17 ottobre 2010

L'Odore dei Libri pt.3 - "Sera, diario e vaniglia"


17/10/2010, sera
   Buio intorno a me...
   Luce soffusa...
   Tazza fumante di tè alla vaniglia...
   Pacchetto di sigarette accanto al posacenere...
   Scrivere di sera...

   Al contrario del giorno la sera rappresenta la fine delle cose. Cercate di capirmi: lavori tutto il giorno e poi, ad una certa ora della sera, arrivi a casa e non pensi a nient'altro che a te stesso e a fare qualcosa che riesca a farti rilassare. E il bello è che puoi fare quello che vuoi in queste ore che ti dividono dal breve, almeno nel mio caso, ma meritato/assaporato sonno. C'è chi si stende sul divano a guardare la televisione e dopo un'oretta è già lì che ronfa, chi si rinchiude in un bar malfamato per scappare dalla moglie per qualche ora e chi si mette a scrivere.
   Il momento in cui posi la tazza di tè sulla scrivania, accendi la piccola lampada da tavolo, e se si tratta di qualche candela meglio ancora, e ti siedi sull'unica sedia della casa che hai meticolosamente scelto al negozio è pura catarsi. I fogli, o il computer lasciato in stand-by dalla sera prima, ti aspettano, vogliono sentire il tuo tocco e la scintilla creativa che scaturisce sempre e comunque dalle tue dita, che si parli di penna e foglio o di piccoli tasti di plastica dura.
   Ed eccomi lì, dopo aver bevuto un sorso di tè dalla tazza fumante e dopo essermi acceso l'ennesima sigaretta della serata, davanti allo schermo del mio vecchio e fido computer portatile. So benissimo che i puritani mi additeranno subito considerandomi un eretico in quanto scrittore al computer, ma pensateci: per scrivere il computer è fantastico, puoi buttare giù la prima stesura e procedere da subito ad una prima correzione, e il testo rimane lì... non butti via carta né altro.
   Qui faccio mio il pensiero del grande Bukowski, il quale scriveva che «ci sono due redattori che conosco che ce l'hanno su con i computer. Ho qui queste due lettere che si scagliano contro i computer. Sono rimasto molto sorpreso dalla durezza delle lettere. E dal loro infantilismo. Io so bene che il computer non può scrivere al posto mio. E se potesse, non lo vorrei. Quei due si sono spinti un po' troppo in là. La conclusione è che il computer nuoce allo spirito. Be', come molte altre cose. Ma io sono per le cose utili, se posso scrivere due volte tanto e la qualità rimane la stessa, allora scelgo il computer». Grande estratto da Il Capitano è fuori a pranzo, libro che potete trovare nella mia libreria se un giorno vi venisse voglia di passare a trovarmi.
   Vi è anche un'altra parte del libro, che ora non ricordo e che magari trascriverò la prossima volta che mi metterò a scrivere, in cui il compianto scrittore elogia la rapidità del lavoro al computer e di come sedersi davanti allo schermo e cominciare a battere quei tasti di plastica dura sia comparabile al lavorare direttamente sul manoscritto da inviare alla casa editrice, meno spreco di carta e più tempo guadagnato per scrivere altro.
   Ovvio che la carta è un elemento insostituibile, infatti ogni volta che posso o che ho voglia mi metto a scrivere su un vecchio quaderno di Pippo che mi pare risalga ai tempi delle scuole elementari, ovviamente con la mia fida stilo.

   Buio intorno a me...
   Luce soffusa...
   Tazza di tè alla vaniglia...
   Pacchetto di sigarette, sempre più vuoto, accanto al posacenere...

   È proprio in queste ore che mi trovo ad aggiornare questo diario che mi sono deciso a portare avanti, mai che ne venga fuori qualche buona idea. Di solito, leggendo attentamente i diari dei più grandi scrittori si nota subito la provenienza delle grandi idee che hanno portato ai grandi romanzi che li hanno resi celebri agli occhi del mondo. Non so dire se per questo diario succederà la stessa cosa, ma in fin dei conti siamo ancora all'inizio... un po' presto per dirlo, no?!
   Pensare poi che alcuni grandi romanzi non sono altro che un diario o una raccolta cronologica di diari tenuti da persone diverse (vedi Dracula di Bram Stocker).

   Il diario.

   Gli aspetti positivi del diario sono principalmente due: la continuità e l'unicità. Puoi scrivere una decina di pagine a sera, poi non scrivere per tre o quattro giorni, che la continuità dello scritto rimarrà integra, anche per chi lo legge. È una magia che solo il diario possiede e che tutti i diari del mondo possiedono. Non è come in un libro in cui per presentare un personaggio e spiegare il perché fa certe scelte devi scrivere ogni cosa della sua vita senza tralasciare il minimo particolare, in cui la vita del personaggio è legata unicamente a ciò che leggiamo.
   Per quanto riguarda l'unicità possiamo dire che il diario è parte integrante del tuo vivere e, che ci sia scritto qualcosa o no, la tua vita va avanti... questo ovviamente vale nel presente. Chissà se quando sarò morto i miei pronipoti riusciranno a capirmi solo leggendo questo diario. Sempre che per qualche oscuro motivo il malloppo non vada distrutto o bruciato in un momento di sana follia.
   Il diario è unico. È tuo per diritto di nascita. Scrivendo su di esso non puoi permetterti di mentire. Se scrivi balle su un diario, non menti solo alle persone che probabilmente lo leggeranno, ma menti a te stesso. E questo non deve accadere.

   Sono le 2 e un quarto di notte.
   Gli occhi cominciano a chiudersi.
   Dovrò svegliarmi alle 6 in punto.
   Ieri vi avevo promesso un'introduzione fatta bene. Questa mi soddisfa.


To be Continued...


E.

2 commenti:

  1. Ho letto solo poche righe, mi serve più tempo da dedicarti, ma ti do già un bonus per il tè alla vaniglia!:)

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  2. ma cara la mia Veronica :-) (ovviamente pollice in su per il tè alla vaniglia)

    E.

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