8 aprile 2010

Non sarà perché sei l’uomo nero?

pubblicato su Scrivendo.it


Ed eccomi qui da voi carissimi. Questa sera mi sono rimesso a guardare “La Macchina del Capo”, spettacolo teatrale di Marco Paolini(attore italiano che apprezzo moltissimo). Guardandone l’inizio mi è venuto in mente un mio vecchio post su Mr E’s Archive, in cui raccontavo un fatto a cui avevo assistito una mattina in stazione. E così ho deciso di romanzare, in qualche modo, il tutto.
Il titolo ovviamente l’ho preso dallo spezzone iniziale dello spettacolo.

E sul mio treno, papi o re, saranno tutti uguali a me...”
                                          Marco Paolini, La Macchina del Capo
 

Erano le sette e venti del mattino. L'aria fresca del mattino, che a settembre inoltrato comincia a farsi quasi fredda, cercava di penetrare tra i vestiti. Questo piaceva ad E, lui adorava il freddo.
Quella mattina E si era svegliato alle sei, doccia e preparazione della sua persona compresa la borsa dei libri in poco più di venti minuti, per riuscire a prendere il treno Villafranca-Verona delle sette. Ora era lì che aspettava che arrivasse il treno con a bordo la sua donna per poi recarsi in università insieme a lei.
In quei giorni ci si doveva ancora abituare alla sveglia di buon ora. Per prenderci la mano E aveva adottato il vezzo di ascoltare musica dal suo iPod, così almeno si sarebbe svegliato quel tanto che bastava per riuscire a non sbagliare treno: una delle cose più fastidiose che esistono al mondo. Una volta, preso il treno per tornare a casa, E cominciò a leggere un libro. Le poltrone erano così comode e la giornata era stata così sfiancante che il ragazzo si addormentò, risvegliandosi solo a Rivoltella, una stazione fantasma a venti chilometri da casa. Quel giorno gli ci volle un'altra ora per poter varcare finalmente l'uscio di casa. Che fastidio quando capitano episodi simili.
Meglio non pensarci, ora lui era lì per aspettare la sua donna. E ovviamente per prepararsi psicologicamente ad un'altra giornata di lezioni. Pensava già all'ottima colazione che avrebbe fatto al bar dell'università: cornetto e cappuccino, un appuntamento quasi fisso per gli amanti del genere, sempre se hai soldi abbastanza. Altroché i pasti frugali e insipidi, che E chiamava “il mattiniero”, fatti ai tempi delle scuole superiori quando per colazione si intendeva o una schiacciatina o un Mars, con sciacquata di gola di Coca Cola, comprati ai distributori automatici.
Che bella la vita dell'universitario. Sono le piccole cose come la colazione che ti aiutano ad andare avanti in una giornata di studio e lezioni. Sono quelle le cose che possono cambiarti completamente la giornata e portarla a tuo favore. La colazione è importante, a volte anche più del pranzo. Ovviamente dopo la colazione rimani basito fissando il malloppo che ti devi studiare quel giorno, ma ti consoli pensando che hai scelto tu quella tortura e che è tutto per il tuo bene futuro.

VOCE DELLA STAZIONE
Il treno regionale 2... 7... 0... 3... 6... 3... diretto a Mantova partirà dal binario 10, invece che dal binario 6”

“Grazie VOCE DELLA STAZIONE, ho un altro treno di pendolari da veder partire”.
Ad E piaceva assistere alla partenza di un treno. Gli piaceva notare anche i più piccoli particolari delle persone che si affrettavano a salirvi o anche di quelle che erano già sedute sulle poltrone a leggere il giornale. Ecco, il quotidiano era il suo particolare preferito. E si divertiva a vedere salire sul treno i vari tipi di lettori: le persone più anziane con “il Giornale”, “Libero” o “Il Corriere della Sera” sotto braccio(tanto E sapeva che poi avrebbero letto solo le notizie sullo sport) e poi i giovani che leggevano “l'Unità” o “La Repubblica” o “Il Fatto Quotidiano” anche mentre camminavano, non dando troppa importanza al fatto di dover salire in tempo sul treno: meglio essere in ritardo che non informati. Ogni volta che vedeva queste scene, E ghignava divertito e passava subito al passeggero successivo.
Questa volta il treno per Mantova partiva dal binario vicino al suo, quindi E poté godersi il solito spettacolo: i controllori che fanno avanti e indietro, le donne che chiedono una mano per far salire le enormi valigie che si portano appresso(ma che ci metteranno dentro?!), gli anziani che sgambettavano qua e la per non far tardi e i soliti bell'imbusti con la loro sigaretta in una mano ed il biglietto in bella vista in quell'altra. Anche E decise di accendersi una sigaretta. Buona.

VOCE DELLA STAZIONE
Il treno regionale 2... 7... 0... 3... 6... 3... diretto a Mantova è in partenza dal binario 10”

“Ormai ci siamo”, pensò E controllando l'ora sul cellulare. Pochi minuti e non vi erano più persone sulla banchina. Stava per partire sul serio.
Si accendono i motori. Il solito puzzo di carburante bruciato entra nelle narici di E, facendogli apparire salutare la sigaretta che tiene tra le labbra.
Sul treno, il controllore si posiziona dietro le porte ancora aperte per dare il segnale di chiusura. Proprio in quel momento, dal sottopassaggio compaiono tre ragazzi di colore, visibilmente senza fiato, che corrono verso il treno ormai in partenza. Il controllore non ha ancora dato il segnale, le porte sono aperte. Nella corsa i ragazzi neri (che per comodità si chiameremo R1, R2 e R3) riescono a infilarsi le mani in tasca e ad estrarre i biglietti. Erano già convalidati. E a quel punto accadde una cosa che E non si sarebbe mai aspettato di vedere in una stazione dei treni: il controllore diede il segnale di chiusura porte e le porte del treno si chiusero davanti a lui. Per poco R1 non ci andò a sbattere contro. Ma il treno non era ancora partito. R1, R2 ed R3 cominciarono a battere le mani contro le porte del treno, ma non ricevettero risposta dal controllore che, nel frattempo, cominciò a dirigersi verso la cabina di guida.
“Fa che il controllore non l'abbia fatto apposta”, pensò E tentato di andare verso il treno per richiamare l'attenzione del controllore verso i tre ragazzi rimasti chiusi fuori.
Con uno scatto R2 raggiunse il finestrino precedente a quello dell'autista aggrappandosi alla sbarra di ferro che in quel punto sporge.

R2
Capo! Facci salire! Abbiamo il biglietto!”

Nessuna risposta. Sembrava che quella mattina per il controllore non fosse passata la fatina dell'udito.

R2
Facci salire, capo! Dobbiamo andare al lavoro!”

Questa volta una reazione la ottengono. Come risposta il controllore apre il finestrino, sporge la testa e comincia a inveire contro R2.

CONTROLLORE
”Parti! Vai via! Negro di merda! Sei buono solo a sputare per terra come un maiale! Mettiti una cravatta e vai a lavorare, pezzente!”

A quel punto il treno partì e il ragazzo di colore ebbe la prontezza di abbandonare la salda presa che lo ancorava alla barra di ferro.
E cominciò a sentire una strana sensazione dentro di lui. Si vergognava. Non immaginava che si potesse arrivare a tanto. Non immaginava nemmeno che certe cose potessero accadere nel suo paese che si definiva libero e accogliente. Gli sembrava di vivere in un America a caso degli anni '50. Non riusciva ancora a crederci. Rimase ancora per qualche minuto a fissare il treno che lentamente prendeva velocità e si allontanava dalla stazione di Verona Porta Nuova. Si vergognò persino di condividere con il controllore la nazionalità che tanto amava e di cui era tanto orgoglioso. Gli era capitato spesso di assistere alla cacciata dai treni di persone sprovviste di biglietto ed E, in questi casi, ha sempre condiviso questa applicazione della legge: se non hai il biglietto non hai il diritto di stare sul treno in mezzo ad altre persone che magari hanno più problemi di te, ma che hanno regolarmente pagato. Ma se un essere umano è dotato di regolare biglietto convalidato ha tutto il diritto di godersi il viaggio in treno per il quale ha pagato... anche se ha la pelle verde e bianca.
Mentre pensava a queste cose E vide che il treno proveniente da Legnago, sul quale viaggiava la sua dolce metà, stava arrivando. “Adesso le racconto tutto... magari ci scriverò anche qualcosa”, pensò E buttando via la sigaretta ormai ridotta ad un mozzicone e preparandosi a dare il buongiorno a colei che tra poco sarebbe scesa.

E.

5 commenti:

  1. me lo ricordo questo :)
    l'hai riscritto proprio bene :)

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  2. Certo che il controllore è proprio un negro! Purtroppo in giro è pieno di animali che si credono uomini... vedi quel controllore represso :)

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  3. è successo anche a me un episodio simile... un pò meno indecente per fortuna ma che comunque mi ha scosso.... qualche settimana fa ero sull' autobus di ritorno dall' università e, mi trovavo proprio seduta in prima fila praticamente accanto all' autista... a metà strada il bus ha accostato perchè alla fermata una ragazza di colore ha fatto cenno per poter salire.. quando le porte si sono aperte la ragazza ha chiesto all' autista se l' autobus andava verso un altro paese (il bus aveva direzione: "Castel d' Azzano - Rizza") che non era indicato nella scritta visibile da fuori... bè l' autista ha cominciato prima a sbuffare e poi con un tono arrogante da prenderlo a schiaffi e rivoltargli la faccia le fa: "Bè ma te non sai neanche leggere?? è??? cosa c'è scritto secondo te li in alto??" la ragazza un pò imbarazzata alza lo sguardo per leggere ma è chiaro che non era esperta nel prendere autobus e voleva solo delle indicazioni (bastava un semplice no cazzo!)... fatto sta che l' autista le chiude le porte in faccia e se ne va ancora sbuffando.... io non sapevo cosa pensare sinceramente.... il fatto che faccia un lavoro stressante come milioni di persone fanno ogni santo giorno non lo giustifica a comportarsi di merda con gli altri esseri umani... e comunque sono stra sicura che se ci fosse stata un' altra persona e con un altro colore di pelle forse non avrebbe risposto in quel modo ad una semplice informazione... CHE RABBIA!

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  4. Julia, non te la prendere... Perdi solo del tempo. L'ignoranza è ovunque. Il conducente è soltanto frustrato dal suo mestiere privo di stimoli... Rendersi superiore davanti ad una negra non ripulirà di certo il suo karma :)

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  5. Ah guarda...la Lola mi diceva che molti autisti degli autobus sono sempre così...certo che fa un certo effetto...

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