnistei inutili. Se avesse anche solo tentato di rincuorarlo un po’ le cose sarebbero peggiorate.
Il bambino rimase in camera a piangere, steso sul letto e inzuppando il cuscino di lacrime. Intanto il sole continuava pian piano a tramontare, togliendo luce alle montagne e facendovi calare la fredda oscurità della notte.
Verso le otto di sera Bastiano decise di andare in cucina dalla nonna. La trovò seduta al tavolo posto vicino alla stufa a legna, si stava scaldando un po' le mani. Nonno Primo era andato già a dormire, una vita passata a lavorare come un mulo e ad andare a letto presto l'avevano profondamente segnato.
Fiorina, vedendo il nipote fermo sulla porta, lo invitò ad accomodarsi sedendosi accanto a lei. Bastiano, allora, prese una sedia e le si sedette vicino, voleva farsi spiegare qual era il modo di festeggiare la notte di Halloween in quel paese. Nonna Fiorina accettò di buon grado e, parlando lentamente e con parole rotte ogni tanto da qualche sospiro, gli spiegò che nel loro paese si credeva che in quella notte le anime dei morti tornassero nel mondo dei vivi per visitare il loro vecchio paese e che a volte si  intrufolassero negli angoli e nei luoghi che erano stati loro cari in vita. Una volta finito il loro giro, le anime si raccoglievano in precessione (chiamata danza dai muarz), raggiungevano il camposanto e scomparivano. A mezzanotte, mentre le campane suonavano i loro rintocchi in memoria dei defunti, si usava pregare il rosario dei muarz e, una volta finito, si mangiava il pan dai muarz (il pane dei morti) recitando una preghiera. La nonna si soffermò soprattutto sull'ultimo punto, il più spaventoso: la pena per chi osava anche solo spiare la processione notturna era la morte o la pazzia.
Bastiano rimase ad ascoltare la storia in silenzio, guardando la stufa davanti a sé. Era un modo di festeggiare ben diverso da quello che si era immaginato, molto più spirituale, noioso e pieno di preghiere. L'ultimo punto della storia però lo affascinava, non poteva che essere una storia raccontata ai bambini per farli stare buoni. Era l'unica cosa che aggiungeva un pizzico di avventura alla festa.
In quel momento il bambino si decise sul da farsi: sarebbe uscito di casa a mezzanotte, con indosso il suo costume, per assistere alla processione dei morti. Voleva vedere con i suoi occhi ciò che gli era stato descritto. Non si preoccupò nemmeno per la pena riservata a coloro che osavano guardare la processione, il suo costume da Halloween, basandosi su ciò che gli aveva raccontato la nonna, lo avrebbe fatto confondere tra i defunti. Nella sua mente di bambino era tutto molto facile, e senza fatica riusciva a essere determinato come pochi adulti sanno esserlo. In quei momenti vinceva tutte le sue paure infantili, come del resto fanno tutti i bambini.
-Bastiano, tutto bene?-
-Sì nonna, mi sento meglio ora. Non preoccuparti-.
-Vuoi qualcosa da mangiare?-, di solito dopo un pianto liberatorio i bambini hanno sempre bisogno di gustare qualcosa di dolce.
-No, nonna. Grazie. Preferisco andare a letto-, Bastiano non era in vena di cibo. Non vedeva l'ora di potersi infilare il costume e andare per le strade del paese in cerca della processione.
-Sicuro, tesoro?-
-Sì, nonna. Non preoccuparti-, Bastiano si alzò dalla sedia e la rimise al suo posto.
-Buonanotte, caro- disse Fiorina girandosi verso suo nipote, rimanendo seduta.
-Buonanotte, nonna- le rispose il nipote baciandola sulla fronte. Pochi minuti dopo era già sotto le coperte facendo finta di dormire.
Fiorina pensò di avere proprio un caro nipote, saggio e capace di ascoltare i consigli degli adulti.



To be Continued...


E.

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E.