23 settembre 2010

Il Rasoio dello zio Tom pt.4



CAPITOLO 3: Salmone e Maiale

   Tom non avrebbe mai pensato di riuscire ad arrivare ad una simile conclusione, ma era stata proprio una gran bella giornata, degna dei vecchi tempi.
   La giornata di compere era cominciata e finita al TONY'S CENTER, il centro commerciale più grande che c'era in zona (se è per quello anche l'unico). Due piani di negozi e fast-food. Non era proprio il massimo, ma per la cittadina in cui era collocato era anche troppo, quel tanto da permettere ad una qualsiasi coppia di perdersi tra le varie boutique e negozi vari per una giornata intera. Come era successo a lui e Viola.
   Appena entrati nel centro commerciale la moglie l'aveva guidato verso il suo negozio di abbigliamento preferito, quello da cui proveniva la maggior parte degli indumenti stipati negli armadi di casa. Meno male che Tom riuscì a staccarsi da lei con la scusa delle sigarette. Tom sapeva di avere ancora il pacchetto quasi pieno, ma la sua destinazione era la farmacia del TONY'S CENTER. Lì riuscì, non senza fatica, a farsi dare una scatola di Valium da 5 mg; non senza fatica perché sembrava che almeno i tre quarti della popolazione di quella insulsa cittadina soffrisse d'ansia o di dolori muscolari. Quella che aveva comprato era l'ultima scatola rimasta e avrebbe abbracciato il farmacista se solo non ci fosse stata una lunga coda d'attesa dietro di lui.
   Quando Viola lo vide tornare era così presa dall'entrare e uscire dal camerino per provarsi ogni vestito che attirava la sua attenzione che non gli chiese nemmeno il perché ci avesse messo così tanto per comprare le sigarette, almeno mezz'ora. Meglio così. D'altro canto le donne quando cominciano a provarsi qualche straccio da mettersi addosso non capiscono più niente, sono come bambini che si trovano in un enorme magazzino di giocattoli tutto per loro: potresti lasciarli lì anche una settimana e al tuo ritorno li ritroveresti nello stesso punto in cui li avevi lasciati. Poco male. Non aveva dovuto cercarla per tutto il centro commerciale.
   Mezz'ora dopo i due uscirono dal negozio, preparandosi a fare il giro completo, o quasi (così sperava Tom), dell'ammasso di cemento e vetro che si ergeva a due chilometri fuori da quello schifo di cittadina.
   Ridendo e scherzando, meglio dire scorrendo e provando stracci su stracci, la lancetta dell'orologio si spostò di quattro ore.
   Adesso toccava andare al supermercato per prendere gli ingredienti necessari alla cena speciale che gli avrebbe preparato Viola: spaghetti panna e salmone affumicato come primo e stinco di maiale al forno con purè di patate per secondo. Tutti piatti che la moglie aveva imparato a cucinare grazie ai parenti italo-americani, e per i quali Tom non riusciva a resistere. Il dessert, scelto da Tom, lasciava un po' a desiderare, gelatina al limone, ma un tocco di malsana cucina americana non guastava mai. Tra l'altro era il suo dolce preferito, cosa che Viola non aveva mai condiviso preferendo di gran lunga una buona crostata o un succulento e corposo tiramisù.
   Quando i due tornarono a casa, erano le due di pomeriggio ormai, Viola si fiondò in cucina a preparare la cena, lamentandosi dell'ora tarda e trascinando dietro di sé le borse della spesa. Tom, invece, non si sedette sul divano com'era solito fare, ma si diresse di corsa in bagno per prendere il Valium. La mano aveva continuato a tremare per tutto il giorno a intervalli irregolari. Per poco non si era lasciato scoprire da Viola mentre le passava una gonna in uno degli innumerevoli negozi che avevano girato quella mattina.
   Arrivato in bagno Tom si lavò le mani e il viso. Si tolse di dosso la giacca e ne estrasse dalla tasca interna sinistra la confezione di Valium. Quanto aveva detto di prenderne il farmacista? Una? Mezza? Tom riempì d'acqua un bicchiere. Ingoiò una pastiglia intera e la fece andar giù tracannando quel po' di acqua che si era preparato. Una pastiglia intera non gli avrebbe fatto male, che Diavolo, aveva tutto il diritto di prepararsi a dovere per quella serata speciale.

   -È pronto!-, dalla cucina arrivò nitida e forte la voce di Viola.
   Molto bene, pensò Tom, cominciavo ad avere un certo languorino.
   Tom chiuse il libro che stava leggendo, una vecchia edizione del primo volume di ”Quattro dopo Mezzanotte” di Stephen King, e si alzò dalla poltrona che aveva piazzato appositamente per leggere in quello che lui amava definire “il suo studio”: una stanza abbastanza piccola, ma che riusciva a contenere una libreria straripante dei più disparati volumi, una scrivania con sedia e una poltrona affiancata all'unica finestra della stanza, che guarda caso dava sul giardino di rose della moglie.
   La sua velocità nel fiondarsi in cucina appena sentiva il profumo o il richiamo della moglie erano diventati leggenda in paese: se si trovava in camera da letto o nello studio, entrambi al piano superiore, era capace di scendere gli scalini a quattro a quattro pur di riuscire ad addentare l'agognata cena la cui voglia gli si faceva strada nello stomaco puntuale come un orologio svizzero intorno alle sei di sera. Se invece si trovava ancora nei campi, in questi casi la fame arrivava anche prima, Tom era capace di correre in casa, lavarsi e cambiarsi in meno di dieci minuti. I miracoli che una sana fame possono far accadere sono tra i più disparati, Tom aveva il dono della velocità.
   In meno di un minuto si trovò in cucina davanti a Viola.
   -Ti sei lavato le mani?-
   -Certo cara, e tu?-, una delle solite risposte insulse di Tom.
   Viola non gli rispose, non era mai riuscita a sopportare quel sarcasmo da quattro soldi. Forse un altro di quei motivi che l'avevano spinta a cercare un altro uomo. Quanto fossero in realtà fondati tutti i motivi che l'avevano convinta a dare il via ad una relazione extra-coniugale non lo sapeva nemmeno lei, rimaneva però il fatto che ora si sentiva come una ragazzina... e questo non poteva fare altro che piacerle e divertirla come mai nella sua vita. Forse solo negli anni trascorsi con Tom prima del matrimonio era riuscita a godersi la vita così tanto. L'unico inghippo era proprio lui, il matrimonio. Sarebbe riuscita a dirlo a suo marito un giorno o l'altro? E lui come avrebbe reagito? Meglio continuare in segreto per ora, anche se Viola sapeva benissimo che il giorno della grande rivelazione si stava pian piano avvicinando, lo sentiva arrivare come un vento umido e odorante di pioggia. Cominciava veramente a non poterne più della segretezza, e non ne poteva più anche Tod.
   Tom volse lo sguardo verso la tavola imbandita di quel ben di dio che aveva impegnato Viola ai fornelli per tutto il pomeriggio. Che donna però, avrebbe potuto amarla ancora se in cuor suo non la detestasse.
   I due si sedettero a tavola. Gli spaghetti erano già nei piatti ed il profumo che emanavano era squisito. Tom non amava tanto il pesce, ma quella pasta era speciale.
   Le prime forchettate furono come toccare il cielo con un dito. Tom sapeva benissimo che quelle leccornie gli sarebbero mancate, ma ormai la decisione era presa. Non era da lui pianificare a puntino una cosa per poi lasciarla perdere a causa dei rimorsi, quei meccanismi di vergogna misto a rimpianto e vigliaccheria che non riusciva ancora a comprendere appieno. Forse perché non ne aveva mai avuti. La sua vita era sempre stata scandita da scelte nette e ponderate: o si fa una cosa o non la si fa; inutile piangere sul latte versato. Ottima filosofia di vita, non c'è che dire, ma in casi come questi qualche ripensamento sarebbe d'obbligo.
   Viola: -allora, che film danno stasera?-
   Tom continuò a mangiare, assorto dai suoi pensieri.
   -Tom?-
   Il marito non diede segno di averla presa in considerazione.
   Viola impugnò la forchetta e cominciò a battere l'estremità contro il calice colmo di vino rosso. Il fastidioso rumore prodotto dalla collisione metallo e vetro sembrò avere effetto: Tom alzò la testa.
   -Tom, mi senti?-
   -Scusa... stavo pensando-
   Altro motivo per cui voleva lasciarlo. Ultimamente accadeva troppo spesso.
   -Eh... era ora. Che film danno stasera? Posso saperlo o è un segreto di Stato?
   -”Sweeney Todd”, quello di Tim Burton- rispose Tom cacciandosi in bocca un pezzetto di pane impregnato di sugo al salmone.
   -Dov'è che l'ho già sentito?- gli domandò Viola assumendo un'espressione interrogativa e pizzicandosi il mento con una mano.
   -Probabilmente te ne ricorderai perché sono stato a vederlo al cinema un paio di anni fa insieme a Joey.-
   Viola sembrò uscire da uno stato di catalessi: -ah sì, giusto. È bello almeno?-
   -Se ti piace Tim Burton non puoi perdertelo. E ti dirò di più, una notizia che ti farà venir ancora più voglia di vederlo: il protagonista è interpretato da Johnny Depp.-
   Era deciso, avrebbero visto il film. La moglie non poteva resistere al fascino di Johnny Depp. Almeno per i primi venti minuti di film.


To be Continued...


E.

2 commenti:

  1. FALLO FINIREEEEEEEEEEEEEEE!!!! VOGLIO LEGGERE LA FINEEE!!!!!!!!

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  2. eh cara :-) guarda che il racconto è già bello che finito... ma sul mio pc XD XD XD
    non posso mica spiattelarti così il finale... bah...

    E.

    RispondiElimina

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E.