19 settembre 2010

Il Rasoio dello zio Tom pt.3



CAPITOLO 2: Camera da Letto

   -Cos'hai da ridere?- gli chiese Viola entrando in camera da letto.
   Tom distolse lo sguardo dal calendario e la guardò con aria affamata, la palpebra sinistra gli si chiuse di scatto: -No niente, pensavo di saltare il lavoro oggi, vorrei passare la giornata con te se non hai nulla in contrario...- o se non devi farti scopare, cosa che avviene abitualmente nei giorni pari.
   Viola non sembrò intravedere nulla di strano in quello sguardo, da quando Tom aveva scoperto il tradimento era diventato molto bravo nella nobile arte che consiste nel non far trasparire le proprie reali emozioni. Ma quello sguardo avrebbe potuto tradirlo, meglio convertirlo nello sguardo catalogato sotto la voce “fame di sesso”. Cambio impercettibile nella chiusura delle palpebre e lieve apertura delle labbra. Ecco, così va meglio.
   La moglie lo guardò negli occhi e con fare interrogativo si avvicinò al letto. Lo guardò intensamente, prima gli occhi, poi la bocca, e allora capì di cosa si trattava. Lentamente, appoggiandosi con le braccia al copriletto, così da piegarsi per lasciar intravedere i seni prosperosi, si accostò con la bocca all'orecchio sinistro del marito, sussurrandogli: -Ah, forse ho capito.-
   La lingua di lei passò per un istante sull'orecchio di lui.
   -Stamattina non ti è bastata eh?!-
   -No... affatto-, lo sguardo di lui era inequivocabile.
   Un filo di vento entrò nella stanza, e le mutandine di Viola si poggiarono lievemente sul volto di Tom prima di cadere a terra insieme a vestaglia e reggiseno.
   Il volto di Tom si contrasse in un ghigno e, carezzandole le belle cosce nude per arrivare lì dove le gambe si uniscono, sospirò: -Vedo che mi hai capito subito, amore mio.-

   Sembrava durare un'eternità.
   Ora lei gli stava sopra. Lo stava letteralmente cavalcando, facendo ondulare avanti e indietro le cosce che il tempo non aveva ancora corrotto.
   Tom alzò le mani per carezzare i bei seni della moglie, nessun altro aveva il diritto di toccarli.
   Facendo finta di respirare a fatica per un'incalzante orgasmo Tom girò la testa verso il comodino di lei, cercando l'orologio. Non erano passati nemmeno dieci minuti e già non ne poteva più di quello squallido, inutile e rozzo amplesso. No, poteva dire tutto, ma rozzo no. Sua moglie avrebbe potuto tenere vari corsi sulla ginnastica da letto e le varie tecniche per far eccitare al massimo un uomo se solo fosse esistita un'università a tema. La sua maestria nel far ondulare il corpo l'aveva fatto impazzire anni or sono, quando ancora era infiammato d'amore per lei.
   Ricordava quando, ogni giorno, non vedeva l'ora di potersi stendere a letto con lei, di poterla baciare, di poterla toccare e di poter finalmente fare l'amore con lei. Ricordava di quando, preso dalla foga dell'amplesso, lei lo fermava e lo faceva stendere supino e si occupava un po' di lui con la bocca, per far durare il tutto molto più tempo del normale. Ricordava anche di quando si occupava lui di lei, di come gli spingeva la testa verso il basso, supplicandolo di non andare subito a fondo con le dita, ma di aspettare il momento giusto per far sì che tutto fosse più piacevole.
   Ora il sesso era insapore e incolore. Non poteva farci niente.
   Finalmente sua moglie venne. Non era come altre donne che pur di far vedere quanto stessero godendo si mettevano ad urlare, a lei bastavano pochi gemiti e il distendersi del viso in un'espressione di estrema pace.
   Viola si sdraiò alla sua sinistra ansimando. Piccole gocce di sudore le percorrevano il viso.
   Lui non era venuto. Ed ella se ne accorse, ma non disse nulla. In effetti poteva capitare. Toccava a lui scusarsi per primo, anche perché sul viso di Viola stava già prendendo forma la solita espressione dispiaciuta che Tom conosceva bene. Oggi non sarebbe riuscito a sopportarla per molto.
   -Oddio cara, scusami-, non sapeva nemmeno lui se era dispiaciuto seriamente o se stava solo fingendo.
   Viola prese un po' di fiato: -caro, cos'è successo?-
   -Non lo so, Viola. Non mi succedeva da tanto.-
   Lei si girò verso di lui e cominciò a passargli la mano destra sul petto tonico e peloso: -Non fa niente caro. Vuoi che lo rifacciamo?-
   -No cara, meglio di no. Poi non voglio passare tutto il giorno a letto a dormire solo perché non sono venuto mentre facevamo l'amore.-
   -Ma mi dispiace.-
   -Anche a me, ma che ci devo fare? E poi oggi dobbiamo andare a fare compere insieme no? Dai alziamoci- disse Tom, e fece per alzarsi dal letto.
   Viola lo trattenne con la mano che ancora gli accarezzava il petto: -No, tu stai fermo lì-, la mano cominciò a dirigersi verso il membro del marito.
   -Che vuoi fare?-
   Ora lei lo teneva in mano, e scivolava su e giù.
   -Fidati di me- bisbigliò.
   Il corpo della donna cominciò a dirigersi verso la parte che la mano stava ancora massaggiando con amabile destrezza e sensualità. Viola si passò la lingua tra le labbra e aprì lentamente la bocca.

   -E che cazzo!-
   Un rivolo di sangue cominciò a scorrere sulla lama del rasoio a serramanico. Un paio di gocce caddero nell'acqua calda che riempiva il lavandino.
   -Tom? Che succede?-, la voce di Viola irruppe dolce ma potente all'interno del bagno dalla camera da letto.
   -Niente cara, mi sono tagliato sulla guancia.-
   Colpa sua se si era tagliato. Doveva stare calmo. Il nervosismo è un cattivo consigliere in situazioni come quella.
   -Tu che ti tagli?-
   Tom non rispose, era troppo concentrato su quello che vedeva riflesso nello specchio davanti a sé: la mano che teneva il rasoio stava tremando. Un movimento quasi impercettibile, ma c'era. No! Non è possibile!
   Provò a farla smettere, ma invano. La mano continuava a tremare.
   Si sforzò di nuovo. Niente. Il tremore continuò.
   Assurdo, sembrava che i nervi avessero deciso, proprio quel giorno, di giocargli un brutto scherzo.
   In fin dei conti era una cosa da niente, ma per quello che avrebbe dovuto fare Tom quella sera non era uno scherzo. Si immaginava già la scena: lui che si avvicina con passo felpato verso la moglie, seduta sulla poltrona e che gli volge le spalle. La lama del rasoio scintilla con la poca luce proveniente dalla televisione che riesce a riflettere. Ormai Tom è sopra di lei, per un istante si ferma a guardare la tv: bello come film, davvero niente male. Il braccio destro si muove, la lama sguainata è sempre più vicina alla gola. Proprio all'ultimo comincia a tremargli la mano, e invece di una bella gola tagliata da parte a parte si trova davanti agli occhi una donna sfregiata con cui fare i conti, e che non sarebbe riuscito a uccidere in silenzio.
   Troppo rischioso. Era meglio rimandare.
   Mai. Si sarebbe rimpinzato di tranquillanti fino agli occhi, e poi ci sarebbe andato sculettando a sgozzare la moglie.
   Buona idea.
   Bastava solo mollare Viola in un qualsiasi negozio di vestiti per poi recarsi da solo nella più vicina farmacia per vedere cosa poteva fare per quella mano.
   Trema pure.
   Tom ricominciò a radersi, e un altro taglio gli fece rimpiangere di aver preso quella scelta piuttosto coraggiosa.


To be Continued...


E.

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