20 ottobre 2010

Passi di libri, passi di vita - Il Capitano è fuori a pranzo


LETTORE: Ancora con Bukowski?
IO: Sì...
LETTORE: Sì ma, ancora lo stesso libro...
IO: Ovvio!

Un saluto a tutti voi, miei cari.
Eccoci al secondo appuntamento con la rubrica Passi di libri, passi di vita, introdotta la scorsa settimana con questo post.
Oggi voglio proporvi un estratto da il Capitano è fuori a pranzo di Charles Bukowski (Feltrinelli, 2000 [copia in mio possesso, l'originale è del 1998]), un libro che non è un libro... è più un diario di uno scrittore. Certo non un'opera monumentale (vogliamo parlare di Pulp o di Storie di Ordinaria Follia?), ma di sicuro è un libro che si fa leggere e perfino amare se siete dei fan abbastanza accaniti di Bukowski.
Ovviamente il mio consiglio è di procurarvelo subito.
Non so voi, ma nelle seguenti poche righe trovo tutto il mio essere e ogni volta che ci penso vorrei essere davanti ad un computer a buttar giù storie su storie:

"...Per me scrivere è volare, è accendere un fuoco. Per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo.
Quelli là pensano che per avere un'anima devi essere per forza in croce e sanguinare. Ti vogliono mezzo matto, che ti sbavi sul davanti della camicia. Ne ho avuto abbastanza di croci, ne ho le tasche piene. Se riesco a tenermi alla larga dalla croce, ho ancora parecchie cose da dire. Troppe. Che ci vadano loro sulla croce, gli farò le mie congratulazioni. Ma per scriver non basta il dolore, ci vuole uno scrittore..."

Semplicemente, pienamente d'accordo...

E.

2 commenti:

  1. Eh caro mio :) me lo ricordo molto bene, soprattutto per la superba interpretazione di Sam Neil :)

    E.

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E.