20 agosto 2010

Organizer '92 pt.4

.ULTIME PAROLE DI UN UOMO DISTRUTTO.


Brian
“E fu così, cari lettori, che tornai a casa ubriaco per la prima volta. Non vi potete nemmeno immaginare la faccia che fece mia moglie sentendo il fetore di alcool che emanavo. Mi ricordo solo che la lite fu tremenda e che, dopo aver sopportato anche troppo le sue osservazioni da inguaribile bigotta, le diedi uno schiaffo bello forte sul volto. Ricordo ancora la faccia che fece quando, ripresa dalla caduta e dallo shock, cominciò a fare la valigia. Mi disse che andava ad abitare dalla madre, che tra noi due era tutto finito e che avrei ricevuto presto le carte per il divorzio. Mi disse anche che un giorno sarebbe passato il marito di sua sorella minore per prendere il resto della sua roba. Io le dissi che mi andava bene, che le avrei dato tutto quello che voleva, che tanto non mi importava più di niente. La vidi caricare la valigia in macchina e partire. Una bocca in meno da sfamare.
Nei giorni seguenti non feci altro che bere e fumare, rimanendo senza lavoro, inevitabilmente, scattò di colpo la molla dell'autolesionismo. Il negozio di liquori affianco a casa fece una piccola fortuna in quel breve periodo di tempo. La casa era ridotta ad uno schifo, non pulivo più niente e lasciavo i vestiti incrostati di sudore e sporco per terra, non curandomi più nemmeno delle più elementari pulizie. Mi ritrovai persino a mangiare solo pizza e cibo cinese. Trovai ben presto una nuova occupazione: volevo in qualche modo vendicarmi del male che avevo patito durante tutta la vita fino ad allora. Quindi elaborai un piano, più che altro era una lista delle cose da fare.
Un bel giorno mi telefonò mio cognato per sapere quando poteva venire a prendere i vestiti e i libri di Anna. Gli dissi che il giorno dopo sarebbe stato perfetto. Quando entrò in casa gli spaccai la testa con una mazza da baseball. Non ero mai riuscito a sopportarlo, lui e le sue dannate bambine. Non sapevo se fosse morto o se fosse ancora vivo, lo lasciai lì in casa, avevo ben altro da fare.
Quel giorno riuscii a dare fuoco ad un negozio di computer che vendeva il famoso Organizer '92, il motivo del mio licenziamento. Ora toccava a DaBOSS. Se MISS REGGICALZE non avesse gridato, a tal punto da svegliare il gestore del motel, quando mi vide entrare nella camera affittata da DaBOSS ora, forse, non mi troverei in prigione. Sì, volevo uccidere anche loro due. Desideravo farlo da quell'attimo in cui venni messo alla porta dal mio capo. Volevo anche riuscire a pisciare sull'altare di una Chiesa a caso della mia città, ma non si può ottenere tutto dalla vita, e tutto perché quella puttana si mise a strillare come una gallina infoiata mentre si faceva montare dal suo amante.
Suonano le quattro, mancano un paio di ore al mio rilascio. E' il momento tanto atteso.
Ci tengo a dire che non ho mai più ritrovato la fede. Non riuscivo più a inginocchiarmi ogni giorno davanti ad una croce appesa al soffitto. Non faceva più parte del mio ego. Il rifiuto è stato più che totale.
Però, devo dire che in questi quattro lunghi anni la mia mente andava spesso alle mie due nipotine grasse e dispettose. Ogni volta che ci pensavo mi veniva voglia di imparare qualcosa sulla produzione di salami... chissà, forse sarei diventato un buon salumiere”


The End

E.

1 commento:

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E.