11 ottobre 2010

L'Odore dei Libri pt.2 - "Radio One"



11/10/2010, sera
   Quest'oggi la mattinata non è stata particolarmente stancante: sveglia alle 6 in punto per potermi poi recare in libreria e prepararla per la solita apertura giornaliera.
   Non ho ancora nemmeno accennato il fatto che il mio negozio ha una sua particolarità: se alle 7 del mattino non mi vede scendere la scaletta sul retro ed entrare al suo interno, non vuole ricevere clienti. È inutile, io e lei abbiamo bisogno di quell'oretta di pace in cui dialogare liberamente sui vari clienti visti nella giornata precedente, sui nuovi volumi che andranno a rimpiazzare quelli già venduti e tanto altro ancora. Quelle poche volte che ho mancato a quell'oretta di intimo dialogo non ho visto l'ombra di un cliente per tutto il giorno.
   Sono arrivato ad una semplice conclusione: la libreria vive grazie a me, e io vivo grazie a lei. Una sorta di legame simbiotico.
   Se la mattinata è stata tranquilla, a dire il vero anche abbastanza noiosetta, il pomeriggio si è rivelato essere molto più interessante.
   Dopo la chiusura per il pranzo sono andato a controllare la cassetta delle lettere e vi ho trovato una busta indirizzata a me. Una comune busta da lettera odorante ancora di ufficio postale. La lettura del mittente mi fece fare un salto al cuore: era un mio vecchio cliente... un fidato cliente, con cui più di una volta mi intrattenevo in lunghe conversazioni letterarie; scriveva dal carcere della nostra capitale. Il mistero si infittiva.
   Durante una di quelle conversazioni mi aveva rivelato di essere uno dei deejay di punta di un'importante radio nazionale, Radio One. Più di una volta mi aveva invitato ad ascoltare la sua trasmissione, ma devo ammettere che riuscii a farlo ben poche volte. Con il lavoro che faccio è difficile concentrarsi su una trasmissione di qualunque tipo, c'è sempre qualcosa da fare o qualche cliente da seguire e consigliare.
   Non lo vedevo più da qualche mese, ma di certo non era tipo da finire in carcere. Però è anche vero che una persona non riuscirai mai a conoscerla fino al fondo del fondo del suo cervello. Decisi subito di aprire la busta e di cominciare a leggere. Bella calligrafia, peccato che la carta sia scadente...



“Caro libraio,
ti chiederai perché non mi faccio vedere da un po' di tempo nella tua bella libreria che mi ha regalato momenti così preziosi di anno in anno e di libro in libro.
Forse l'avrai letto sui giornali e forse no, o forse l'avrai semplicemente capito dal mittente di questa mia lettera (se mai ti arriverà): sono in carcere. Non mi sono macchiato né di omicidio né di stupro né di rapina, ho solo voluto dimostrare la realtà dei fatti. Una realtà così angosciosa che proverò a spiegarti in questa lettera.

Come ben saprai lavoravo nella principale emittente radio della nostra città, Radio One. Avevo un programma tutto mio in cui potevo fare quel cazzo che mi girava per la testa e per il quale potevo anche dire la mia sulla programmazione musicale, cosa non da poco vista la musica di merda che gira da qualche anno a questa parte e la smania di dittatura che caratterizza i vari direttori musicali di tutte le emittenti radio. Il pubblico sembrava gradire le mie trovate e io ricambiavo offrendogli un programma di qualità.
Non voglio fare il modesto, quindi ti dirò che questo lavoro mi faceva guadagnare molto, come avrai forse notato dalla quantità di libri che ogni mese acquistavo nella tua bella libreria. Diavolo, il mio era il primo programma più ascoltato in quella fascia oraria, un corrispettivo decente era il minimo che la radio in cui lavoravo potesse offrirmi.
Così sono passati più di dieci anni: le mie giornate erano tutte uguali, scandite dall'orario della diretta e dalla preparazione per la puntata del giorno dopo. Non mi lamento, sono stato molto fortunato a trovarmi tra le mani un lavoro simile; e di certo non mi posso lamentare se molti giorni mi toccava trascorrere in radio anche 12-14 ore filate, quella era la mia passione. Quante persone al giorno d'oggi possono fare quello che veramente gli piace? Tra tutti coloro che conosco so solo che tu fai un lavoro che ti appassiona.

Ad un tratto il mondo sembrò cambiare. Non fu un cambiamento lento e graduale, ma improvviso e, almeno da parte mia, inaspettato. La gente non voleva più imparare cose nuove, cominciava a lasciar perdere i libri e la radio per dedicarsi esclusivamente alla televisione.
Sai bene, caro libraio, che non ho mai guardato molta televisione. Ne possedevo una, ma era più che altro un soprammobile che di tanto in tanto mi permetteva di guardare qualche film. Non guardavo nemmeno il telegiornale, fedele com'ero alla carta stampata e al profumo dell'inchiostro.

Un bel giorno un ascoltatore mi chiamò in diretta e mi chiese cosa ne pensavo dell'ultimo reality show trasmesso da Canale Primo. Rimasi stupito dalla domanda: reality show? Che roba è?!
L'ascoltatore, dopo aver appurato la mia totale ignoranza in quel campo, annunciò con rabbia che non avrebbe più ascoltato una trasmissione mandata avanti da un ignobile ignorante come me e che tutti gli altri ascoltatori avrebbero dovuto seguire il suo esempio. Click!
La telefonata terminò in quel modo. Il resto della trasmissione fu pressoché deludente, non riuscivo a togliermi dalla testa la risposta di quell'ascoltatore, non riuscivo ad andare avanti con la consueta foga e di certo non riuscivo a capire il perché di tanto accanimento contro coloro che non avevano mai visto una semplice trasmissione televisiva.
Passarono i giorni e, insieme a loro, gli ascolti diminuirono drasticamente. Sapevo il perché: io non parlavo di quel famoso reality show. Mi arrivò addirittura una circolare dalla direzione dell'emittente che, in parole spicciole, mi invitava al più presto a raccogliere notizie su quelle trasmissioni se no il programma avrebbe chiuso i battenti dato lo scarso ascolto che stava riscontrando in quell'ultimo periodo.
Caro libraio, sai come sono le direzioni: lo sponsor e conseguente guadagno prima di tutto, anche a scapito della qualità.
Quel giorno tornai a casa e decisi, non senza difficoltà, di accendere la televisione su Canale Primo. Quello che vidi mi lasciò a bocca aperta: ragazzi e ragazze che venivano chiusi in una casa e costretti a vivere ventiquattr'ore su ventiquattro ripresi da decine e decine di telecamere appostate in ogni anfratto. Non avevano tregua nemmeno quando andavano in bagno a pisciare o quando gli veniva in mente di farsi una trombatina, ti rendi conto? Ma la cosa che mi stupì più di tutte fu la totale ignoranza che circondava quella micro-società televisiva: le prove di abilità consistevano in domande di cultura generale, veramente bassa, e quei quattro idioti riuscivano persino a sbagliarsi nel rispondere a quesiti come “qual è la capitale della Germania?” o più semplicemente “in che anno Cristoforo Colombo scoprì l'America?”. Sono convinto che se gli avessero chiesto qual era il loro tasso di intelligenza quei mentecatti avrebbero risposto che il tasso è un animale e che quindi non c'entra con il cervello umano.
Schifato, disgustato e affranto. Non immagini neanche come mi sentii quel giorno. La domanda che mi frullava in testa era solo una: possibile che il pubblico preferisca 'sta Merda, con la M maiuscola, ad un programma in cui si parla di cronaca, libri, film e nel quale si può ascoltare buona musica?
La risposta si schiantò contro il mio cervello come una bomba atomica: sei passato di moda, oggi la gente rincorre la banalità e la futilità.
In quel momento mi apparve tutto chiaro.
Sapevo anche cosa dovevo fare.
Quella sera mi trovai nella mia birreria preferita con il regista del mio programma, Rob, l'oscura figura che sta dietro ad un vetro e che fa partire le sigle ed i dischi, e gli spiegai il mio piano. Mi giurò che per nessun motivo avrebbe aperto la porta dello studio, neanche se si fosse presentato Dio in persona (con quello semmai avremmo avuto da discutere ancora tra qualche decina d'anni).

La mattina dopo ero tranquillo. Mai provata una simile pace interiore.
Quando arrivai in radio ero più raggiante che mai, deciso a dimostrare ai miei superiori e al grande pubblico come si riesce a ridiventare il programma più ascoltato nella fascia oraria 14-16, secondo i canoni della moderna società e anche oltre.
Preparai un messaggio per gli ascoltatori, l'avrei letto in apertura. Le parole si riversavano automaticamente, non era molto lungo, ma mi piaceva molto. Finii appena in tempo per la diretta.

Entrai in studio.
Tempo di preparare il tavolo con i fogli essenziali per la diretta e partì la sigla.
Presi in mano la lettera che mi ero scritto per l'apertura e attivai il microfono facendo scorrere lo sfumino.
-Buon pomeriggio amici ascoltatori, qui è il vostro affezionatissimo che vi parla. Tra poco si comincia con l'ennesima puntata della vostra trasmissione preferita, ma prima voglio leggervi qualche riga che ho scritto questa mattina. Sapete, ieri mi è arrivata una lettera dalla direzione della radio, in cui mi si spiegava che mi sarei dovuto adattare alle esigenze del grande pubblico per risollevare gli ascolti. Secondo la direzione avrei dovuto esclusivamente dare notizie sul reality show trasmesso su Canale Primo. Lasciatevelo dire signori, abbiamo toccato il fondo, la nostra società è decaduta. Le capacità intellettive umane sono state sopraffate dalla stupidità dell'istinto animale, dalla curiosità verso l'indecenza. Anzi, sapete che vi dico? Gli animali sono meglio di noi, e questo da un bel po' di tempo.
Non avete più voglia di pensare, aspettate che qualcuno vi dipinga il mondo in cui dovete vivere e non vi battete più per la costruzione del vostro mondo ideale.
Siete diventati così pigri che basta un fottutissimo reality show per incollarvi alla tv e non farvi pensare più ad altro e, come se non bastasse, vi immedesimate in quei personaggi insulsi, capaci solo di rendere nota la propria ignoranza per far guadagnare alla trasmissione qualche centinaio di migliaia di spettatori in più.
Ma la cosa più importante è che credete che quella sia la realtà: svegliatevi, quella è solo una costruzione della vita, una sorta di esistenza confezionata, comprata e montata da IKEA. Vi siete fatti infinocchiare dai bastardi vertici della società, coloro che prima vi hanno infinocchiato con i centri commerciali, ributtanti agglomerati atti ad occupare ogni secondo del vostro tempo libero, e che ora vi stanno fottendo le menti con i megastore della stupidità e dell'ignoranza.
Comunque, torniamo alla trasmissione.
Ho deliberatamente deciso di ignorare la lettera inviatami dalla direzione. Voglio offrirvi, ancora per poco, uno degli ultimi programmi di qualità. Dico ancora per poco perché mi è venuto in mente un altro modo per far alzare gli ascolti e risollevare le sorti della radio in questa fascia oraria: quest'oggi mi ucciderò in diretta.
Se gli ascolti torneranno ad essere quelli di prima o anche poco più, il mio esperimento avrà funzionato: avrò finalmente dimostrato che viviamo in una società corrotta e intrinsecamente malata, e che da ciò non vi è più scampo.
Avete capito benissimo: mi ucciderò in diretta, mi taglierò le vene e lascerò che il mio sangue vada a macchiare la radio che ormai si è macchiata di indecenza. Se siete tra i pochi individui che ancora ascoltano questo programma con la voglia di cambiare le carte in tavola, di metterlo in culo a quei falsi moralisti e perbenisti che ogni giorno tentano di introdurre nelle vostre menti lo stile di vita del reality show, alzate il volume e mandate una mail al solito indirizzo.
Dal vostro affezionatissimo è tutto, e che lo show abbia inizio.-

Sapevo benissimo che, tempo dieci minuti, mi sarei ritrovato il direttore dell'emittente in studio a bloccarmi fisicamente la diretta. Non potevo permetterlo. Dissi a Rob, il mio regista, di mettere una sequenza di quattro o cinque canzoni perché volevo parlargli.
Gli dissi che se non se la sentiva più di portare avanti questa cosa lo capivo benissimo e anche che se, al contrario, avesse voluto seguirmi fino alla fine sarebbe potuto finire in galera.
Mi disse che era con me, fino alla fine. Pronto a ricevere i miei ordini. Si era persino messo a piangere durante il mio “comunicato”; giuro, non ho mai incontrato una persona fidata come il mio regista.
Senza intoppi andammo avanti con la diretta ancora per cinque minuti.
All'improvviso il direttore irruppe nello studio e mi si parò davanti come Golia innanzi a Davide. Lasciai attivo il microfono. Il direttore cominciò a urlarmi contro che non era possibile dire certe cose per radio, che non stavo seguendo le sue indicazioni per la diretta, che non ci sarebbe mai stato un aumento degli ascolti e che avevo 5 minuti per adattare il mio programma alle esigenze della radio, pena il licenziamento.
La risposta che gli diedi stupì sia me che Rob. Il direttore cadde a terra, con qualche dente rotto e il labbro superiore tagliato. Il mio pugno ancora chiuso testimone di quel colpo.
Il direttore, dolorante, ancora steso a terra, sputò un paio di denti insanguinati.
Tirai fuori dalla borsa il rasoio che avevo intenzione di usare per togliermi la vita e, chinandomi, lo misi davanti agli occhi del direttore ancora a terra e che si teneva con la mano destra la mascella. Gli dissi che se provava ancora ad impedirmi di fare il mio lavoro l'avrei sgozzato come un maiale. Gli dissi di tornare nel buco di merda dal quale era uscito. Pochi secondi dopo Rob lo aiutò ad uscire dallo studio. La porta venne bloccata con tutto quello che riuscimmo a trovare.
Finalmente il programma poteva continuare. L'unico intoppo era che, a causa del nostro temporaneo isolamento, non avremmo potuto avere i dati sugli ascolti che venivano aggiornati di minuto in minuto, ma sapevo per certo che i numeri continuavano ad aumentare, il pubblico malato non poteva fare a meno di qualche malsana emozione trasmessa via radio.
Ogni cinque minuti ricordavo che mi sarei ucciso in diretta. L'avrei fatto davvero? A questo punto non saprei dirlo, ma penso che quel giorno ero abbastanza convinto su ciò che volevo fare. Volevo almeno dimostrare al Paese lo stato di degrado in cui versavano le menti dei suoi milioni di abitanti, e ci stavo riuscendo.
La radio non deve essere promotrice di scandalosi costumi e programmi devianti.
La radio non deve scendere a patti con personaggi pronti a portare la sensibilità comune a puttane solo per puntare al mero guadagno monetario.
La radio, con la sua grande tradizione, non deve certo essere veicolo divulgativo per queste persone e questi scandali, e speravo che la gente l'avrebbe capito e che perciò mi avrebbe sostenuto.
La trasmissione continuò ancora per una mezz'ora. Ero sicuro che mancava ancora poco all'arrivo della polizia, in quanto eravamo barricati in studio e non c'era verso di farmi interrompere la diretta. Tra l'altro, avevo dato un bel pugno al mio direttore, poteva denunciarmi tranquillamente.
Udii delle sirene avvicinarsi. Erano arrivati. La fine della trasmissione era ormai vicina. Aspettai ancora qualche minuto e finalmente diedi il via al conto alla rovescia. Al termine mi sarei tagliato le vene in diretta. Ero pienamente convinto di quello che facevo.

Quando la polizia riuscì a irrompere all'interno dello studio non opposi resistenza. Mi portarono via di peso dal microfono, ma una volta usciti dallo studio li assicurai che non avrei tentato di scappare e quindi riuscii ad alzarmi in piedi e a lasciare la sede della radio a testa alta. Ammanettato ma orgoglioso del mio operato.
Quando ne ebbi l'occasione ne approfittai per scagionare il fido Rob, depositando a verbale che l'idea era stata mia e che il mio regista non ne aveva colpa. Lo lasciarono in pace, meno male, non sarei mai riuscito a vivere sapendo che Rob avrebbe scontato il fio delle mie colpe e delle mie scelte.

Caro libraio, finisce qui il mio racconto. Ora sono qui in carcere aspettando ancora lo scadere di quei cinque anni che mi dividono dal poter uscire e respirare il profumo della libertà. Ma il pensiero che più mi attanaglia in questi giorni è: cosa troverò una volta uscito? Sarò riuscito a cambiare le cose e a ridestare quella società che pian piano stava degradando?
Non lo so.
So solo che non mi sarei mai tagliato le vene in diretta. La mia era solo finzione, come quella che ogni giorno invadeva le case dei nostri concittadini storpiandogli sia il senso della vita ché la morale. Questa subdola invasione continua ancora? Spero proprio di no.
Non sai quanto mi mancano i pomeriggi passati nel tuo negozio a discutere sui più disparati libri.
Però non ho nessun rimpianto, non mi vergogno di quello che ho fatto e nessuno al mondo riuscirà a convincermi del contrario. So perfettamente che quello che ho fatto è stato utile, forse per pochi, a risvegliare le coscienze dall'intorpidimento.
Un saluto, caro libraio.

Marco

P.S. Il mio vecchio regista, qualche giorno fa, è riuscito a portarmi i dati d'ascolto della mia ultima puntata e leggendoli mi resi conto dell'amara verità: avevo decuplicato gli ascolti. Non ero riuscito a cambiare niente. Sfiga...”


   Una volta completata la lettura della lettera dovetti rileggerla almeno per un paio di volte. Decisi allora di chiudere il negozio e salire su in casa per riflettere. Niente libri per voi oggi, cari e appassionati lettori.
   Era proprio vero, non era cambiato niente. Proprio quel giorno era uscita in prima pagina su tutti i giornali la foto del vincitore del reality show trasmesso da Canale Primo, insieme ad una lunga biografia della sua vita e di tutto quello che aveva fatto nel corso del programma. C'era anche una lunga intervista in cui svelava che stava per mettersi a scrivere la sua biografia e che aveva già ricevuto interessanti offerte da molte case editrici. Chissà, se l'avessi ordinato avrei tirato su un buon gruzzolo, ma non ci avrei dormito la notte, conscio di aver contribuito al degrado sia della società ché della mia libreria.
   Non fui mai così orgoglioso di non avere il collegamento all'antenna televisiva e di essere cresciuto senza quelle troiate.

   Durante il pomeriggio di riflessione decisi di mandare al mio caro ex-cliente qualche buon libro, per fargli capire che avevo ricevuto la lettera e che l'avevo compresa appieno.
   Appoggio pienamente il suo pensiero. E forse è anche per questo che non mi separerò mai da coloro che fissano nella storia le fasi della nostra evoluzione/devoluzione, i libri. Coloro che continuano a ricordarmi com'eravamo e soprattutto come ci stiamo riducendo.

   Domani prometto di scrivere un'introduzione seria a questo mio diario, purtroppo l'arrivo della lettera non me ne ha dato il tempo...
   Arrivederci pagine bianche... a domani.

To be Continued...

E.

6 commenti:

  1. ma grazie :-) sei stata tu per caso a mettere "capolavoro"? O.o

    E.

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  2. Bravo Mannu, prima parte molto lunga.. però interessante :)
    fica l'idea di tagliarsi le vene in diretta. Hai la fissa con i rasoi? :)

    RispondiElimina

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E.