16 marzo 2010

Suonatore d’Organo

pubblicato su Scrivendo.it



ORE 3.00
     L’aria viziata della stanza avvolgeva il corpo nudo e sudato di R. La suonatrice d’organo se n’era appena andata, lamentandosi dell’insoddisfacente rapporto sessuale appena consumato. Poteva anche fare a meno delle lamentele, i soldi li aveva avuti... come pattuito.
     Non era stata una gran scopata, ed R ne era pienamente conscio. Ma in fondo, chi se ne frega: i giorni delle cavalcate selvagge a letto erano ormai finiti e, all’alba dei suoi settant’anni, R poteva dire di essere soddisfatto delle sue passate esperienze sessuali.
     70 anni. Dieci volte 7 anni. Il peso degli anni gravava sul suo corpo e sul suo viso ridotto ormai ad una ragnatela di rughe. In compenso aveva ancora tutti i capelli, seppur bianchi, e gli piaceva portarli lunghi come quando aveva vent’anni e si faceva tutto il giorno di erba ed LSD.

LUCY IN THE SKY WITH DIAMONDS…”

     Decise che era ora di alzarsi dal letto. La sveglia segnava le tre del mattino. Lentamente R si sedette sulla costa sinistra del letto e si alzò appoggiandosi ad essa con le braccia. I vapori di fica, come li chiamava lui, gli inondarono per l’ennesima volta le narici, facendogli drizzare il pene. “Caro vecchio Pennywise, solo ora decidi di fare il tuo dovere”. Poverino, doveva capirlo.
     Era ancora troppo presto per andare al lavoro, quindi R decise di farsi una bella doccia fredda per lavar via quella deludente nottata. Arrivato davanti allo specchio del bagno guardò il proprio riflesso, “ma che cazzo pensi ancora di fare…”, un corpo adornato da un paio di tettine flaccide e cadenti che facevano cucù da un petto ricoperto di peli bianchi come la coca.
     Lentamente, R entrò nella doccia e regolò la temperatura dell'acqua.
     Per R la doccia era sempre stata una liberazione dalle preoccupazioni che ti affliggono durante tutta una giornata. Entri dentro, fai scorrere l'acqua e tutto va via. E' una specie di magia.
     Sentendo l’acqua che scorreva sul corpo, R decise di lasciarsi alle spalle la deludente cavalcata fatta poco prima, e che d'ora in poi ci avrebbe pensato due volte prima di assoldare un’altra suonatrice d’organo.

ORE 18.30
     R era alla guida della sua favorita, fermo però al passaggio a livello. Erano già una ventina di minuti che aspettava, e nessun treno era ancora passato.
UFF!
     La pazienza non era una sua virtù. La RED APPLE che stava fumando era quasi finita, era la terza che fumava da quando era fermo ad aspettare.

DING-DING-DING-DING

     Le sbarre cominciarono a sollevarsi, ed il treno non era ancora passato. “Un’attesa di venti minuti per un cazzo… ecco cos’è stata!”.
     Gettò via il mozzicone di RED APPLE dal finestrino e girò la chiave di accensione. Il rombo del motore lo fece tornare per un attimo alle vecchie scarrozzate in macchina con qualche puttana, di cui non ricordava nemmeno il nome. E lei che gli manovrava il cambio, tutta bagnata dall'idea che anche quella sera avrebbe guadagnato i suoi miseri 25 dollari. Solo battone a buon mercato per R.
     Il vecchio ingranò la prima, mise in moto e cominciò lentamente ad attraversare il passaggio a livello.

ORE 18.32
     Il rottame della sua favorita giaceva in fiamme a lato della strada. Il corpo di R era ancora seduto al posto di guida… in fiamme anch’esso.

Poco lontano…
     Il treno continuava la sua marcia, inarrestabile. Seduto, in un treno completamente deserto, H guardava fuori dal finestrino, con una pistola in una mano e pensando a colui che, poche ore prima, l’aveva licenziato: un settantenne flaccido e libidinoso del cazzo.

E.

3 commenti:

  1. Porca vacca!!!! questo mi piace assai.... bravissimo Secco.... ero incollata alla lettura!!!

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  2. mi piace Secco!!! fico sto racconto! fico fico!

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  3. Interessante e affascinante questo duetto di racconti. Ho provato un po' di inquietudine di fronte alle cause e alle casualità che a volte si incastrano perfettamente nei moti universali. Destino? Forse. Quando scrive, lo scrittore è sempre artefice del destino - almeno di quello altrui!

    Ciao e complimenti per il blog,

    Veronica

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